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gennaio 21, 2014

LE PAROLE SONO IMPORTANTI! CAZZO!

C'è grande sintonia con Forza Italia, sulla riforma del Titolo V della Costituzione, sulla riforma del Senato; ma anche sulla legge elettorale

Ma per curiosità, di grazia: la "Grande Sintonia" si può estendere anche al lodo Alfano, alla legge Gasparri, allo scudo fiscale, alla depenalizzazione del falso in bilancio, alla Cirami e alla ex-Cirielli, a Ruby Rubacuori nipote di Mubarack, ai magistrati come cancro della democrazia, alle manifestazioni davanti al Tribunale di Milano, al Legittimo Impedimento, alla Legge Pecorella, ai condoni, e via a peggiorare?
Complimenti, Matteo Renzi da Rignano sull'Arno: incontri non si sa bene a qual titolo un pregiudicato, condannato in via definitiva per frode fiscale e interdetto dai pubblici uffici (e se magari ti par poco, tieni a mente che questo tizio fino a ieri l'altro rappresentava lo Stato - malgrado quello stesso Stato, dico), ti ci accordi in fretta & furia, e ce lo vorresti anche far passare come grande successo? Quale grande successo, poi, che sinceramente non ho ben capito?
(E vogliamo anche ricordare di passaggio quali altri grandi accordi c'hanno fatto in passato gli allora Pezzi Grossi della Sinistra? Ah già, ma tu sei incommensurabilmente più furbo degli altri - quelli eran roba d'apparato, roba vecchia & polverosa, stantia & superata!) 
E a che titolo parlava, poi, quello stesso tizio, visto che tecnicamente niente rappresenta né può rappresentare? Ti è per venuto in mente, in quella bella TestaQuadra, che parlare con Silvio Berlusconi, oggi, è quanto di più sbagliato moralmente e scorretto formalmente tu potessi fare? Detto per inciso, poi: lo sai o non lo sai che questo paese, grazie anche al sopraccitato tizio e alla sua miratissima "desertificazione culturale" ha la memoria della mosca che picchia sul vetro, e se tu ti metti a trattare alla pari con un pregiudicato di fatto dai un altro bel colpo di spugna alla sua condanna davanti agli stolidi italiani e glielo sdogani un altro po'? Ancora un passo e ce lo facevi passare come il più grande statista degli ultimi centocinquant'anni, o un nobile padre della patria (ops, caso strano: son proprio le parole che va starnazzando lui, proprio dopo il vostro incontro. Bravo; bravo: bravo).
Bravo, ancora, complimenti: anche per volerci spacciare la tua fretta d'arrivare per le urgenze del paese e le impazienze del popolo, che ha dato il voto a te nelle primarie proprio "come ultima speranza" (concetto tutto tuo, e tra l'altro opinabilissimo).
No: nemmeno in nome dell'urgenza (un'urgenza a comando, come sempre in Italia, dove si par sempre all'ultima spiaggia e sull'orlo del baratro, salvo poi vedere come quest'ultima spiaggia e questo baratro son sempre il solito sonnacchioso limbo della procrastinazione) non si può far passare una cazzata per un grande risultato, che tra l'altro non si capisce quale sia: un altro porcellum, con un premio di maggioranza ancora una volta incostituzionale, liste bloccate con nomi imposti dall'alto (riborda!), e uno sbarramento un po' più rigido, così si fa un favore all'amico Silvio, che può cancellare pure l'insignificante Alfano e i suoi sodali?
Ma basta, di questo e dei dettagli sicuramente ne saprai di più e meglio, ci mancherebbe. Io vedo le cose da fuori, avanzatempo.
Quel che resta a me è, più che tutto, quella "Grande Sintonia": grande sintonia con forza italia e con quello che forza italia ha rappresentato e rappresenta; grande sintonia con quel tizio che continua a rappresentarla a dispetto della legge e delle sue legittime condanne, forza italia.
Ecco: grande sintonia con quella gente CE L'AVRAI TE E SOLTANTO TE, caro il mio MatteoRenzi da Rignano sull'Arno.
E se questo ti pare il solito Complesso di Superiorità della Sinistra con i suoi distinguo manichei, io non so proprio che farci.
Vedi, caro coso, lì: si dà il caso che Silvio Berlusconi non sia tanto "il nemico", il nemico da combattere, aborrire, distruggere; bensì - e molto più semplicemente - un criminale. Condannato. Interdetto. Con altri procedimenti in corso, tra l'altro (recidivo, quindi, magari).
Io, con Silvio Berlusconi e Forza Italia, GRANDE SINTONIA non ce l'ho per niente, e un accordo/incontro di qualsivoglia natura, con un pregiudicato non lo faccio né lo voglio.
Scusati per le tue parole: e fallo in tempo brevi, di grazia.

