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novembre 08, 2010


In un tempo assai lontano, quando fui ingenuo bambino che s'aspettava chissà cosa dalla vita o forse nessun pensiero ne faceva (facendo peraltro benissimo), ebbi per le mani il rubik-snake, una specie di cubo di Rubik versione serpentone ma senza nessun rompicapo, che a niente serviva se non ad esser piegato nelle fogge più strane - due o tre combinazioni, non di più.
Ero al mare da qualche parte, due famiglie con bambini che dividevano la casa dei parenti di una delle due, non ricordo quale. A me e al mio corrispettivo - generalmente questo tipo di situazioni vedeo sempre famiglie-specchio, ad agire sul momentaneo palcoscenico della vita (garaglò) - deuteragonista (io o lui, insomma) che senza alcuna ombra di dubbio si sarà chiamato Maurilio, avevano comprato questo serpentone bianco e rosso, due confezioni che parevan due spazzolini da denti e questi due affari snodabili dentro.
Il suo (peccato - peccato un cazzo: m'è sempre stato sui coglioni, Maurilio) era difettoso: gli ultimi tre pezzi dello snodo non stavano su, erano lassi. Quindi si immagini l'acuto disagio quando, per le ardite figure geometriche che andavamo creando (quadrato inutile, cubo con un pezzetto in fuori, sega sbilenca, periscopio approssimativo, triangolo instabile), lui scopriva di trovarsi limitato nella creatività - dramma - e menomato quanto ai mezzi: tragoedia.
La morte nel cuore e il dolore sommo nonché inaccettabile di Maurilio eran tali che questi, al parossismo dello sdegno, giunse ad invocare l'intervento apotropaico della Madre, acciocché fossero rimesse le cose a posto e giungere ad un felice scioglimento della vicenda, trionfando sull'avverso fato e battendo l'iniquo destino che l'aveva reso - povero Maurilio! - ingiustamente possessore d'un oggetto non conforme alla descrizione ed alle aspettattive, fatto reso ancor più beffardo ed iniquo dalla coeva esistenza d'un identico oggetto che della sua perfezione faceva beato sfoggio.
L'invocata madre, aruspice per modo di dire nonché tizia eccessiva col rossetto fin sugli orecchi e gli occhi pesti di matita & mascara, si sedette di fronte a noi, in piedi innanzi lei per chieder (lui) giustizia e (io) semplicemente assistere a un cazzo qualunque che per una volta capitava a qualcun altro.
Ella ascoltò la triste sinossi che Maurilio espose in silenzio; poi ieraticamente ci ingiunse di dare a lei entrambi i serpentoni.
Di fronte a me che titubavo, intuendo un sin troppo facile scioglimento della vicenda (nel contempo avvertendo - magico presagio indotto da fervida immaginazione di bambino! - un lieve pizzicore all'altezza del stronzoliere), Maurilio, con un'enfasi che avrei più avanti senz'altro saputo classificare come melodrammatica o da fiction mediaset, si produceva in un insuperabile quanto serissimo crescendo:
"Dallo a mia madre, cane! Dallo a mia madre, maiale!"
Alla fine, consegnai anch'io lo scettro (aveva simil sembiante, sul momento).
La madre c'impose di chiuder gli occhi, tutti e due, mentre lei eseguiva - questo è quanto almeno penso io oggi, mentre vado riesumando nella mente la vicenda - qualche sortilegio sciamanico teso alla felice ricomposizione del tutto ed al ristabilimento dell'armonia delle sfere celesti, in un panteismo d'insieme che avrebbe fuor d'ogni dubbio cancellato ogni crepa, asciugato ogni male, azzerato ogni torto.
La catarsi terminò d'improvviso, dopo ch'ebbe vaticinato il certo quanto vicinissimo risanamento dell'accidente. Ci comandò quindi di riaprire gli occhi, e in mano ci ritrovammo ognuno un serpentone, bianco, rosso, snodabile; uno sagomato a forma di scettro - maestoso, un'ouverture potente, ipostasi di sicuro successo nella vita; l'altro a forma di scettro mencio, uno stelo di fiore che cominciava ad appassire malinconico, una gimnopedia triste, come minimo in qualche bemolle minore.
Bella magia, tegame.
Maurilio, col suo scettro dritto e turgido come un cazzo ritto, mi lanciò d'imperio una maledizione.
Io mi riparai come meglio potevo, ma la bacchetta bicolore proseguì a morirmi nella mano.
Oggi, Maurilio è dirigente d'azienda.
Chissà il budello di sua madre... sia ancor viva?

1 commento:

utente anonimo ha detto...

Vedrai che il serpentone alla fine se l'è ingollati tutt'e due, salvo poi rigurgitarli, sì, ma ormai avvolti nella BAVA(TM).
Comunque, se ti può consolare (sicuramente no), a me le vicine di roulotte al caNpeggio, con un abile et astutissymo raggiro, mi RUBONNO il Ken.
Però in cambio mi dettero una gommina del Mulino Bianco a forma di biscotto "galletto"... morsicata.

Firmato: La Tua Mollie Gino