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marzo 09, 2011


La festa della donna è una festa che può piacere, non piacere, lasciare indifferenti; inoltre, a conti fatti è più o meno innocua e assai meno perniciosa - nel senso di pompaggi pubblicitari, articoli da regalo confezionati a bella posta, artificiosità sentimentali, etc - di mostruosità nel genere (chessò, san valentino su tutti): chi vuole porta due rametti di mimosa alle donne che ha vicino (siano mogli, compagne, parenti, colleghe di lavoro, etc), chi non vuole non glieli porta; loro - bontà loro - non credo se la prendano; poi, c'è chi dà a questo atto (o alla mancanza di esso) un significato ideologico o sessista, ma insomma niente di troppo invasivo.
Che la festa sia stata istituita per commemorare un tragico evento del 1908, quando un rogo colpì una fabbrica di camicie dove lavoravano numerose donne conta forse anche relativamente, oggi come oggi. Concretamente, intendo: chi se lo ricorda? Quanti a questo giorno danno questo valore, magari ricordando che in altri tempi fu proclamata come simbolo di una richiesta di regolamentazione e miglioramento delle condizioni di lavoro delle donne?
Tant'è, insomma; più che tutto mi chiedevo soltanto perché "Il Giornale", ieri, abbia aperto il solito articolo che tutti gli anni ci viene propinato l'otto marzo (una festa da abolire, da non abolire; non ha senso; è offensiva, e via e via), così:

Una scossa sull'8 marzo: "A sinistra donne elette grazie a favori sessuali" - L’accusa della deputata Pdl Rizzoli: "Non escludo che alcune si siano concesse ai loro capi. È ora di abolire questa festa"

Nessun nome né casi spe­­cifici, ma «le voci ci sono» e ri­schiano di rovinare l’otto mar­zo più manicheo della storia repubblicana. Lo schema che vuole l’altra metà del cielo divi­sa a sua volta in due quarti, uno virtuoso e meritevole (le donne di sinistra) e l’altro corruttibile e amorale (quelle di centrode­stra), non è aderente alla realtà, neppure a quella del Parlamen­to. Perché se ci sono elette (o eletti) per meriti non politici si possono trovare anche a sini­stra. A rompere il ta­bù è stata Melania Rizzoli, medico, par­lamentare del Pdl e membro della Com­missione Affari So­ciali. Rispondendo a una domanda di Klaus Davi non ha escluso che ci possa­n­o essere parlamen­tari della sinistra elette dopo essersi concesse sessual­mente ai capi di par­tito.

Tra l'altro, cosa fa un membro della Commissione Affari Sociali (a parte puppare i soldi dei contribuenti)? Cosa sono gli Affari Sociali? Esistono anche quelli a-Sociali? E Klaus Davi (bel nome, deve ridere tutto il giorno uno con un nome così) che domande del cazzo fa? E soprattutto, cosa diavolo c'entra? Come può un reporter conciliare un articolo di cronaca con le parole "le voci ci sono", pare sembra si dice? (ok, lo so: se si scrive su "Il Giornale" tutto è possibile, ma comunque io me lo chiedo lo stesso).
Meno male che mi ci imbatto di tanto in tanto e per caso, nell'articolato mondo della Stampa/Media di Proprietà. Certo però, ad aver la pazienza e il giusto distacco (entrambi cose che non ho, peraltro), sarebbe divertente; probabilmente mi si slogherebbe la mascella dal ridere, e ci sarebbe abbondantemente di che scrivere, come fare un controcanto: orsù, c'è qualcuno che mi regala l'abbonamento a "Il Giornale" o a "Libero" (o a tutt'e due - giuliano "l'abnorme" ferrara vedo di guardarmelo di mio - prometto)? Busta chiusa, mi raccomando - mi vergognerei col postino...

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