(e adesso vatti a far fare un altro bel servizio fotografico in giacchetto da Fonzie sul giornale di Alfonso Signorini, va'... e poi una bella capatina da Maria deFilippi. Cena elegante ad Arcore, naturalmente)

gennaio 15, 2011

EDWARD HOPPER (upon Carlo Ambrosini)

Un tempo bloccato che perdura nella mente.
Un fotogramma fuori dal film... una foto istantanea fuori dalla realtà...
un attimo fermo, separato per sempre da quello prima e da quello dopo, perduto nel tempo e nello spazio per opera di un incantesimo.

"io non mi figuro il tempo come qualcosa di stabile e lineare... nella nostra memoria, il tempo si aggroviglia...
degli infiniti frammenti che lo compongono alcuni rimangono impressi nella nostra memoria, altri svaniscono e sembrano perdersi...
ma in realtà, neanche il più piccolo di questi attimi si perde mai definitivamente. Al massimo rimane in sospensione..."
"Questa è un'idea poetica... io non l'ho mai toccato, un attimo in sospensione..."
"Questo artista invece sì, quando dice che il miglior soggetto per un quadro è una parete investita da un raggio di sole...
un'immagine ferma in un istante eterno, caldo, immobile e rassicurante...

Il vantaggio dell'artista, come direbbe Mordecai Richler, è che quell'attimo lo sceglie (l'artista sceglie l'attimo o l'attimo sceglie l'artista? O entrambi sono scelti dall'arte? E chi sono io, uno che ha tutte le risposte? Fate un po' voi...); l'artista è il padrone assoluto delle proprie regole, il creatore del suo mondo. Fa per sé e poi per tutti - o quantomeno chi ha occhio, orecchio, cuore, voglia.
E pazienza se riproduce quello che vede: l'occhio umano fa sempre e comunque prima una scelta, poi passa a tradurre questa scelta nel linguaggio che più gli è congeniale (sia un film, un quadro, un trattato filosofico, una melodia o una poesia).
Il nostro attimo, oggi, è quello delle escort, dei soldi sopra tutto, del successo. Ed è lì fermo, nessuno lo smuove, un incantesimo alla rovescia, un Hopper con una gran bella gastrite. Questo, noi vediamo. E come è vero che sei quello che mangi, nessuna meraviglia se la bellezza s'è rintantata (peggio: degradata e trasmutata nel concetto di bella gente, esteti da due soldi che sfoggiano le loro miserie come fossero gran pregi, e hanno pure la pretesa di convincerti).

Certo, in tutto questo fa eccezione Clint Eastwood, un tizio che - sospetto - te ci vai con un foglio di carta e lui ti ci tira fuori un origami, gli porti un pomodoro e una foglia di basilico e ti ci fa un sugo da sogno, gli dici una parola e lui te la trasforma in marmo.

dicembre 25, 2010

(Ma in fondo quale lavoro non è una fatica di Sisifo e non comporta lo spingere lo stesso masso in cima alla stessa collina, all'infinito? Il poliziotto perlustra a piedi sempre la stessa area; lo scrittore, finito di comporre un saggio d'ispirazione liberale-umanitaria, lo osserva scomparire e ne comincia un altro. Tutti noi passiamo l'intera giornata a spingere il nostro masso in cima alla collina - solo per ritrovarlo di nuovo a valle quando riemergiamo la mattina dopo. La vera punizione di Sisifo era che perfino dopo la morte dovette sobbarcarsi un lavoro normale).

