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ottobre 10, 2007

Ed ora, per il consueto (consueto?) angolo dell’aforisma, tre massime/quesiti zen. Si badi, per rendere il tutto più interessante (interessante?) di fatto uno dei tre non è valido o vero o comunque applicabile ad una ipotetica filosofia zen (es. te rivògamelo pure nel ciarrapìco, che tanto non men cale, a me, son zen io sissì). Si provi a indovinare quale. Chi vince diventa zen (o anche zang, dipende dal cognome) seduta stante, e sarà omaggiato di relativo giardinetto pènco e mini-rastrello utile anche per grattarsi fra le scapole nella pausa pranzo.

a) È possibile vedere un gatto nero in una stanza buia, se il gatto non c’è?

b) Per quanto tempo si può asciugare un lavandino con una spugna da piatti?

c) Come può un albero fare rumore cadendo in una foresta, se schiaccia quelli che erano lì per sentirlo?

Tentate la sorte, su, stronzoni! E ricordate che, per quanto sia certamente meglio un amico oggi di una gallina domani, un po' di brodo però costa sempre poco. Così disse il saggio, prima d'illuminarsi e divenire un ottima fonte di calore indotto (a cosa? Ma al mal fare, è chiaro!).

giugno 12, 2007

Quando Hiroshi Shiba si trasformava in Jeeg Robot d’Acciaio, ogni volta buttava una MotoGuzzi giù per una scarpata. Io comunque sia non ho mai guidato nemmeno il , sicché posso anche dire che non mi dispiace più di tanto, per la moto.
Sia perché ho simili pensieri che generalmente - come condizione di base, diciamo - mi sento una persona veramente di merda & meschina, con una vita perfettamente allineata & consequenziaria?
 

No; poi a volte penso anche che se avessi un gatto lo chiamerei Vincent Vega. Son pieno di pensieri notevoli, in effetti. E un tempo collezionavo pure nomi di posti. Roba tipo Pedrengo Grassobbio, o Stuffione di Ravarino, diciamo...

luglio 13, 2006

Una quaestio di diversa e più varia natura giugne qui, a noi, per la rubrica LE GRANDI FRASI PER TUTTI I GIORNI. Tuttavia... a un grande potere corrisponde una grande responsabilità. O anche nuovi problemi, nuovi stimoli, diceva sempre FVNGO, prima di morir fulminato con un mysterioso cavo di cui non conosceva la natura.


Caro esperto, avremmo un quesito da porLe: jer sera, dopo il concerto, s’è avuto l’esigenza di SVELLERE una sbarra. Purtroppo non sapendo coniugare il verbo SVELLERE non s’è potuto fare. S’è pensato, infatti, che non si sarebbe stati in grado di spiegare l’accaduto con correttezza grammaticale una volta arrestati. Ci potrebbe colmare questa lacuna coniugandoci il verbo in tutti i modi e tempi? Ci potrebbe fare anche qualche esempio pratico? Grazie.
Ingegner Strozzy & Associati


Caro ingegner Strozzy (diminutivo per Strozzino, suppongo? Sappi che ho già provveduto ad avvertir le autorità), anzitutto: le regole d’oro dell’ottimo & provetto giornalista m’imporrebbero d’applicar rigido e inflessibile il principio (d’ascendenza statunitense, o anche no – pare anzi nasca nella redazione cecinese de “IL TIRRENO”) cosiddetto delle 4W: What? When? Who? Where?
Ma tuttavia, essendo tu al massimo segretario o galoppino (pur - inutilmente - gabellandoti gagarone in guisa d'ingegnere), me ne sbatterò allegramente i coglioni, tanto sicuramente sarà stato un concerto di MinoReitano&MemoRemigi in mystica unione, introdotto e spiegato da Maurizio Seymandi & DJ-SUPERSMAAASH!!! Il luogo sarà certo stato Monzoro Milanesio, o forse anche Casirate Olona. Quando, l’hai detto tu (io do del tu, giacché qui son IO l’esperto, e TU il caprone – indi, rispetto & umiltà. Sempre), ed era ieri. Non che me ne freghi qualcosa, al pari del chi, giacché tanto tratterebbesi al certo di evento che coinvolge te soprattutto, in quanto persona molesta e pronta sempre a nojare il prossimo tuo, anche se son pali o sbarre o stronzi-di-cane.
Tralasciando tutto questo, e venendo dunque al dunque (mi si perdoni l’iterazione fastidiosa e sfortunata del pronome dunque – sì, proprio così: p-r-o-n-o-m-e), è d'uopo far notar repente che il verbo svèllere è in tutto e per tutto un verbo transitivo (svellere CHE COSA? ma questo bel manicotto di natta dal culo, mi par chiaro…) e irregolare (nel senso che lo si può coniugare senza alcuna regola o costrutto), oltre ad essere una coniugazione che, una volta inserita in una frase, porta un sacco di merda a chi l’ha nominata.
Tuttavia, visto che ci tieni (ricordo - al proposito - che comunque esiste anche la TOPA), ecco il presente indicativo:
io svèllo – meno comune: svèlgo; ancor meno com. strappòno
tu svèlli – meno comune: svèlgi; ancor meno com. strappòni
egli svèlle
noi svelliàmo
voi svelléte
essi svèlgono.
Il passato remoto
:
io svèlsi - assolutamente no svellèi; idem per strapponèi
tu svellésti
egli svèlse
noi svellémmo 
voi svelléste
essi svèlsero
e infine il congiuntivo presente, che con gli altri due ci dà tutto lo spettro coniugatorio (non fare domande, non capiresti) della lingua italiana:
che io svèlla - meno com. svèlga; ancor meno svorri
che tu svèlla - meno com. svèlga; ancor meno svenga
che egli svèlla
che noi svelliàmo
cho voi svelliàte
che essi svèllino

