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gennaio 07, 2011


Regola Numero Uno.
Vai in ufficio quando non c'è nessuno, così puoi non fare un cazzo tutto il giorno, e prendi le ferie quando ci sono gli altri, così questi faranno il lavoro al posto tuo(*).
Corollario alla Regola Numero Uno:
Bearsi quindi dell'imprevista sensazione di felicità che proditoriamente prende la bocca dello stomaco la sera prima, in luogo della dolorosa consapevolezza per la spiacevole et inevitabile costante che vi germoglia invece al solito - domattina vado a lavoro, sono felice, trallallero-trallallà; me ne starò lì, mi gingillerò tutto il giorno, campi sterminati di possibilità davanti a me, tutto il web da dragare e tanto, tanto caffè gratis.
Per tacer del senso di onnipotenza e autostima che ne nasce. Non sto facendo un cazzo da ben 8 minuti e sono comunque pagato dall'azienda. Sono un dio, sono potentissimo, la Forza è grande in me (ma, per un corollario di natura illustrata alla Regola Numero Uno, cfr. Dilbert, Adam Scott)
Controindicazioni alla Regola Numero Uno:
La reazione dell'establishment ad essa regola si dà nella misura in cui il o la tytolare – comunque sia, il superiore – constatando effettivamente come non ci sia un cazzo da fare, si sente, in modo svpremo, quasi mystico, in dovere di romperti i coglioni in qualsivoglia modo & maniera, ad esempio telefonandoti di continuo ponendo domande inconcludenti & manifestamente irritanti in merito a questioni evidentemente posticipabili, o marginali, o minori, o comunque sia meramente cavillose e gratuite, se non fuori luogo. Non aiuta in questo senso l'abbondanza di canali comunicativi odierni, per cui al più tradizionale mezzo telefonico possono ancor più agevolmente sostituirsi veicoli quali e-mail, skype, etc.
Nei casi di maggiori problemi personali (del tytolare, intendo) può anche darsi il caso che questi rinunci al suo/suoi giorno/i di ferie per presentarsi a sorpresa in ufficio, o comunque lasci artatamente in sospeso la sua presenza per tenere il sottoposto sulle spine, conduendo poi un agguato con arrivo di soppiatto e porta spalancata.
A quel punto, nel sottoposto, il senso di benessere della sera prima si tramuta improvvisamente in acidità di stomaco e bile, e la frustrazione montante continua vieppiù a salire, perché a quel punto deve far finta di lavorare senza aver nulla da fare, la cosa peggiore che può capitargli dopo un conflitto nucleare. Se anche questo triste stratagemma salta per manifesta impossibilità (voglio dire, se veramente non c'è modo di far niente), egli deve dar relazione a lui/lei, intavolando conversazioni di qualsivoglia natura ma comunque sia moleste.
Certo, a pensarci, il sottoposto potrebbe anche provar pena per questa persona, ma è giusto lo spazio di un attimo: piuttosto velocemente prevale la rabbia.
È anzi molto probabile che il sentimento di pena non si presenti neppure.


_______
(Note alla Regola Numero Uno)
(*) ringrazio l'amico (**) Enio Gambacciani per la formulazione compiuta ed articolata di simile concetto.
(**) amico: non avendo - come più volte trasparentemente ribadito - l'estensore della presente opera (?), amici, e ciò in grazia della sua natura diffidente, scontrosa, nonché livorosa in sommo grado, trattasi ovviamente di amico immaginario, col quale peraltro litiga comunque in continuazione, anche per questioni di poco o nessun conto.

dicembre 30, 2010

YOU GOTTA SERVE SOMEBODY / HEAVEN MUST BE A PLACE FOR THOSE WHO PRAY (ay ay ay)

Finisce un altro anno, e se dovessi perder tempo a classificarlo direi semplicemente che è stato come tutti. Né bello né brutto, progressi e regressi, quantomeno un affinare e definire un sentimento di generica rabbia che avevo e forse mi avvelenava la vita, considerandola quale essa è e di quale natura siano le cose che uno ci fa durante. Ora, non che questa rabbia non ci sia più o che non mi avveleni la vita; semplicemente forse me la avvelena meno, o forse nemmeno questo è vero, ma mi dà un illusorio senso di sospensione, stasi, pace. No, nemmeno questo è vero, o quantomeno è vero a scatti, ma insomma non ho di meglio da fare e poi intendiamoci: non che odi il mio lavoro.
(Quanto al mio lavoro, la cosa che attualmente è legata a me in questa precisa contingenza posso anche dire, per quel che può valere, che ho fatto chiudere l'anno con buoni risultati, la micragnosa ditta per cui lavoro ha fatto il suo anno migliore, come soldi, profitto, abbassamento dei costi, ricarico percentuale etc - e non ho nemmeno false modestie o scrupoli nel riconscere che è "merito mio", per quanto questo non venga riconosciuto o ricompensato e nemmeno m'interessi più di tanto, per quel - ripeto - che vale, giacché quasi ogni attività lavorativa è qualcosa di inconcludentemente ripetitivo e meccanico, e alla fine anche a esser particolarmente gnucchi in qualche modo ci si ammaestra. Quindi no, non che odi il mio lavoro particolare).
Voglio dire: non più di quanto potrei odiarne un altro qualsiasi, fosse anche fare il maniscalco o dondolare le scimmie o impilare cataste in qualità di impiegato del catasto. Odio l'idea stessa di lavoro, come questo è strutturato e cosa questo comporta: odio il fatto che sia così totalizzante e al tempo stesso così stupido e ripetitivo; che ci metta in modo coatto di fronte a problemi e persone dei quali niente ci interesserebbe e delle quali niente vorremmo con (in) noi.
Mi sembra uno stridente e insopportabile controsenso (purtroppo: un controsenso portante, come noi fossimo la vita e questo il pilastro, l'architrave, fate voi) l'esser costretto a passare, al giorno, più tempo al fianco di persone effettivamente estranee – magari rendendosi conto che, fossi libero, le mie strade prenderebbero direzioni molto diverse dalle loro – che non al fianco delle persone che per me contano, possano queste essere la moglie, la fidanzata, gli amici, i familiari, quel che si vuole.
Mi sembra francamente indecente che questa debba essere la regola, e che se da questa si deroga, sia solo per un periodo relativamente breve: un giorno di permesso, due giorni di ferie, una settimana di ferie, tre giorni di malattia: un'ora d'aria, due giorni di libertà, una settimana di libertà vigilata, tre giorni in infermeria. E poi via che si riparte, come di consueto: e siamo costretti ad approfondire la conoscenza di queste persone, magari conoscere per via di racconti, i loro racconti, le rispettive famiglie, i loro aneddoti, le loro avventure, le loro allegrie e le loro tristezze. Ti fermi a pensare: chi sono, loro (o anche: ma davvero sto perdendo il sonno per questo)? E non riesci a trovare una risposta soddisfacente o quantomeno non disperante, meravigliandoti nel contempo di quanto in là ti sei spinto e quanto poco ormai parli con tua moglie e quanto invece con loro; quanto poco conosci lei o i tuoi cari e quanto sai del figlio del tuo capo e delle vicende di vita vissuta della collega. Avverti che con loro non sei per niente a casa; eppure sei costretto a sederti, metterti comodo, infilar le pantofole, magari ridere di quel che avviene e comunque stare lì, al tempo stesso sentendoti un estraneo svuotato sul divano di casa tua.
Si dirà: e perché per tutti loro non sarebbe lo stesso? Non potrebbero esser soggetti frustrati e potenzialmente depressi allo stesso modo? Be', a parte l'ovvia considerazione che se così fosse il mondo sarebbe un posto parecchio (più) scuro e improduttivo, quel che mi vien da notare è che a), è scattato in loro un meccanismo di identificazione che li pone al riparo da tutto questo; b), semplicemente, non ci pensano. È il Grande Segreto, in fin dei conti: il mondo è una pagina bianca per ognuno di noi, e ognuno di noi ci scrive sopra la propria storia, che è fatta di scelte, conoscenze, interessi. Se ti fermi e ti guardi un attimo indietro, scopri che quasi mai sono le tue scelte, le tue conoscenze, i tuoi interessi. O quantomeno, una percentuale molto bassa è tua; ma il resto è indotto, frutto di costrizioni, ineluttabili logiche di vita. Se non ci fai caso; se non ti fermi, se non guardi indietro e ti perdi a soppesare, vivrai la tua vita con semplicità. (A me sembra limitatezza o povertà, ma in definitiva son solo parole, e quindi forse ha ragione chi macina e tira dritto e tra un cazzo e l'altro racconta di quella e quell'altra volta che).
Quanto all'identificazione, credo che essa sia il Male Supremo proprio perché non siamo più il nostro lavoro – non perlomeno in senso positivo, nel senso diciamo in cui poteva esserlo un artigiano di una corporazione medievale. Non lo siamo dal momento in cui questo è diventato una costrizione, la Costrizione (se vogliamo, l'estremo di una proporzione i cui termini più o meno potrebbero essere il lavoro sta alla vita come il cibo sta ai soldi); non lo siamo, soprattutto, nel momento in cui noi andiamo verso il lavoro: ci alziamo dalla nostra casa, ognuno per la sua strada (nessuno dei due coniugi/conviventi può nel mondo moderno restare a casa perché – al di là di ragioni più o meno materiali, che spesso comunque son sopravvalutate; più paura che altro – altrimenti scatterebbe una qualche forma di depressione, e questo tra l'altro l'ho sempre trovato profondamente significativo) e usciamo; usciamo per tutto il giorno, per andare a trenta/cinquanta chilometri di distanza a fare qualcosa che quanto possa appartenerci è sintomaticamente dimostrato dal fatto che uno in vita solitamente fa quattro o cinque lavori diversi, solitamente molto differenti l'uno dall'altro; usciamo facendo questi trenta/cinquanta chilometri – poniamo – in direzione sud, proprio mentre un altro tizio sta facendo gli stessi trenta/cinquanta chilometri nella direzione inversa, del pari per andare a fare una cosa che gli appartiene quanto a noi appartiene l'altra.
Pensarci significa rendersi conto di quanto sia tragicomica la situazione: che senso può mai avere che Enio parta da Pedrano Boscone per andare a fare temperamatite automatici a Remedio val di Geppo, proprio mentre Zanubrio parte da Remedio val di Geppo per andare a produrre cuscinetti frenanti lubrificati a Pedrano Boscone? È questa l'identità dell'individuo, persa nelle code in autostrada, in occhi che si chiudono sul divano alla sera, in mal di schiena o infiammazioni del tunnel carpale e viste che si abbassano? Davvero, tutto quel che siamo riusciti a diventare, la Somma Conquista della nostra civiltà, sarebbe un parcellare sempre più fitto, fino a divenire minuscoli ingranaggi che girano come devono essere settati, sempre nello stesso verso più o meno come automi, dandoci in cambio la soddisfazione (?) di vederci come i protagonisti dell'episodio firmato Luchino Visconti in Boccaccio '70 (Il lavoro, appunto - quando almeno il cinema italiano diceva qualcosa di interessante)?
So già che si dirà certo, se fai qualcosa che non ti piace, questo è il risultato. No, cari miei, è riduttivo, una lettura troppo facile. È più una questione di ritmi, costrizioni, schiavitù: otto ore al giorno in quella realtà, per tutti i santi giorni, più il tempo dei trasferimenti in macchina o con mezzi, più il tempo dei pasti fuori casa, più gli eventuali (?) straordinari; tutta l'energia che si disperde, la tua: e tutto questo per cosa, col solo orientamento al fine del profitto (orizzonte del proprietario, dell'imprenditore, del capo – quantomeno loro si identificano – garaglò! – nei soldi, spesso anche facendo niente o poco, trincerandosi dietro un non ben identificato stress decisionale da possesso) oppure? Spazio bianco
orizzonte del lavoratore, che si può consolare autoconvincendosi che il suo lavoro gli piace e che la vita è tutta qui e tu ci sei proprio dentro, sguazzaci come meglio credi e misurati con quel che hai, sei il tuo lavoro adesso, (non sei niente).
Se fai qualcosa che ti piace, qualcosa che veramente ti piace, per cui senti una certa inclinazione hai almeno la soddisfazione di un'energia che non si disperde a vuoto. Ma resti nell'ingranaggio, un meccanismo che ti dice che se non guadagni non mangi, non sei nessuno, non fai cose chic con cui titilli il tuo ego, non puoi comprarti i vestiti griffati o il SUV o le vacanze alle Maldive. E questo meccanismo è talmente forte e radicato e (ahimè) vitale che se anche non puoi nessun problema: ci son le rate, i finanziamenti, i prestiti. Apparteniamo a, ed è importante che quanto c'è dopo la proposizione sia anche un modello o qualcosa a cui tendere, qualcosa con sempre più ramificazioni, lambiccamenti e arrampicamenti sugli specchi, desideri indotti per fare in modo che il denaro continui a circolare, e nel contempo ti inchiodi al tuo lavoro che ti piace perché sei tu e tu sei i tuoi soldi, perché tutto ha un prezzo e tutto costa, foss'anche qualcosa di nobile se a te può piacere qualcosa di nobile; in definitiva anche il posto nella tua nicchia che vorresti continuare a tenere e che invece è ogni giorno più mangiato dall'esterno, all'infinito finché anche la tua nicchia non ci sarà più e andrai alla cena di natale coi colleghi, raccontandosi aneddoti di lavoro che peraltro tutti, lì, conoscete già.
Mi pareva un progresso in me, pensare queste cose. Non cambieranno nulla, e niente succederà; ma poiché generalmente in questi giorni si van facendo propositi per l'anno nuovo... insomma, sì, ecco, questo è il mio: per il 2011, caro San Gaspare da Fermino, voglio scendere da questo Calcinculo Inconcludente e Molesto. Amen.