(A. GOPNIK, Una casa a New York)

un libro che è come un brusio continuo, in sottofondo - lo vivi quasi con fastidio, una fatica, qualcosa di frustrante... ma dal quale ogni tanto (non aforismi, non la misura di brevi e perfetti luccichii) si innalzano arcate di conversazione vera, come virate improvvise di melodie bellissime che spezzano un non sempre sopportabile recitativo.
Come ad esempio questa.
Come molte altre.

novembre 14, 2010

Pratica sempre il disinteresse supremo. Niente è così importante:
non le tue arrabbiature,
non le tue relazioni sociali,
non il lavoro,
non il sesso,
non il cibo,
niente.
Non c'è niente di così importante.
Tutto può esser fatto passare, e niente ti resta
tranne te stesso.
Accetta sempre nella giusta misura,
senza che niente ti turbi troppo
o ti ecciti troppo.
Equilibrio:
altrimenti la linea con fulcro centrale che siamo,
penderà da una parte o dall'altra.
Distacco:
Prima accogli te stesso, cercati,  trovati,
scopriti;
poi cerca -
se senti che qualcosa ti manca, (ammesso
che qualcosa ti manchi) - un'altra parte, qualcosa
da dividere con.
Mai il contrario:
ci si scopre sempre da soli e, in fondo,
siamo sempre soli, siamo sempre uno.
Impara ad apprezzarlo.
Il segreto è avere ottime fondamente
quando soffia il vento del cambiamento,
and may you stay
forever young.

Disinteresse, distacco, equilibrio -
in una parola, leggerezza:
e anche condividere sarà possibile.
La strada per la semplicità è un lungo cammino.

Che nessuno,
io per primo,
sa compiere fino in fondo.

giugno 10, 2010

HO UN PO' LE PILE SCARICHE, ECCO

Ho dato un'occhiata, e a dire la verità non era un bel vedere, per esempio il Comprensorio del Villaggio Rustico, con quei mezzi depressi con i vestiti normali non firmati che alla mattina si trascinavano fuori di casa e montavano in macchina. E c'era qualcuno a salutarli con un bacio, tipo dicendo stase4ra quando torni trovi un bel regalo che sarei io? No, la persona che doveva salutarli con un bacio sbraitava, o fumava, o sbraitava mentre fumava, e quando quei poveracci tornavano si sedevano sui gradini dell'ingresso con la testa fra le mani, come se tutta la giornata al lavoro li avessero presi a bastonate in testa, dicendogli imbecille che non sei altro.


(G.SAUNDERS, Nel paese della persuasione)

settembre 17, 2008


Il lavoro mangia gli stronzi, o Shakespeare moderno


all the world's crap and all the men and women merely bull-shit
(tutto il mondo è una merda e gli uomini e le donne nient'altro che stronzi)

visto? Son vivo. Toh.
Son vivo, son vivo.
Chi cazzo se ne frega, se son vivo?
Son vivo? 

Però tornerò. Non sono un impiegato, e se anche i direttori d'albergo sbagliano gli accenti, cazzi loro. Idem per le -h, la sintassi ed il buon gusto.

ottobre 14, 2007

when it is truly time,
and if you have been chosen,
it will do it by
itself and it will keep on doing it
until you die or it dies in
you.
there is no other way.
and there never was

(C. Bukowski, so you’d want to be a writer?)


what you do is take whatever luck comes your way and pretend
you know more than you ever
will.
right?

(id., the Mexican fighters)

giugno 27, 2007

...tra le tante cose che uno può pensare, uno dirà: perché è come se lo dicessi di me? siamo tutti dei cazzoni imbranati col mondo che ci spara addosso, allora? E perché la conclusione di una persona normale sa sempre tagliare la testa al toro con una naturalezza & semplicità che i cazzoni imbranati col mondo che gli spara addosso non riescono a raggiungere mai? Non credi che sia per tutti lo stesso? Cazzo, era così facile...

