PUBBLICITÀ PROGRESSO
...sapete voi che dei tanti CRANI che qualcuno (non so, ve lo fate mai un esamino di coscienza? Berlusconi, Bondi, Cicchitto, Alfano, Gelmini, Brambilla, Gasparri, Schifani, Carfagna, Feltri, Castelli, Scajola, Mastella, Belpietro, Capezzone, Calderoli, Bonaiuti, Verdini, Zaia, LaRussa, Frattini, Bossi padre e figlio, Rotondi, Maroni, Prestigiacomo, Santanchè - tutta bella gente che è al governo, o comunque ha incarichi di responsabilità, o comunque ancora ha la facoltà di decidere su temi e questioni importanti & delicate. Fermatevi un attimo a riflettere, per cortesia: Vi fareste mai governare da uno qualunque di questi individui? Dareste mai a qualcuno dei sopraccitati un incarico di responsabilità? Deleghereste ai medesimi qualsivoglia cosa in nome e per conto vostro, o dell'interesse pubblico o del bene comune? Nella vita, le risposte a volte sono facili; più difficile è porsi le domande giuste!); sapete - dicevo - che di tutti questi qua, che qualcuno ha scelto, votato e (direttamente o indirettamente) messo su qualche importante poltrona, l'ultima costruttiva, istruttuiva, illuminante proposta di tal Gasparri Maurizio - ad oggi capogruppo dei senatori PdL (!) e già ministro delle telecomunicazioni, sottosegretario agli Interni, deputato AN, militante MSI, temp'addietro nel Fronte della Gioventù/Azione Giovani - è quella di carcerazione preventiva dei manifestanti, perché tra loro "si nascondono potenziali assassini e del resto si sa chi c'è dietro le violenze di Roma, qui ci vorrebbe un altro 7 aprile 1978" (era 1979 tra l'altro, ma perché pretendere da un tizio in gioventù soprannominato carrierino dei piccoli, e la cui espressione tra l'altro parla da sola)?
O che il ministro dell'interno Maroni parlava di estendere il DASPO previsto per gli ultras ai manifestanti di piazza?
(No, siccome funziona, sai...)
E tutto questo, in vista dell'approvazione al senato della riforma dell'Università - semplicemente, ultimo scellerato atto in ordine di tempo di un governo non-governo che si è autoproclamato del fare e che di tutto fa, ma non per chi dovrebbe, e chi non è d'accordo è un dissidente in malafede, al soldo dei comunisti.
Peraltro, già Ignazio LaRussa qualche giorno fa aveva più volte interrotto uno studente ad AnnoZero, ribadendo che per lui bastava così, per lui anche se non continuava era lo stesso, ed era una vergogna permettere simili comizi, eccetera eccetera.
E per tacer del Boss lui medesimo in persona, che degli studenti che contestano e in generale dei manifestanti - lungi dal condividere un apprezzabile adagio presidenziale che più o meno ammonisce sul fatto che "dai cortei dei giovani [venga] un significativo malessere, da non ignorare" - dice che farebbero meglio a corteggiar le ragazze e via così.
Liberali, pronti al confronto, seri, garantisti.
Tra le molte altre qualità di lor signori.
L'estremo che avanza, travestito da nuovo (nemmeno il vecchio: pure peggio!).
Ce li avete messi voi, che ci siete cascati. O - peggio - che avevate qualche interesse/naturale inclinazione a tutto questo.
Bravi.
(e non me ne frega un cazzo se con discorsi del genere uno può dare il suo modesto contributo a dividere ancor più il paese: lo sbarramento manicheo giusto/sbagliato, o con me/o contro di me, santi/dannati, l'hanno messo più o meno programmaticamente in piedi loro.
A me restate estranei quanto un gippone parcheggiato di traverso su un'aiuola.
Con voi niente a che fare. Mai).
Un'operetta vana & inconcludente - Odio il 90% delle persone che conosco. E anche di quelle che non conosco, senz'altro.
