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luglio 14, 2009

A me questa cosa fa ridere, non so poi. Vediamo se ne fanno uno per uno, poi.  Nel caso, io prenoterei quello di Calderoli, che pare s'intitolera "Vieni anche tu, nei ringo boys". Imperidibili anche quelli di Schifani ("Io, Schifani - un cane da riporto"), Capezzone ("Ti garberebbe eh, sfasciarmi da' cazzotti?") Angelino Alfano ("Come può esistere, gente come me?"), Maurizio Gasparri ("mmmmmrar greeeeep giiiiiiiiii preeeeeeeeee brum brum brum")

(fonte: La Repubblica)


Patinato bilancio dei primi mesi di governo della responsabile delle Pari opportunità
Molte foto in varie "mise", e la promessa: linea dura contro i clienti di prostitute

Un anno con Mara Carfagna
la ministra si celebra in un libro


ROMA - Si intitola "Mara Carfagna, un anno di governo". Non è la solita, anonima e burocratica, brochure governativa ma qualcosa di più frizzante, adatto al personaggio. Copertina blu Armani (un omaggio allo stilista del cuore), 65 pagine patinate per raccontare tutte le fatiche della ministra e un piccolo book fotografico con 18 scatti autocelebrativi, in cui è sempre lei la protagonista.

Raccontano che Silvio Berlusconi abbia ordinato a tutti i componenti della "squadra" di compilare il bilancio di un anno di attività, ma la Carfagna ci ha messo del suo ed è nato il "book". Molto personale, fin dall'introduzione, in cui confessa la tentazione della maternità. Con queste parole: "Mi sembra urgente e doveroso come donna lavoratrice, e spero futura madre, tentare di offrire una soluzione a quelle difficoltà che le donne quotidianamente incontrano". Poi promette che "presto diventerà legge anche il testo contro la prostituzione in discussione in Parlamento", a dispetto di quanti ipotizzavano un congelamento del ddl per non creare imbarazzi in tempi di escort. E invece no, la Carfagna tira dritto: "È sentita come prioritaria l'esigenza di colpire chi si avvale della prostituzione o contatta delle persone che si prostituiscono alimentando il mercato stesso".

A una prima parte più istituzionale sui provvedimenti sponsorizzati dal suo ministero - dal reato di stalking al garante per l'infanzia - ne segue un'altra dove la Carfagna viene celebrata con molte fotografie. Con un "calendario" che la segue quasi giorno per giorno e ne racconta le gesta, corredato dalle immagini della ministra con Napolitano, Alfano, La Russa, e poi Lula, la Moratti, i clown degli ospedali pediatrici, con la mimetica in mezzo ai soldati italiani, in maglioncino fucsia tra i terremotati d'Abruzzo. L'ultima foto è quella con papa Ratzinger, al cui cospetto la Carfagna si presenta con la testa coperta da un velo di pizzo nero. Molto elegante, molto Armani.

luglio 09, 2009

Part II (valore pressoché nullo) - LEGGERO CON DISAGIO

Scrivere in verde mi fa bene. Accresce la mia autostima e semina serenità, forse.

Restare in silenzio, non necessariamente significa che non si abbia niente da dire. Dentro chi resta in silenzio, la vita può sobbollire, fervere, macerare oppure anche star calmina e cheta, sì. Senza contare che il silenzio meriterebbe una rivalutazione tour-court.

Si dice che il maiale sia un animale nobile ma sacrificato, giacché vive in funzione dell'esser mangiato dall'uomo. Ciò accade perché non si verifichi il contrario. Avete mai provato a cader per terra in un recinto di maiali?

Ho trovato un uovo di dinosauro/coccodrillo, nel posto dove lavoro. Alle volte, la vita. C'è da metterlo in acqua, e lasciarlo sommerso per due giorni. Poi si schiuderà, e l'adorabile bestiola verrà fuori. L'ho portato subito ai miei nipoti, che ora son lì che guardano la bacinella, sperando che il tutto avvenga anche prima. Si picchiano perché uno vuol toccare l'uovo, l'altro sa che non bisogna toccarlo.  E non sanno, i tapini, che appena la bestiola verrà fuori li mangerà. Il miracolo della nascita;  la grande fregatura della vita.

Se corri tutto gobbo, corri senz'altro di meno.


È difficile vedere un gatto nero in una stanza buia, specie se il gatto non c'è (ok, questa non è mia ma era talmente significativa che non si poteva non prenderla in esame, facendo un bilancio della propria esistenza).

Cosa diavolo me ne può importare? (crasi del pensiero odierno, quello mio in particolare).

Chi mangia di più è più in carne, chi è più in carne sta meglio. Inoltre sfoggia tutto il suo benessere (questo è l'assunto su cui molte società arabe più o meno primitive hanno basato per molto tempo se stesse. Non siamo poi così lontani noi, oggi).