Avevi cercato di raccontarle, come meglio potevi, chi eri, cosa si provava a essere te. Avevi descritto quella sensazione di essere fuori posto, di vedersi sempre dal di fuori, di guardarsi vivere nel mondo pur vivendo nel mondo, di non sapere se anche gli altri si sentissero così. Le avevi detto di aver sempre pensato che gli altri avessero le idee più chiare su quello che stavano facendo, che non si preoccupassero tanto del perché lo facevano. Avevi raccontato del tuo primo giorno di scuola. Ti eri messo a piangere aggrappato alla sua gamba. Ricordavi ancora la consistenza dei suoi pantaloni scozzesi, ti pizzicavano le guance. Lei ti aveva detto di salire sull’autobus – qui ti aveva interrotto per dirti che nemmeno lei era molto felice, quel giorno – ma tu ti eri nascosto fra gli alberi fino a quando l’autobus era partito, poi eri tornato a casa e le avevi detto di averlo perso. Allora la mamma ti aveva accompagnato in macchina, ed eri arrivato con un’ora di ritardo. Tutti ti avevano guardato entrare in classe col biglietto di giustificazione, e ti avevano ascoltato spiegare che avevi perso l’autobus. Alla fine, quando ti eri seduto al tuo posto, avevi capito che non saresti mai riuscito a diventare come gli altri.

“Non credi che tutti provino più o meno le stesse sensazioni?”

(J. McInerney, Le mille luci di New York)

maggio 11, 2007

Forse ancor meglio che rinascere Bachino dello Sputo. Perché lavorare, far casini, esistere, sbattersi & dibattersi fra mille e inutilissimi problemi & noje?
La cosa ci dà anche l’occasione di citare – il che fa sempre bene – Kurt Vonnegut, il quale se n’è andato qualche settimana fa. Pace a lui. A noi è rimasto il nazi-papa GioventùHitleriana, il quale ora va in brasile a scomunicare chi approva l’aborto, e predicare l’astinenza ai giovani.


“Nella realtà, l’animale in questione poteva superare il metro di lunghezza, e avere un aspetto non meno terribile di quello di un drago cinese. Nondimeno, era innocuo per ogni forma di vita (fatta eccezione per le alghe marine) né più né meno come una salsiccia. Tale è la sua vita ai nostri giorni, una vita che non è mutata rispetto a un milione d’anni fa.
Non ha nemici di alcun genere. Di conseguenza se ne sta immobile in un luogo qualunque, lo sguardo fisso su un punto imprecisato che non è vicino né lontano; e non vuole nulla, non si preoccupa di nulla fino al momento in cui avverte lo stimolo dell’appetito. Allora dondolandosi arranca fino all’oceano, e si avventura nelle acque senza nemmeno dare prova di spiccate virtù natatorie, spingendosi a qualche metro dalla riva. A questo punto scompare sott’acqua come un sommergibile e si rimpinza di alghe che, allo stato naturale, non sono digeribili. Per renderle tali, è necessario cuocerle.
Pertanto l’iguana marina riemerge in superficie, ritorna a nuoto a riva e si risiede sulla lava, in pieno sole. Usa se stessa a guisa di casseruola munita di coperchio, arroventandosi sempre più mentre il sole va cuocendo le alghe. Continua a tenere lo sguardo puntato a mezza distanza, senza osservare niente di preciso, comportandosi esattamente come prima con una sola differenza: ora di tanto in tanto sputa acqua salata, e ogni volta è sempre più calda.”

gennaio 29, 2007

COMINCIATE BENE UN’ALTRA INSIPIDA SETTIMANA DEL CAZZO, CON I GRANDI SCRITTORI. ACCENDETE LA VOSTRA VITA GRIGÏNA E INSIGNIFICANTE. DATEVI UN SENSO!

Era meglio se nascevo MACINA (di mulino, anche bianco)



MENO MALE CI SON GLI SCRITTORI – LA FRASE PIÙ PROFONDA

Oggi l’amico Clem Prospèttamelo detto La Dirce, da Scanzorosciate Negrone (BG) ci cita - borda! Ma vi garba proprio, eh? - la bella topa che è Susanna Tamaro, dicendo che Lei a Lui ha cambiato la vita (e i fianchi? Il girocoscia? La giogaja?). Si badi tra l’altro la punteggiatura:
In quella notte all’improvviso mi ero accorta di una cosa, e cioè che tra la nostra anima e il nostro corpo ci sono tante piccole finestre (1), da lì, se sono aperte, passano le emozioni (2), se sono socchiuse filtrano appena, solo l’amore (3) le può spalancare tutte insieme e di colpo, come una raffica di vento… (4)


SU DAI: CITA ANCHE TU, I GRANDI SCRITTORI. TROVA UNA FRASE BELLA BELLA, E STIÒCCATELA DOVE MERIT CIOÈ NO INVIACELA QUI, CHE LA ACCOGLIAMO GIOIOSÎ! VIVAAAAAA!