maggio 20, 2010

“Ed indi per cui si può senz'altro sostenere che quella nuova fase del capitalismo inauguratasi al termine dell'ultimo significativo scatto in avanti (il decennio che si sviluppa approssimativamente negli anni 80-90), nel momento della tramonto delle ideologie (o di ciò che di tali ideologie era effettivamente rimasto), o più semplicemente susseguente al venir meno di uno dei due blocchi che tale sistema contribuiva a mantenere in piedi fin dal momento della sua origine (che è dire, fuor di ogni ragionevole dubbio, il secondo dopoguerra), si possa di diritto ascrivere alla categoria di un Feudalesimo Industriale, e la sua periodizzazione storica si possa comprendere entro la denominazione di Nuovo Feudalesimo. Che è dire, andare avanti per tornare indietro; avanzare cronologicamente, pur regredendo a livello sociale: il tutto in una nuova fase – feudalesimo industriale o tecnologico, appunto – in cui all'ideologia (o, ancora una volta, ai suoi pur miseri surrogati) si sostituisce l'economia pura e semplice. Che, per sua definizione e struttura, è assai probabile trovi facile concentrazione e ricetto nelle mani di pochi – sempre meno, in una sorta di eliminazione sistematica e assorbimento dell'altro – i quali si comporteranno esattamente come gli antichi signori del castello, laddove il castello diverrà la singola fabbrica dapprima; la concentrazione, la holding, l'impero economico magari transnazionale poi, il tutto entro un ben noto quadro, la globalizzazione, che a ben vedere nient'altro è che un Nuovo Feudalesimo

(Pier Ramoso, Profezie, fumi & minutaglie per il nuovo millennio - Celestino & porto nove, Edizioni Cefalo Stanco, Lentate val Di Crafen, 1999)

marzo 19, 2010

ELETTRICISTI & VEGETARIANI, CITOFONARE INTERNO 9

Ora, poiché tra i miei mille e mille compiti rientra certo quello della piena (quanto illusoria, si sa, ma la vita per molti è solo inconsapevolmente amaVa) soddisfazione del cliente, stamani ero lì pronto e pugnace ad ascoltare comprendere e genuflettermi dinnanzi alle lamentele del cliente di turno, come se ciò cambiasse qualcosa sulla vita in generale e sulla nostra in particolare. Il cliente di turno era una scuola franco-canadese, alloggiata all'hotel Fungo Inaspettato di Norma Fucigna (DG)