Per l’esempio pratico e/o figurato nulla può aiutar più che l’auto-immaginarsi impalato-a-ciccia, magari nell’atto di esclamare "vi priego, messere, mi svèlla quanto più tosto il cresciman dal culo!". Utile, no? E - si badi! - con un minimo di sensibilità d’animo è pur facile immaginar la scena in tutto il suo pregnantissimo realismo ed evidenza dantesca, tal che par quasi di toccar con mano offensore & offeso. Ah, l'arte!

Ecco qua, caro il mio gabellone: qualora ti(/vi/ni) capiti ancora una volta una situazione del genere, ne sei pienamente aduso, e non dovrai più peritarti a svèller pali, paletti e sbarre che impediscano il fiorir dell'animo tuo nero e gretto. Tuttavia, ciò non può nondimeno esimermi dal rampognarti moralmente per l’azione altamente vandalica e d’offesa gratuita che avresti – avendone gli strumenti linguistici – certo compiuto: ti par bello svellère sbarre così, a bìschero sciolto? Qual fu l’esigenza che mosse te e i tuoi degni e vieppiù rii bravacci a simil portamento? Chi era meritevole d’esser sbarrato sul groppone? Era forse qualcosa che v’impediva il passo e/o l’accesso, quasi novello - purtuttavia di diversa natura - colappio da disperdere, cosa che, tra l’altro, ci testymonierebbe appieno come tu non abbia seguito le lezioni - precedenti, qui - del chia.mo prof. Mangiacazzi al riguardo?
Infine, una considerazione di carattere evangelico-cristiano: se puoi tutt’oggi porre, tu, individuo ridicolo e risibile insieme, simil richiesta è chiaro segno che, nonostante ci fosse una concretissima sbarra ad impedirvi ed ostrurivi il cammino, rendendovelo magari men’agevole o men facile, siete riusciti in dispetto d'ogni cosa a superar l’ostacolo, ingegnandovi (essendo voi ingegneri, o tali volendo apparire) altrimenti, a cristallina dimostrazione dell'imperituro adagio che recita: OMNIA VINCIT LABOR IMPROBUS (M. Costanzo).
Il che, tradotto dall'inglese significa: uno, cinque, mille sortilegi maligni!

giugno 28, 2006

A distanza dall’ultima volta (quanta?) tornano
LE GRANDI FRASI PER TUTTI I GIORNI
Esegesi della tradizione orale, scritta e cifrata secondo il metodo “Ciapetti Megèro detto il Pompa, eroe della seconda guerra d’Etiopia per il crittaggio (sì, proprio crittaggio) di messaggi & dati fondamentali agli occhi biechi e torvi del pravo et crudel nimico, del cui corpo et cimiero fu fatto insperato ma giusto strame in grazia del coraggio e dell’indomito spirto pugnace e fiero dell’italica gente tanto eran negri vuoi che servissero a qualcosa?”

La frase di oggi è:
LO DELÜÒNNO… E POI LO RIOSTRÜÒNNO!