______________ 
(1) Quantomeno due.
(2) Emozioni?
(3) Amore?
(4) Vento?

gennaio 24, 2007

E dalla mente di quel grandissimo scrittore e sottile analizzatore d’umani sentimenti & passioni che è e resta Paulo Coelho, arriva (ma perché? Chi l’aveva richiesta?) questa domanda di sconcertante e semplicissima purezza, disarmante nella sua profondità, tanto che stamani m’ero detto: macheccazzo, come faccio stamani senza un po’ di profondità e seria meditazione sulle cose vere della vita? Meno male ci son gli scrittori, guarda.
Ecco qua:


Come sarebbe il mondo se le persone iniziassero ad inseguire i propri sogni?



Risposta: Oooh, come sarebbe? I mandorli sarebbero fissi in fiore, gli uccellini cinguetterebbero, i fiori aprirebbero i loro boccioli, il cerbiatto saltellerebbe leggiadro e tutti, tutti, tutti sarebbero taaanto felici. Tutto sarebbe a colori vivacïoni, e i sorrisi popolerebbero le nostre vite, il sole ci scalderebbe sempre e noi saremmo lì a mangiare una mela, seduti in un prato, a parlare ai coniglietti del bosco, mentre in sottofondo si leva una soave melodia. I sooogni son deeeeeeeeeeeeeeesideeeee-riiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii chiuuuuuuuuuuusiiinfoooondoalcuooooooooooorrrrrr piripiripiiiiiiiiiiiiiii-piripiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii ecc ecc.
Davvero, meno male ci son gli scrittori, che ci guidano, ci confortano, CI IMPARANO. E ora via allora, stronzoni, che aspettate? Tutti a inseguire i propri sogni. Quando poi li raggiungete, mettete la freccia.
Nel frattempo, lanciamo un bellissimo concorso (o agone) a premi:


MENO MALE CI SON GLI SCRITTORI - LA FRASE PIÙ PROFONDA



Sì dai, partecipa anche tu numeroso all’anymosissima pugna! Poni qui sotto (o anche no) la frase più stupida scipita e melensa, no cioè volevo dire più profonda acuta e toccante che ti sia capitato di sentire negli ultimi tempi. Metti da parte un raggio di luce per l’inverno dei cuori altrui, distendi l’anima stanca del prossimo, accendi speranze dietro le tapparelle dell’infelicità! (GARAGLÒ)
Orsù, rendici tutti partecipi, e facci dire: Aaah, meno male ci son gli scrittori!
Al vincitore in palio un bel retino per catturare i propri sogni, una volta raggiunti (e messa la freccia per affiancarglisi). Qualora la frase fosse di proprio conio, il montepremi s’arricchisce anche della PATENTE DI SCRITTORE BRAVO E PROFONDO™, firmata da Alain Elkann (scrittore e padre dell’omonimo Lapo) e timbrata da Margaret Mazzantini (scrittrice e moglie dell’omonimo Castellitto).


Il concorso lo comincia il sig. Juniores Ciapetti, anni 43 portati in modo alterno (a giorni bene, a giorni male - ma perlopiù male) professione Gustode Anziano con obbligo di sgabellato severo e naso rosso presso l’omonimo caNpino dell’omonima squadra di Caronno Petrusella (prov. di ASTROROBOT), il quale ci cita niente di meno che Kahlil Gibran:



Nel cuore di ogni inverno c’è una primavera palpitante, e dietro la nera cortina della notte si nasconde il sorriso di un'alba (1)


Ma a lui ribatte la sig.ra Mascia Gamazzi in Ciopy, agile punzonatrice di Passirana (YU) che dall’alto dei suoi 37 annetti (in realtà 43) segno del pancollùva ascendente systola, altezza 1.53 al garrese ci cita Susanna Tamaro:


Quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. […] Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore. Quando poi ti parla, alzati e va’ dove lui ti porta (2)

E tu, chi ci city? Su dai, partecipa NUMEROSO!