Ah, l'arte di ascoltare, vezzeggiare, conquistare il cliente. Un cliente. Un nuovo cliente. Nuovi mercati, nuove relazioni commerciali, nuovi soldi.
A me non me ne frega proprio un cazzo, non so a voi.
Né ci ho nessuna particolare arte. La mia filosofia di vita è: vadano tutti a fare in culo. Ok, è una filosofia di vita un po' minimal, sì; ma, per altro verso, non avendo io mai sostenuto di essere il Mahatma Gandhi ci si può anche stare. Quindi, qualora a qualcuno non quagliasse, vada pure in culo, che io resto qui a far allitterazioni con la lettera q, alla faccia sua.
E vadano tutti in culo anche questi, motivo per cui mi presento all'hotel in attesa che scendano a far colazione, in balda rappresentanza dell'Agenzia Torma Potente sul Molo Attiguo, di Forletico Limegno (PP). Arrivano alla spicciolata i ragazzi, indi vengo introdotto alla presenza di nr. 1 professore, alto al garrese mt. 1,35 per una larghezza che sull'addome raggiunge soave parvenza di giottesca armonia, il tutto per un'impressione d'insieme che – certo favorita da un incarnato bronzeo e macchie della pelle nemmeno si vivesse tra i ghepardi – ricorda simpaticamente una provola affumicata, e per inciso quanto può essere simpatica, una provola affumicata?
Attacca con la sua lunga lista: è il peggior hotel che abbia mai visto, la cena di jer sera era rivoltante, nessuno dei suoi allievi ha toccato nulla, è una pessima sistemazione, è tutto orrendo, anche la colazione è povera. Ci spostiamo poi sul caso singolo, il suo (è altruista, lui): la sua camera era fredda; ha dovuto dormire col giubbotto sulla faccia perché nella stanza era presente un forte odore di insetticida, non c'è acqua calda in bagno, e il medesimo si allaga se fai la doccia.
Più che tutto c'è un filo elettrico scoperto, proprio dove arriva l'acqua quando uno fa la doccia.
Questa, e si fa ancor più torvo – da affumicata, la provola si brucia – non è affatto una bella cosa. Non è uno scherzo, non mi sta raccontando barzellette e non è affatto divertente: se deve morire in un merdoso hotel italiano in cui tutto è merda, lui insomma, proprio proprio non ne vuol sapere. Piuttosto si prende la coperta e dormirà nella piazza antistante l'albergo. E ora, noialtri si faccia un po' quel che ci pare, perché lui fa le foto e le mette su internet, così che tutto il mondo possa vedere che razza di schifo è questo hotel e nessuno ci venga mai più. E non gli si dica che tutti gli hotel qui sono così, perché lui in Italia ci veniva da quando era piccolo così (ecco perché è cresciuto così poco! Bastava lo dicesse subito. Comunque sia: errare humanum est, etc. etc. etc.). Di più: quando tornerà in patria - sempre che non sia morto nel frattempo nel merdoso hotel italiano di cui sopra - dirà ai Consigli di tutte le scuole di bandire e boicottare questo hotel, ché in virtù di non so bene quale connessione mistico-potente-trinitaria, quel che dice lui è fondamentale per le gite di tutte le altre scuole della nazione.
Poi torna via. Io resto con l'autista, che nel frattempo si è aggiunto alla conversazione.
Mi guarda. Io guardo lui. Lui dice che è tutto a posto, che questo tizio è un po' esagerato di suo. Nel frattempo ricevo un paio di telefonate dall'agenzia corrispondente. Lui anche. Io ascolto la tizia incazzatissima al telefono (la sera prima, il medesimo ha mandato per e-mail una lamentela lunga così anche a lei) e dico poco o nulla. Lui fa lo stesso, e poi mi rivela che più che altro la sera prima lo staff dell'hotel non ha tenuto conto del fatto che ci sono cinque vegetariani più un tizio assolutamente intollerante alle noci. Tipo se mangia una noce muore, o si trasforma lui stesso in un noce americano, ora non ho capito bene ma vedrai più la prima della seconda. Interrogo l'hotel al proposito. Lo staff risponde che non erano stati avvisati prima, ma che comunque saputolo, jer sera, hanno provveduto subito a proporre alternative:
“Abbiamo chiesto se volevano magari delle uova, una mozzarella, ma nulla... uova no, latticini nemmeno. Alla fine ci siamo accordati per un'insalata e delle patate”
Sono vegani, rispondo, non semplicemente vegetariani. Il Direttore ne conviene, con un po' di meraviglia che diventa meno meraviglia quando aggiungo che questi tizi non mangiano niente che venga dagli animali (quindi né le uova né i latticini, per dire), poi ripete esattamente la stessa frase di prima. Perché molta gente per dare enfasi deve ripetere le stesse parole due o più volte? È una questione di sinapsi difettose? Ho sentito, non sono mica sordo, è successo questo questo e questo, mica c'è bisogno che me le ripeta, l'hai detto due minuti fa, sarà la stessa zuppa, checcazzo.
Allora cosa gli possono fare, mi chiedono. Carote, porri, cicoria, cavolo strascicato, montagne di bietola, due erbette così vi fanno anche un belato e son contenti; tutto quel che vi pare insomma chi cazzo è che ha un albergo, io o voi? E scordatevi le noci, che sennò poi c'è un pax in meno nel gruppo ci sta che i familiari abbian da ridire.
Poi passo alla fase 2. Vado dai ragazzi assiepati fuori e faccio:
“Who's vegetarian?”
Alzano la mano in quattro - magari gli altri due son già spirati fra i tormenti perché hanno sbagliato il pollo lesso della sera prima per un fine trito di odori, roba da alta cucina, poi son morti una volta scoperto l'inghippo. Comunque sia. La prima è una lungagnona col reggiseno rosa mezzo fuori. Tu, tesoro? Con quelle tette? Ma non ci si crede, dai. Vegetariana. Sì. Poi due tizi molto cool, con una maglia dei Ramones sotto a una camicia aperta, sui quali non ho nulla da dire, per carità, solo che se mangiassi anch'io solo verdura sarei ancor di più segaligno e questi invece son gonfi come tacchini.  Cazzo. Stasera niente patate e insalata, faccio. Loro sorridono, uno mi dà il cinque. Non la donna, peccato.
Racconto poi quel che mi ha riferito – poteva dirlo a voi direttamente, mi chiedo? – l'uomo cacio-cavallo di prima, e dall'hotel sostengon subito che il filo che mr. Auricchio ha preso per un cavo elettrico è il cordoncino del campanello nella doccia. Roba di legge, sai. So. Ma non credo che si possa mai esser tanto stupidi, però ormai ci siamo, facciamo un salto nella camera del tizio. Si va. Io l'autista e un facchino. Il professore è lì fra i ragazzi, in attesa del loro pullman (che tra l'altro non arriverà, essendo l'autista con me). Passiamo loro davanti con nonchalance, ed arriviamo alla camera. Entriamo: c'è il cordoncino della doccia, un qualche tipo d'asciugamano sopra lo scarico della doccia (il che spiega anche perché magari si sia allagata la doccia. Ogni volta mi chiedo: ma dov'è la connessione fra andare in gita e fare usi originali degli asciugamani degli alberghi?) e un filo elettrico che parte fissato con una vite dall'angolo sinistro in basso della finestra (in alluminio anodizzato, quello stesso materiale per finestre il cui inventore Woody Allen s'immaginava frustato all'inferno in Harry a pezzi) ed entra nel muro due centimetri più sotto. Un filo verde e giallo. La terra.
“yeah, yeah. Look at this bullshit!”
Ecco, è arrivato anche Cacioppo. Chi cazzo gliel'ha detto che venivamo qui? Indica il filo e dice che è pericolossisimo oltreché – naturalmente – illegale. Cerco di spiegare che è la messa a terra d'impianto, e che tutte le finestre ce l'hanno e che dubito, pur non essendo “such an electrician”, che si possa prendere la scossa dalla Terra. Lui risponde che lui è “an electrician” (è professore d'elettricità, mi chiedo?), e che sa per certo si prenda la scossa da un filo di Terra. Poi aggiunge, indicando lo spazio sotto la doccia:
“go, go there and I'm turning on the water... let's try!”
Ok, a questo punto giudico che la cosa mi stia sfuggendo un po' di mano. Non entro sotto la doccia, ma solo perché lo decido io, e poi da lì devo andare in ufficio. L'autista per parte sua dice che devono partire, quindi se ne vanno, col tizio che borbotta fra sé parole di cui intendo solo quelle che hanno come radice o nucleo fuck, fucking e shit.
Io torno alla reception, e lì vengo intrattenuto su cosa hanno fatto dalla sera prima tutti quanti. ("erano pure tutti ubriachi!" - bravi ragazzi, così si fa! E dopo, tutti chiusi in una stanza per un bell'orgione, penso io). Il guaio, nel mondo del turismo, è che si parla veramente assai più del necessario. Come nella vita in generale. Riesco a sganciarmi e vado alla macchina. Il morituro professore mi guarda mentre entro nella mia scassatissima carretta. Magari sarà il primo caso di morte violenta per scossa da filo di messa a terra nella doccia (leggeremo il giornale, domani), però intanto io devo tornare in ufficio e riportare quanto accaduto all'agenzia Torma Potente sul Molo Attiguo, scrivendo una bella e-mail per calmare gli animi.
Appunto, questa. Son agente di viaggio.
Tralascio solo di pormi domande retoriche del tipo perché cazzo tutti parlavano in inglese se erano una scuola franco-canadese?
Mai contribuire a complicare un discorso di per sé già complicato, nel mondo del turismo. Come nella vita in generale.

ottobre 13, 2009

CRASI DI UNA STASI (LA MIA)
...ecco, sì. Allora. Dicevo.

Sono 8 anni - pensavo - che faccio questa vita. Bella, peraltro. Che val la pena. Sì. Proprio. Et indi riflettevo su un ipotetico elenco delle frasi che - suppongo - dovrei prima o poi sentirmi dire. Vedrai sì, poi, eh?
1) Ma Ciao! Fino ad oggi abbiamo scherzato; ecco qui la tua vera vita. Fino ad oggi l'ha vissuta Agazio Batrace, omino di marzapane & croccante creato all'uopo per il nostro simpatico gioco. Lo sopprimiamo subito, e puoi riprendere il tuo posto. Buona fortuna e scusa se lo scherzo si è protratto così a lungo;2) La lunga notte è finita;
3) Vai, sei di nuovo quel che eri;
4) No su, basta scherzare... non importa mica che a lavorare uno debba andare proprio tutti i giorni. Uno dopo l'altro, sempre uguale, e tutto ti resta accartocciato e compresso per il fine settimana. O che discorso è? Finché si scherza...

(l'elenco continua a seguire)

luglio 03, 2009

ARRIVO ALLA SERA E MI FACCIO TANTE DOMANDE, UNA DI QUESTE È: CHE ORE SONO?

Mi stavo chiedendo: lavorando (essendo costretto a, sia ben chiaro), le persone con cui sono entrato in contatto, dopo un po' di tempo mi han confessato di non avere più alcuna voglia di lavorare. Inizialmente, mi sembrava fossero felici e motivatissime e vogliose di sacrificarsi al lavoro e tutto quanto ne discende; dopo qualche mese di (presumo) mia compagnia, tutto era molto più contenuto, fino ad un accidioso immobilismo lavorativo di tipo quasi assoluto. Fossi io o fosse qualcos'altro, tutto – entusiasmo, buona volontà, professionalità, etc. – era decisamente rallentato.
Non solo: ho notato la stessa cosa a riguardo della ditta in cui mi trovavo a prestare la mia opera, di qualunque tipo essa (la mia opera) fosse, e qualunque cosa quella ditta (perlopiù ho svolto sempre lavoretti dappoco, comunque in condizioni difficilmente sopportabili – in poche parole: ho lavorato, nel senso più tradizionale e coercitivo del termine) facesse. Solito rallentamento, crisi, stagnazione. Era per situazioni contingenti del sempre simpaticissimo Mercato? Era per via del rallentamento umano indotto forse da me? O nel caso, la prima cosa era l'antecedente logico della seconda, e io un semplice spettatore?
Intendiamoci, io ero e rimanevo (e sono tutt'ora) ad un ipotetico grado zero di professionalità lavorativa, dall'inizio alla fine di questo presunto processo. Sistematicamente alla meno; passivo e scoglionato; ma – penso – anche piuttosto innocuo.
Ciò ci porta a considerare che cosa? Che ad andar con lo zoppo s'impara a zoppicare, come da noto proverbio? Che porto male? Che è tutto un caso o che, per contro, è destino, come due facce opposte di una stessa medaglia che però in fin dei conti si somigliano/attraggono sinistramente? Che sono un esauritore di situazioni, che le scarico e le sgonfio dall'interno e me ne vado una volta terminato il compito? Che ognuno di noi è inconsapevolmente infelice a sufficienza e basta che arrivi uno che anche indirettamente glielo fa notare e tutto va di conseguenza?
È strana, questa cosa...
La soluzione più economica in tutto questo è: porti male.
La più realistica: è un caso, non conti un cazzo a nessun livello, figuriamoci sul lavoro.
La più immaginifica: in te vive un oscuro spirito d'una divinità azteca – Athaualpaxipanthuly nel caso, detto Cipy, dio della rovina e della vendetta – e fa in modo di piazzarti nei più vari posti di lavoro acciocché tu li distrugga tutti dall'interno, minando e indebolendo così il sistema capitalistico occidentale, in vista di una restaurazione dell'ordine Maya nel mondo. Come me ci sono altri agenti della stessa divinità (o anche d'un suo cognato), e tutti operiamo in incognito, sparsi e silenziosi, facendo proseliti di livello minore, che poi adibiremo ai sacrifici umani o all'attizzatoio per i medesimi, una volta che l'ordine si sarà ristabilito.

