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novembre 27, 2010


EPIFANIE (FORSE, QUASI)

Ti può capitare di essere a Bologna, e girare tra Torri Asinelli Nettuni e Berengar
î (tra l'altro, notevole la torre Azzoguidi, così detta probabilmente dal modo in cui si rivolgeva il capofamiglia al rampollo della stessa, commentanto la frequenza con cui a quest'ultimo alla guida d'una Mini o d'un Gippone, veniva ritirata la patente - alle volte, a sperdersi nei vicoli!) così, senza meta né scopo, da un portico all'altro, la gente che passa veloce e tutte le 'e' al contrario. Anche se magari ti maledici perché ti sei scordato la macchina fotografica in hotel e – ovviamente – è una giornata limpida e serena (il giorno dopo, pioverà, stanne pur certo), una di quelle giornate invernali in cui l'aria ricorda le mele croccanti e l'odor delle frugiate, per caso ti trovi a passare sotto un portico antico, il palazzo di Re Enzo, san Petronio in restauro, via Pescherie Vecchie e poi la via degli Orefici, e senza nemmeno renderti conto sei seduto a una botte, fuori, solo, in attesa di un tagliere misto salumi e formaggi con spruzzata d'aceto balsamico e un cestino di pane dalla strana consistenza nonché probabile presenza di ciccioli nell'impasto, e guardi le persone e tutti ti sembrano più belli, mentre un cameriere con la barba ti consiglia un calice di Montepiròlo rosso e ti dice son burbero e grezzo però son simpatico - in realtà nemmeno lo dice a te, ma a due ragazze sole sedute due botti più in là; ma fa niente, a te ha solo consigliato il vino e tanto ti basta, il simpatico lo faccia con loro, certo.
Per inciso, poco oltre c'è anche una fiera del cioccolato, e i banchi da cui sei passato per arrivar fin qui hanno levato al cielo un odore che non lasciava certo indifferenti, fra la frutta e gli utensili e altre notevoli sculture.
Ti può capitare allora di appoggiare i gomiti alla botte e affondar la faccia - il posto si chiama Tamburini, ed è una salumeria, gastronomia, enoteca, di tutto un po' - nel dorso delle mani, mentre il sole, per quanto può farlo, ti scalda: tu apprezzi e resti lì, e tra gli altri passa un ragazzo - un basco magari da donna sulla testa, un cappotto di maglia di lana molto probabilmente da donna infilato, un foulard quasi sicuramente da donna al collo, una borsa sicuramente da donna nella mano; parla al cellulare, quella voce un po' così; ti sembra anche abbia gli occhi sottolineati a matita: tu ti gratti la barba e sorridi, mentre arriva il tuo tagliere il tuo pane e il tuo calice e una donna petulante col marito e un cane nero e marrone – un cane di dubbio gusto anche nell'abbinamento dei colori, parrebbe, non fosse che a quanto ne sai i cani vedon tutto in bianco e nero e quindi cosa ne può sapere lui, dei colori – che si chiama Lapo si fanno spazio per arrivare alla botte dietro la tua e sedersi, la donna che comincia a armeggiare col fungo perché dice che ha freddo e se quello non parte lei s'alza e se ne va - il sole, quel sole, a lei non basta, povera donna. Lapo, per conto suo, s'è già posizionato sotto il tuo sgabello, e quando il fungo si accende ti senti anche il debole caldo sulla schiena, la donna che ti chiede cos'hai ordinato, tra il gentile e l'inquisitorio.
Rispondi, sorridi, guardi Lapo lì sotto, che molto probabilmente è un cocker o uno spaniel o quel che diavolo vuole, ma non abbaia né sbava e questo è quel che conta: ti senti avvolto in una specie di cristallo di felicità, come esser dentro una caramella ripiena. Condivideresti qualsiasi cosa, in quel momento, e ti dici che la vita non fa poi così schifo e ti senti così pieno di non so bene quale sensazione e gentilezza e felicità e disponibilità: è un'atmosfera magica e forse dipende tutto dal tempo, non ti saresti mai detto metereopatico e invece pensa un po' alle volte, la vita, ti vien da pensare, mentre affetti la finocchiona e la avvolgi alla forchetta toccandola appena nell'aceto balsamico e poi via di piacer del palato - bravo Lapo, stai lì, mentre io levo questo pecorino, magari la coppa o quello che è questa roba strana te la passo, se la padrona non se ne ha a male!
Se poi mentre torni, dopo aver preso l'autobus al volo, come per caso, senza nemmeno dover attendere un minuto, ti capita anche di leggere che in zona si dà inizio ad un corso per Tecnico Superiore della Logistica Integrata e delle Spedizioni, e che questo tizio è un tale che opera all'interno di imprese industriali e aziende di servizi, nell'ambito della pianificazione, della gestione e del controllo dei flussi fisici dei beni e delle relative informazioni a partire dalla fornitura iniziale fino alla distribuzione finale, e che – bontà sua - ha una visione sistemica del ciclo logistico ed è in grado di gestire relazioni con gli altri attori del canale, sia all'interno che all'esterno dell'azienda; beh, se c'è anche questo, allora ti dici proprio che è stata una gran bella giornata, cazzo, mentre la ragazza seduta sul seggiolino di fronte si chiede probabilmente se sei scemo, a ridacchiare in quel modo mentre leggi quella pubblicità messa sopra la sua testa.
Probabilmente lo sei, e hai perso su tutta la linea, da sempre; ma non è che conti poi granché, no, oggi proprio no; che ostenti pure, lei, il suo sguardo fra l'imbarazzato lo schifato e il fisso, davanti a sé, e che tu non sia né oggi né mai un Tecnico Superiore della Logistica Integrata e delle Spedizioni: arriva la tua fermata, scendi, continui a ridere; buon proseguimento.
E buona fortuna, a chiunque faccia quel
corso.

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