_______________________
(1) Ma d’inverno mi copro e la notte dormo. E vo di molto in culo al mondo
(2) Non far caso ai clacson, dietro di te. Sanno un cazzo, loro

settembre 11, 2006

Come i più (chi?) avranno certo compreso, questo orrido, scipito et livorosissimo blog fonda la sua fortuna (quale?) su tre cardini (ah, sì?), almeno oltre la merda e gli insulti:

Peanuts
Calvin & Hobbes
Doonesbury


E dunque, Peanuts:


S.B. “Chi sono tutti quei tipi che passano in auto?”
C.B. “Sono persone che vanno a lavoro…”
S.B. “Lavoro?”
C.B. “Un tempo aspettavano il bus della scuola come noi… ora devono andare a lavoro tutti i giorni per il resto della vita…”
S.B. “Santo Cielo! Chi ha avuto l’idea?”

maggio 26, 2006

BREVE ESTRATTO DAL NUOVO CUMULO DI BANALITÀ FRUSTRANTI E LIMITATE DI PAULO COELHO, SONO COME IL FIUME CHE SCORRE (SICCHÉ IO VIAGGIO, MICA VOI). ABBIATE PAZIENZA, VOLEVO DIRE BEST-SELLER, POI M’È SCAPPATO CUMULO DI BANALITÀ FRUSTRANTI E LIMITATE, ORMAI L’HO DETTO, PAZIENZA.  

Sì, compratelo, il bel librino Sono come il fiume che scorre (quindi vi bagno, scansatevi) - editore Caprone-che-caca, eurini 31,30, bella la mia massificazione della cultura. Dicevo, compratelo, che ci sono un sacco di profonde verità e riflessioni sull’uomo e il suo destino, quali questa:

…la vita è come una matita:
Si consuma inesorabilmente;
e la parte più importante è dentro.
La vita è come una matita:
è fragile,
può spezzarsi in qualunque momento.
La vita è come una matita.
E se non stai attento, te la prendi anche nel culo.

 
(Certo, ammetto che farebbe di più il suo effetto se letta con voce da ubriaco, col ditino ritto, gesticolando, magari a qualche circolino di paese) 

Poi, nel librino Sono come il fiume che scorre (ma il bagno fatelo a casa vostra, grazie), si parla anche di viaggi, di alchimia, del dramma dell’estinzione certa del bull-terrier (astiosa bestiola dall’aspetto minaccioso, che non vuol saperne di cacare, né tantomeno di trombare, ragion per cui l’estinzione è certa). Ma perché voler saper già tutto? Comprate Sono come il fiume che scorre (sì, ma voi non ci pescate sennò m’incazzo). Lì troverete tutte le risposte che vi ci bisognano.
 
P. COELHO, SONO COME IL FIUME CHE SCORRE (DISSE PETER NORTH). Nelle migliori edicole et negotzi di bestiame. Anche in edizione da collezione, con in regalo un bull-terrier da render meno restio alla riproduzione.

febbraio 26, 2006

Z. H. “Colloqui di lavoro? Davvero hai fissato dei colloqui di lavoro?”
M. D. “Siamo laureandi, Zonk, non abbiamo altra scelta.”
Z. H. “Ma non ho idea di cosa sia un colloquio di lavoro! Mi mangeranno vivo!”
M. D. “Dai, Zonk… non c’è nulla di terribile… sono solo venti minuti di chiacchiere col selezionatore: basta essere te stesso!”
Z. H. “Ma… e se mi offrono un lavoro?”
M. D. “Beh, è un rischio che si corre sempre...”

(g.b. trudeau)

novembre 02, 2005

Che si deve fare per edurvi, stronzoni? Affinché vi dirozziate, v'accresciate, vi risolleviate dall'abbruttimento vostro, e Maria de Filippi o Vittorio Sgarbi o Jovanotti non vi paian più una coppia di notabili dell'umano consesso? Eh, testine di minchia? E magari capiate anche chi è che vi comanda e di chi son le responsabilità se quello è là? Perché siete così idioti?
Poiché sennò non ascoltate, si metterà in pratica la lezione del Tasso, dalla Gerusalemme Liberata. E adunque: queste parole, le prime, le ha dette Loredana Lecciso, da Michele Cucuzza, riguardo alla sua (ahimè, purtroppo!) separazione definitiva con AlBano; le seconde, invece, costituiscono l'apoftegma con cui Cristina Parodi è adusa chiudere ogni puntata di "Verissimo"
Le citazioni sono VOLUTAMENTE in inglese anche perché il nostro PdC lo raccomanda: Internet, Inglese, Impresa. Poiché qui siamo su Internet, ecco che ho adempiuto a 2 su 3 dei compiti di cui Egli m'ha ieraticamente investito. Per il terzo mi basta aggiungere: andate a imprendervelo nel culo, tutti quanti siete (lui per primo), così imparate. Ed ecco che - magia delle magie - allo scopo mi giungo.