luglio 01, 2009

LA TRISTEZZA POI C'AVVOLSE COME MIELE

E poi chiama l'agenzia Sudatissimo Sud, la quale ha mandato centinaia di studenti dal sud e anche da vari posti d'Europa (e anche uno da tutto il mondo, ahahah), adesso sparsi fra hotel quali Gruccine, Ramengo II, Messina in festa, Il Bracconiere, Fugacità e via discorrendo. Poi non paga (e si prospettano giganteschi litigi telecomandati fra me – cazzo c'entrerò... – e l'impiegato dall'altra parte, giacché i rispettivi tytolari od aventi diritto non han certo voglia di sporcarsi le mani parlando direttamente), eh; ma intanto li ha mandati. Indi per cui ha contribuito a render più elevato il tenore di vita del mio signore e padrone. Quindi: respect, man. Yo!
“Il gruppo Djengo si lamenta. La preside è con loro, tutto doveva andare per il verso giusto e invece è tutto uno schifo. Lei voleva la camera migliore dell'hotel e non gliel'hanno data. E il cibo è stato misero e c'era una ragazza celliàca e gli è stato servito cibo non adatto e poi i ragazzi hanno saltato tutta la notte da un balcone all'altro”
“Sì? Proprio saltato da un balcone all'altro?”, faccio incuriosito, mentre penso: celliàca?
La tizia prosegue:
“e anche il gruppo Vitangelo ha chiamato subito stamani, perché il loro hotel è sporco e ci sono ragnatele e muffa nei bagni. E molti dei ragazzi non mangiano maiale e l'hotel gli ha servito maiale, e noi l'avevamo indicato... e gli autisti hanno una tripla e una tripla è piccola per tre adulti. Li devono spostare in una o due camere.
Al gruppo Spatola invece sono state fatte pagare le bevande, e invece le bevande dovevano essere incluse, e poi la professoressa Girmino si è lamentata della sua camera e del fatto che i parapetti dei balconi son troppo bassi e i ragazzi potrebbero volare giù. Dice inoltre che ieri sera gli han servito del pollo”.
“La professoressa Girmino? E chi caz... ehm, perché non andava bene il pollo?”, provo a entrare nel discorso, magari volendo aggiungere il fatto che se la professoressa Girmino è la tizia che ha cambiato quattro volte la scelta della camera prima di arrivare – da una twin in condivisione con un'altra professoressa a una singola, perché (parole sue) è stitica; poi dalla singola ancora alla twin (non era più stitica?), per poi rimangiarsi il tutto pretendendo sì una singola, purché con balcone (aria per il suo intestino, signora?), e infine di nuovo in twin ma con la sorella - per me può serenamente morire. Per tutta risposta però apprendo che loro non amano il pollo.
Discorsi: nemmeno io amo venir qui, eh? Ma la vita è amaVa, cara la mia canapona, amaVa come un caffè senza zucchero in un bicchierino di plastica un po' sciolto e quindi tossico (pure). Fanculo.
Ma (ricordate?) il cliente ha sempre ragione, e pur trovando difficilmente contestabile la successiva chiamata dalla teutonica agenturen che si lamenta del fatto che il loro gruppo Heillingensgruppen si è visto dare come dessert nr. 1 mela (nemmeno cotta), ed è alloggiato in un cinque stelle indi per cui son pregato di chiamare e parlar duro con lo staff perché cose simili non succedano (e anzi anche per quel che riguarda la colazione avrebbero da ridire perché ieri son finiti i panini, e la cosa migliore sicché sarebbe esser là per colazione, giusto per controllare come van le cose), non mi resta altro che chiamare prima i singoli alberghi, i quali mi daranno la loro versione dei fatti. E pressappoco:
il cibo era ok, tant'è vero che nessuno degli altri ospiti si è lamentato;
i ragazzi hanno fatto il diavolo a quattro tutta la notte e i professori li hanno lasciati fare, tanto non rompevano mica cose loro;
la ragazza intollerante a noi non ha detto che lo era, ragion per cui ci era difficile saperlo;
hanno spaccato una porta e provato a dar fuoco a una tovaglia;
che ci sia la muffa è alquanto difficile, se c'è una ragnatela che la donna dei piani non ha visto tante scuse, ma ce lo potevano dire a noi, si faceva prima;
non abbiamo servito maiale;
ma loro a casa loro usano camminare con le scarpe sugli asciugamani?
Poi, nello specifico:
La professoressa Girmino è un soggetto alquanto peculiare, tanto che ieri sera all'arrivo non ha voluto consegnare il voucher, adducendo motivi di formulazione non gradita, quanto a terminologia, della domanda;
La preside vuol fare la preside anche con me, ma io non sono mica un suo alunno... inoltre non le piace la camera perché – ha detto – è triste.
Il mio tytolare insiste perché al ritorno dai loro giri, almeno il più stragiato di questi gruppi (il più stragiato sarà anche quello con la maggior concentrazione di piantagrane, suppongo) veda la mia fulgida figura in hotel, prima di cena. Beninteso, ciò perché un complain (!) potrebbe teoricamente inficiare la possibilità che egli/ella paghi la rata del finanziamento per il gippone e/o la casa a Vitruvio di Marmeto con vista mare/canale di scolo dipende da dove ti giri.
E quindi tant'è. Son già là che parlo con la Girmino, la quale si lamenta dei balconi e del fatto che stasera hanno roast-beef. Di solito il roast-beef in alberghi come questo sembra un omogeneizzato, e inoltre lei lo ha mangiato oggi, a pranzo.
Maccazzo, grazie! Tutto ciò aiuta senz'altro il mio rapportarmi al mondo, e migliora notevolmente la mia visione della vita, che tendo a esperire come spazio tra un ben definito punto x (la nascita) e un più incerto punto y (la morte), da riempirsi con quante più parolacce e meritate ingiurie al prossimo ti sia possibile inserire. Inoltre, ha effetti non trascurabili anche sulla mia autostima e cristiana sopportazione del prossimo.
I ragazzi in disparte fan flanella arrazzati (chi può), o incuriositi guardano (gli sfigati, quelli/e che non son – vuoi per gli occhiali a culo di bottiglia, vuoi per la circonferenza corporea, vuoi per l'odore emanato – presi in considerazione da individui dal sesso opposto al loro) il disgraziato lì, che ascolta - e dice sì mi scusi no ha ragione sì però ecco sì esatto, mi spiace eh, sì...già, proprio così - la loro professoressa, buona donna (buona donna un cazzo).
A fin di tutto, obbligato resoconto telefonico (a carico mio) al capo, il quale ascolta ma non capisce un cazzo, e per il quale tanto è sempre colpa dei propri dipendenti, nella fattispecie me.

giugno 30, 2009

OGGI È FORTE, IL SOTTO ROSPO 

E poi accade questo, anche:
un qualunque venerdì, verso le diciannove. Perché io esco alle diciannove, si pensi.
Faccio il conto alla rovescia per archiviare anche questa settimana, passata come le altre una dopo l'altra, come passerebbe un lungo viaggio in macchina su una strada dritta, un viaggio molto probabilmente senza fine. Piuttosto male, quindi.
E poi, mentre sei lì che brami l'uscita (e magari la sogni senza ritorno), e in mano ti scoppia la bega delle diciotto e cinquanta, puoi solo stare a sentire quel che succede, ripetendoti come un mantra evviva la vita evviva la vita evviva la vita, mentre qualcuno al telefono ti parla.
“Sono l'accompagnatrice del gruppo di austriaci sistemato all'hotel Eriberto. Siamo appena arrivati. Quest'albergo è indecente!”
Puoi solo balbettare qualcosa, di rimando. Ma... che succede... come mai... non so che... ci lavoriamo tanto e non è mai capitato nulla... cosa hanno detto, lì... è strano però... mi dispiace... ok, vengo a vedere di persona.
La bega delle 18.50, venerdì.
Come al solito, le camere sono sporche, i clienti si stanno lamentando e lasceranno sicuramente (orrore!) un feedback negativo alla loro agenzia, dalla quale quindi non avremo (noi chi?) più un cliente, e il personale è stato molto sgarbato e ci ha letteralmente tirato le chiavi delle stanze sul bancone, come se fossimo bestie, senza nemmeno farci un sorriso.
Non avendo mai tirato una chiave di una stanza a una bestia che si affaccia grufolando sul bancone, fatico a comprendere il dramma nella sua essenza; però vedrai è una sensazione umiliante, per la bestia. Gli animali son sempre migliori di noi, sapevo.
Mentre guido penso: che gli dico, a questi? Il fatto che ci sia un'accompagnatrice che parla italiano è già un dettaglio favorevole, visto che nessuno lì, sicuramente saprà una parola di tedesco. Io per primo, eh? Poi passo a considerare quale altro hotel c'è nei dintorni, casomai quegli allegroni venuti da oltralpe non vogliano intender ragione. Buio completo. Ancora non so un cazzo di questa cittadina piena d'alberghi, i cui abitanti hanno come tratto distintivo l'avere o il non avere ancora aperto (e chiuso) un bar o preso in gestione (e lasciato) un hotel. Cazzo, son veramente il ritratto della professionalità.
Parcheggio e scendo. Mi accoglie sulla porta il direttore dell'hotel Eriberto, un perticone omosessuale di due metri di secchezza, che mi guida per ogni scala, ogni angolo comune, ogni camera, bussando alle porte ed entrando quando non sente nessuno dire ja? da dietro. 

Vedi? Non sono sporche. Ti pare che siano sporche? Son un bel po' di metri quadri, lei dice che ho detto di pulirle dopo che sono arrivati, ma come facevo? Guarda, guarda... le vediamo tutte, tanto. Io come standard do un servizio da una cifra sicuramente superiore a quanto pagano loro. Guarda, guarda qui, entra... 