Fai del bene agli altri, sii amabile e gioviale, simpatico e alla mano. Qualcuno ti ripagherà, qualcuno no, qualcuno così così. Ad altri sembrerai insopportabile; altri sembreranno insopportabili a te. Detta in questi termini pare una cazzata, eh, in realtà è una summa della vita, più o meno tutta.

Perché deve essere sempre tutto così difficile? Le seccature, invece, sanno sempre dove abiti.

luglio 08, 2009


QUALCHE PERLA DI SAGGEZZA SPARSA, PER PASSARE IL TEMPO (ANCORCHÉ QUESTO PASSI ANCHE DA SOLO, SPESSO MUOVENDO CON SÉ NOTEVOLI SCORIE)

Per quanto lontano tu possa provare ad andare, poi tornerai sempre sulla stessa strada, la tua. Qualora non ti ci sentissi a tuo agio, son cazzi tuoi. Mica è tua perché te la sei scelta, eh?

Gli sforzi servono e il lavoro paga: vero, ma poi c'è sempre chi ti tira giù. Gli basta un attimo: s'aggrappa ai tuoi pantaloni e il tuo volo è già finito. A volte ti sei solo illuso, di star volando.

Dal peccato originale che la chiesa ci vuole giocoforza attribuire, penso che ci mondiamo lentamente già ogni giorno, avendo a che fare quantomeno con i propri superiori a lavoro e/o con un sacco di persone spiacevoli. Senza contare che io a Gesù magari gli avrei dato retta, fosse stato per me (che me ne poteva fregare, a me, di Barabba?).

Vorrei che molto di quel che è successo non fosse successo affatto. D'altra parte, vorrei anche che molto di quel che è successo fosse successo proprio così, più o meno. Dove si ferma l'ago della bilancia?

Lavorare è un po' come continuare ad andare a scuola, tutti i giorni, (almeno) otto ore al giorno. Solo che in questo caso il tuo professore ne sa molto meno di te, ed è molto più odioso. Ed è anche convinto di farti un favore, e ti chiede cose che giovano solo a lui, e che per te non hanno un senso.

Te la aspettavi così, la tua vita?, è una domanda che nessun uomo/donna dovrebbe aver la cattiveria di fare, a nessun altro uomo/donna.

La tua vita la vorresti diversa, il mondo lo vorresti diverso, il passato lo vorresti cambiare, tante cose le vorresti migliori o più abbondanti. E passiamo dunque la maggior parte del tempo a lamentarci e a desiderare qualcos'altro. Non è una cosa assurda, la vita?

Un tempo ero persona assai più brillante, magari anche più piacevole, creativa ed originale: forse è vero, o è il mondo intorno a me che è peggiorato? Perché io escludo sia migliorato, però non si sa mai.

Che posso farci, io? (filosofia di vita in voga nel VI sec. a.C. presso antiche quanto misteriose società pre-sumere - massima peraltro di dubbia efficacia, dal momento che tali società sono, a torto o a ragione, completamente estinte)

Mi guardo vivere e penso che se c'è un nesso fra tutto quello che ho fatto e faccio, esperisco ed ho provato, farò e proverò, io proprio non lo so trovare.

Beh, vi aspettavate forse qualcos'altro?
(frase che presumibilmente uno potrà udire dopo il trapasso)

luglio 03, 2009

ARRIVO ALLA SERA E MI FACCIO TANTE DOMANDE, UNA DI QUESTE È: CHE ORE SONO?

Mi stavo chiedendo: lavorando (essendo costretto a, sia ben chiaro), le persone con cui sono entrato in contatto, dopo un po' di tempo mi han confessato di non avere più alcuna voglia di lavorare. Inizialmente, mi sembrava fossero felici e motivatissime e vogliose di sacrificarsi al lavoro e tutto quanto ne discende; dopo qualche mese di (presumo) mia compagnia, tutto era molto più contenuto, fino ad un accidioso immobilismo lavorativo di tipo quasi assoluto. Fossi io o fosse qualcos'altro, tutto – entusiasmo, buona volontà, professionalità, etc. – era decisamente rallentato.
Non solo: ho notato la stessa cosa a riguardo della ditta in cui mi trovavo a prestare la mia opera, di qualunque tipo essa (la mia opera) fosse, e qualunque cosa quella ditta (perlopiù ho svolto sempre lavoretti dappoco, comunque in condizioni difficilmente sopportabili – in poche parole: ho lavorato, nel senso più tradizionale e coercitivo del termine) facesse. Solito rallentamento, crisi, stagnazione. Era per situazioni contingenti del sempre simpaticissimo Mercato? Era per via del rallentamento umano indotto forse da me? O nel caso, la prima cosa era l'antecedente logico della seconda, e io un semplice spettatore?
Intendiamoci, io ero e rimanevo (e sono tutt'ora) ad un ipotetico grado zero di professionalità lavorativa, dall'inizio alla fine di questo presunto processo. Sistematicamente alla meno; passivo e scoglionato; ma – penso – anche piuttosto innocuo.
Ciò ci porta a considerare che cosa? Che ad andar con lo zoppo s'impara a zoppicare, come da noto proverbio? Che porto male? Che è tutto un caso o che, per contro, è destino, come due facce opposte di una stessa medaglia che però in fin dei conti si somigliano/attraggono sinistramente? Che sono un esauritore di situazioni, che le scarico e le sgonfio dall'interno e me ne vado una volta terminato il compito? Che ognuno di noi è inconsapevolmente infelice a sufficienza e basta che arrivi uno che anche indirettamente glielo fa notare e tutto va di conseguenza?
È strana, questa cosa...
La soluzione più economica in tutto questo è: porti male.
La più realistica: è un caso, non conti un cazzo a nessun livello, figuriamoci sul lavoro.
La più immaginifica: in te vive un oscuro spirito d'una divinità azteca – Athaualpaxipanthuly nel caso, detto Cipy, dio della rovina e della vendetta – e fa in modo di piazzarti nei più vari posti di lavoro acciocché tu li distrugga tutti dall'interno, minando e indebolendo così il sistema capitalistico occidentale, in vista di una restaurazione dell'ordine Maya nel mondo. Come me ci sono altri agenti della stessa divinità (o anche d'un suo cognato), e tutti operiamo in incognito, sparsi e silenziosi, facendo proseliti di livello minore, che poi adibiremo ai sacrifici umani o all'attizzatoio per i medesimi, una volta che l'ordine si sarà ristabilito.