Ebbene sì, cari amici della cultura e dell’acciugata alla marchigiana! Dacché il volgare prese le mosse, repente dando prova di sé con il cosiddetto Indovinello Veronese dell’VIII sec. (“Boves se pareba, alba pratalia araba et albo versorio teneba et negro semen seminaba” – che tradotto significa “quando vai all’edicola di Mallio, mi pigli il Cioè Mese? Grazie! Poi, per premio te la faccio vedere un pochino”) e con i Placiti Capuani del 960ca. (per cui valgano, a tytolo di menzione, soltanto i primi due: “Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte sancti Benedicti” – vale a dire “Levi il su’ cane dal mi’ orto, testa di cartone, o ni sparo col mi’ trombone S. Benedetto caricato a sale e aceto”; e “Kella terra, per kelle fini que bobe mostrai, sancte Marie è, et trenta anni la posset parte sancte Marie” – cioè “Ci sei stato al Keller, eh? Ti pareva anche d’avecci visto Bobo Vieri o la Madonna? Forse, se bevi meno birra…”); da allora, dicevo, pochi sono stati i progressi, i cambiamenti, le mutazioni linguistiche e le contaminazioni. Questo, a dire il vero, sostiene il Mangiacazzi, e il fatto che la sua sia una tesi quantomeno originale o azzardata (quando non proprio apertamente irrisa in ambienti accademici e togati) è radicalmente confutato dalla presente frase, appartenente alla tradizione orale e trascritta qui per la prima volta con le dovute accortezze fonetiche, per cui tra l’altro ci è d’obbligo ringraziare Mario Rincula, il quale col suo manuale di Fonetica generale, raddoppiamenti morfosintattici, punto in alto, punto in croce, punto e accapo (Edizioni Misticismo Intestinale) ci ha fornito insperato quanto improvvido aiuto.
Nel caso in questione, il misterioso individuo, pare Vecchino™ con obbligo di tressette, moccolo, spuma bionda e dormitina sulle sedie di plastica arancione intrecciata del bar “S. Giorgio & il Drago”, si riferiva al palazzo antistante il bar, demolito e poi ricostruito così, per gioco, scommessa & capriccione dalla Ditta Edile “Alessandro Il Grande & cognato (Efestiòne, Bambino Ricchione) srl”, senza che nessuno avesse richiesto o in alcun modo motivato la cosa. Gli inquilini del palazzo (che ospitava anche l’Ufficio Comunale per la Registrazione della Migrazione dei Tonni – U.R.M.T.) si son trovati così, da un giorno all’altro, in istrada (pròstesi, cazzoni!), anche se la situazione, a giudicare la seconda parte della frase, non è perdurata granché. Certo, son passati quei due-tre annetti buoni causa altri impegni in Macedonia del titolare della Ditta; certo, il palazzo è stato ricostruito ma solo come enorme colata cementizia (piena) modellata a forma di palazzo, senza porte o entrate di qualsiasi sorta; certo, sono state violate le più elementari norme d’igiene, sicurezza, catastali – per tacere d’ogni principio architettonico e geometrico: ma che volete farci, è il progresso, e anche se la cittadina in questione (Chiorba, prov. di Freguenza Disturbata) ha visto aumentare di 30 unità il numero di barboni (i barboni si contano in unità, come insegna il buon syndaco di New York Rudolph Giuliani – “si contano e poi si sterminano”), il progresso è importante. Ma, magia della vita e delle cose (frase del cazzo), lo stesso progresso pare invece negato – monito forse del carattere imperituro e trascendente delle Scienze Umanistiche, o di qualche altra stronzata così – nelle cose di Cultura, proprio grazie a questa frase, perfettamente riconducibile per immediatezza, spirito d’inventiva, fresca aderenza alla realtà alle frasi vergate a Teano più di 1000 anni fa, frasi per le quali ancor oggi gli studiosi s’interrogano: “che cazzo volevan dire? Ce ne frega qualcosa? A che ora gioca il Lamporecchio?”

maggio 30, 2006

A distanza d’un bel po’ di tempo, torna a seguito richiesta esplicita (?) la rubrica
LE GRANDI FRASI PER TUTTI I GIORNI

Esegesi. Etimologia. Filologia. Tauromachia.

Ecco un uomo/
che mi insegue/
e mi lancia/
un COLAPPIO/
Che fortuna, non mi ha preso/
ed io lo DISPERDERO'!"
 