a seguire vengo introdotto innanzi alla capogruppo, una donnetta alta il giusto e piena di nei, acida e nera corvina come il peccato di cattiveria (il famoso peccato di cattiveria, sì). Si muove a scatti e si lamenta di un po' tutto il creato, e soprattutto del fatto che non è stato corretto aver visto prima il direttore e soltanto in seguito lei. Son problemi veri, questi, che vi credete. Il mio amico perticone mi fa capire che stamani, per esser qui adesso, tutti quanti si sono alzati alle quattro e hanno fatto tutta una tirata da Mengazzone sul Nerchio o dove cazzo erano, e quindi adesso saranno stanchi & nervosi. Più che altro lei, magari, visto che il resto dei placidi zii-itle improsciuttiti e informi, con piccole vene rossastre sulle guance, pascola lietamente nell'arrabattato giardino un po’ demodé dell’hotel, il quale gabella per centro benessere uno ex-sgabuzzino in lamiera ondulato o poco più. Ma insomma, siamo a Famaglione, alle pendici del monte Pigia, mica New York, e tutto il resto vien da sé.
Il mostriciattolo attacca subito, e un cliente così non lo ritrovate, e che vi pare un hotel che si può dare a degli adulti, (nell’interessante mondo del turismo vige la dicotomia adulti/studenti, coi secondi da mettere al macero e pigiare alla cinese, a fronte d’un rifarsi una verginità da oste squisito e convivialone coi primi), e che sarà possibile che alla reception non ci sia neanche un italiano, e io faccio da venticinque anni questo lavoro (brava! Io avevo già le crisi mistiche dopo nemmeno due mesi, e andavo vedendo Padre Pio che fumava al mentolo nella mia macchina, la sera) e a me non mi fregate; il tutto con noi due a mettere in piedi un siparietto posticcio di cui niente m’interessa e in cui purtuttavia devo prodigarmi: solitamente, la finalità per coloro i quali esibiscon come un vanto l'appartenenza a questo mondo è la mancia, pseudo-dorato sovrappiù d'accatto felicemente sbandierato, a consolazione della propria malcelata subalternità. Io, che preferirei forse perdere un coglione piuttosto che avere un qualche scamiciato gamellone in visita che m’allunga un diecino perché gli ho servito bene l’insalata, continuo a non voler entrar nel meccanismo.
In ogni caso, le provo e le riprovo, di buona lena: offriamo al donnino  iperteso un bell’aperitivino; il direttore giura che a cena servirà un buffet d’antipasti e promette cicchetti allo scostante portiere magiaro (magari era laureato in storia sua locale, ed odia gli austriaci, si sa un cazzo, alle volte); io uso tutte le doti di facondia e tatto che m’hanno insegnato nel corso degli anni. Nessuno me le ha insegnate, e di mio non le possiedo: ragion per cui sarò scusabile se dico di non aver risolto un cazzo.
Difatti tutto questo non serve a nulla, come da programma: il tapirotto con la rabbia resta pervicace nella sua idea inacidita, mentre si siede sola in un tavolino discosto dalla piscina, fuori, col suo aperitivo ormai tiepido. Ma il gruppo di zii-itle resta lì, e dormirà (già: l’ho detto che dovevano solo cenare, dormire e poi il giorno dopo ripartire?) felice (o meno) nei propri lettini. Magari (magari no) dopo arriveranno feedback negativi, e credo che dovrò vedermela – fornendo spiegazioni parimenti vane e inascoltate, oltreché del tutto inutili – del tutto col titolare. Ma in ogni caso me la sarei dovuta veder comunque, e poiché parlar con lui/lei o con un cardo mariano è uguale, fa poca differenza.
Io rimonto in macchina, chiedendomi cosa ho fatto negli ultimi quarantacinque minuti, oltre tutto fuori orario. Chiacchiere a vuoto, tanto per riempire, senza crederci nemmeno un po'. Cosa ha risolto, o modificato; a cosa cazzo è servito.
La risposta è: a un cazzo.

Sì, amo proprio il mio lavoro.

giugno 25, 2009

CHE IO STO QUI E ASPETTO BARTALI

E questo è quanto, poi:
chiama l'agenzia di viaggi Mozzicagni Enios y Hijos, direttamente da Salamanca, posto parecchio molesto in Spagna (presumo per le piattole che ci son nei parchi, un po' come a Siviglia ma chissà, magari c'è altre beghe, poi. In fin dei conti le piattole si fanno i fatti loro).
Dovete spostarci il gruppo di studenti IES LA RAMAZZA PRIMERO che avete sistemato all'hotel Ciùïno, perché si lamentano.
Bene, son contento. Questo me lo dicono in spagnolo, giacché in Spagna parlano spagnolo. Detta così pare una cazzata, eh, ma provate voi a non saperne una parola, di spagnolo, e questi parlano solo ed esclusivamente spagnolo... che poi, dicevo: con l'inglese non si doveva tenere il mondo per le palle?
Comunque sia, di cosa si lamentano? L'hotel non pare avere acqua calda. Loro stanno due notti. Inoltre, il personale non è gentile e le camere sono sporche, ma più che altro stamani, quando si sono svegliati, non potevano lavarsi perché gli è stato detto che non c'era acqua calda. Così gli ha detto il personale. Loro allora hanno preteso di parlare col direttore, che per tutta risposta è stato chiamato – dormiva, aveva fatto il turno di notte – ed è sceso in cantina e ha fatto tosto ripartire l'acqua, quindi loro si son sentiti anche presi in giro e poi oltre a tutto questo c'è il fatto che l'hotel è sporco e un cameriere gli ha risposto male e alla colazione non gli hanno servito i cornetti né una crema spalmabile e in Italia che si mangia sempre maccheroni? Insomma, vogliono cambiare hotel. Così hanno detto i professori e il capo-gruppo.
Vorrei chiedere: il capo-gruppo come si chiama? Rompicoglioni-tonante? Alce-coglione-comandone?
Ma non dico nulla, e riattacco.
Chiamo quindi l'hotel e parlo col direttore, un ometto trasandato che parla come Martufello, cercando dunque di trattener le risa quando lui apre ogni sua frase con fijo mio e quella bella calata che un po' fa bagaglino e un po' Monica Bellucci nello sciaguratissimo N. di Virzì (peccato che lei pensasse di parlar napoletano, eh?).
Insomma: nella notte (ore 2.30) gli si è rotto il boiler della caldaia, che adesso perde a profusione; quindi lui ha dovuto chiudere il tubo dell'acqua che riparte dal boiler e quindi da allora non c'è acqua calda. Nella mattina ha semplicemente riaperto l'acqua del boiler per una mezz'ora, giusto il tempo che i ragazzi utilizzassero il bagno prima di partire per l'escursione giornaliera, facendo allagare un po' la cantina. Sacrifici per il cliente. Tutto ciò, in attesa dell'idraulico che – pare – arriverà a minuti e risistemerà tutto. Non era possibile trovarlo al momento della rottura del boiler, giacché gli idraulici a quell'ora dormono, come un po' tutte le persone eccetto i metronotte, le puttane e i direttori d'albergo che fanno il turno di notte.
Quanto alla scarsa pulizia delle camere, mi invita a fare un sopralluogo, così magari posso documentare con qualche foto, sia la situazione della caldaia che – appunto – le camere.
Per la colazione, né più né meno, hanno avuto il servizio per cui hanno pagato.
Nel mondo c'è l'effetto serra, la crisi mediorientale, lo sterminio delle balene e delle foche, e qui ci si lamenta per la nutella a colazione.
Quindi parto. Quando il titolare dell'agenzia vuole, io parto. Vado a piedi, cellulare con indecente fotocamera inclusa alla mano; tanto, in questa cittadina decrepita e sudicia, piena d'alberghi in tono minore che offrono ciascuno il solito servizio rattoppato, le distanze son minime. 
Realizzo - ben sapendo che nessuno coglierà la profonda e sottile ironia della cosa - un interessantissimo servizio fotografico più filmino con audio su un boiler che piscia acqua, sul pavimento bagnato della cantina, sulle camere e anche (già che son lì) sull'idraulico che lavora, chiavi inglese in tasca e salopette blu. Bell'uomo, tra l'altro, l'idraulico; peccato quei baffoni.
Torno indietro e devo chiamare l'agenzia di viaggi spagnola, e perorar la causa del boiler che perde e dell'idraulico che lo sta aggiustando. Nessuno, come pensavo, dà mostra di comprendere l'impalpabile comicità del passare una mattina a far foto a un boiler che perde, per poi girare il tutto ad una tizia di un'agenzia di viaggi di Salamanca alquanto incazzata.
Entro un'ora tutto verrà riparato; il gruppo tornerà nel tardo pomeriggio e tutto sarà magicamente a posto; non state a rompermi il cazzo con esigenze di spostamento su altro hotel, tanto fanno tutti cacare e poi non si trova nulla perché in questo periodo in zona c'è Pitti-Frustone (degno seguito di Pitti-uomo, Pitti-bimbo, Pitti-donna e Pitti-cane) e tutti gli hotel son pieni. E poi è vero, c'era un guasto, ho pure tutto un servizio fotografico che nemmeno Corona, è tutto documentato, vi ho appena girato le foto più il filmato via MMS (a spese mie... tanto non si vede un cazzo, ma la macchina fotografica mica me la porto dietro a prescindere, io) così magari ne parlate con Rompicoglioni-tonante o chi per lui. Ho pure perorato la causa della maggior gentilezza del personale, stasera accoglieranno il vostro gruppo in guanti bianchi. E niente maccheroni: zuppa di verdure! Contenti?
No eh?
No: nel giro di dieci minuti ricevo dieci-telefonate-dieci: a parte le inevitabili richieste di aiuto informatico perché il filmato non si avvia e le foto non si aprono, si va dalla scientifica richiesta di rimborso (simbolicamente calcolabile nel rifondere al gruppo una cifra pari al supplemento pagato per le camere Singole) più il cambio di struttura e magari le scuse del nunzio apostolico romano (mons. Camillo Jena-Greccia, arcivescovo di Magonza e di Svltana – sì, e su ma' putt...), alla più mite ma sempre inevitabile richiesta di cambio di hotel ma in struttura assai migliore.
Qui, dal piano alto non hanno nessuna intenzione di pagare una penale o di spiegare al proprietario dell'hotel la situazione come si è evoluta e far così la parte di quello che sta in mezzo ad ascoltar futili lamentele dell'uno e/o lamentazioni dell'altro. Lunghe, tra l'altro.
E CHI CHIAMERAI???
Ma il vostro impiegato di fiducia, quello messo lì apposta per immergere le mane-pien-di-dita nel torbido e mediare senza costrutto alcuno fra le parti che reclamano su basi astratte, sempre nel simpatico mondo del turismo! (M'importerà una sega, a me, del mondo del turismo, settore gruppi?)
Insomma, chiamo l'albergatore, che minaccia fulmini e saette – e mi tiene un'altra mezz'ora al telefono – se gli vien levato il gruppo e quindi la possibilità di fatturare entrambe le notti avendo quindi una perdita secca a fronte del suo aver già effettuato gli approvvigionamenti; nel frattempo me ne frego (come il Mussolini, sì) e trovo un altro hotel e ce li sposto, questi benedetti studenti spagnoli di chissà dove che proprio oggi dovevano venire a rompere i coglioni a me.
Indi, come sempre tutto s'aggiusta (anche il boiler, penso – dovrei tornare a documentarne la guarigione?), e in attesa di notizie contabili (leggasi note di credito, contestazioni, minacce a futura memoria e altre minimi sgarbi commerciali) da parte dell'hotel tradito, il gruppo, tra altre mille proteste e piccoli casini telefonici, si sistema all'hotel Gervaso, 4**** e ci stai largo, ma nel frattempo siamo arrivati al pomeriggio tardo, ancora uno, ed un altro giorno in arancione è tramontato, colorato di ricordi che non sai, e non rimane che star lì sullo stradone, impolverato se tu vuoi andare vai.
E VAI!