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dicembre 20, 2010
dicembre 17, 2010
AMO ET ODIO
...ce l'avevano in tanti accanto al profilo, tempo fa, sui blog. Il popolo dei blogghettari, internauti, originaloni e quant'altro ama di queste cose settoriali e apodittiche al tempo stesso.
Indi per cui, essendo io uno dei summentovati, sol più stupido & frustrato, magari più patetico, chi sono per esimermi?
amo
Niente, son arido.
odio
(ma l'odio non sarebbe un sentimento totalizzante, qualcosa che ottunde et assorbe tutto il resto, impedendo di veder le cose quali in realtà sono? Se io dico odio questa cosa, in realtà non faccio altro che vedere questa cosa e nient'altro, facendoci confluire tutta la mia attenzione ed energia e di fatto compiendo un'azione esattamente contraria a quella che dovrebbe scaturire dal mio io nel momento in cui sto avendo davanti una cosa che spiace, nuoce o comunque dà noia: dandogli tutta l'attenzione che invece non dovrebbe meritare. Tutto giusto, ma è uguale, cazzo, quindi:)
odio
Odio quando sto parlando con - poniamo - x; sto dicendo: sai y? ha fatto questo, questo e quest'altro. Oppure: son stato lì, ho visto questo, questo e quest'altro. Arriva - poniamo - z. Non c'entra nulla con quello che viene detto, sente a malapena una parola, ma comincia insistentemente a intromettersi, perorarando: chi? cosa? chi è questo? che ha fatto? cos'è? come mai?
Solitamente a questa gente impazziscono orgasmicamente tutti i ricettori sensoriali quando captano le incaute parole: è morto. Salvatevi a quel punto dall'entrante e pernicioso flusso di domande, inserimenti molesti e via così.
Odio quando stiamo parlando - poniamo, ancora - io e x. X vede z, che conosce, proprio mentre stiamo dicendo qualcosa. X sgrana gli occhi e urla qualcosa tipo ooooooooo ciaooooooooo, e si corrono incontro e cominciano a ciaccolare, ridere, eccetera e tu resti lì, magari stavi pure dicendo qualcosa d'interessante. Z non se ne va e i due si estraniano in una posticcia conversazione che non c'entra nulla, piena di complicità spesso forzate o comunque fuori luogo. Solitamente z pare un buzzurro modaiolo arrogante plastione e festaiolo (idem al femminile).
Odio fare un lungo discorso a un qualsivoglia interlocutore, tipo anche davanti a me, poi quello mi guarda e fa: "eh?".
Odio quando corri e ti sembra d'averci qualcosa nella scarpa che ti male. Ti fermi sistemi la scarpa, fai due passi senza correre. Tutto ok. Riparti. La scarpa ovviamente ti rifà male. Ti fermi, la levi la scuoti, tiri il calzino, la rimetti, dici: aaah, ora sì. Riparti. La scarpa ti fa male esattamente come prima.
Odio quando - poniamo (ancora?) - x ti racconta i suoi mille aneddoti di vita, e a te non te ne frega un cazzo, o magari stai solo cercando di fare qualcos'altro, che ti sembra infinitamente più importante, utile e interessante. E poi, in definitiva, non te ne frega un cazzo di scipiti e triti aneddoti sconclusionati, che cominciano con ai tempi d'oro, ai miei tempi, quando ero a Cancun (potrebbe anche esser Peccioli, fa lo stesso), e via così.
Idem per quando - cioè, odio quando: - qualcuno sia x, y, z o macì o maciò, si lamenta. Oh, cazzo, come non sopporto le lamentele a vuoto, continue, lagnose, bubanti, compatìtemi, e io di qui e io di là, povero me povero me, povero me. Ecce homo, miserere, cazzi vari.
Odio quando ti tocca interessarti di cose di cui non ti interessa un cazzo, come ad esempio di un qualche articolo di cronaca locale su una retata o su una polemichetta di un piccolo comune per una viabilità o due strade scassate o una pista ciclabile. Sai che l'Iran c'ha l'atomica, o che Obama ha perso le mid-term, e devi anche far finta col tuo capo che t'interessi questa roba.