Frammento di una ballata del XII sec, la cui editio princeps (cod. Palatino LH657, Ambrosiana di Milano, 1519 ca.), è a tutt’oggi irrimediabilmente perduta, a seguito o di un pauroso incidente fra CAMI (precisamente, si trattava di un camion della ditta CIUINO™, di Ruvo Molisano, specializzata in trasporto ballate & lupi-a-nolo, e di un autoblindo della ditta BLINDA™, di Colle val Merda, trasportante empietà e trasudante livore e sprezzo del pericolo, anche e soprattutto guidando contromano a occhi chiusi, cantando uacciuariuariuariuààà), o per futile scommessa – la cosa non è del tutto chiarita.
Comunque sia, l’esegesi del testo – ahimè, del frammento di testo! – in nostro possesso, ci porta a considerare anzitutto il tytolo, che pur se non ho riportato (abbiate pazienza, me ne son accorto ora) era Il cane randagio. E dunque ben si spiega l’arcana l’ambientazione: non la Cornovaglia, non l’Averno, bensì Vicolo Malconsiglio, in quel di Barbone-di-Yul (YU), dove il cane randagio waga per i cazzi propri, grufolando lercio nella merda e nel pattume, com’è suo costume & diritto, finché arriva un uomo (antenato del moderno accalappiacani – si noti che nel mille e cento tale figura esisteva veramente, e si chiamava Guidrigildo o anche Menco, io li conoscevo PERSONALMENTE – eran due omini veramente laidi e butirrosi; poi morirono, pace, meglio loro che io) che gli lancia un COLAPPIO.
Ora, cos’è un colappio? Si sono fatte le più disparate ipotesi a riguardo: il Concetti, il Mangiacazzi, il Succiacàpridi, la Bobi, la Pinpi, tutti gli studiosi più autorevoli hanno detto la loro (particolarmente suggestiva e fantasiosa la versione della Bobi, la quale individuava, attraverso il criterio della lectio difficilior, una differente lezione, riportata in un altro codice, il Trivulziano di Milano, AX-732-BZ – che non è una targa, come molti di voi idiotoni avrà pensato: COLABARDA, cosa che ci riportava quindi, magari aggiungendo la denominazione SPAZIALE – lectio, quest’ultima, contenuta forse in un non precisato codice, il Tribudiùlo della collez. priv. Trotti-Piponi – a un complesso ma inutile marchingegno di provenienza marziana, utile per sterminare senza pietà i mostri haniba e quelli di Mazinga, che ora non ricordo come si chiamavano. Ma questi son problemi di filologia, che cazzo ve lo dico a fare, che ci volete capire, voi).
Tuttavia, resi sicuri da nuovi studi & approfondimenti, e ancor più dalla sicumera che contraddistingue chi è piamente nel giusto e nel certo, possiamo affermare che i suddetti insigni studiosi si son distinti solo per le stronzate sparate, l’inferno li danni: ciò perché il Colappio è indubitabilmente uno strumento immaginario, fatto di fili e nodi del tutto immaginari e trasparenti, che qualcuno lancia a qualcun altro quando lo vuole ACCOLAPPIARE (declinazione falsa ed immaginaria del verbo accalappiare, appunto). Del resto il lemma è attestato anche in opere coeve o vicine, quali il Trésor di Brunetto Latini (“e di me facea colappio: / ogni spinta era uno schioppo”) ed alcune cronache locali anonime (“avvinto a lui per un colappio, tosto reso fermo dal pingone su per lo culo, li due sodomiti dello scorno fean gran vanto”). Nessun dubbio quindi, con buona pace della Bobi, alla quale per ripicca mi riprometto di far assaggiar la VERGA™ quanto prima, a scopo punitivo. In filologia funziona così. È uno sporco lavoro, ma bisogna pur farlo, che volete farci.
Proseguendo nell’esegesi, è chiaro il motivo per cui il cane dichiara di non esser stato preso dal colappio. Facile: essendo il colappio lo strumento immaginario dell’amore, risulta chiaro come il cane non possa nutrire alcun sentimento di tenerezza o quand’anche di accondiscendenza verso l’uomo. Quindi, la conseguenza è scontata, con tanto di riferimento alla fortuna, a quel tempo ritenuta dea che dispensa e atterrisce, secondo la famosa ruota.
A quel punto resta un COLAPPIO da DISPERDERE. Perché disperdere, e come fare? Il colappio è aria. Altra aria la disperde. Ed ecco spiegato: se il narratore ha lasciato all’intendimento del lettore, c’è qui l’esperto che vi spiega. Buon per voi.
Il cane scorreggia, e il calappio si disperde fra i vapori flatulenti. Del resto l’occorrenza del sintagma è anche nel più tardo Brutesio indeciso di Compiuta Donzella (“ed i’ sul tuo colappio / ci scureggio sovra”), nonché nei vv. 156-157 di un Sirventese di Cielo D’Alcamo (“o madonna, ché ingratamente scorreggiar sul mio colappio?”).
Purtroppo l’infausta sorte ci ha privato del proseguir di siffatto esempio di lirismo, nonché dell’autore di questo, ma – ahimé! – la vita è così: pensate che ieri uno che conosco camminava per strada; a un certo punto ha sentito uno strizzone di corpo, e la sera sono andato a trovarlo all’obitorio, morto intasato dalla sua stessa merda. Oppure pensate a Oriana Fallaci: è ancora viva, poverina. O ai vip, o a Muccino. Nessuno li ammazza. Eh sì, la vita è proprio dura.

dicembre 21, 2004

E con l’imminente Natale torna (che cazzo c’entra? Ha qualcosa a che spartire col Natale? Qualcuno la rivoleva? Non hai di meglio da fare, stupido?) una bella & sapida

ISCRIZIONE MISTERIOSA

Per aggiungere quel briciolo di suspence alle vostre feste, altrimenti di merda, come ogni anno

STRADA PRIVATA.
A’ CAPITÒ
O CARABINIERI




Incisione vergata su cartapecora di origine probabilmente cinese (Pigna, reca essa in filigrana – probabile riferimento al nomignolo di Tetsuy Todoroky, ultimo rampollo della vetusta – IX sec a.C., che non vuol dire avanti Cristo, come gli stolidi posson pensare, bensì avanti Confucio – dinastia Huan-Zu Tree, e dovuto alle ragguardevoli dimensioni del suo scroto, o forse ancor più alla consistenza e materialità di questo), trovata letteralmente incastrata su di un altrettanto misterioso supporto, piatto e largo, dalla consistenza vitrea, e a questo fermata in grazia di una verga lunga e sottile, nera, rigida, con molla e spazzola incorporate. Secondo il Mangiacazzi – che ha un cognome serissimo, e chi s’azzarda a riderne lo tronco di botte – si tratterebbe di uno strano marchingegno di valenza e precisione quasi leonardesche, e che potremmo ribattezzare, in mancanza di meglio, tergicristallo & parabrezza (per la precisione, parabrezza & tergicristallo, ma non stiamo qui a cavillare).
Dall’iscrizione balza subito agli occhi la grande abilità dell’autore, capace con poche, sferzanti battute, di veicolare un concetto ben più profondo e articolato. 
“Per favore non parcheggi più il suo veicolo/ciclomotore/automezzo/autoblindo/camion con rimorchio/autotreno da 15 tonnellate per trasporto orche assassine (barrare le opzioni che non interessano) entro quest’area ben delimitata e segnalata da apposito cartello. Qualora non desistesse dal suo pervicace proposito (“qualora mi fosse ancor tetragono”, preferisce il già menzionato Mangiacazzi), la faccio partecipe della mia risoluta intenzione di denunziare il fatto all’autorità costituita, che saprà bene quali vie adire nei suoi confronti”