marzo 13, 2009

Fisso l'enorme nuvola davanti a me, che sembra una capra riversa sulla schiena, con le zampe rattrappite nell'aria, il collo che si tira su, la testa a guardarsi la pancia. Mi dico che tutto questo dovrebbe essere scritto, cosa che in effetti sto facendo, poi penso: sai cosa succederà il giorno del giudizio? Succederà che Dio, che immagino più come un'entità severa e vendicativa tipo Vecchio Testamento (ma quale infinita bontà e misericordia! Fare il mondo, fu un lavoro d'inferno: altro che le vostre misere storielle su base d'umani sentimenti e piccinerie così, poi...), mi chiamerà e dirà: te, coso! (è ragionevole supporre che l'essere supremo si rivolga alle sue creature come più gli aggrada). Sei accusato di aver sprecato totalmente la tua unica vita. Unica. Hai invariabilmente buttato via tutte le capacità che avevi, sommando errori ad errori, via uno dopo l'altro, come noccioline allineate sul bancone di un bar. Il libero arbitrio l'hai speso per questo, a bruciare tutto ciò che avevi in mano, una cosa dopo l'altra. Tuoi son gli errori che ti hanno portato in certe situazioni; tue son le scelte, tua la responsabilità. E niente hai fatto, concretamente, per cambiar le cose, preferendo lamentarti o compatirti fino a scrivere (tra l'altro all'alacre ritmo di due-righe-due ogni tre giorni: complimenti!) questo pezzo del cazzo, per auto-assolverti in pace. Ti erano state date delle capacità, sissignore: se incontravi delle difficoltà, nel coltivarle e affinarle perché potessi farne la tua vita, per questo pensavi davvero di poter mollare tutto così, come niente fosse? Pensavi che sarebbe stato facile, o magari solo più facile, anche ad aver le qualità? Tutto dovuto e squadernato, e se rinuncio perché comunque par difficile, niente conseguenze? Anzi, dopo puoi pure lamentarti di quel che ti è toccato? È stata anche lieve, la punizione, pensando anche a quel che hai avuto: i tuoi ciclici lavoretti inutili e ripetitivi, ogni volta in balia di gretti personaggi limitati e meschini, a contagiarti e tirarti giù come ti meritavi, erano anche il minimo. Giusto che tutto fosse grigio, intorno a te. Altrimenti? Altrimenti saresti dovuto ritornare a scrivere, ritornare a studiare musica, a giocare a pallone, quel che cazzo ti pare, insomma: tornare a lavorare su delle capacità che potevi avere e che hai deciso di buttar via perché era tutto così difficile. Ma povero. Accomodati di sotto prego: iracondi e accidiosi, quinto cerchio, bello infilato fino al naso nella merda. Perché pensavi fosse una palude? No, caro mio, ci siamo aggiornati: pravi tempi, peggior pene. Niente Stige, solo merda. E voialtri giù dentro a farvi spregi gli uni agli altri. Toh. Questa è vita.
Mentre son lì che penso a come rispondere (bella ticcia questa Entità Superiore... che potrà fare quando chiama Muccino o Ramazzotti?), in attesa della pedata che mi spedisca giù dove merito, mi riprometto, su un piano meno “immaginato”, che tutto cambierà, che non è mai troppo tardi, che tutto è grigio e tutto ha da tornare verde, com'era un tempo, che era verdolino ma insomma sempre meglio che grigio, e via discorrendo di promesse e buoni propositi.
Poi, sempre mentre guido, vedo una giraffa. Una giraffa vera. Si sporge dalla ringhiera, da una spianata un po' sotto strada ricavata tra uno svincolo e la via. Dal marciapiede, tende il collo verso me o verso chi passa, insomma – belle impressioni di settembre, non fosse che è marzo e che lì c'era un cavallo, uno a piedi e un po' di fumo, forse, ad aiutare il tutto. Viva Mussida e Pagani.Comunque sia, tutto ciò mi riporta alla realtà. Una giraffa mi riporta alla realtà. Non fosse che c'è il circo - nella spianata c'è tanto di tendone, biglietteria, e roulotte roulotte e ancora roulotte - la cosa potrebbe anche prendere i contorni di una rimarchevole epifania. Roba che cambia la vita, o anche no. Così invece, la scena si fa apprezzare per un momento e tutto passa. Il grigio mi riavvolge, si scordano i propositi (c'è da rientrare, sono in ritardo di sette minuti e il titolare s'incazzerà per certo) e di questo pezzo del cazzo tutto ciò che posso pensare è che non ci ho ancora messo un accidente di titolo. Per quanto sembri strano, lo metto ora, alla fine:

È
TUTTO VERDE (no: tytolo già preso - D.F. Wallace, povero lui, racconto finale et incomprensibile de La ragazza coi capelli strani; indi per cui si cambia in) ESQUISSE SUR LE JUDGEMENT UNIVERSEL

(ok, Alfieri lo scriveva in Francese; ma Alfieri era nobile e - oltre a un sacco di tempo da perdere - c'aveva pure l'Ajo, che gli pettinava i riccioli almeno finché quell'altro non s'incazzava e tentava di ammazzarlo, così, tanto per far estemporaneo capriccio di nobili natali)

agosto 01, 2008

Vieni a lavorare (anche no) alla prestigiosissima aZZienda (due zeta perché siamo grandi) “Brogi & Collitorti - Quarterly Meeting”, la Società che sa cogliere più facilmente degli altri gli obiettivi di business fissati anticipando quelle che saranno le nuove esigenze del mercato dei servizi, che stracazzo avrò detto mai vi ci vorrebbe ma un po' di guerra.
Ma perché (voi idioti) dovreste venire a lavorare alla eclusivissima aZZienda (due zeta perché siam più forti) “Brogi & Collitorti – Quarterly Meeting”?
La nostra attivissima aZZienda (due zeta perché siamo leader del mercato) è nota - oltre che per la sua efficienza ed efficacia - per la nostra specialissima friendly netiquette, che ci impone di inviare ad ogni nostro nuovo assunto il nostro particolare “benvenuto a bordo”.
Sì, perché chi entra a far parte della nostra efficientissima aZZienda (due zeta perché siamo vincenti), entra prima di tutto a far parte di una grande famiglia, la nostra (budello di so' ma') ed è giusto che la direzione IN PERSONA gratifichi il nuovo collaboratore con una mail di saluto, che includa la foto e la descrizione del NUOVO MEMBRO.

Fate anche voi come il nostro buon Garamanlio Barbato Remo il quale, lusingato da cotanto interessamento, questo ha risposto orgoglioso, novello et alacre ingranaggio della nostra oliatissima macchina/aZZienda (due zeta perché non ci batte nessuno)

"Gentilissimi Colleghi:
Sono orgoglioso del Vostro caloroso benvenuto e di poter far parte di quella che è la realtà Windor Nixcorp, nello svolgimento dei diversi progetti che essa mette a disposizione, certo d'essere totalmente disponibile ad applicare tutte le mie competenze attinenti al mio ruolo, che insieme al Vostro caro contributo riuscirò a rinforzar ancor di più quelle che sono le mie conoscenze e acquisire man mano una certa professionalità nel mestiere, parallelamente al nostro principale obbiettivo, quello di offrire il meglio di noi per soddisfare le richieste dei clienti e acquisire sempre da loro una certa affidabilità su di noi meritata.
Vi ringrazio ancora una volta, augurandoVi un buon lavoro e per chi sta in partenza buone vacanze!

Cordiali saluti.”


E allora, cosa aspetti?
Su dai, entra anche tu nella realtà Wincor-Nixdorf! Offri anche tu il meglio di noi per soddisfare le richieste dei clienti e acquisire sempre da loro una certa affidabilità su di noi meritata! Ammazzati! Caàti in mano e pigliati a schiaffi, DA SOLO! Mòri!

Entra anche nella nostra gagaronissima aZZienda (due zeta perché i nostri servizi sono più customer oriented)
“Brogi & Collitorti – Quarterly Meeting”
Seguirà
BENVENUTI A BORDO (anche no)
VS. FOTO
DESCRIZIONE VS. CARATTERISTICHE (tra le quali: modi di dire preferiti, qualità ed interessi, lunghezza penica, capacità di resistere allo stress specie se molestati cor uno steccolo intinto nel gvano, durata su medie distanze, piatto preferito, quantità e qualità giornaliere delle Vs. escrezioni intestinali/minzioni) 

Ve lo volete perdere?
BROGI & COLLITORTI - QUARTERLY MEETING
L'aZZIenda con due Zeta, perché vince sempre lei, in omaggio alla grammatica
(seguirà presentazione ditta, magari)

febbraio 21, 2008

Ah-Ah!
Come previsto, è una ridda infernale, un fandango da tregenda di montaliana (montaliana?) memoria!
Frotte, moltitudini, jose (jose?) di aziende che fanno a gare per pigliarmisi. In culo a voi, Gherrison & Ghemon!
Di seguito do conto delle possibilità che mi si sono aperte, a seguito della mia sagace mossa di render pubblico il mio curriculum vitae in quest’era di villaggio globale, mercato flessibile e fischio di gola.
E dunque, sono stato contattato dalla


- SO.GE.MA. (SOcietà GEstita MAlino) di Van Der Cocai, Nederlanda (si tratta ovviamente della succursale italiana, sita a Evaristo, prov. di ARAGORN) per ricoprire una posizione aperta (presumo trattarsi di ricerca di forza-lavoro dalla mente aperta e ciononostante pronta a lavorare in posizioni scomode, tipo a diacere o anche bocconi, e tutto per coprire generiche falle e/o buchi che si aprono in un qualsivoglia modo e per un qualsivoglia motivo);
poi ha cercato di accaparrarmisi incaponendocisi assai anche la
- ditta BONZA r.s.v.p. di Terbagnano Minorato (SIP), per un posto da Messicano-Primario e/o (a seconda dell’esperienza che uno avrebbe declinato) Aiuto-Messicano di secondo livello (varrebbe a dire senza obbligo di siesta);
inoltre (e qui mi fermo, per decenza e decorosità impostemi dal mio senso critico e dal mio fegato grasso & giallo), parrebbe volermisi costi quel che costi la
- ditta di erogazione rapida EROGAZIONE RAPIDA s.u.v. di Mantecato Premontone (prov. di WINZIP) per un ruolo di Erogatore Rapido. Previste provvigioni, premi e inquadramento con CO.CO.CO. (chicchicchì-chirichirichiricurucuqquaqquà) secondo il CNC dei Movimentatori Sauri / Erogatori rapidi.
E poi ce ne sarebbero altri (Manutentore Manutengoli, Soca e Godi snc, Addetto Premontaggi, Fresatore di 3 livello – sì, ma del Nibbler, etc.). 

