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agosto 03, 2007

LEZIONI UTILI: EDILIZIA DOMESTICA
 
Ehi tu! Hai una Dodge del ’74, nera e wendicativa come l’angelo della morte, coi cerchioni in titanio e il serbatojo cromato? O una Pontiac rosa confetto del ’76 con gli sportelli saldati e l’ingresso stile Hazard? Una Cadillac cabrio del ’69 con gli specchietti saldati e il volante in madreperla? Sì? Ecco, allora cambiale; quanti cazzo di chilometri ci vuoi fare, imbecille? Aspetti forse che ti mojan sotto? Che si stacchi una ròta? Testa di cazzo, magari sarà anche dieci anni che non fai la revisione, vedrai se ti beccano gli ausiliarî del trafigo (speriamo mojan tutti) te lo danno loro, te lo danno. Merda.
Comunque sia, anche se tu avessi una SINCA-1000 o anche una NSU-PRINZ (Bräu – ahahahahahah questa io l’ho capita, voi non saprei) magari verde profondo con gli interni pelosi e le tendine dietro, non puoi dire d’essere un omo™ se non hai un posto dove riporla, all’ombra e con tutti i CONFORTS del caso, giusto perché quando c’entri d’estate non ti paja d’entrar nel forno crematorio che – peraltro – di qui a pochi anni t’inghiottirà comunque (è sempre bene ricordarlo, memento mori; polvere eri e polvere ritornerai – speriamo – presto, e via e via).
Solo che... puoi forse tu permetterti una squadra di sussiegosi muratori, col rischio che ti montin tutto a cazzo e controvoglia e quando gli pare a loro, col rischio che poi di lì a poco venga rovinosamente giù tutto solo perché non hai capito in che idioma t’hanno detto bada capo questa struttura noi s’è montata pericolosamente instabile così, tanto perché c’era più d’agio di far così? Non rischiare a vuoto: fàttelo da te, con la magia & il brrrivido del bricolage e la tua proverbiale abilità pei lavori manuali. Poi verrà tutto giù uguale, solo che potrai incolpare soltanto te stesso, o magari la malasorte, gl'avversi numi, o – perché no? – le stelle, nemmen tu fossi un eroe metastasiano, il quale (Metastasio, no l’eroe), giova dirlo, è morto anche lui secoli fa, magari di podagra o anche di sinossi, pace all’anima sua.
Ma qual è la corretta procedura per farsi un bel gazebo/pergolato/copertura per la macchina?
Anzitutto, c’è da scegliere il tipo. Scartati materiali non conformi quali il piombo, lo stagno e le carte da gioco, vi restano due possibilità: il legno o il ferro. Come materiali leganti la scelta è assai più vasta: si va dal DAS alla merda, passando per sostanze acriliche (ma tossiche) quali resine, colla di pesce, chicchini gommosi impastati con la pistola a caldo. Personalmente, consiglio sempre il ferro a “T” combinato con le resine di pino trattate, purché malissimo e con alterigia somma. Quindi, veloci: andate dal ferrajolo più vicino e fatti tutti i conti (che di sicuro sbaglierete) compratevene quanto ne serve, tipo anche 4 pali per lato, di 3 mt. l’uno. Ricordatevi – casomai – di lasciarne aperto uno, sennò col cazzo che ci mettete la macchina, poi. Procuratevi poi un bel martello pneumatico (è facile: basta appostarsi nei pressi d’un cantiere dell’ANAS. Quando l’operajo s’assenta per necessità fisiologiche, repente balzate dall’ombra e sottraete l’ATTREZZO™) e