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novembre 28, 2006

I FIORI CI PARLANO
Ma che cazzo c’avranno tanto da dire?
Quante volte a scuola v’hanno detto che la rosa era la regina dei fiori? Quante volte v’hanno interessato (o tediato, se eravate baNbini malvagî) parlandovi di un mysterioso quanto fantomatico linguaggio dei fiori? Quante volte avete costruito una città coi LEGO divertendovi poi a devastarla come se foste GOZZILLA? (Non c’entra niente, ma magari l’avete fatto anche voi, e potete capirmi meglio quando vi dico che son triste perché mi tocca lavorare). Ebbene, questa rubrica serve a darvi le risposte, prima fra tutte che se la rosa è la regina dei fiori, il tulipano è il re, e quindi le è infinitamente superiore. Toh, così. Inoltre, i giaggioli vanno innaffiati spesso, e sulle calle ci vanno i maggiolini e ci càano. Evitare le calle, quindi. E non pisciare sui giaggioli, che non va bene.
Sapete già tutto, dunque? No, perché vi manca ancora…
 

La Neppitèlla!
Se la rosa è la regina e il tulipano è il re (almeno ciò stabilisco io, a mio arbitrio e capriccione), la Neppitella è chiaramente la drag-queen dei fiori, nonché il fiore del manfruito moderno. Originaria di Cocquio, posto che più del cazzo non mi riesce di pensare, in provincia di Yanosh (sì, quello che pilotava gli Astrorobot), la Neppitèlla cresce ormai un po’ ogni dove e lancia il suo richiamo oscenamente effeminato:
“yuuh-uuuuuuhhhhh!”
E giù a spandere quintalate di profumo dozzinale nell’aria circostante. Utilizzata nella produzione del borotalco rosa e del fard aromatico utilizzato, fra gli altri, da Solange e dal Maestro Zeffirelli, la Neppitèlla va recisa senza pietà veruna, proprio come il Velucchio e il Giulebbe Piastrellato, che son usi soffocare o comunque reprimere le altre più nobili piante tipo il Narciso Gamellone e il Gladiolo Salvatico. Questo almeno secondo i rigidi dettami di mons. Mansuetone Scatizzy, vescovo di Cocquio e Circondario (nel circondario di Cocquio, appunto) la cui epistola in merito incontrò l’opposizione di alcuni cittadini e autorità, al che il Monsignore di cui sopra reagì con misura scrivendo un'altra lettera aperta dicendo a chiari motti che lui è un cittadino come gli altri solo un po’ più grasso vestito di nero e viola e con un Crocione sul petto che paga le tasse e che ha quindi pienissimo diritto ad esprimere un’opinione, non foss'altro per la sua mysura e ponderatezza. Accompagnò il suo gesto ad una foto in cui pestava con violenza e sprezzo piante di Neppitèlla che aveva in giardino, piantate da qualche buontempone a tradimento, più un’altra immagine con lui vestito da Yattaman che usava il frullino con frenesia somma pei giardini della Curia. Il secondo invio fu un tragico errore, e servì quindi per alimentare la leggenda secondo cui la Neppitèlla porta anche una tremenda sfiga, nonché per cassarla da ogni dizionario mytologico, per cui a tutt’oggi desso (indegno) frutto della terra non appare più in nessuna Cosmogonia.
Inoltre, c’è anche chi la usa – ma si tratta perlopiù di atei e sobillatori prezzolati, gente che ama andar contro l’autorità costituita e teocratica voluta direttamente da dio o anche da un suo cugino ora non ricordo bene – c’è chi la usa, si diceva, come aromatico nei ballotti, ma ci son studî che sconsigliano questo costume, giacché la Neppitèlla parrebbe esser tossica e dannosa. Gli studî in questione son tutti a firma Scatizzy, il Vescovo, Mansueto, LoScatizzi, il Curulo. Ah, le coincidenze!
E alla Neppitèlla non resta che dirvi, quindi:
FIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII
Che tradotto significa:
STRONZIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII

2 commenti:

muflons ha detto...

muuuuuuuuuuuuuuuuu

vita di merdaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

ciofo ha detto...

vero verissimo! la citazione: "sai che per questo potrei mandarti a far nepitella nel granchenion?" e' infatti attribuita propyo allo Scatyzzi e poi ripresa da (omissis) cosi' per far del sottile anticlericalismo.