Odio una netta inflessione dialettale, qualunque essa sia. Per tacer del dialetto vero e proprio.
Odio quando - poniamo - x ti offre una cosa. Tu dici: no, grazie..., x te la offre di nuovo. Tu ancora: no, davvero, no. Ma che mi ci vuole, dice x, dai. No, no, non importa, no... Davvero? Sì, davvero (cazzo). E poi di solito x procede. E ti porta/offre/dà quella cosa.
Odio la neve, gesùssignore, quanto la odio, la neve.
Tutto sommato odio proprio un sacco di cose. Son veramente un essere spregevole, date anche le premesse.
Bah, mal per chi mi conosce, e vaffanculo.
OH, MA BUON NATALE, EH?
Già, ma quanto odio anche il Natale...
dicembre 14, 2010
La vergogna del rendersi conto che il vecchio adagio sul peggio che mai ha fine è tragicamente vero è una vergogna di tipo diverso, con più rabbia, più frustrazione e - si può senz'altro immaginare - più godimento di chi, impunemente, alla faccia nostra, rubicondo e altezzoso, sta dall'altra parte.
Brucia tremendamente, e dà un senso d'impotenza quantomeno sconfortante: considerare che nani (quantomeno due), guitti di corte (parecchi), zoccole (idem), con tutti i loro raggiri e maneggi, i loro interessi in conflitto e le loro disonestà, le furbate le feste e le scandalose ricchezze (materiali, ma poco ci consola una presunta povertà d'animo); che gente tal questa, insomma, venga salvata principalmente da acquisti fatti nell'opposizione - l'opposizione, coloro i quali, come il loro appellativo certo suggerirà, avrebbero dovuto contrastare, arginare, ribattere un punto per ogni punto di un programma di governo che non è mai esistito, e si è fondato toto coelo sull'identificazione della cosa pubblica e del suo bene con l'interesse privato ed individualissimo di chi, di riffa o di raffa, è stato chiamato ad amministrarla o, per meglio dire, a metterci le mani sopra - tutto questo, insomma, è qualcosa che va al di là di ogni ben descrivibile stato d'animo, e dovrebbe appunto insegnarci una volta di più che al peggiore, variazione sul tema, la fine non è data, tanto più considerando la natura concreta - tra mutui, favori, eccetera - di simili acquisti, condotti in un modo smaccatamente rozzo e al limite (?) della corruzione.
È nemmeno la frutta: è l'ammazzacaffè!
È il re che potrebbe respingere i marcianti su Roma con un gesto della mano, e che invece va ad aprir loro le camere.
È il vecchio che permane, con i suoi sordidi agganci ed affarucci, però niente niente più meschino.
È la solita vecchia Italietta che si vorrebbe tanto vedere vestita di nuovo (semplicemente: più volgare e grossolana, in canotta Dolce&Gabbana, pareo Roberto Cavalli e occhiali scuri - veline drogate sullo sfondo e anziani satiri poltroniformi dediti al Viagra) ma che resta fondata sugli -ismi consueti: clientelismo, trasformismo, nepotismo. E su tutto, sua maestà il privilegio, per voialtri, classe eletta (da noi) e deputata (a cosa? A farvi belli & agiati a spese nostre?).
È - in definitiva - l'italia degli stessi costumi, che un tempo lontano aveva il volto di Agostino DePretis, e poi di mille e mille altri ancora, fino a Mastella e Capezzone - per dire, eh? - ed oggi s'invera nelle facce (invero, da culo) di Maria Grazia Siliquini e Catia Polidori (ex FLI), Massimo Calearo (ex API), Bruno Cesario (ex PD), Domenico Scilipoti (ex IDV!). E poi ancora Giampiero Catone (ex FLI), Maurizio Grasssano (ex Liberaldemocratici), Antonio Razzi (ex IDV), l'ignavo Silvano Moffa (ex FLI, astenuto).