cominciate a far buchi dove più v’aggrada, nel terreno. A questo punto vi saranno di sicuro venuti i dubbi più atroci, riguardo a chi, fra’ vicinî, possa aver chiamato i vigili, così tanto per darvi delle noje. Però tanto ormai ci siete, niente questioni: loro son stati minacciosi, quindi mettetevi all’anima un bel giretto pégli uffici più varî e cavillosi, appurando tutti i vostri sospetti più nefasti. Ci vorrà il permesso della commissione paesaggistica, dei vigili edilizî, del comune; una relazione geologica (in cui si dichiarerà che nel terreno sottostante la nuova costruzione non risiedono sedimenti preistorici tipo celacantidi fossilizzati, ossa di brachilosauro sciupate ma comunque recuperabili, conchiglie estinte ma comunque conservate nell’ambra), nonché un bell’atto del notajo in cui dichiarate (e lui c’è apposta per confermare toh lui l’ha dichiarato qui davanti lo giuro sul canguro fan 5.000 euri e ci sta largo, vòl la fattura? No, sennò sono 6.000) che la vostra intenzione di costruire il gazebo/pergolato/copertura è assolutamente pacifica e piana, e rientra nell’ambito denuclearizzato del vostro comune di residenza. Indi, pagando il tuto, fate passare i due (4) mesi che ci vorranno per la registrazione di tutte le pratiche e ricominciate daccapo. I buchi eran già pronti, quindi partite lesti con la posa dei pali, per la quale è necessario impastare prima l’amalgama di resina (avrete attinto da tutti i pini della zona, raccattando anche diverse multe per violazione di proprietà privata, e un par di morsi di cani) cogli agenti chimici quali Bromuro di Odio, Solfato di Trapasso & Zafferano. Attenzione, perché simil mistura può riescir alquanto indigesta: frequenti sono i casi di gente che ci vomita dentro, in preda all’onco sfrenato. Nel qual caso, nessuna paura: il bolo di rigetto è ottimo legante, e renderà il tutto più compatto, per tacer dell’odore. Mescolate il tutto con sdegno e ferocia, tirando anche frequenti calci al secchio, così, per dar l’idea d’essere indaffarati; indi procedete alla colata che, se non corroderà il ferro messo in verticale, vedrai poi regge. A questo punto, presa una mazza ferrata degna di Czernobog (il dio slavo della vendetta) date folli quanto sonorissimi colpi sulla cima dei pali. Avrete senz’altro visto un film di Bud Spencer: quindi non avrete problemi a farlo; nel caso aiutatevi fischiettando la colonna sonora di Altrimenti ci arrabbiamo. La cosa - confesso - non serve assolutamente a nulla, ma è purtuttavia molto maschia, e in questi lavori la componente virile è fondamentale per la buona riuscita del tutto. Posati tutti i pali, verrete a conoscenza del fatto che alcuni dei vostri permessi non sono più validi (o non lo sono mai stati), giacché le leggi nel frattempo son cambiate. Un solerte messo comunale, verrà a dirvelo, recando seco copia dell’ordinanza comunale 745.12/bis della giunta comunale, firmata dal syndaco Anatresio e dall’arciprete Strozzi-Pipy, che non avrebbe dovuto ma si trovava in loco per un caffè e per parlare un po’ di figa col suo amico syndaco, sicché ha firmato anche lui per aggiungere importanza alla cosa. L’ordinanza recita, testualmente: “Basta coperture”.