luglio 01, 2009

LA TRISTEZZA POI C'AVVOLSE COME MIELE

E poi chiama l'agenzia Sudatissimo Sud, la quale ha mandato centinaia di studenti dal sud e anche da vari posti d'Europa (e anche uno da tutto il mondo, ahahah), adesso sparsi fra hotel quali Gruccine, Ramengo II, Messina in festa, Il Bracconiere, Fugacità e via discorrendo. Poi non paga (e si prospettano giganteschi litigi telecomandati fra me – cazzo c'entrerò... – e l'impiegato dall'altra parte, giacché i rispettivi tytolari od aventi diritto non han certo voglia di sporcarsi le mani parlando direttamente), eh; ma intanto li ha mandati. Indi per cui ha contribuito a render più elevato il tenore di vita del mio signore e padrone. Quindi: respect, man. Yo!
“Il gruppo Djengo si lamenta. La preside è con loro, tutto doveva andare per il verso giusto e invece è tutto uno schifo. Lei voleva la camera migliore dell'hotel e non gliel'hanno data. E il cibo è stato misero e c'era una ragazza celliàca e gli è stato servito cibo non adatto e poi i ragazzi hanno saltato tutta la notte da un balcone all'altro”
“Sì? Proprio saltato da un balcone all'altro?”, faccio incuriosito, mentre penso: celliàca?
La tizia prosegue:
“e anche il gruppo Vitangelo ha chiamato subito stamani, perché il loro hotel è sporco e ci sono ragnatele e muffa nei bagni. E molti dei ragazzi non mangiano maiale e l'hotel gli ha servito maiale, e noi l'avevamo indicato... e gli autisti hanno una tripla e una tripla è piccola per tre adulti. Li devono spostare in una o due camere.
Al gruppo Spatola invece sono state fatte pagare le bevande, e invece le bevande dovevano essere incluse, e poi la professoressa Girmino si è lamentata della sua camera e del fatto che i parapetti dei balconi son troppo bassi e i ragazzi potrebbero volare giù. Dice inoltre che ieri sera gli han servito del pollo”.
“La professoressa Girmino? E chi caz... ehm, perché non andava bene il pollo?”, provo a entrare nel discorso, magari volendo aggiungere il fatto che se la professoressa Girmino è la tizia che ha cambiato quattro volte la scelta della camera prima di arrivare – da una twin in condivisione con un'altra professoressa a una singola, perché (parole sue) è stitica; poi dalla singola ancora alla twin (non era più stitica?), per poi rimangiarsi il tutto pretendendo sì una singola, purché con balcone (aria per il suo intestino, signora?), e infine di nuovo in twin ma con la sorella - per me può serenamente morire. Per tutta risposta però apprendo che loro non amano il pollo.
Discorsi: nemmeno io amo venir qui, eh? Ma la vita è amaVa, cara la mia canapona, amaVa come un caffè senza zucchero in un bicchierino di plastica un po' sciolto e quindi tossico (pure). Fanculo.
Ma (ricordate?) il cliente ha sempre ragione, e pur trovando difficilmente contestabile la successiva chiamata dalla teutonica agenturen che si lamenta del fatto che il loro gruppo Heillingensgruppen si è visto dare come dessert nr. 1 mela (nemmeno cotta), ed è alloggiato in un cinque stelle indi per cui son pregato di chiamare e parlar duro con lo staff perché cose simili non succedano (e anzi anche per quel che riguarda la colazione avrebbero da ridire perché ieri son finiti i panini, e la cosa migliore sicché sarebbe esser là per colazione, giusto per controllare come van le cose), non mi resta altro che chiamare prima i singoli alberghi, i quali mi daranno la loro versione dei fatti. E pressappoco:
il cibo era ok, tant'è vero che nessuno degli altri ospiti si è lamentato;
i ragazzi hanno fatto il diavolo a quattro tutta la notte e i professori li hanno lasciati fare, tanto non rompevano mica cose loro;
la ragazza intollerante a noi non ha detto che lo era, ragion per cui ci era difficile saperlo;
hanno spaccato una porta e provato a dar fuoco a una tovaglia;
che ci sia la muffa è alquanto difficile, se c'è una ragnatela che la donna dei piani non ha visto tante scuse, ma ce lo potevano dire a noi, si faceva prima;
non abbiamo servito maiale;
ma loro a casa loro usano camminare con le scarpe sugli asciugamani?
Poi, nello specifico:
La professoressa Girmino è un soggetto alquanto peculiare, tanto che ieri sera all'arrivo non ha voluto consegnare il voucher, adducendo motivi di formulazione non gradita, quanto a terminologia, della domanda;
La preside vuol fare la preside anche con me, ma io non sono mica un suo alunno... inoltre non le piace la camera perché – ha detto – è triste.
Il mio tytolare insiste perché al ritorno dai loro giri, almeno il più stragiato di questi gruppi (il più stragiato sarà anche quello con la maggior concentrazione di piantagrane, suppongo) veda la mia fulgida figura in hotel, prima di cena. Beninteso, ciò perché un complain (!) potrebbe teoricamente inficiare la possibilità che egli/ella paghi la rata del finanziamento per il gippone e/o la casa a Vitruvio di Marmeto con vista mare/canale di scolo dipende da dove ti giri.
E quindi tant'è. Son già là che parlo con la Girmino, la quale si lamenta dei balconi e del fatto che stasera hanno roast-beef. Di solito il roast-beef in alberghi come questo sembra un omogeneizzato, e inoltre lei lo ha mangiato oggi, a pranzo.
Maccazzo, grazie! Tutto ciò aiuta senz'altro il mio rapportarmi al mondo, e migliora notevolmente la mia visione della vita, che tendo a esperire come spazio tra un ben definito punto x (la nascita) e un più incerto punto y (la morte), da riempirsi con quante più parolacce e meritate ingiurie al prossimo ti sia possibile inserire. Inoltre, ha effetti non trascurabili anche sulla mia autostima e cristiana sopportazione del prossimo.
I ragazzi in disparte fan flanella arrazzati (chi può), o incuriositi guardano (gli sfigati, quelli/e che non son – vuoi per gli occhiali a culo di bottiglia, vuoi per la circonferenza corporea, vuoi per l'odore emanato – presi in considerazione da individui dal sesso opposto al loro) il disgraziato lì, che ascolta - e dice sì mi scusi no ha ragione sì però ecco sì esatto, mi spiace eh, sì...già, proprio così - la loro professoressa, buona donna (buona donna un cazzo).
A fin di tutto, obbligato resoconto telefonico (a carico mio) al capo, il quale ascolta ma non capisce un cazzo, e per il quale tanto è sempre colpa dei propri dipendenti, nella fattispecie me.