Brucia, sì. E brucia - infine - ancor di più perché è una bastonata sui denti, una tremenza mazzata a qualcosa che ha cominciato a muoversi, forse, chissà, magari, bisognerebbe (e una cosa così purtroppo non gli giova) non degenerasse - un po' di piazza vi ci vorrebbe proprio, cara casta d'inettitudine e inefficienze.
Dimettersi ora vorrebbe dire consegnare l'Italia in mano alle sinistre - e allora, cazzo di nano plastificato? Qual o dove è il problema? Quand'anche ci fosse qualcuno di sinistra, moderata estrema spuria mista alleata scesa a patti storica extra-parlamentare democratica marxista-leninista, farebbe peggio?
S'era mai visto qualcosa di simile?
E adesso - ma davvero nessuno ha detto niente, su questo? - richiudete un altro po' le camere, che avete lavorato pure abbastanza.
E poi tanto non c'era niente da fare, avete già fatto tutto, non vorrete mica limitarvi al già optimo break natalizio?
E poi, gli incontri istituzionali (vero, sindaco Renzi?) possono esser benissimo condotti nelle residenze private, no?, (e dopo, bunga-bunga per tutti, magari?). D'altra parte, se le escort si fan viaggiare sui voli di stato... la proprietà transitiva vorrà pure dir qualcosa, no?
Che Babbo Natale vi porti via e vi regali a qualcun altro, Cristiddio!
O vi uccida, faccia un po' lui. Ma via di qui, cazzo.
novembre 28, 2010
Il vuoto dentro, una volta riempito, dà una sensazione di felicità o magari completezza, con qualche incrinatura in pochi ma costanti episodi: i primi tempi di un matrimonio o di un amore; la nascita di un figlio; una possibile crisi di qualche età in cui puoi renderti conto di esserti modellato tuo malgrado su questo riempimento, magari troppo, o troppo a lungo. Dei tre, il secondo è l'episodio che ha più alte probabilità di verificarsi. Troppo ovvi motivi; ma solitamente resta episodio - un po' più lungo, con qualche strascico, ma più che altro aumenta l'affanno del vivere, una certa rabbia, un po' di angoscia, che magari viene compensata trasferendo aspettative e desideri di realizzazioni, affermazioni e scalate che nemmeno sapevi di avere in chi ha ingenerato il processo. Il primo è nulla più che un idillio - bello, intenso, pulito, di pura felicità: come neve, copre del tutto il vuoto e quel che magari lo ha riempito; ma, come neve, fa anche presto a sciogliersi. Il terzo è l'episodio più complesso, perché riguarda proprio la persona, che si riscopre come tale: se ti affacci sull'orlo vedi quello che era il vuoto e ciò che esso contiene, e di per certo non ti piacerà. È un farsi una domanda su se stessi, sulla propria identità, un indagare su qualche cosa che spesso porta al niente o che comunque è veramente troppo difficile da chiarire. Si può anche andare in pezzi, andare in pezzi per davvero.
Bisognerebbe forse non farsi domande, marciando dritti verso il tritacarne che c'è alla fine, ogni tanto magari sostando nelle oasi che ci son date o che magari ci creiamo e che riempiamo con le nostre aspettative? È questa la felicità?
Siamo solo esseri desideranti, e il concetto di realizzazione è totalmente illusorio, niente più che una tensione, una meta - il nulla, in realtà, verso cui tendiamo inutilmente, restando dei vuoti che si illudono di desiderio e aspettativa - pura energia che ci danneggia, o c'è qualcosa di più?