Pvrtvttavia, ciò – eccezion fatta forse per il posto da Messicano alla ditta BONZA, che m’attirerebbe vieppiù, non fosse che la concorrenza è elevatissima – non mi soddisfa né riempie anzichenò (anzichenò?). E ciò perché ho incidentalmente (ah, maledetta la mia testolina di cazzo marcia & inutile orpello della sopravvalutatissima etichetta sociale) tralasciato di chiudere il Curriculum con una massima, meglio se in latino, come mi aveva caldamente consigliato di fare il mio amico Ghèrrison (quella merda). Un qualcosa che mi definisca e mi incornici, che sia squillante e interessante, seducente e fatta apposta per attrarre l’azienda, incuriosita & risoluta ad assumer una dinamica e motivatissima risorsa par mio.
E io ci ho pensato, ancorché un po’ in ritardo. Ecco qua:
 


“quanti ne arrestiamo ubriachi, ogni sabato sera, di ex-campioni di football del college, Capitano?” 
È la frase che l’ispettore Emily Sanders (Charlize Theron) dice al suo superiore in Nella valle di Elah, di Paul Haggis. Mi pare una scelta - questa più che il testo di Glory Days di Bruce Springsteen, il cui senso è il solito, cazzo più cazzo meno - più che appropriata, anche per come mi sento io ultimamente; anche se non è in latino: una scelta inattaccabile e foriera d'ogni sicura buona ventura, per una risorsa motivata e dinamicissima e target-oriented par mio.
Farò un altro inoltro generalizzato, con questa aggiunta. E attenderò. E la DITTA BONZA rsvp stavolta non avrà tentennamenti! E come lei tutte le altre, al cospetto d'una risorsa flessibilissima e dinamica e motivata e determinata par mio.
O suo (del budello di to' ma' rappresentato sottoforma d'istogramma consuntivo a barre. mi par chiaro).

febbraio 11, 2008

Dannazione!
E sì che il mio amico Gherrison me l’aveva detto, che c’era da mettere il curriculum online se uno voleva esser preso. Ma io duro. Finché poi non l’hanno preso, lui, a programmar pacchetti alla Devonshire-Pipone di Solbiate Segonissimo (prov. di Dracma), in qualità di non ho ben capito cosa. E quando me l’ha detto, come si vantava, il merdone! Me l’aveva detto, lui! Dannazione! E quell’altro, lì, quella merda secca di Ghemon, come rincarava la dose, lui che in fin dei conti è solo un OTAA, seppur neo-consorziato ASTIRP (Associazione Semovente TIR, a Pile).
Non mi restava altro da fare che camminare sulle orme di Gherrison, anche se mi costa tanto. Troppo, maledettissimo Gherrison.
Metterò in questo spazio, qui di seguito, il mio curriculum vitae. E aspetterò. Come lui, sarò contattato di sicuro da una pletora di aziende. In fondo, condividiamo lo stesso profilo: Tecnici Qualificati di Cooperazione Decentrata, e vantiamo (io più di lui, checché ne possa dire il povero stronzo, o anche il suo amicone Ghemon) altissimi CFI (Crediti Formativi in Ingresso) e ancor più prestigiose UFU (Unità Formative in Uscita).
Eddunque!

INFORMAZIONI PERSONALI
Nome ESTINGUO RENITENZA, detto TIMBALLO
Indirizzo 86, VIA RAMATOR DEI GONZAGA, 85640 NERBATE (TAP)– ITALIA
Telefono 340-4795069
e-mail paperogonfio@gmail.com
Nazionalità Italica
Data di nascita 03.11.1975

ESPERIENZE LAVORATIVE
• Date (da – a) : da Aprile 2005 a Settembre 2007
• Nome e indirizzo del datore di lavoro: Rospi Erosi srl – Vimodrone Betoniera (prov. di TP - ToPa)
• Tipo di azienda o settore: Settore erosione rospi e batraci in genere
• Principali mansioni e responsabilità: impiegato con mansioni di controllo e validazione rospi, registrazione dei medesimi (anche a rate) entro il sistema revisionale informatizzato, gestione e cooperazione dell’erosione in atto, tenuta libro matricolare-batraci, ma solo a lapis.

• Date (da – a) : da Settembre a Novembre 2004
• Nome e indirizzo del datore di lavoro: ditta “Sèrbamelo Ammòdo snc” – Efestione Val di Merda (prov. di L)
• Tipo di azienda o settore: società monitoraggio prestiti alimentari ed erogazione debiti
• Principali mansioni e responsabilità: attività di cooperazione analitica transazionale del mercato del prestito ad vsvra, gestione feedback e carta oleata per l’erogazione dell’alimento in questione, scrittura su carta dell’ammontare a debito del contraente, da corrispondersi tutti maledetti e subito.

• Date (da – a) : da Luglio 2002 a Febbrajo 2004
• Nome e indirizzo del datore di lavoro: ditta S.P.A.R.S. (Società Pistoiese a Rischio Scoppio) – Pedogno a Gognaga (ASL)
• Tipo di azienda o settore: società gestione scoppi e settore ferroviario in genere
• Principali mansioni e responsabilità: tiraseghe primario e R.G.Q. (Responsabile Gestione Quadris) in caso di scoppi di primo, secondo e terzo grado; manutenzione rospi da scoppio e cànidi da spavento; gestione situazioni critiche o genericamente fastidiose; pagamento bollette del tytolare.

• Date (da – a) : da Marzo – Giugno 2002
• Nome e indirizzo del datore di lavoro: Lamifavacantailblues organizzazione culturale – Lupesio Superiore (prov. di Pino Daniele)
• Tipo di azienda o settore: musica, spettacolo, cotillons, fischi di gola, botta forte, incendio doloso, fuga alla zitta.
• Principali mansioni e responsabilità: advertising in genere e accounting eventi fashion; selling di spazi pubblicitari e merchandising di settore; realizzazione enormi rospi in gommapiuma per tragica incomprensione col settore dirigenziale dell’azienda; RSPP e TRVD. A volte anche ADS primario, ma con obbligo di riporto a destra.

• Date (da – a) : da Novembre 2001 – Febbrajo 2002
• Nome e indirizzo del datore di lavoro: "Homo Homini Lupus" spa – Agnizione Dolorosa (prov. di Anabasi)
• Tipo di azienda o settore: Gonfiaggio e gestione lupi crudi e cotti.
• Principali mansioni e responsabilità: Cernita e cottura lupi su grande distribuzione, loro ricollocamento sul mercato in ottemperanza alle norme. Tenuta e compilazione registro magazzino, ma con un occhio solo e cantando “el merendero – miguel son sempre mi”

ISTRUZIONE E FORMAZIONE
• Date (da – a) : 1994 – 2001
• Nome e tipo di istituto di istruzione o formazione: Università degli Studi di Jena – Facoltà di Carogna Avariata C.P.C. (corso per corrispondenza)
• Principali materie / abilità professionali oggetto dello studio: Tecnico qualificato di Cooperazione Decentrata, al fine di organizzare e realizzare interventi di cooperazione internazionale a livello locale, garantendo il coinvolgimento di tutte le Unità Formative (U.F.), l’utilizzo di tutte le Risorse Presenti nel Territorio di Riferimento (R.P.T.R.) e del budello di So’ Ma’ Cane (S.M.C.). Miva lanciami i componenti.
• Qualifica conseguita: 110/110 con lode, dignità di stampa, bacio accademico e dito nel culo.

• Date (da – a) Settembre 2001
• Nome e tipo di istituto di istruzione o formazione: Conservatorio di Musicologia a pressione “Pompetta Affèrramelo” di Segaregno Boscone (prov. di Comping)
• Principali materie / abilità professionali oggetto dello studio: Licenza triennale di Panforte Contralto in Gec bemolle
• Qualifica conseguita : 8,10 su 10

• Date (da – a) : 1989 – 1994
• Nome e tipo di istituto di istruzione o formazione: Istituto Professionale “Agazio Fregoni detto il Ganascia” – Sant’Eppone Pigiacazzi (A3)
• Principali materie / abilità professionali oggetto dello studio: Diploma ONLUS in paternariato con ASTAPIR (Associazione Tapiri - protezione dei) S.C.S (Società Che Sfugge), organizzante truffe informatizzate a danno della povera (ma gli ci sta bene, in fondo – mal voluto ‘unnè ma’ troppo, mors tua vita mea, meglio te che io, mòri te ch’io prospero, vi ci vorrebbe un po’ di guerra)
• Qualifica conseguita : 58/60

MADRELINGUA
Batracio Slavonico
ALTRE LINGUE
Pannonico Mezzano
• Capacità di interpretazione: Buono ma con punte di difficoltà
• Capacità di scolpitura su marzapane: Decente ma solo nei giorni pari
• Capacità di grammatica generativa: Andante cantabile con dolore
Dialetto di Segrate Paperega (prov. di PeTa)
• Capacità di elaborazione mentale: Difficoltoso
• Capacità d’interpolazione sintattica: Casuale
• Capacità di rimescolamento semantico: Ottimo ma solo previo appositi stimoli

CAPACITÀ E COMPETENZE TECNICHE
Ottima Padronanza informatica, ma solo su ZX Sinclair e VIC-20: Linguaggio macchina, Basic v3.5, programmazione con poke e peek, regolazione Azimuth, utilizzo floppy disk da 5 pollici e un quarto.

CAPACITÀ E COMPETENZE ARTISTICHE
Porto male, riesco decisamente molesto in determinate (da me, è chiaro) situazioni e accadimenti. Nel caso, emetto anche cattivo odore.

PATENTE
Fortemente patente situazioni di disagio tipo quando uno è accaldato S.M.A. (senza motivo apparente) e comincia a sudare e poi non riesce a smettere; particolari disagi (patenza forte) in caso di imminente defecatio in assenza luogo utile alla bisogna.

INTERESSI
Coltivazione Lupi da giardino e movimentazione variabile di Rospi; divinazioni su basi mistico-arcaiche; mosse di corpo la mattina a digiuno, ma solo d’estate. Collezionista di clacson.