Peccato, c’eravate quasi. Avevate anche appena comprato un telo ombreggiante verdone (in tinta con la NSU-PRINZ e/o SINCA-1000) impermeabile e immarcescibile e pien d’anelli di fissaggio per la modica cifra di 1.000 eurini e ci stai largo, al netto di tiranti e ganci d'attacco (altri 400 comodi comodi, purché tutti sull'unghia in contanti guai assegni o cambiali, quelli portali un po' a tu ma', va')?
Ficcatevelo in culo, vi dirà il messo comunale.

D'altra parte, "Basta coperture". Si dev'esser più chiari? Razza d'ingrati.

agosto 02, 2007

Bada, è tanto & assaj che qui non ci scrive nulla nessuno. Grazie al cazzo, ci posso scriver solo io. Che ci mancherebbe altro, poi; che ci vorreste scrivere, voi? Ahahahahaahahahahaahahahahamaorabastaridere. Tampoco non do – cazzo, vi pare dovrei? – giustificazione veruna al fatto che non scrissi più è tempo immemore (badalì che costrutto con ellissi di qualcosa, paio il re del cazzo & della merda di samraimiana memoria), imperocché mi son tirannico, acido ed ostile, nonché borioso com’un tacchino. E vi vo in culo, assai e di gusto. Questo è da tenersi a mente sempre: Arnaut Daniel era quello che cacciava la lepre col bue, scriveva nell’aria e nuotava contro corrente; io per me son colui che vi va in culo. E porta – generalmente – sei; a volte sette, od anche nove, quando gira proprio a mille. Sicché, puppa.
La storiella che mi frullava pel capino in questi giorni però m’imponeva d’esser scritta, perché come tutto il resto che c’è qui (a parte i pynferi, ai quali sto insegnando a giocare a calvin-ball – a quello men nano, perché quello inferiore, ovviamente, per adesso sa-una-sega®) è scipitissima et inutile, oltreché spesso volgare e di cattivo gusto. Così, tra l’altro, m’ha recensito l’Esquire, che è un giornale che se ne capisce, quindi lascia fare. E allora.
E allora insomma mi ricordo di quando fummo ad una cena dove non si conosceva nessuno. Perché non si conosceva nessuno? Perché chi ci portò c’aveva detto che lui conosceva tutti e c’era pieno di PHYAE. Poi non conosceva nessuno nemmeno lui e non c’era neanche pieno di PHYAE, che detta così è come dire – per dirla col Beckett, che di sicuro era più furbo di me che scrivo, nonché certo di chi legge (sempre me, e magari il patzientissimo ciofo, al qual son deferente; deferente o rancoroso, poi si vede) – “allora rientrai a casa e mi misi a scrivere: «è mezzanotte; la pioggia batte sui vetri». Non era mezzanotte. Non pioveva”. Comunque sia dicevo, venne fuori – quando ormai s’era lì – che nemmeno chi c'aveva menato seco conosceva nessuno. Tranne, di vista ma assaj di vista, la festeggiata. Già, giacché la tapina era festeggiata: o di fresco novellamente mestruata, o avea primamente concesso le posteriori intimità al drudo d’ordinanza, non saprei; ma qualcosa avea comunque a festeggiarsi, e sicché ci sarebbe stato d’uopo pure un bel regalo. Adunque vinto l’imbarazzo iniziale, ritti in circolo in fronte all’insegna della greppia mentre tutti si chiedevano “e questi cazzo sono?”, accedemmo al ristorante-sciampagneria-lussuosità “Alfio Diligenza”, ove ci fu facile sedersi in fondo in fondo, pur se da lì ci fu anche prematuro il notar l’orrido quant'amarissimo cimento che attendeva noialtri tutti, come guiderdone alla nostra bravata: nel locale si faceva careoche e pianobar. C’era la pianola, e il tritone d’ordinanza che pigiava que’ tastini, col su’ bel gileino modello Umberto-Smaila-è-il-mio-indubitabile-modello-di-vita. Di lì a poco egli cominciò, e tosto il microfono prese a girare pel tavolo e tutte chi voleva cantare l’ultima di Milva, chi l’ultima di Andrea Mingardi, lanciandosi in gran copia litigiosa sull’ATTREZZO™ tennologico e portandoselo IN BOCCA™, con noi che intanto si scoprì di conoscer uno della tavolata che però ahinoi era pure incontrovertibilmente frustone e quindi al danno c’unì la beffa amara nemmeno c’avesse scritti il Sacchetti. Pare si chiamasse pure Manolo Risaliti, e facesse il professore di buget all'Alberghiera di Pistacchio (prov. di Tifone Infernale).
Metà cena (dopo gli Avariati alla Panna, le Macerie Tarfufate e i Tagliolini alla Garritano), arriva la sorpresa: la festeggiata, tra’ laï entusiasti di tavolata, si fa scoprir suonatrice di pianola e, licenziato il tritone sgargiante s’asside davanti allo STROMENTO™ e ci delizia cor una versioncina di iesterdei tutta instrumentale, di quella che con la sinistra fai gli accordi e colla destra la melodia, o al limite du’ note insieme, per un gustosissimo bicordo. Il tutto mentre il di lei drudo, risibile bietolone dal largo collo e la notevole epa in optima vista nonostante cercasse di sviar gli occhi cor un vezzoso quanto abusato pizzetto alla robybaggiofaccilaeroplano, avea fatto modo d’averci pelle mani l’ARNESE™ di cui sopra e, seduto piantato, cominciava a soffiarci a voce grave e piena, quasi a fare il più molesto sottofondo che mai abbia sentito (a parte la musica di reneobrì o il buddabar, ma 'ste cose sarebbero venute dopo, indi poco conta): “BASTA…”; “FA’ FESTA…”; “ALLORA…”
Be’ momenti, quelli; momenti d’allegro convivio, unico, peccato poi la tisi se li sarà di sicuro portati via tutti, i partecipanti & convenuti, ma io me li ricordo, ah sì, me li ricordo. Tranne noi cinque, ovviamente, che a’ teNpi ci si chiedeva cose tipo occome fanno tutti a averci le PHYAE? E quella sera si capì che bastava fare come il bietola, lì, che era facile, bastava far così. E si fece, seduti piantati anche noi, a esser molesti e magari grassi e cor un lavoro importa
nte. E difatti oggi siamo tutti sposati.
Ame.