Lo vedo dalla finestra della camera: oggi fuori piove, e il cielo è grigio. Molto grigio.
novembre 27, 2010
EPIFANIE (FORSE, QUASI)
Ti può capitare di essere a Bologna, e girare tra Torri Asinelli Nettuni e Berengarî (tra l'altro, notevole la torre Azzoguidi, così detta probabilmente dal modo in cui si rivolgeva il capofamiglia al rampollo della stessa, commentanto la frequenza con cui a quest'ultimo alla guida d'una Mini o d'un Gippone, veniva ritirata la patente - alle volte, a sperdersi nei vicoli!) così, senza meta né scopo, da un portico all'altro, la gente che passa veloce e tutte le 'e' al contrario. Anche se magari ti maledici perché ti sei scordato la macchina fotografica in hotel e – ovviamente – è una giornata limpida e serena (il giorno dopo, pioverà, stanne pur certo), una di quelle giornate invernali in cui l'aria ricorda le mele croccanti e l'odor delle frugiate, per caso ti trovi a passare sotto un portico antico, il palazzo di Re Enzo, san Petronio in restauro, via Pescherie Vecchie e poi la via degli Orefici, e senza nemmeno renderti conto sei seduto a una botte, fuori, solo, in attesa di un tagliere misto salumi e formaggi con spruzzata d'aceto balsamico e un cestino di pane dalla strana consistenza nonché probabile presenza di ciccioli nell'impasto, e guardi le persone e tutti ti sembrano più belli, mentre un cameriere con la barba ti consiglia un calice di Montepiròlo rosso e ti dice son burbero e grezzo però son simpatico - in realtà nemmeno lo dice a te, ma a due ragazze sole sedute due botti più in là; ma fa niente, a te ha solo consigliato il vino e tanto ti basta, il simpatico lo faccia con loro, certo. Per inciso, poco oltre c'è anche una fiera del cioccolato, e i banchi da cui sei passato per arrivar fin qui hanno levato al cielo un odore che non lasciava certo indifferenti, fra la frutta e gli utensili e altre notevoli sculture.
Ti può capitare allora di appoggiare i gomiti alla botte e affondar la faccia - il posto si chiama Tamburini, ed è una salumeria, gastronomia, enoteca, di tutto un po' - nel dorso delle mani, mentre il sole, per quanto può farlo, ti scalda: tu apprezzi e resti lì, e tra gli altri passa un ragazzo - un basco magari da donna sulla testa, un cappotto di maglia di lana molto probabilmente da donna infilato, un foulard quasi sicuramente da donna al collo, una borsa sicuramente da donna nella mano; parla al cellulare, quella voce un po' così; ti sembra anche abbia gli occhi sottolineati a matita: tu ti gratti la barba e sorridi, mentre arriva il tuo tagliere il tuo pane e il tuo calice e una donna petulante col marito e un cane nero e marrone – un cane di dubbio gusto anche nell'abbinamento dei colori, parrebbe, non fosse che a quanto ne sai i cani vedon tutto in bianco e nero e quindi cosa ne può sapere lui, dei colori – che si chiama Lapo si fanno spazio per arrivare alla botte dietro la tua e sedersi, la donna che comincia a armeggiare col fungo perché dice che ha freddo e se quello non parte lei s'alza e se ne va - il sole, quel sole, a lei non basta, povera donna. Lapo, per conto suo, s'è già posizionato sotto il tuo sgabello, e quando il fungo si accende ti senti anche il debole caldo sulla schiena, la donna che ti chiede cos'hai ordinato, tra il gentile e l'inquisitorio.
Rispondi, sorridi, guardi Lapo lì sotto, che molto probabilmente è un cocker o uno spaniel o quel che diavolo vuole, ma non abbaia né sbava e questo è quel che conta: ti senti avvolto in una specie di cristallo di felicità, come esser dentro una caramella ripiena. Condivideresti qualsiasi cosa, in quel momento, e ti dici che la vita non fa poi così schifo e ti senti così pieno di non so bene quale sensazione e gentilezza e felicità e disponibilità: è un'atmosfera magica e forse dipende tutto dal tempo, non ti saresti mai detto metereopatico e invece pensa un po' alle volte, la vita, ti vien da pensare, mentre affetti la finocchiona e la avvolgi alla forchetta toccandola appena nell'aceto balsamico e poi via di piacer del palato - bravo Lapo, stai lì, mentre io levo questo pecorino, magari la coppa o quello che è questa roba strana te la passo, se la padrona non se ne ha a male!