giugno 30, 2009

OGGI È FORTE, IL SOTTO ROSPO 

E poi accade questo, anche:
un qualunque venerdì, verso le diciannove. Perché io esco alle diciannove, si pensi.
Faccio il conto alla rovescia per archiviare anche questa settimana, passata come le altre una dopo l'altra, come passerebbe un lungo viaggio in macchina su una strada dritta, un viaggio molto probabilmente senza fine. Piuttosto male, quindi.
E poi, mentre sei lì che brami l'uscita (e magari la sogni senza ritorno), e in mano ti scoppia la bega delle diciotto e cinquanta, puoi solo stare a sentire quel che succede, ripetendoti come un mantra evviva la vita evviva la vita evviva la vita, mentre qualcuno al telefono ti parla.
“Sono l'accompagnatrice del gruppo di austriaci sistemato all'hotel Eriberto. Siamo appena arrivati. Quest'albergo è indecente!”
Puoi solo balbettare qualcosa, di rimando. Ma... che succede... come mai... non so che... ci lavoriamo tanto e non è mai capitato nulla... cosa hanno detto, lì... è strano però... mi dispiace... ok, vengo a vedere di persona.
La bega delle 18.50, venerdì.
Come al solito, le camere sono sporche, i clienti si stanno lamentando e lasceranno sicuramente (orrore!) un feedback negativo alla loro agenzia, dalla quale quindi non avremo (noi chi?) più un cliente, e il personale è stato molto sgarbato e ci ha letteralmente tirato le chiavi delle stanze sul bancone, come se fossimo bestie, senza nemmeno farci un sorriso.
Non avendo mai tirato una chiave di una stanza a una bestia che si affaccia grufolando sul bancone, fatico a comprendere il dramma nella sua essenza; però vedrai è una sensazione umiliante, per la bestia. Gli animali son sempre migliori di noi, sapevo.
Mentre guido penso: che gli dico, a questi? Il fatto che ci sia un'accompagnatrice che parla italiano è già un dettaglio favorevole, visto che nessuno lì, sicuramente saprà una parola di tedesco. Io per primo, eh? Poi passo a considerare quale altro hotel c'è nei dintorni, casomai quegli allegroni venuti da oltralpe non vogliano intender ragione. Buio completo. Ancora non so un cazzo di questa cittadina piena d'alberghi, i cui abitanti hanno come tratto distintivo l'avere o il non avere ancora aperto (e chiuso) un bar o preso in gestione (e lasciato) un hotel. Cazzo, son veramente il ritratto della professionalità.
Parcheggio e scendo. Mi accoglie sulla porta il direttore dell'hotel Eriberto, un perticone omosessuale di due metri di secchezza, che mi guida per ogni scala, ogni angolo comune, ogni camera, bussando alle porte ed entrando quando non sente nessuno dire ja? da dietro. 