luglio 13, 2007

/2 - Poibàtta

“maiovolevosuonaRe il pianofoRte…”
“no, dai il pianoforte ora no. Vedi Tommasino ha paura?”
“ma’n pochino. Pochino e poi bascta”
“no via, su... vedi che Tommaso non vuole?”
“ci, babbène. Poviamoci”
[ci, babbène è autoreferenziale, totalmente slegato dalla frase precedente, a cui dovrebbe accordarsi. Significa: ok, lo faccio, per il resto fai un po’ te]
E sale sul panchetto e si mette a pigiare tasti. L’altro arriva col dito puntato:
“no Chico! no’ona. Bontola.”
“eh, vedi gli fa paura? Povero Tomasinpino! Ma perché ti fa paura? Prova anche te, pigia questo tastino…”
e rimane lì col dito teso e non s’avvicina. Poi sì. Poi torna indietro, mentre l’altro continua a pigiare tasti. Poi ne tocca uno anche lui.
“no TamassangaRa, tebbài bia. Io ci penso. Vai di là”
Il concerto finisce presto. Poi:
“Tomasooo, poso legeRti Lalo ha pauRa del tempoRale?”
“ci ci”
Mentre lui deturpa a freghi la settimana enigmistica (nuova) del nonno, con un bel pennarello giallo. Un po’ lo mangia e un po’ ci scrive, sdraiato in terra. Dopo un po’, si strappano a vicenda le cose di mano.


Vieni andiamo, ti porto in Muflonesya, 

luglio 12, 2007

ACUTO SCAMBIO D'OPINIONÎ TRA PINFERO-IL-FRENETICO E TOMMASO-L’EX-VARANO (OVVERO TUTTO CI CHE MI TIENE AL DI QUA DI UNA SONORA -  perché sonora? - GRIGITUDINE DEPRESSIVA. OVVERO “Cardarelli diceva che a trent’anni uno è un uomo finito”; “bah, beato lui... io non mi sento nemmeno un uomo”) 

“...ccusa Tomasinpino, poso andaRe via? Vado a pRedere un libRino… vado a pRedere scubidu e i mostRi. Tonno subito, Tomaso, eh? Poso andaRe?”
“ci ci”
E parte, a corsa. Torna.
“ecomi! Ccusa ccusa, ho pReso anche toistoRi uno e due… allora, legiamo: vedi Tomasangara, queta luna c’ha un cappello per andaRe a doRmire”
“cappeo”
“e poi… guada, guada… scubidu cappa, con sceghi veRde. Cappa perché ci sono le masse veRdi, e gli scheletRini… ora vado via, ancora, Tomassino, tonno subito… ti posso pRedere il libRino quelo bello, quello di spotty e il bagnetto e quelo di caRs…”
“càssi”
“e poi si lege… vado via, tono subito, non piangeRe, eh? Poso andaRe?”
“ci ci”
“allora vado, io. Ciao TomasimpeRolone”
E rivà. L’altro, lasciato solo, si tira su, s’aggrappa in al bordo del lettino, e sperduto fa:
“chico?”
Poi riprendono a distruggere le case. E'ccàpano. Il loro mondo. Vorrei esserci anch'io.