Se poi mentre torni, dopo aver preso l'autobus al volo, come per caso, senza nemmeno dover attendere un minuto, ti capita anche di leggere che in zona si dà inizio ad un corso per Tecnico Superiore della Logistica Integrata e delle Spedizioni, e che questo tizio è un tale che opera all'interno di imprese industriali e aziende di servizi, nell'ambito della pianificazione, della gestione e del controllo dei flussi fisici dei beni e delle relative informazioni a partire dalla fornitura iniziale fino alla distribuzione finale, e che – bontà sua - ha una visione sistemica del ciclo logistico ed è in grado di gestire relazioni con gli altri attori del canale, sia all'interno che all'esterno dell'azienda; beh, se c'è anche questo, allora ti dici proprio che è stata una gran bella giornata, cazzo, mentre la ragazza seduta sul seggiolino di fronte si chiede probabilmente se sei scemo, a ridacchiare in quel modo mentre leggi quella pubblicità messa sopra la sua testa.
Probabilmente lo sei, e hai perso su tutta la linea, da sempre; ma non è che conti poi granché, no, oggi proprio no; che ostenti pure, lei, il suo sguardo fra l'imbarazzato lo schifato e il fisso, davanti a sé, e che tu non sia né oggi né mai un Tecnico Superiore della Logistica Integrata e delle Spedizioni: arriva la tua fermata, scendi, continui a ridere; buon proseguimento.
E buona fortuna, a chiunque faccia quel corso.
novembre 25, 2010
...solo due parole, per esprimer solidarietà a chi sta occupando pacificamente scuole, università, luoghi d'interesse, eccetera, eccetera: se alla fine questo governo personale condotto da un caudillo in plastica & crine cadrà, magari portandosi appresso tutte le sue troie i suoi tirapiedi e le sue nefandezze, sarà assai più merito vostro che non della parte produttiva e cosiddetta "grande" della popolazione italica, (e avrete certo notato che non ho menzionato classi politiche di sorta).
Per dire, no: alle volte, non son solo i soldi che muovon - non dirò le idee; quello mai, o quasi - le azioni.
E sugli effetti dell'utilizzo di un cervello, meglio se proprio, non starò a perorare ulteriormente.
E, infine, due ciaffate a Emilio Fede - sia pure brutto a dirsi - non ci dispiaccion nemmen tanto. Certo, se il buon Giuliani, lo stesso dell'amaro, omonimo, quello che un tempo il salvatore nano della patria bevve a nostra salvazione, gli avesse buttato due monete ("toh, pezzente, còmpratici la dignità!"), sarebbe stato men greve e più adeguato, penso. Ma sul momento... l'emozione, l'agitazione, la cosa all'improvviso - scusiamolo via; siam malvagi comunisti, in fondo!
E chissà che fine ha fatto, a tutt'oggi, il perfido attentatore di Belpietro.
Vittima anche lui del clima d'odio posto in essere così, tanto per fare - come tutti, peraltro, fino ai mistificatori di Ballarò e l'armeria dei gladiatori a Pompei, venuta giù perché l'odio fa umidità.
novembre 17, 2010
In principio c'è una macchina da caffè espresso, nera e cromata.
Il caffè che ne deriva è qualcosa di osceno: acidulo, aggressivo, forte. Non buono né per lo stomaco né per niente altro; ma crea un attimo di pausa, un'oasi, un'illusoria stasi, ed è per questo ben accetto e vieppiù richiesto.
Comunque sia, la macchina funziona a cialde. Sul davanti c'è un'apertura, con lo spazio circolare del filtro, su cui viene adagiata la cialda. Sotto il basamento (e scolatojo) del piedistallo su cui viene poggiato il bicchierino in plastica c'è un'apertura longitudinale, con un pomello che scorre in orizzontale, per azionare un meccanismo va a chiudere il filtro, chiudendolo e stringendolo sulla cialda inserita. L'acqua, scaldata da una resistenza, passa dal filtro e – divenuta la spiacevole bevanda scura di cui sopra – confluisce in un tubicino metallico che si conclude a cannella, sotto il quale viene messo il bicchierino, a raccogliere il risultato dell'operazione. Il tutto si aziona economicamente con un bottone.