Ecco: di queste dimensioni sarebbe altrimenti il periodo, di questa sintassi sarebbe esso gravato; ma ecco che qui entra in gioco la strabiliante capacità del novello Matteo Maria Bandello (che puppava fior d’uccello – qui la battuta si poteva fare, giuro) il quale, giocando con la paratassi, l’ipotassi e anche un po’ con l’ipertiroidismo magari, s’inventa un costrutto che colpisce diretto e duro, specie quando si distribuisce accenti e apostrofi - apparentemente, ovvio - un po' a caso (ma comunque resta il dubbio – e c’è proprio una diatriba or ora in corso, sulle pagine di “O-O! Officina Oggi” – della conversione ‘O’ accentata – quindi ‘Ò’, o per la precisione ‘Ờ’, alla derviscia – in punto interrogativo, una consuetudine tipica, secondo il Mangiacazzi, delle estinte civiltà degli Antuàn; mentre il Catrone propende più per un retaggio inconscio e inconsapevole, anche perché, per dirla con quest’ultimo, “se gli Antuàn son tutti morti, ci sarà anche il suo motivo”), e quando apoditticamente pone una disgiuntiva (O CARABINIERI) con la funzione di ipotetica causale, un aut-aut imperioso e diretto che riassume e condensa la tradizionale formula pròtasi/apòdosi (“se tu ti azzardi a mettere la macchina ancora qui / io m’incazzo come un lupo della steppa, e ti gonfio di botte, altro che carabinieri”). 
“Ah, la sagacia popolare! Ah, l’acume plebeo!”, avrebbe certo commentato arguamente l’illvstre e avgvsto studioso Topone J. Ravagli (autore di saggi di capitale importanza, quali Le occorenze del sintagma 'Collo di papero' nelle Cene di Antonfrancesco Grazzini detto il Lasca, e La Jena, questa sconosciuta - Accoglierla in casa, o no?), non fosse che proprio jer l’altro un tram della Copit l’arrotò senza pietà, facendone pappa per dinghi anziani. Pace all'anEma sua. D'altra parte, meglio lui che io, onusto dottor Merda qual mi sono.

(E poi, il tram lo guidavo io...)

novembre 25, 2004

Nuova appassionantissima (per chi? Ma per la maiala della Vs. mamma, è chiaro!) rubrica:


L’ISCRIZIONE MISTERIOSA
(oggi: il periodo Celtico)


MAXI-BAGHETTE SU ORDINAZIONE PER NUTELLA-PARTI!


