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luglio 28, 2010

IO VOGLIO
Io voglio non dire più io vorrei, ma io voglio.
Questa, in soldoni, la conquista più grande che qualcuno più fare, il cuore di un esercizio su se stessi che tanto poco sembra e invece tanto significa.
Definire ciò che si vuole è passare oltre quel confine sottile ma solidissimo fra quell'indefinito personaggio con cui tendiamo nostro malgrado a farci vedere, vivendo la nostra vita attraverso ciò che gli altri si aspettano da noi, e il nostro cuore vero; è un rientrare nell'io, andare in stazione e vedere quali treni passano, sapendo che alla fine passerà quello giusto per te, e tu sarai lì. Nel frattempo aspetta. Hai pensato, sei stato bravo; adesso aspetta. Nel frattempo, magari, digiuna; ti faciliterà le cose.
Poi, una volta definito un obiettivo è tutto più facile:
“[...] se tu getti una pietra nell'acqua, essa si affretta per la via più breve fino al fondo. E così è di Siddharta, quando ha una mèta, un proposito. Siddharta non fa nulla. Siddharta pensa, aspetta, digiuna, ma passa attraverso le cose del mondo come la pietra attraverso l'acqua, senza far nulla, senza agitarsi: viene scagliato, ed egli si lascia cadere. La sua meta lo tira a sé, poiché egli non conserva nulla nell'anima propria, che potrebbe contrastare a questa meta.
Questo è ciò che Siddharta ha imparato dai Samana. Questo è ciò che gli stolti chiamano magia, credendo che sia opera dei demoni. Ognuno può compier opera di magia, ognuno può raggiungere i propri fini, se sa pensare, se sa aspettare, se sa digiunare”
...be', non sto a citar la fonte, non credo serva.
Per quel che riguarda il personaggio che fa da schermo o protezione – più spesso (sempre) da prigione – all'io, al puro amore, al nostro nucleo, all'Es – chiamatelo un po' come vi pare – si ricordi sempre che è niente più che una maschera, ed è attraverso quella maschera che noi mostriamo all'esterno che riceviamo dagli altri: un po' per nostra natura e un po' per convenzione, siamo comunque costretti alla relazione, di qualsiasi tipo essa sia; quindi, sono per certo importanti anche i messaggi che questa maschera manda all'esterno. In base al tipo di messaggi lanciati (e si ricordi sempre che l'ottanta per cento dei messaggi che mandiamo sono messaggi non verbali), il mondo esterno si rapporterà a noi.
Questo significa imparare a interagire col proprio personaggio (o coi propri personaggi), e non lasciarsi da esso tiranneggiare, il proprio io rinchiuso in un muretto e quello che furoreggia, magari comandato dalla mano altrui. Sei tu, col tuo io, che stai dietro al personaggio e lo dirigi; è lui che è una marionetta. La mano lì dentro è quella del tuo cuore, non quella degli altri.
Tutto questo, sempre tuttavia ricordando che esistiamo per noi stessi, indipendentemente da qualcuno che ci dà attenzione o importanza; da qualcuno che ci riconosce (tra l'altro: per lo più riconoscono il personaggio; quindi riconoscono qualcosa che non esiste), da qualcuno che ti calunnia, da qualcuno che ti concede i suoi favori sessuali, da qualcuno che in qualche modo si rapporta a te.
Questo è il modo orizzontale - da pari a pari, dove il pari parte tua che si rapporta non importa sia il tuo io:  può anche essere un personaggio, ma un personaggio tuo - di porsi, laddove quello del personaggio comandato dall'esterno è verticale, dall'alto in basso: il bambino che guarda in su verso l'adulto e freme; qualcuno che vorrebbe qualcosa ma non osa; qualcuno che attende speranzoso (e di sicuro di lì a poco frustrato).
Vedendoti per te stesso, rientrando nel tuo cuore, nel puro amore di cui siamo fatti puoi facilmente capire cosa ti serve, cosa cerchi, cosa vuoi e cosa non vuoi (avviso: distruggere è sempre più agevole che costruire, quindi è normale che la seconda sia più facile).
Ciò, oltre a quell'espansione verso il ricongiugimento (yin e yang se dir si vuole, ma anche Platone non è così lontano), che è naturale aspirazione di ogni nucleo, di ogni io.
Diciamo che al di là dell'Eterno, il contingente sarebbe alla portata: la strada è tracciata e disvelata. Un passo è fatto, e ti basta camminare. Vuoi arrivare fin lì? Accomodati. Prenderti cosa ti spetta, se sai cos'è, è anche possibile.

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