Dopo aver distrutto un silos di cose fragilissime,

Coppia di biNbini molestissimi & giocosi

luglio 04, 2007

Poiché ogni tanto è bene rinverdire consuetudini inveterate e immarcescibili, financo un po’ viete ma –malgré eux même, tanto per usare un molle francesismo, così, in luogo di un più debole "ahimè!", o di un più efficace ma forse fuorviante “alla faccia del cazzo” – sempre attuali, si può ben dire che sia l’ora di un altro sàpido ballìno di idiozie dette dal presidente-operajo-cavaliere-valvassore, in occasione di un suo acutissimo quanto fine intervento alla Scuola di Formazione Politica (?) di Roberto Formigoni (uno che se chiavasse farebbe un favore prima di tutto a se stesso)

“Nell’ultima campagna elettorale volevo andare in televisione a raccontare cosa aveva fatto il nostro governo ma ci sono andato solo due volte e sempre con Prodi, e ho avuto un minuto e mezzo per rispondere alle domande del giornalista e a replicare alle stronzate di Prodi”

“Vedo che apprezzate questo mio linguaggio rozzo ma efficace” [a seguire, dopo gli applausi del pubblico, il quale evidentemente apprezza le ragionate esposizioni di concetti e il dibattito d’idee – d’altra parte in una Scuola di Formazione Politica (?)]

“Ciampi ha favorito la sinistra perché era uomo della sinistra”

“Abbiamo effettuato un sondaggio su tremila nominativi tra i due milioni di partecipanti alla nostra manifestazione di Roma: tutti sarebbero tornati e avrebbero portato con loro altre persone. Quindi si può dire che siano cinque milioni gli italiani pronti a manifestare per chiedere di tornare al voto” [questa è bellissima]

“Sul caso Visco-GdF non parlo, perché non voglio entrare in questa cosa. Io non vado mai contro gli uomini, casomai faccio critiche alle politiche e alle idee”

“La Chiesa è sotto attacco da parte della sinistra estrema, che vorrebbe la stessa Chiesa del silenzio che c'era in Unione sovietica, con i sacerdoti costretti a esercitare la loro funzione nei luoghi di culto ma guai ad andare a fare propaganda all'esterno” [e ciò, URSS a parte, sarebbe proprio un male?]

“L’aumento dell’età pensionabile [introdotto dalla legge Maroni] da 57 a 60 anni è da difendere. Anzi, con don Verzè vogliamo avviare degli studi sul genoma che si prefiggono di portare l'età media a 120 anni. Agli inizi del '900 era di 40 e oggi di 80 anni. Immaginiamoci come possano quelli che lavorano andare in pensione, come adesso, a 57 anni e mantenere una popolazione anziana fino a 120 anni.”

“Lo Stato non contrasta i manifestanti e abdica all'uso legale della forza, perché al Governo c'e' una sinistra radicale che vede queste manifestazioni come esercizio di democrazia” [viva viva viva il generale (decorato) F. Bava Beccaris, insomma...]


"Veltroni è la controfigura del povero Prodi" [?]

“I punti e la filosofia del DPEF sono solo solo favole e promesse, la cui vera evoluzione finale saranno comunque nuove tasse” [ve lo dico io, credetemi, vi compro Ronaldinho, Messi e Kermit del MuppetShow]


Sì, signori (signori di 'sta cippa): questo tizio ancora prospera & spara (stronzate perlopiù, ma c'è un sacco di esaltati che gli credono). Ogni tanto s'accascia (un po' di polvere dei ricchi?), ogni tanto ritratta ("sono i giornalisti che hanno capito male"), ogni tanto denuncia e strepita ("governo a casa, governo a casa, governo a casa!") ai suoi Convegni di Libertà, e le battute son sempre le stesse, così come lo squallore. Lo rivolete? E cosa cazzo è una Scuola di Formazione Politica? E Formigoni, merita a tutt'oggi di esserci?