Iscrizione risalente al V sec a.C., dal significato a tutt’oggi oscuro. Ne sono state però tentate le più varie esegesi: si va dal Lo Prendi, che ipotizzò un quantomai fantasioso “Osteria numero sette, cazzo fica culo tette!” (venendo subito rimbeccato dallo studioso armeno ma di origine serbo-croata Zo Stuka, famoso & celebrato autore di studi d’importanza capitale a titolo “Le rane: anche loro si lavano” o “Ma perché io non riesco mai a chiavare?”. Quest’ultimo, parlando delle tesi espresse dal Lo Prendi, si espresse parlando di “immane stronzata” e di “ipotesi interessanti, ma per pulircisi il culo”, concludendo il tutto poi con un sonoro “Lo Prendi? Sì, ma nel culo!”, meritamente rimasto famoso – in breve l’obiezione dello Stuka nasceva dal diverso significato attribuito al lemma ‘ordinazione’, che per se per il primo significava appunto ‘fica’, per il secondo valeva ‘roulotte con veranda, ma senza disimpegno’, come attesterebbero d’altra parte centinaja e centinaja di altri documenti ritrovati a Monte Merdoso, provincia di Isernia, luogo notoriamente celtico nell’animo, peraltro); al tardo ma ricco Masticone Anastasy, che notò le fallacità della datazione e dell’attribuzione comunemente accettate (proponendo invece un XX sec. e un autore ignoto, ma a ben vedere identificabile nel titolare del forno “Pane & Dolci, ma se preferite i Salati si fa anche quelli ci mancherebbe altro”, di Monte Merdoso appunto. Il titolare, Antonino Del Prà, avrebbe così scimmiottato l’antico idioma gaelico, per ricavarci uno slogan pubblicitario-promozionale di dubbio gusto. A tal proposito, nota l’Anastasy, la miglior prova è nel sintagma ‘maxi-baghette’: la lezione originale, secondo gli esatti criteri grammatico-sintattici del celtico antico, sarebbe invece ‘maxi-braghette’, cosa che farebbe quindi pensare a una preghiera per tutta una serie di riti e cerimonie orgiastico-falliche, di fertilità, o comunque approdanti a trombate colossali fra barbari arrapati, che nel dubbio se lo pigiavano anche nel mondragòn, barba o non barba). Altra affascinante ipotesi fu quella di Giovangiorgio-Pierpy (diminutivo di Pierpaolo, abbiate pazienza ma il nome era troppo lungo) Bégolo (autore, tra l’altro de “L’occorrenza del termine ‘culo sudato’ in Carducci e nei Minori”, e “Caro il mio bel Pascoli, La tu’ sorella non la tromba nemmeno il cane”, studio assai significativo, quest’ultimo, perché edito dal ven. budello di Sua Madre), coadiuvato dal fido segretario negro Ruffy-Raffy. Per i due pederasti, cioè no volevo dire studiosi mi son sbagliato, la frase è seconda per importanza solo all’indovinello veronese e/o ai placiti cassinesi, e fondamentalmente non vuol dire un cazzaccio nulla: si tratterebbe solo dei vaneggiamenti di un pazzo, tale Peahl O’Nderculen, il quale nel V sec a.C. (giusta dunque la datazione proposta dal Lo Prendi e altri) andava per la campagna, trascinando il suo pesante randello, e scrivendo sulle rocce motti & sagramenti così, un po’ a caso, perché nel futuro degli idïoti si scervellassero sulle sue minchionerie. Incerta, conclude il Bégolo, l’etimologia di ‘Nutella-parti’: non a caso, per il criterio della lectio-difficilior (o come cazzo si scrive), il summenzionato Stuka preferiva leggere ‘Nuttella-parsi’, che significherebbe (però in dialetto bantù) ‘fava-lunga-così', piuttosto che 'nutella-parti', locuzione che vorrebbe essere una corruzione pseudo-dotta della coniugazione del verbo 'nuth-e-llahpàr-thy' (traducibile approssimatamente con 'sbucciare sapidamente i sapori della siepe', pratica assai in uso presso gli antichi abitatori d'Irlanda), ma che sicuramente il Peahl O'Nderculen non poteva conoscere, essendo egli fondamentalmente un ozioso perdigiorno, buono a una sega e pieno di merda.


Prof.ssa Georgy-dai-mille-capelli-dorati

novembre 17, 2004

Ancora per…

LE GRANDI FRASI PER TUTTI I GIORNI!
(sì, lo so, siete contenti. Son buono, che volete farci…)


Quest’oggi vince il concorso il sig. Catania Antonino, con una sua creazione, un periodo in antica lingua Syntaxia, l’idioma degli stolidi ma miseri abitanti di Onoma e Rema, alle pendici del monte Scoppio, fraz. di Grammatica e Coniugazione del Verbo (PP).


SI INFORMANO CHE IL TRENO 2129 ERA CON MENO CARROZZE, CON LA QUALE ARRIVANDO HA MODENA SI È RIEMPITO, ED MI HA OSTACOLATO IL LAVORO CON IL CARRELLINO FINO HA CESENA.
(trad. Drusbēca titôl kunde mei 2129 wast dü zebrest, càpera càpera càpera: fòtio. Na zu mist vaccabāgnăta, debroşty dragoşty mircea zūmpa zūmpa-pà, tant’ fōrtune a lĕi y al tegami’ di khi lėggĕ)




Su dai, partecipa anche tu, NUMEROSO!

novembre 15, 2004

LE GRANDI FRASI PER TUTTI I GIORNI 

Quest'oggi vince il concorso il caro (ancorché perdutamente frustone) Neottòlemo Pandracchi, bracconiere anziano ma agile di anni 43. Il buon Neottòlemo può ritirare il premio in questione presso il parcheggio abbandonato (e buio) di via del can zoppo, loc. "L'indomito caprone", presentandosi giovedì prossimo a mezzanotte con una valigetta piena di banconote di piccolo taglio della valuta che preferisce. La valigetta è così, per compagnia, non si sa mai, la solitudine è parecchio dura. Non si azzardi a portare armi o amici campioni di arti marziali. A giovedì.


TRIMÏTE CU INCREDËRE BANII IN ROMÂNIA PRIN BANCOPOSTA MONEYGRAM DÏN CADRUL ŎFICIILOR POŞTALE – SPIZINKY SŬ MA PĚ CARE O VÄ PRĬMI DESTINĂTARUL IN EURO, ESTE GARANTĂTA. TRĂSĒRA!