Vedi? Non sono sporche. Ti pare che siano sporche? Son un bel po' di metri quadri, lei dice che ho detto di pulirle dopo che sono arrivati, ma come facevo? Guarda, guarda... le vediamo tutte, tanto. Io come standard do un servizio da una cifra sicuramente superiore a quanto pagano loro. Guarda, guarda qui, entra... 

a seguire vengo introdotto innanzi alla capogruppo, una donnetta alta il giusto e piena di nei, acida e nera corvina come il peccato di cattiveria (il famoso peccato di cattiveria, sì). Si muove a scatti e si lamenta di un po' tutto il creato, e soprattutto del fatto che non è stato corretto aver visto prima il direttore e soltanto in seguito lei. Son problemi veri, questi, che vi credete. Il mio amico perticone mi fa capire che stamani, per esser qui adesso, tutti quanti si sono alzati alle quattro e hanno fatto tutta una tirata da Mengazzone sul Nerchio o dove cazzo erano, e quindi adesso saranno stanchi & nervosi. Più che altro lei, magari, visto che il resto dei placidi zii-itle improsciuttiti e informi, con piccole vene rossastre sulle guance, pascola lietamente nell'arrabattato giardino un po’ demodé dell’hotel, il quale gabella per centro benessere uno ex-sgabuzzino in lamiera ondulato o poco più. Ma insomma, siamo a Famaglione, alle pendici del monte Pigia, mica New York, e tutto il resto vien da sé.
Il mostriciattolo attacca subito, e un cliente così non lo ritrovate, e che vi pare un hotel che si può dare a degli adulti, (nell’interessante mondo del turismo vige la dicotomia adulti/studenti, coi secondi da mettere al macero e pigiare alla cinese, a fronte d’un rifarsi una verginità da oste squisito e convivialone coi primi), e che sarà possibile che alla reception non ci sia neanche un italiano, e io faccio da venticinque anni questo lavoro (brava! Io avevo già le crisi mistiche dopo nemmeno due mesi, e andavo vedendo Padre Pio che fumava al mentolo nella mia macchina, la sera) e a me non mi fregate; il tutto con noi due a mettere in piedi un siparietto posticcio di cui niente m’interessa e in cui purtuttavia devo prodigarmi: solitamente, la finalità per coloro i quali esibiscon come un vanto l'appartenenza a questo mondo è la mancia, pseudo-dorato sovrappiù d'accatto felicemente sbandierato, a consolazione della propria malcelata subalternità. Io, che preferirei forse perdere un coglione piuttosto che avere un qualche scamiciato gamellone in visita che m’allunga un diecino perché gli ho servito bene l’insalata, continuo a non voler entrar nel meccanismo.
In ogni caso, le provo e le riprovo, di buona lena: offriamo al donnino  iperteso un bell’aperitivino; il direttore giura che a cena servirà un buffet d’antipasti e promette cicchetti allo scostante portiere magiaro (magari era laureato in storia sua locale, ed odia gli austriaci, si sa un cazzo, alle volte); io uso tutte le doti di facondia e tatto che m’hanno insegnato nel corso degli anni. Nessuno me le ha insegnate, e di mio non le possiedo: ragion per cui sarò scusabile se dico di non aver risolto un cazzo.
Difatti tutto questo non serve a nulla, come da programma: il tapirotto con la rabbia resta pervicace nella sua idea inacidita, mentre si siede sola in un tavolino discosto dalla piscina, fuori, col suo aperitivo ormai tiepido. Ma il gruppo di zii-itle resta lì, e dormirà (già: l’ho detto che dovevano solo cenare, dormire e poi il giorno dopo ripartire?) felice (o meno) nei propri lettini. Magari (magari no) dopo arriveranno feedback negativi, e credo che dovrò vedermela – fornendo spiegazioni parimenti vane e inascoltate, oltreché del tutto inutili – del tutto col titolare. Ma in ogni caso me la sarei dovuta veder comunque, e poiché parlar con lui/lei o con un cardo mariano è uguale, fa poca differenza.
Io rimonto in macchina, chiedendomi cosa ho fatto negli ultimi quarantacinque minuti, oltre tutto fuori orario. Chiacchiere a vuoto, tanto per riempire, senza crederci nemmeno un po'. Cosa ha risolto, o modificato; a cosa cazzo è servito.
La risposta è: a un cazzo.