luglio 03, 2007

GREY’S ANATOMY™
Nel piccolo quanto meschino mondo dell’ospedale i giovani specializzandi lottano per diventare medici e i medici lottano per mantenere la loro umanità (e le loro parcelle), e tutti chiavano fra loro con intemerato ardore e neanche un po’ di tedio od originalità: il dottore anziano mette alla pecorina la giovane specializzanda; lo specializzando figo ciabatta allegramente con l’altra specializzanda, ancora più bella e già peraltro fidanzata e promessa a qualcuno che non la capisce; un altro dottore anziano e ricchissimo è scoperto dalla moglie anziana e ricchissima mentre inchiavarda in piedi la nuova specializzanda-topone nello sgabuzzino delle scope e via così. Grey's Anatomy, il cui titolo significa l’anatomia del Grigio, ove il Grigio è chiaramente Gandalf che quindi è morto ed era chiaramente ora, essendo Gandalf-il-Grigio smisuratamente vecchio decrepito oltre che dotato di un naso veramente importante; Grey's Anatomy, dicevamo, “mette a fuoco il dramma (quale?) e l'intensità della carriera medica intrecciata all'esistenza dei giovani (oioi, qui si va sul pesante), con i suoi momenti lieti e quelli più difficili e dolorosi, mentre questi si preparano a scoprire che né la medicina né i rapporti umani possono essere definiti in bianco e nero: la vita vera è tutta un susseguirsi di zone grigie (ecco, lo sapevo… ma chi le scrive queste puttanate, Berlusconi?)”. E – si badi – c’è bisogno che ce lo dica, veicolandocelo mentre s’inculano e vivono i loro dVammoni, un manipolo di modelli/e rileccati, impegnati a salvare vite, piangere amare lagrime, vivere momenti drammatici/belli/indimenticabili/orribili/così-così.
Sì: è il meraviglioso mondo degli specializzandi e dei medici (un mondo che peraltro, non è nemmeno di moda ritrarre – ritrarre, beninteso, alla solita maniera: a cazzo di cane): il mondo di Grey’s Anatomy! Vienci anche tu, nel mondo di
Grey’s Anatomy, e zampettaci felice almeno finché non ci pesti una merda o due!

Nella nuova stagione, Izzy-Puppacazzy passa un periodo di grandi dubbi sulla sua carriera, dopo aver perduto DennyMizio-CazzoVizzo, il paziente del quale si era innamorata e al quale aveva cercato invano di salvare la vita e invece lui è morto di Piede Porcino & Stenti si pensi un po’ quanto può essere crudele la vita. Cazzo c’entra la carriera, si chiederà lo spettatore accorto? Hai perso ma una VergaValida®, cazzo ci combina il resto? George, dopo la delusione del suo amore non corrisposto per Meredith, la quale preferiva il reparto di medicina-2 a una serata col suddetto (“aveva l’alito che sapeva di rinchiuso, sempre”, confessa all’amica Jinjii, anche lei praticante ma di origini coreane peraltro perfettamente integrate ormai nell’occidentalismo USA sennò non si poteva certo rappresentare in un telefilm, durante l’immancabile pausa pranzo nel parco, con relativo relax urbano medio e colori piacevoli all’occhio); George dicevamo inizia una relazione con la tostissima (nel senso di stronza) Dott.ssa Callie Rottenmeier, un chirurgo ortopedico con la fama di averci la vagina dentata. Chissà se sarà vero; per adesso i due sono ancora al mantrugiamento fintamente involontario, con relative quanto falsissime scuse. A breve l'atto, con conseguente (possibile) scoperta. L’ambiziosa Cristina Nocera, di origini italiane, continua ad avere le idee chiare e a perseguire il suo unico obiettivo: diventare un chirurgo di grande successo e partecipare a Scommettiamo che…, il suo programma preferito condotto dal suo idolo anche erotico, Fabrizio Frizzi. Peccato che abbia la terza media e la strada medico-specialistica gli sia preclusa, ma dice che in America tutti hanno un’occasione e lei è convinta che questa sarà la sua. Ma anche per lei le emozioni rischiano di interferire con la carriera allorquando il suo compagno, il prestante dottor Preston, passa un periodo drammatico e chiede il sostegno di Cristina. Preston, infatti, è rimasto coinvolto in una sparatoria accaduta proprio in ospedale – cose che capitano, in ospedale, cazzo ci volete fare – e il probabile mancato recupero totale dell'uso di una mano (anche se gli hanno sparato a un ginocchio, così a spregio) comprometterà la sua carriera di chirurgo. Però potrà imparare a giocare a golf. E poi c'è Meredith, costretta a rinunciare al suo sogno d'amore con Shepherd detto Il Pastore, dottore anziano che ha deciso di restare con la moglie Megatron perché la una crostata di pere spadone di quest’ultima è molto più che du’ colpi alla pecorina (perché sarà detto Il Pastore, secondo voi?) a una giovane assistente-specializzanda qualunque. Ma quando Shepherd si accorge che Meredith – la quale di cognome si chiama Grey, e quindi, dato il tytolo, probabilmente prima o poi ci farà vedere le tette, e magari anche il culo e/o la fica – ha iniziato una relazione con il suo veterinario (ognuno ha un suo veterinario, voi no?), capisce che forse i suoi sentimenti per la giovane specializzanda non sono più arginabili. È un po’ la solita vecchia storia: ah, l’infinito quanto annichilente potere della fica!  
Su dai, entra anche tu nell’affascinante mondo di Grey’s Anatomy! Guardalo: non è il solito polpettone di intrallazzi zozzi e sangue che sprizza e diagnosi ardite, mentre sullo sfondo scorre LA VITA (garaglò)! A quando una bella fiction sui commercialisti alle prese con le crudeli conseguenze dell'IVA al 20%?