(trad. Senta, lei: la sua muta di armadilli screanzati non desiste dal proposito di devastare le mie coltivazioni di grandine [bancoposta] La cosa mi indispone assai, spero si renda conto. Sarà mica parente di quello dei 37 gatti assassini, lei, eh? La su’ mamma che fa per vivere? [sŭ ma pĕ care, anche se in effetti si perde un po’ della pregnanza semantica dell’originale, senza contare la ben più ricca musicalità] O se andasse un po’ in culo? Faccia di cazzo [Trăsēra – anche se Nottoli, qui in redazione, tenderebbe piuttosto a tradurre il lemma con Testa di morto])

ottobre 26, 2004

E per la rubrica: LE GRANDI FRASI PER TUTTI I GIORNI, quest’oggi:

NËSE TË DETYROJNË TË BËHESH PROSTITUTË… NE MUND TË TË NDIHMOJMË. NJE RRUGËDALIE EKZISTON. NA TE LEFONO, 800290290CEE

(trad.: sì, vabbene, ho detto che la macchina non gli ce la metto più, qui. Gli può dire che la smetta di rigarmi la fiancata così? Potrebbe anche, per inciso, richiamare i suoi 37 gatti assassini? Hanno devastato il mio raccolto di Manghi Fessi della Caledonia. Grazie)  



Spedisci anche tu la tua frase, stolido! Se sarai fortunato, la vedrai qui, debitamente tradotta. Ricchi premi in palio (a me, ovvio).
Orsù, cazzone, partecipa anche tu, NUMEROSO!

ottobre 21, 2004

Quest'oggi su... CHE CAZZO VUOL DIRE?

COSESA
(NON CI CAPIRETE UNA SÈGA)

Allora, anzitutto Cosesa è la nuova realtà dedicata al C.R.M. in Outsourcing, pensate un po', manica di inetti & stupidi bambaccioni.

In Cosesa confluiscono Gruppo Cos, leader di mercato del Contact Center in outsourcing e dei servizi di Customer Care Management, e Sesa, uno dei leader italiani nel mercato dell'Information and Communication Technology, Premier Partner IBM. Se vi par poco, care le mie merde...

Infine, ovviamente, Cosesa offre alle Aziende la possibilità di fidelizzare ed incrementare la propria clientela grazie ad una molteplicità di servizi che soddisfano ogni tipologia di esigenza.

Sappiate, poi, stronzi, che COSESA si pone come interlocutore per il cliente per le seguenti necessità:  
.
CRM Analitico ed Operativo Amen, Fratello.

Servizi in Outsourcing e Co-sourcing per il Customer Care. Yeahhhhhhhhh

Servizi di Call Center inbound ed outbound. Oh, sìììììììììì, così!

Servizi di Contact Center e di Web Call Center. Eh, certo, quello mica può mancare...

Help Desk minchia! Muggisco di piacere...

Gestione dei Numeri Verdi oh, finalmente qualcosa che capisco. Bella cagata!

Telemarketing e Teleselling e telefaving no? oppure teledanning?

Ricerche di mercato tipo rompere selvaggiamente i coglioni al prossimo tuo?

Gestione Back Office cioè rimettere a posto il retro di un ufficio? boh, ma so un accidente io...  
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OUTSOURCING CRM Yeah, fratello! dai, continua così, GODO!!!

Continuando a scoprire questa compagnia, razza di imbecilli putridi e microcefali, ecco che veniamo a sapere che le soluzioni basate sul Customer Relationship Management offerte da COSESA danno l'opportunità [o l'impressione?] di migliorare l'efficienza, la qualità del servizio e la capacità di comunicare con i propri Clienti, rappresentando un importante mezzo per ridurre i tempi di risposta ed aumentare la soddisfazione del Cliente. La politica delle soluzioni CRM proposte è basata sulla centralità del Cliente come chiave del successo, al fine di assicurare a quest'ultimo una soddisfazione crescente [è poco meglio farsi le seghe, quelle vere, date retta...], grazie all'attenzione costante sulle sue necessità ed all'azienda la fidelizzazione su larga scala dei propri Clienti.

CONTACT CENTER Tutti quelli che telefonano entro le 23 di oggi vincono un lecca lecca alla banana rosa.

Il Call Center rappresenta per le aziende un potente strumento per trasformare i contatti anche occasionali con i clienti in relazioni stabili e proficue. e per i consumatori e per chi ci lavora un bel paio di palle gonfie e sode

L'esperienza di professionisti della comunicazione telefonica ed una struttura in grado di soddisfare qualsiasi esigenza è al servizio delle aziende, sia pubbliche che private, che desiderano sviluppare un progetto di Call Center inbound o outbound. Oh... ancora, sì, cosìììììììì ggggggggooooooooooodooooooooooooooooo

Tale soluzione risponde a requisiti di massima flessibilità operativa ed è in grado di contenere i costi senza appesantire la struttura. Avvalendosi di infrastrutture tecnologiche avanzate, di operatori adeguatamente addestrati e di tecniche di gestione efficaci, gestiamo in outsourcing le seguenti attività e il budello di so' ma'.

Dunque, ascoltate bene, sottospecie di nojose & amebatiche verruche del menga, che magari qualcosa imparate:

Call center inbound: Muuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu

Servizio informazioni clienti.