La cialda, tonda, ha la polvere di caffè pressata e racchiusa in un involucro di carta velina, con una linguetta per poterla maneggiare ad agio. Tu scarti la cialda, la prendi per la linguetta, la inserisci nell'apertura e compi tutta la sequenza di azioni che ti portano alfin ad ottenere il pernicioso liquido nero con un po' di ambita (?) crema marron, racchiuso in un parimenti dannoso contenitore di plastica che come minimo rilascia chissà quali sostanze nocive.
A seguito di tutto ciò, e goduto del tempo in parentesi di una giornata solitamente molesta, sarebbe buona norma riaprire il filtro e togliere - prendendola per la linguetta - la cialda, la quale altrimenti potrebbe:
- restar pervicacemente saldata al filtro, che detto per inciso (com'è anche ovvio che sia), brucia;
- lacerarsi, rilasciando inopportuna ed abbondante dose di polvere di caffè umida per ogni dove.
Perché mai, dunque, ogni qualvolta che Tvbjngxya© si trova a – bontà sua – essere assente, o a non aver maneggiato la suddetta micidiale macchina si trova innanzi a una cialda secca, lasciata stretta nel filtro e con esso spesso tutt'una, e – beffa ancor più grossa – con la linguetta magicamente sul dietro del filtro, quindi del tutto irraggiungibile ed inutilizzabile?
Perché tale apparentemente inoppugnabile rigor logico non è sistematicamente fatto proprio né da MothorynoKïedithore© né da HangoshyaPhermanenthe©? Cosa le/li muove, in luogo d'esso? Cosa alberga nel di loro material grigio o presunto tale?
E perché cazzo Tvbjngxya© deve quindi ogni volta bruciarsi i DITINI® e invocare un notevole pantheon di santi e/o beati fra cui Sant'Onelio Pacilli, anni quarantatré barrato, benigno protettor dei tennici delle macchine da caffè e di chi lo invoca, e don Pulmino Moneglia, tutelare nume di chi nel culo se lo piglia?
novembre 14, 2010
non le tue arrabbiature,
non le tue relazioni sociali,
non il lavoro,
non il sesso,
non il cibo,
niente.
Non c'è niente di così importante.
Tutto può esser fatto passare, e niente ti resta
tranne te stesso.
Accetta sempre nella giusta misura,
senza che niente ti turbi troppo
o ti ecciti troppo.
Equilibrio:
altrimenti la linea con fulcro centrale che siamo,
penderà da una parte o dall'altra.
Distacco:
Prima accogli te stesso, cercati, trovati,
scopriti;
poi cerca -
se senti che qualcosa ti manca, (ammesso
che qualcosa ti manchi) - un'altra parte, qualcosa
da dividere con.
Mai il contrario:
ci si scopre sempre da soli e, in fondo,
siamo sempre soli, siamo sempre uno.
Impara ad apprezzarlo.
Il segreto è avere ottime fondamente
quando soffia il vento del cambiamento,
and may you stay
forever young.
Disinteresse, distacco, equilibrio -
in una parola, leggerezza:
e anche condividere sarà possibile.
La strada per la semplicità è un lungo cammino.
Che nessuno,
io per primo,
sa compiere fino in fondo.
novembre 13, 2010
ovvero
MA TIRATE FUORI UNA LEGGE, UN DECRETO, UN PROVVEDIMENTO, QUALCOSA PER IL PAESE, BUFFONI!
Il programma di Fazio e Saviano, Vieni via con me, invita Fini e Bersani in trasmissione. Levata di scudi dei vertici rai, col simpatico Masi in prima fila, perché la cosa andrebbe a violare, dando spazio solo ad una (una?) parte politica, quella che un tempo tutti indugiavano beati nel denominare par condicio (poi la moda è passata? Ora va tanto stalking, chissà se il prossimo autunno tornerà il rosa confetto e il pitonato).