Autorizzo il trattamento dei dati personali ai sensi degli articoli IL, LO, LA, I, GLI, LE




Ah-ah! In culo a voi, Gherrison & Ghemon! E ora a noi, aziende! Chi mi si piglierà, per prima?


maggio 14, 2007

SU DAI, PARTECIPATE TUTTI AL KICK-OFF AZIENDALE DEL 25 MAGGIO P.V.!


Eccovene uno stralcio del programma. Pigliatelo e soffocatevici, sì ma dal culo.
Nella prima giornata, dopo il Meeting Motivazionale, potrete prendere parte al Torneo di Calcio Balilla Umano e, a seguire, alla cena di gala; domenica invece ci ritroveremo tutti per un ultimo momento conviviale: i partecipanti, opportunamente divisi in teams, dovranno procedere alla costruzione di una piccola struttura ricettiva in legno, presso cui si svolgerà quindi la cena di chiusura, con barbecue e grigliata mista.
Si consiglia un abbigliamento consono alle varie situazioni/eventi.

Con le nuove organizzazioni snelle, non c’è più tempo di spiegare a ciascun impiegato che cosa deve fare: deve capirlo da solo. Purtroppo questo non avviene, e il risultato è che oltre il 60% del tempo degli impiegati non produce alcuna ricchezza. Oggi un seminario nuovo e profondamente formativo spiega ad impiegati e quadri che cos’è la produttività nel lavoro di concetto, come essa si misura, quali sono le regole per capire le priorità e come bisogna organizzarsi per essere efficaci ed efficienti, operando in team.
 
Il seminario si propone di insegnare tutta una serie di capacità di base che, per quadri e impiegati, spesso vengono riassunti nell’espressione “saper lavorare”. Il dipendente ne ricava una guida che gli consente di stabilire le priorità del proprio lavoro in base al "valore prodotto" e impara ad organizzare il proprio tempo in maniera efficiente, trovando il tempo per le cose importanti e non solo per quelle urgenti. Alcuni clienti l'hanno definito "il corso che insegna a lavorare", e "imperdibile per i neoassunti". Questi gli scopi:

- orientare il proprio lavoro alla produzione di Valore, al servizio al cliente e alla redditività aziendale;
- capire da soli quali sono i compiti prioritari, assegnandovi il quantitativo di tempo più opportuno;
- definire obiettivi, programmare azioni, predisporre risorse;
- saper lavorare in gruppo (ed eventualmente dirigerlo);
- lavorare con responsabilità ed essere affidabili;
- saper motivare, addestrare, condurre;
- sapersi automotivare, essere facile da guidare e dirigere.

Contenuti orientativi:

- Il compito fondamentale nelle aziende: produrre Valore.
- Esempi di azioni che generano Valore e di azioni che non ne generano.
- Come si scelgono e si definiscono gli obiettivi nel breve, medio e lungo periodo. Le priorità.
- Che cosa significa assumersi una responsabilità. Come e quando bisogna farlo. I controlli.
- Come si comunica verso l’alto e verso il basso.
- Come gestire il tempo. Il corretto uso dell’agenda.
- Come si lavora in gruppo. Come condurre un gruppo senza avere potere gerarchico.
- L’uso delle emozioni per motivare i collaboratori, dipendenti e non.
- Tecniche di addestramento e conduzione operativa.


LA VS. PARTECIPAZIONE È ASSAI GRADITA & CALDAMENTE CONSIGLIATA. RICORDATE:


NELLE AZIENDE ECCELLENTI, KICK-OFF È UN MUST PER I NEOASSUNTI E PER COLORO CHE CAMBIANO POSIZIONE O REPARTO!

aprile 24, 2007

COUNSELOR – Il professionista della relazione di aiuto (?)
MASTER IN COUNSELING BREVE

La figura del Counselor si sta affermando anche in Italia per le sue specifiche competenze nei contesti sociali. Sono sempre di più le strutture pubbliche e private che si avvalgono dell’aiuto di questa figura professionale: scuole, ospedali, uffici pubblici, società sportive, aziende. Carceri.
Il Master in Counseling Breve fornisce ai partecipanti un’esperienza approfondita su tutti gli strumenti di base, necessari per operare nei suddetti contesti secondo il metodo ABC® (Approccio Breve Cinque Incontri - giuro che è vero, anche la ®) elaborato dal Dr. Charlie J. Mantechi (non ridete, è vero anche questo) in anni di intensa attività nella relazione d’aiuto.
L’ABC® offre un modello di intervento che permette in 5-incontri-5 di affrontare con successo la maggior parte delle problematiche presentate dai clienti. È un modello strutturato e nello stesso tempo flessibile che dà modo al Counselor di essere costantemente in controllo del processo, mettendolo in condizione di poter misurare in ogni istante i progressi verso l’obiettivo concordato con il cliente.
Ai partecipanti verrà fornito un addestramento di base al modello ABC® e al relativo workbook che diviene una guida all’attività di risoluzione dei problemi e all’espansione della mappa percettiva della persona.

PROGRAMMA
- Intervenire da subito: la prima telefonata
- L’attesa e l’accoglienza
- Dal Lei al tu in un istante
- Cosa posso fare per te
- Definire il problema e negoziare l’obiettivo
- Valutazione del disagio
- La Miracle Question
- L’assegnazione dei compiti
- L’uso evoluto del Genogramma
- Dove cercare le risorse
- Metafora Barriera/Ponte
- La Time Line
- Posizioni percettive
- L’uso del Mentore
- Le Metafore con gli Oggetti
- Il Linguaggio Ipnotico e il Dialogo Guidato
- L’allineamento dei Livelli Logici
- La Matrice dell’identità e Il Cerchio dell’eccellenza

METODO DIDATTICO
Il Master in Counseling Breve si articola su una didattica esperienziale in cui gli allievi vengono addestrati al modello ABC® con continui feedback da parte dei docenti in uno scambio efficace di informazioni e competenze.
Si farà ampio uso di simulate, role-play e dimostrazioni pratiche che possano immergere da subito i partecipanti nel vivo dell’attività del Counselor secondo il modello ABC® elaborato dal Dr. Charlie J. Mantechi in persona.

SEDI
Milano, Motrone, Londra, Lentate sul Seveso, Roma, Ripatransone, Cervinia, Casa tua

QUOTA D’ISCRIZIONE
€ 2.500 + iva e ci stai largo

Alla fine del Master verrà rilasciato un attestato di partecipazione con il riconoscimento dell’Associazione Toscana Micro Counseling (ATMC - da non confondere con l'omonima Associazione Toscana Macerazione Cacca) che consente l’accesso ad un percorso triennale riconosciuto dalla FAIP (Federazione Anonima Imbecilli Pretenziosi) e anche un po’ dal budello di to’ ma’, quando non ha preso troppi Stuffioni nel Trabagai ed è comprensibilmente confusa & stordita.

marzo 21, 2007

 PREMIO ITALIA CHE LAVORA - Segreteria generale 

Egregi signori,
la vostra Azienda ci è stata segnalata dai nostri corrispondenti tra quelle che nel corso dell’anno si sono maggiormente distinte nel proprio settore di attività.
Pertanto in riconoscimento dei meriti acquisiti, abbiamo l’onore di comunicare che siete stati prescelti dall’apposita Commissione Tecnica come una delle aziende selezionate per l’assegnazione del

PREMIO
PISTOIA CHE LAVORA
Uomini e Aziende del 2005
Questa distinzione, nata nel 1979, è destinata a incoraggiare la difficile opera degli uomini e delle aziende che sfidando le difficoltà e attraverso il proprio lavoro contribuiscono alla difesa della nostra economia e con essa la libertà dell’intero Paese.
Ogni azienda potrà avvalersi di questo prestigioso riconoscimento per distinguersi verso un pubblico più vasto, con evidenti positivi risultati sull’andamento delle vendite.
Il conferimento avverrà nel corso di una grande cerimonia che costituirà il momento centrale di questa iniziativa, come da programma allegato.
Certi di averVi fatto cosa molto gradita, ci complimentiamo con Voi e porgiamo cordiali saluti.
Allegato #1: 

PROGRAMMA
Il piano delle promozioni particolari e pubblicitarie da realizzarsi in pieno accordo con tutte le Aziende partecipanti, è stato così programmato:

1)      consegna della medaglia e dell’attestato di benemerenza nel corso di una grande cerimonia che si terrà al Centro Congressi dello Tarpikon Hotel di Cerbotto sul Tego (GG), presenti personalità del mondo economico e rappresentanti della stampa. Madrina della manifestazione sarà Mariolina Cannuli, la popolare presentatrice televisiva. Omaggi floreali alle signore a nome dei premiati.
2)      Pubblicazione a cura della GodSigmat di una pagina interamente riservata alla vostra azienda, su Internet, nel sito ufficiale del Premio Italia che lavora www.godsigmatitalia.com. La vostra pagina resterà presente per 1 anno, e per chi non conosce ancora il grande potenziale di Internet, sarà l’occasione per provare la pubblicità sulla più grande rete di informazioni del mondo. Per chi invece ha già un suo sito su Internet, sarà questo un banner di straordinario prestigio, destinato a far invecchiare di colpo ogni altra iniziativa del settore.
3)      Alla cerimonia verrà consegnato un inserto a colori del giornale “Europaper” con la pagina centrale interamente dedicata ad ogni singola azienda, una novità assoluta per l’Italia. La copia verrà stampata su carta speciale ad altissima qualità, per consentirvi di riprodurla e inviarla ai vostri migliori clienti. Una pubblicità prestigiosa e di grande impatto, mirata ad informare le persone di specifico interesse per la vostra attività.
4)      Consegna di uno stock di 500 etichette adesive stampate in oro a caldo, per personalizzare corrispondenza e pubblicità e di una bozza esecutivariproducente il simbolo del Premio per carta intestata, biglietti da visita, depliants, ecc.
5)      La concessione gratuita a fare uso del marchio registrato e della motivazione del Premio per qualsiasi fine promozionale e pubblicitario, senza limite di tempo, solo dopo l’avvenuta consegna.
Per una verifica reciproca che ci consenta di eseguire l’impegnativo programma con la cura e la precisione necessarie, siamo a pregarVi di voler prendere contatto con la nostra sede entro e non oltre 10 giorni dal ricevimento della presente, per concordare le modalità di adesione. Comunicare con noi è facile:
Chiamateci.
Risponderà il Budello di Vs. Madre.
Quel Tegame.

Fermi restando a Vostra disposizione per ogni ulteriore notizia o chiarimento che riteneste necessari, Vi preghiamo di voler gradire i nostri migliori saluti.