I.
And now I know that we must lift the sail
And catch the winds of destiny
Wherever they drive the boat.
To put meaning in one’s life may end in madness,
But life without meaning is the torture
Of restlessness and vague desire –
It is a boat longing for the sea and yea afraid.


II. 
Act well your part, there all the honor lies

agosto 24, 2005

Il semplice fatto di cercare un lavoro era un’agonia, da diversi punti di vista. Le vesciche trasformavano ogni passo in un tormento. L’ondata di calore, inesorabile e feroce, mi toglieva le forze e mi opprimeva sotto una cappa di aria inquinata che faceva lacrimare gli occhi. Ma la parte peggiore era psicologica: era il fatto stesso di chiedere un impiego. Non importava quanto spesso mi fossi ripetuto che decine di milioni di uomini avevano fatto la stessa domanda: per me era una novità. Ogni ufficio mi spaventava, poiché avrebbe rivelato la vuota disperazione del bisogno. Stavo, al di là di ogni apparenza a cui mi potessi aggrappare, pregando per ottenere un lavoro. Soltanto la progressiva sparizione del denaro dalle mie tasche (un dollaro a pranzo, due dollari per una camicia di ricambio, quaranta cent di mezzi pubblici) mi spingeva a insistere, poiché ero terrorizzato all’idea di finire sul lastrico e al pensiero di cosa avrei fatto a quel punto. Mi faceva rabbia essere spinto da un tale timore, e probabilmente si vedeva. Mi vergognavo di dover dire a ogni potenziale datore di lavoro che ero un ex detenuto, e forse nascondevo la vergogna dietro un accento di sfida.

Per tre giorni cercai nel centro, zoppicante, insicuro, strappato a ogni legame personale a cui ero stato assicurato in precedenza, in cerca del fondamento dal quale iniziare a costruirmi una nuova vita. Mano a mano che le monete mi scivolavano via di tasca, iniziai a sentire l'inesorabile pressione del tempo. Non riuscivo a trovare lavoro.

 […]

Di nuovo sui marciapiedi roventi, di nuovo sugli autobus affollati. Di nuovo nella squallida camera ammobiliata a contare i pochi dollari rimasti.


(E. Bunker)

maggio 12, 2005

I FORTUNATI


bloccati in autostrada sotto l’acqua, alle 6.15 di sera,
sono questi i fortunati, sono questi che
hanno un lavoro come si deve, i più con le radio a tutto
volume mentre cercano di non pensare e non ricordare.

è questa la nostra nuova civiltà: come gli uomini
una volta vivevano sugli alberi e nelle caverne adesso vivono
in automobile e sull’autostrada mentre
si ascolta e riascolta il notiziario locale e si
cambia dalla prima alla seconda e di nuovo in prima.

c’è un poveraccio in panne sulla corsia di sorpasso più avanti, cofano
aperto, se ne sta in piedi appoggiato al guardrail
con un giornale in testa sotto la pioggia.

le altre auto si fanno strada attorno alla sua, si spostano nella
corsia vicina tagliando la strada ad altre macchine che cercano di impedirglielo.

nella corsia alla mia destra c’è uno seguito da una
volante della polizia con i lampeggianti rossi e blu – di sicuro
non è per eccesso di velocità e intanto

d’un tratto la pioggia cade giù a secchiate gigantesche e tutte le
auto si fermano e
anche con il finestrino alzato sento l’odore di una frizione
che brucia.

aprile 10, 2005

Gli altri posti sembrano chiusi e piccoli, ma non una zattera. Su una zattera ti senti libero alla grande e tranquillo e felice.