Certo, vien da chiedersi se gli stessi avrebbero fatto altrettanto qualora Fazio e Saviano avessero invitato, chessò, Gasparri e Cicchitto, Calderoli e Bondi. Nel frattempo, però, crisi di governo all'orizzonte. Fini, dopo un decennio o due di amicizia e fedeltà quasi cieca, si accorge che Berlusconi fa schifo, e abbandona il carrozzone. Bravo Fini, nel paese dei ciechi il monocolo è re, si dovrebbe dire, mentre ci aggrappiamo a te e ai tuoi lindi e nuovi moralisimi, assai poco convinti che tu sia il salvatore della patria. Sfiducialo, che attendi ancora? Che denunci qualche altra tua magagna? A Casini gli c'era voluto meno: e che, sarai peggio di Casini? Chiudi la porta in faccia al piazzista e ai suoi tirapiedi, che hanno tra l'altro appena partorito una nuova brillante idea, presentando una mozione di fiducia in Senato. In pratica, danno fiducia a se stessi, una specie di training autogeno modello mantra manageriale d'alto rango - io sono un vincente, io sono un vincente, io sono un vincente. Il partito che è - fino a prova contraria - al governo; che ha la maggioranza, che detiene il potere legislativo, che dovrebbe quindi, in una parola, governare, redige un documento in cui dichiara di confermare ulteriormente la fiducia a... se stesso? Come siamo bravi, come siamo belli, vai capo siamo tutti con te. Un filino autoreferenziale?
Ha un senso che sia uno, una mozione di fiducia del PdL nei confronti del PdL?
Ma sarà che gli antiberlusconiani son tutti quanti accecati dall'odio, devoti fuori tempo al comunismo e alle sue degenerazioni e ai suoi giornali e ai suoi oscuri poteri asserviti, e ben fanno i Berlusconiani a notare come gli questi gettino subito la cosa sul personale. Da dove tanto odio? Perché lui vi sta così sul gozzo? Perché lo offendete in tutti i modi possibili?
Vedi, palle, a me di Berlusconi in quanto tale, il Berlusconi padre dei suoi figli e amico dei suoi amici, magari titolare dei suoi beni, del satiro che non accetta il decadimento fisico della vecchiaia e mente - per dirla con Luttazzi - anche nei capelli, non me ne frega proprio un cazzo, e non c'ho proprio nessun astio o invidia (neppure, per esser chiari, per la sua sfrenata vita sessuale tenuta alla faccia nostra con fîacce di plastica a mezzo di probabili pasticche e polverine magiche).
A me, a noi, interessa il fatto che questo tizio è un criminale, un affarista senza scrupoli che ha costruito un impero sul raggiro, sulla frode fiscale, su accordi con organizzazioni malavitose, sulla truffa e su inenarrabili illeciti. Nel momento in cui ha sentito un accenno di cappio stringersi intorno al collo suo e di chi a suo tempo lo proteggeva politicamente (Craxi, a cui oggi - caso strano - si vorrebbero tributare onori postumi), si è gettato a capofitto nell'unico buco ove avrebbe potuto trovar sicuro riparo: la politica, fatta stavolta direttamente e ad esclusivo uso & consumo dei propri interessi, come se - non foste manipolati da una tecnica (sia detto a vostro scorno!) nemmeno poi tanto sottile, che in maniera alquanto grezza vi vuole indurre a credere che i suoi interessi immediati e concreti siano i vostri e i nostri, e chi dice il contrario è un nemico del popolo e un bieco invidioso - potreste notar certo da soli.
Sfortunatamente, è piuttosto difficile scindere l'individuo Berlusconi da tutti i suoi reati, ed i suoi beni (ed anche i suoi figli ed i suoi amici, se si pensa a Marina A.D. di Mondadori, Piersilvio idem per Mediaset, e poi Confalonieri, Dell'Utri, Previti, il budello di so' madre vestita da Alemanno) dalle sue frodi, ma questo è nostro malgrado - e si può ben capire, penso - tutt'altro discorso.