Sì, amo proprio il mio lavoro.

giugno 25, 2009

CHE IO STO QUI E ASPETTO BARTALI

E questo è quanto, poi:
chiama l'agenzia di viaggi Mozzicagni Enios y Hijos, direttamente da Salamanca, posto parecchio molesto in Spagna (presumo per le piattole che ci son nei parchi, un po' come a Siviglia ma chissà, magari c'è altre beghe, poi. In fin dei conti le piattole si fanno i fatti loro).
Dovete spostarci il gruppo di studenti IES LA RAMAZZA PRIMERO che avete sistemato all'hotel Ciùïno, perché si lamentano.
Bene, son contento. Questo me lo dicono in spagnolo, giacché in Spagna parlano spagnolo. Detta così pare una cazzata, eh, ma provate voi a non saperne una parola, di spagnolo, e questi parlano solo ed esclusivamente spagnolo... che poi, dicevo: con l'inglese non si doveva tenere il mondo per le palle?
Comunque sia, di cosa si lamentano? L'hotel non pare avere acqua calda. Loro stanno due notti. Inoltre, il personale non è gentile e le camere sono sporche, ma più che altro stamani, quando si sono svegliati, non potevano lavarsi perché gli è stato detto che non c'era acqua calda. Così gli ha detto il personale. Loro allora hanno preteso di parlare col direttore, che per tutta risposta è stato chiamato – dormiva, aveva fatto il turno di notte – ed è sceso in cantina e ha fatto tosto ripartire l'acqua, quindi loro si son sentiti anche presi in giro e poi oltre a tutto questo c'è il fatto che l'hotel è sporco e un cameriere gli ha risposto male e alla colazione non gli hanno servito i cornetti né una crema spalmabile e in Italia che si mangia sempre maccheroni? Insomma, vogliono cambiare hotel. Così hanno detto i professori e il capo-gruppo.
Vorrei chiedere: il capo-gruppo come si chiama? Rompicoglioni-tonante? Alce-coglione-comandone?
Ma non dico nulla, e riattacco.
Chiamo quindi l'hotel e parlo col direttore, un ometto trasandato che parla come Martufello, cercando dunque di trattener le risa quando lui apre ogni sua frase con fijo mio e quella bella calata che un po' fa bagaglino e un po' Monica Bellucci nello sciaguratissimo N. di Virzì (peccato che lei pensasse di parlar napoletano, eh?).
Insomma: nella notte (ore 2.30) gli si è rotto il boiler della caldaia, che adesso perde a profusione; quindi lui ha dovuto chiudere il tubo dell'acqua che riparte dal boiler e quindi da allora non c'è acqua calda. Nella mattina ha semplicemente riaperto l'acqua del boiler per una mezz'ora, giusto il tempo che i ragazzi utilizzassero il bagno prima di partire per l'escursione giornaliera, facendo allagare un po' la cantina. Sacrifici per il cliente. Tutto ciò, in attesa dell'idraulico che – pare – arriverà a minuti e risistemerà tutto. Non era possibile trovarlo al momento della rottura del boiler, giacché gli idraulici a quell'ora dormono, come un po' tutte le persone eccetto i metronotte, le puttane e i direttori d'albergo che fanno il turno di notte.
Quanto alla scarsa pulizia delle camere, mi invita a fare un sopralluogo, così magari posso documentare con qualche foto, sia la situazione della caldaia che – appunto – le camere.
Per la colazione, né più né meno, hanno avuto il servizio per cui hanno pagato.
Nel mondo c'è l'effetto serra, la crisi mediorientale, lo sterminio delle balene e delle foche, e qui ci si lamenta per la nutella a colazione.
Quindi parto. Quando il titolare dell'agenzia vuole, io parto. Vado a piedi, cellulare con indecente fotocamera inclusa alla mano; tanto, in questa cittadina decrepita e sudicia, piena d'alberghi in tono minore che offrono ciascuno il solito servizio rattoppato, le distanze son minime. 