Help Desk con elevati contenuti professionali. sì, un par di coglioni

Customer Care. Osteria numero sette cazzo fica culo tette

Call Dispatching. ahahahaah

Numeri verdi, per aziende private e per la P.A. abbreviazione tradizionale per porca armida, una loro amica molto troja che fa uso di questi servizi per farsi pubblicità

Gestione di centralini di grandi dimensioni. gira gira giraaaaaaaaaa segli rotowash!


Capito, stolidi? e poi:

Comunicazione outbound:

Opinion Surveys. amen & alleluja!

Vendita telefonica (beni, servizi, giochi) bingo!

Numeri verdi destinati al Customer Service. yeah!

Assistenza pre o post-vendita. Sì, fratello!

Raccolta e gestione degli ordini. ri-godo...

Centro prenotazioni per servizi. servizi di? idraulica umana? ahahaahahah

Monitoraggio e sollecito crediti. Giusto, fratello!
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Infine, facce-di-merda, sappiate che Cosesa c'ha pure il:

CONTACT CENTER MULTIMEDIALE che te ci sputi e ti fai male ahahaha mio dio quanto son sympatio

Le modalità d'interazione messe a disposizione da tale soluzione sono: e qui siamo geniali. Ma che c'avete una laurea apposta?

"Call-me-back" [nemmeno se tu mori]: il cliente che visita un sito Web può richiedere di essere richiamato telefonicamente per chiarimenti, approfondimenti o supporto. Vengono utilizzati allo scopo i dati del cliente ricavati da una form di registrazione e le chiamate richieste vengono inserite in una coda per essere servite in modalità "outbound assistita"; tipo la respirazione, ma i rutti non sono previsti

"Talk-to-Agent": il cliente che dispone di un PC multimediale (microfono e altoparlante o cuffia) può stabilire direttamente una conversazione in voce con l'operatore del servizio utilizzando la rete dati di trasporto (Voice over IP ); Ah, il distributore...

"Text-Chat": cliente ed operatore possono comunicare in maniera molto semplice ma efficace utilizzando la tastiera del PC. che potreste anche stioccarvi in culo, secondo le necessità e le capacità anali

"Whiteboard & Collaborative browsing": 'sti cazzi... gli operatori del Web Call Center possono condividere on-line con il cliente immagini, documenti, grafici, filmati e quant'altro può essere di ausilio nell'attività di supporto, tramite un semplice browser. E' possibile condividere la navigazione o lasciare il controllo al cliente, mantenendo comunque attivo il colloquio in modalità VoIP o t-chat.
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Capito, merde? orsù, che state aspettando? che vi s'attacchi il conigliolo alla cacciatora (coll'ulive, per chi ignora i piaceri gastronomici) al tegame della vostra mamma? chiamate, chiamate

CHIAMATE...
che vi s'impiega noi


Chi mi spiega qual è l'utilità di tutto questo, e quando il mondo ha cominciato a impazzire così, vince un ciuccione dalla Armida di cui sopra. Astenersi perditempo. Se ci prova uno di questa azienda o similari, può anche risparmiarsi il tempo, tanto non l'ascolto per principio e lo mando in culo proditoriamente [che, a differenza di tutti questi termini, un significato ce l'ha, e vuol dire A TRADIMENTO] e preventivamente. Sicché, il baluba in questione non se ne accorge nemmeno.

DOTTOR MERDA
Junior Account Manager & advertising promotion seller

ottobre 12, 2004

E per la rubrica COSA CAZZO VUOL DIRE?, quest'oggi leggiamo quanto segue:

Answers opera nell’“esternalizzazione di processi di gestione di dati e documenti e nella digitalizzazione (back office) per conto di banche e grandi aziende ed offre servizi di call-center e Crm (front office), conto terzi. Ha sedi a Milano, Roma, Firenze, Pistoia e Pisa e fra i clienti annovera Tim, General Electric, Italgas, Henkel, Motorola, Banca Popolare di Lodi, IlSole24Ore, Cerit”.

(si notino non solo i contenuti, ma anche la punteggiatura, checcazzo!)


Orsù, operoso lettore: manda anche tu brani originali, ridicolmente incomprensibili, assurdamente irritanti come questo. Verranno inseriti qui, e letti da miliardi di persone, tra cui me per circa 1 miliardo di volte, che è questo più o meno quante volte ci torno qui, che le visite indicate in basso a destra son tutte mie.
Paperi a mazzi, a tutti. Ricoperti di cioccolato fuso (o merda, dipende da chi gli piace)
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Ah, inoltre, chi vuole e può:
esiste un documentario sul vostro (mio, no di certo) presidente del consiglio. È stato girato da una tv americana, e il vostro (riborda!) governo ne ha bloccato la diffusione NON SOLO in Italia, ma anche in occasione di una rassegna documentaristica tenutasi in Norvegia. Sono riusciti a trasmetterlo in Francia e Germania (Arte). Sfortunatamente (per loro), il documentario gira su internet. Scaricatelo: da Edonkey o Emule, basta ricercare “citizen Berlusconi” e mettere in download. Sono 700mb, ed è sottotitolato in italiano.
Chi non ha l'adsl si attrezzi;
si attrezzi o si uccida.

Paperi a pioggia, senza antenna.