giugno 29, 2007

ECCEZIONALE EVENTO, NELLA RIDENTE (cazzo c’avrà poi da ridere?) CITTADINA DI PONTECANZO TERMALE (prov. di GORGO INFÌDO). SE AMATE LA CULTURA, CI ANDATE (a troncarvelo nel ciocco)?

Il Caffè della Versiliana (e su ma’ puttana – scusino, ma come altri ben sanno, la rima impone, indice et impera) quando non può – siano disagî logistici, sia un coevo evento tipo un bel dibattito sulla secolare discriminazione patita delle donne nel campo dell’algebra dai merovingi in giù, sia l’incendio doloso del palco a seguito d’un focoso diverbio fra intellettuali piccosi & vendicativi – quando non può, dicevo, fare il Caffè della Versiliana in quell’ameno loco che è appunto la Versylia, usuale sede sua veramente bella non fosse che spesso non c’è verso di parcheggiare e soprattutto non fosse che a volte ci va pure BrunoVespa (iiiiiihhhhbrunovespa!), si trasferisce nella esclusivissima quanto chic cittadina di Pontecanzo Termale – amor di precisione c’impon di nominare anche il locum, che è l'inclito Caffè Guardingo III, il bar dove tutti si guardano d’intorno (i primi due andarono a fuoco per negligenza e trascuramenti sicché ora son tutti attenti) – ed ivi trasla et ospita i suoi eventi/incontri/presentazioni librini-sega. RomanoBattaglia, sì quello che scrive la rubrica Banalità Fatiscenti & Scipitissime su "La Nazione – Giornale Coglione", si trasferisce pure, e seco mena fazzoletto da taschino nonché foulard da collo, alfin di sparger gravida et acutissima semenza sulle affamate purché esclusive menti d’entroterra, tipo oggi, che c’è la presentazione – ed è un’anteprima nazionale, ragion per cui si può pur dire: me’ cojoni – del nuovo libro di poesie di SandroBondi (dico: S-a-n-d-r-o-B-o-n-d-i), il quale per l’occasione ci mostra la sua natura poetica, che tanto peggio di quella politica non potrà certo essere, penso. Il libro si intitola “Perdonare Dio”, ed è presentato come “una dimensione segreta da cui il politico ha sempre attinto per guardare il mondo; molte poesie d'amore, parole scavate, immagini, emozioni, nostalgia di infinito: un documento insolito di un personaggio pubblico, una testimonianza sorprendente di una umanità vera”. Oioi. Vinte e suffogate le risa e/o le lagrime, repressi (o sfogati) i rigurgiti & rigetti da schifìo, vi dico anche, care le mie merde, che “l’on. Elisabetta Gardini, nota attrice e conduttrice televisiva, oltreché apprezzata (???) donna politica di Forza Italia, collaborerà alla presentazione e valorizzazione del testo, leggendone alcune liriche”.
Garaglò. Se ciò poi non fosse di per sé abbastanza, ho agio altresì di ricordare che il medesmo onorevol Bondi tiene abitualmente una rubrica di poesia sul settimanale Vanity Fair, e che in occasione dell’ultimo compleanno dell’idol suo, ha dedicato una poesia allo stesso. Titolo, ovviamente, "A Silvio", ancorché il destino – ahimè! – non sia quello dell’omonima versione femmina dalla tomba ignuda & fredda morte mostrate di lontano, colla mano (e tu' pa' sultano - cfr. l'inizio):