Realizzo - ben sapendo che nessuno coglierà la profonda e sottile ironia della cosa - un interessantissimo servizio fotografico più filmino con audio su un boiler che piscia acqua, sul pavimento bagnato della cantina, sulle camere e anche (già che son lì) sull'idraulico che lavora, chiavi inglese in tasca e salopette blu. Bell'uomo, tra l'altro, l'idraulico; peccato quei baffoni.
Torno indietro e devo chiamare l'agenzia di viaggi spagnola, e perorar la causa del boiler che perde e dell'idraulico che lo sta aggiustando. Nessuno, come pensavo, dà mostra di comprendere l'impalpabile comicità del passare una mattina a far foto a un boiler che perde, per poi girare il tutto ad una tizia di un'agenzia di viaggi di Salamanca alquanto incazzata.
Entro un'ora tutto verrà riparato; il gruppo tornerà nel tardo pomeriggio e tutto sarà magicamente a posto; non state a rompermi il cazzo con esigenze di spostamento su altro hotel, tanto fanno tutti cacare e poi non si trova nulla perché in questo periodo in zona c'è Pitti-Frustone (degno seguito di Pitti-uomo, Pitti-bimbo, Pitti-donna e Pitti-cane) e tutti gli hotel son pieni. E poi è vero, c'era un guasto, ho pure tutto un servizio fotografico che nemmeno Corona, è tutto documentato, vi ho appena girato le foto più il filmato via MMS (a spese mie... tanto non si vede un cazzo, ma la macchina fotografica mica me la porto dietro a prescindere, io) così magari ne parlate con Rompicoglioni-tonante o chi per lui. Ho pure perorato la causa della maggior gentilezza del personale, stasera accoglieranno il vostro gruppo in guanti bianchi. E niente maccheroni: zuppa di verdure! Contenti?
No eh?
No: nel giro di dieci minuti ricevo dieci-telefonate-dieci: a parte le inevitabili richieste di aiuto informatico perché il filmato non si avvia e le foto non si aprono, si va dalla scientifica richiesta di rimborso (simbolicamente calcolabile nel rifondere al gruppo una cifra pari al supplemento pagato per le camere Singole) più il cambio di struttura e magari le scuse del nunzio apostolico romano (mons. Camillo Jena-Greccia, arcivescovo di Magonza e di Svltana – sì, e su ma' putt...), alla più mite ma sempre inevitabile richiesta di cambio di hotel ma in struttura assai migliore.
Qui, dal piano alto non hanno nessuna intenzione di pagare una penale o di spiegare al proprietario dell'hotel la situazione come si è evoluta e far così la parte di quello che sta in mezzo ad ascoltar futili lamentele dell'uno e/o lamentazioni dell'altro. Lunghe, tra l'altro.
E CHI CHIAMERAI???
Ma il vostro impiegato di fiducia, quello messo lì apposta per immergere le mane-pien-di-dita nel torbido e mediare senza costrutto alcuno fra le parti che reclamano su basi astratte, sempre nel simpatico mondo del turismo! (M'importerà una sega, a me, del mondo del turismo, settore gruppi?)
Insomma, chiamo l'albergatore, che minaccia fulmini e saette – e mi tiene un'altra mezz'ora al telefono – se gli vien levato il gruppo e quindi la possibilità di fatturare entrambe le notti avendo quindi una perdita secca a fronte del suo aver già effettuato gli approvvigionamenti; nel frattempo me ne frego (come il Mussolini, sì) e trovo un altro hotel e ce li sposto, questi benedetti studenti spagnoli di chissà dove che proprio oggi dovevano venire a rompere i coglioni a me.
Indi, come sempre tutto s'aggiusta (anche il boiler, penso – dovrei tornare a documentarne la guarigione?), e in attesa di notizie contabili (leggasi note di credito, contestazioni, minacce a futura memoria e altre minimi sgarbi commerciali) da parte dell'hotel tradito, il gruppo, tra altre mille proteste e piccoli casini telefonici, si sistema all'hotel Gervaso, 4**** e ci stai largo, ma nel frattempo siamo arrivati al pomeriggio tardo, ancora uno, ed un altro giorno in arancione è tramontato, colorato di ricordi che non sai, e non rimane che star lì sullo stradone, impolverato se tu vuoi andare vai.
E VAI!