“…E infine scivolavamo nel fiume a farci una nuotata, per ritrovare le forze e rinfrescarci un po’; poi ci sedevamo sul fondo sabbioso dove l’acqua arrivava al ginocchio e guardavamo arrivare l’alba. Non un suono, da nessuna parte, tutto perfettamente immobile, proprio come se tutto il mondo stesse dormendo, forse ogni tanto solo il gracidio delle rane toro. La prima cosa che vedevi, guardando la superficie dell’acqua, era una specie di linea opaca, che erano i boschi dall’altro lato, e nient’altro; poi un punto più chiaro nel cielo, sempre più chiaro, che si allargava; poi a una certa distanza il fiume cominciava a schiarire e non era più nero, ma grigio; potevi vedere scorrere punti più scuri, sempre più lontani, chiatte commerciali o cose così, e lunghe strisce nere, ovvero le zattere; certe volte sentivi scricchiolare un remo; oppure voci confuse, perché era così immobile che arrivavano anche i suoni più lontani; e dai e dai potevi vedere una striscia sull’acqua e sapevi dall’aspetto della scia che c’era un ramo sommerso in una corrente e la scia sembrava così proprio perché la corrente ci finiva contro; e vedevi la nebbia incresparsi sull’acqua, e a est si faceva rosso, così come il fiume, e lontano dall’altra parte del fiume scorgevi una baita al limitare del bosco, e forse era un deposito del legname e vicino cataste impilate così larghe che ci passava un cane attraverso, e poi da laggiù saliva una piacevole brezza che ti faceva vento, bella fresca e dolce d’odore, grazie al legno e ai fiori; ma certe volte per niente, perché magari avevano lasciato del pesce morto in giro, un luccio, che diventa parecchio rancido, ed ecco che era giorno pieno, e tutto rideva alla luce del sole, e come cantavano gli uccellini!”  

“Quando sono arrivato lì era tutto tranquillo come la domenica, caldo e soleggiato: i braccianti erano nei campi; e nell’aria c’era quel vago ronzare di insetti e mosconi che mette tanta solitudine come se tutti sono morti e sepolti; e se soffia una bava di vento e fa tremare le foglie, ti rende malinconico, perché ti sembra il sospiro di uno spirito – uno spirito morto da chissà quanto tempo – e pensi sempre che vuole parlare con te. In generale ti viene voglia di essere morto anche te, e chi s’è visto s’è visto.”

“Che testa aveva quel ragazzo! Se avevo la testa di Tom Sawyer, non facevo a cambio per diventare duca o secondo su un battello o clown in un circo o qualsiasi cosa mi viene in mente.”  


Voglio dire… vi rendete conto? Cosa sarà mai, il talento...

marzo 18, 2005

E adesso, un po’ di pubblicità:
quest’oggi la Stipsi-Cola vi offre, invece dei soliti spot del piffero con Beckham che càa con un bastone in mano, JLo che mostra il buco del culo, Totti che parla agli uccelli con la sua faccia da Lapo (furbo ne' piedi e stupido n'iccapo), un pezzo di prosa pura di tale Tommaso Landolfi, sì che mentre vi gustate la nuovissima Stipsi™ al Gusto Gatto Arrotato dal Tram (lattina verde ramarro con screziature rosa shocking), possiate imparare qualcosa. 

IL RACCONTO DELLA PIATTOLA


Io, piattola, vivevo in un bosco folto e mi vi aggiravo beata; quello era veramente il mio regno. La mia vita scorreva felice, traevo per il mio nutrimento colla massima facilità dalla terra il suo rosso succo, deponevo la mia progenie in sicurezza nel proprio involucro a piè d’un tronco, e insomma nulla turbava la nostra fiorente colonia. Ma un giorno sentii la terra raggelarmisi sotto, il suo succo, pari a una linfa stagnante si rapprese e acquistò un gusto di morte. Nel gelo, in un mondo rabbuiato dunque finii. Ora, di questo non voglio incolpare nessuno, neanche chi ci ascolta di lassù: può darsi (sebbene io non lo creda) che così dovesse essere e che sia stato bene. Ma voi, uomini che intravedo nell’ombra, perché mi guardate in atto superbo? Tale sarà anche la sorte dei vostri simili un giorno.


Ok???


E allora...


Bevi Stipsi™, che poi fai i rutti!

La beve anche il budello di tu’ madre™!


non ci credi? chiediglielo! (e poi stianta, razza di san tommaso in sedicesimo che non sei altro. E vai a lavorare, invece di perdere tempo dietro a quel péntolo...)