A SILVIO

Vita assaporata
Vita preceduta
Vita inseguita
Vita amata
Vita vitale
Vita ritrovata
Vita splendente
Vita disvelata
Vita nova

Ecco: se anche ciò non vi basta, forse siete morti. Vi ci vorrebbe ma un po’ di Borghezio in soggiorno, magari. Lui, di persona, colla canotta verde, che vi sputa tutto lo scrittojo Luigi XVI colle nappine orride e di gusto.

giugno 27, 2007

...tra le tante cose che uno può pensare, uno dirà: perché è come se lo dicessi di me? siamo tutti dei cazzoni imbranati col mondo che ci spara addosso, allora? E perché la conclusione di una persona normale sa sempre tagliare la testa al toro con una naturalezza & semplicità che i cazzoni imbranati col mondo che gli spara addosso non riescono a raggiungere mai? Non credi che sia per tutti lo stesso? Cazzo, era così facile...

Avevi cercato di raccontarle, come meglio potevi, chi eri, cosa si provava a essere te. Avevi descritto quella sensazione di essere fuori posto, di vedersi sempre dal di fuori, di guardarsi vivere nel mondo pur vivendo nel mondo, di non sapere se anche gli altri si sentissero così. Le avevi detto di aver sempre pensato che gli altri avessero le idee più chiare su quello che stavano facendo, che non si preoccupassero tanto del perché lo facevano. Avevi raccontato del tuo primo giorno di scuola. Ti eri messo a piangere aggrappato alla sua gamba. Ricordavi ancora la consistenza dei suoi pantaloni scozzesi, ti pizzicavano le guance. Lei ti aveva detto di salire sull’autobus – qui ti aveva interrotto per dirti che nemmeno lei era molto felice, quel giorno – ma tu ti eri nascosto fra gli alberi fino a quando l’autobus era partito, poi eri tornato a casa e le avevi detto di averlo perso. Allora la mamma ti aveva accompagnato in macchina, ed eri arrivato con un’ora di ritardo. Tutti ti avevano guardato entrare in classe col biglietto di giustificazione, e ti avevano ascoltato spiegare che avevi perso l’autobus. Alla fine, quando ti eri seduto al tuo posto, avevi capito che non saresti mai riuscito a diventare come gli altri.

“Non credi che tutti provino più o meno le stesse sensazioni?”

(J. McInerney, Le mille luci di New York)

giugno 26, 2007

COGLIONI NOSTRANI (scusino la sintassi, i pronomi relativi e - va da sé - i concetti)

a)
Continua il successo del Nuovissimo Sabato Ostras Beach, la location di Marina Merdosa (GE - GEronimo) ha ospitato il secondo party esclusivo "Leave The City" ovvero..."Scappa dalla Città"!! Una cena curata nei minimi dettagli con un ampio menu alla carta e una curata selezione musicale da parte dei dj's Dingo Corazza e Torello Pappone sono stati gli ingredienti principali della serata insieme allo scatenatissimo pubblico presente. E Sabato si replica! A partire dalle ore 22 infatti il Sabato Ostras Beach riparte con la cena esclusiva solo su prenotazione e l'ingresso dopo cena libero ma selezionato. Per informazioni e prenotazioni www.moltochic.com.
Moltochic.com - Immagine, Informazione, Comunicazione. L'importanza di raggiungere il pubblico e di essere considerati dall'opinione pubblica.


b)
just be dandy – aperitivo estetico
domenica dalle ore 19
SantoPalato - The Holy One
“just be dandy”
promotore del bello e del sublime: sir pierluigi scortichini
collaboratori di eleganza: massimo byron figlioli, sir movida soloeventi, marco joyce brescianelli
sentita riconoscenza verso: maurizio e david (havana sol disco-sauna)
rimane nella mente: sir fabio (carta-2000)
prenotazione tavoli aperitivo
privé “fidelio”

suggested drink: assenzio (arthemisia absintium)



Me' cojoni, eh?