giugno 24, 2009

L'AGILE VOLPE BALZÒ SUL CANE INFINGARDO

Certo poi, per carità, io son quanto di peggio ci può essere, sul ramo “dipendenti”. Un uccello che sarebbe meglio non far posare mai. Dal punto di vista del ramo, dico.
Per un po' mi son baloccato con l'idea di avere una qualche qualità, una qualche propensione artistica. Mamma mia.
Comunque, niente di tutto ciò. È alquanto sicuro, sì. E quindi mi scopro ora a non aver più niente da dire, niente da pensare, niente per cui possa dire di me qualcosa di significativo. Io sono quello che... Sono bravo a... Io faccio... Io...
Niente, io non faccio niente, e vado alla deriva, trascinato, senza nemmeno esser poi così simpatico, o acuto, o interessante per qualcuno. Certo, è curioso quello che dipende dalla semplice energia: sei tutto o niente, dipende da come ti senti, dall'energia che ti scorre dentro. E dov'è la verità, se ce n'è una? Quanto vali? Cosa sei?
Ogni strada che percorri dovrebbe avere una fine, quantomeno un senso, una direzione. Un passo dopo l'altro, sì, ma verso una qualche meta. Un sacrificio, qualche rinuncia: ma per arrivare a qualcosa. Io vado nel buio, un passo dopo l'altro, e la strada non ha senso.
Cazzi miei, ci sarebbe da dire, visto che comunque ho smesso coscientemente di coltivarle, quelle cose, fosse per colpa mia o per le congiunture maligne della vita,e h?
E quindi ora mi ritrovo nel settore del turismo, a trattar coi gruppi ed altre amenità. Solo l'ultimo di una lunga serie - una lunga serie destinata a proseuguire, non c'è altra soluzione - di lavoretti sciapi per Tizio o Caio, in cui ti fai carico dei loro problemi o ti prendi a cuore dettagli noiosi e del tutto superflui per la tua vita. Il gioco è sempre quello, sia che tu debba smistar telefonate, registrare una nota spese con rimborsi a piè di lista, prenotare una guida turistica, verificare una bolla.
Magari un giorno cambierà; mi piace dirmi fiducioso & gravido di speranze per l'avvenire.
Magari no.
Nel caso: pace, eh?
Certo io posso dire di non averci provato (o di non averci provato abbastanza), ed è quindi andata male. Che vi aspettavate, da uno come me? Non è un risultato perfettamente in linea con tutto quel che precede? E se non lo è, sarà uguale?



giugno 22, 2009

IL TEMPO, FERMO, RESTA SOLO IN FOTO
Dicevamo, no? Dicevamo che io lavoro nel settore turismo. Turismo di gruppo, quello coi pullman, le guide con l'ombrellino e i pasti fissati in hotel e i ristoranti turistici.

Per favore, uccidetemi.
È tutto così entusiasmante, stimolante ed avvincente che se ci penso mi vengono i brividi. Poi magari vomito, anche, o mi caco addosso.
Il discorso è questo: questa roba mi deve piacere e mi deve interessare. Sennò ci convivi male. Ecco, io vivo e ci convivo malissimo: stilo i programmi per simpatici torpedoni di stranieri o italiani in visita in posti differenti rispetto a quelli dove risiedono. Prenoto hotel, fisso guide, pullman, escursioni di tutto un po'. E li rivendo, inserendo un ricarico a persona che per chi sta sopra di me è sempre troppo poco. Capirai, lui si becca proprio quello. Spesso, senza far nulla o capire come ha fatto a farlo, ma se lo becca, eccome, quindi ne vuol mungere il più possibile.
Mi scontro con i problemi più assurdi, cose a cui reagire con frasi tipo ma che cazzo me ne frega a me?, m'importa una ricca sega, e via così sarebbe la cosa più naturale e ovvia: l'accompagnatore del gruppo X dice che la colazione non è abbastanza ricca; due clienti del gruppo Y si lamentano perché hanno trovato un asciugamano sporco; i pasti non sono abbondanti (una volta ho litigato perché pretendevano 100gr di pasta a testa, pesata); le stanze non sono sufficientemente spaziose; il personale non è gentile. E via così nell'aleatorio & discutibile, tanto per scassare il cazzo. Tu dovresti intervenire e fare... cosa? Questo non l'ho ancora capito, ma vedrai è perché io son scioperato.
Un hotel può anche chiamarti a sera, sul cellulare (è importante che nel settore turismo tu non abbia una vita tua – ciò in nome di questa presunta sacralità missionaria della cosa in sé), perché non riesce a far accettare al cliente straniero il fatto che in Italia si mangia quasi sempre la pasta. O una guida turistica, perché non è riuscita a far capire all'autista del gruppo dove si devono trovare il giorno dopo.
Nel mondo del turismo son tutti particolarmente servili, e il cliente ha sempre ragione. Non ho mai capito perché, ma se anche il cliente chiede un iguana su una pietra calda in camera, in ottobre, tu gli devi far trovare un iguana su una bella pietra calda, in camera, in ottobre. La vita non funzionerebbe così, ma tant'è; marciare, e zitti. Al suo interno poi, il mondo del turismo è fortemente gerarchico, e chi sta sotto teme più della morte o del male fisico le sfuriate (qui le chiamano cicchetti) di chi sta sopra, seppure chi sta sopra ha meno istruzione, anni intelligenza o quel che vi pare, rispetto a te. È un sistema che si fonda sulla paura e sulla piccineria. Tipo il lavoro in genere, sì, solo magari un po' più accentuato & meschino. Di solito il lavoro va a folate, e quando non ce n'è chi sta sopra di te si sente in obbligo di trattarti ancora peggio, perché magari (anche lui non lo sa, eh? Ma un capro espiatorio va sempre trovato, e generalmente è fondamentale che sia qualcun altro) è colpa tua.
È bello il mondo del turismo, sì.
Ti toglie molto, e non ti dà un cazzo. Come il resto del lavoro, che di solito fai per qualcun altro, che di solito vale assai meno di te. Per vivere, si dice.
E per vivere, questo pretende che tu gli dia la tua vita, e gliene sia pure grato.
Bel sistema, sì!