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gennaio 28, 2009

I FIORI CI PARLANO
E noi duri, lì, sotto la pioggia (quale pioggia?)
Pensate che fiori / linguaggio dei fiori / olezzo dei fiori / mazzo di fiori / asso di fiori (ahahah) sian sinonimo di molly e svenevolissime effeminatezze frivole & fini a se stesse, e che niente di buono possa derivarvi dal finger tenera et rapitissim'admirazione per un bocciuol di caprifoglio od un germoglio di creosoto, non foss'altro che per ingraziarvi muliebri soggetti peraltro assai più inclini al farselo svstar nel Trappolone® che non a prestar occhio & udito a' vostri vani laï ipopoetici, tanto più che saran finti & tecchi come Giuda e anche voialtri a null'altro mirerete che alla Crepa® (vanamente, certo: usualmente la danno poi sempre al Bruschini, che è uno che gira aggressivo in M3 coi pneumatici del settantadue/novantuno e c'hai i capelli sempre unti e' bracci gonfi)?

Fate bene. Queste ingrate & capziosissime creature, speciose e toto coelo (dico: toto coelo!) pien di boria & supponenza, non si mèrtano altro che 'l vostro più profondo disprezzo & menefrego, per non dire sinecura: provate a colmare d'attenzioni e caldo ammòre un conchyno di basilico, messo in luce piena sulla lignea soglia di tacita finestrina, il tutto con costanti abluzioni et innaffî. Dopo un po', marcirà. Sarà stato caldo, o magari freddo; o magari troppa acqua. Provate, a far lo stesso col Kalanchoe, che dice sia vieppiù resistente. S'ammoscia e mòre, tosto. Magari c'era poca aria, o quella che c'era puzzava, o forse era ancora troppo freddo, o forse il giorno innanzi v'ha fatto visita uno che gli è stato sui coglioni. Prendetevi, su, prendetevi dunque una bella Stella di Natale, rossa & gaja: il giorno dopo un fiore è già marrone. Il giorno dopo ancora, un altro; poi ancora via così. E quindi avrete in capo a poco una bella piantina coi fiorellini color merda, tutta tutta per voialtri. Tempo tre giorni, sarà anche avvizzita. O prendete allora il Cymbidium, l'Euphorbia tirucalle, la Crassula, la Billbergia: cambiategli pvr la terra, favellate con desse in maniêr cortesi. N'avrete gran mercede, sì.  Le piante grasse, sopravvivono anche nel deserto, coi phantom che bombardano intelligenti gli ospedali et altri bersagli mylitari: vi seccheranno anche quelle, inesorabili. Lo Spathyphyllum , in bagno: non muore nemmeno a cazzotti. Infìdo & cheto vi comincerà a ingiallire, per poi spaparanzarsi allargato e moscio su un immaginaria estensione oblunga che non coincide in niente col di lui vaso, le foglie che si staccano a ogni lavaggio di mani (o culo, dipende un po' da voi e la vostra igiene). Quando v'ingiallirà anche il Lucky Bambù Ritorto, che solitamente vive anche se lo mettete in varechina, vedrete,  certo, vedrete che a' fiori comincerete a parlargli voi. E direte loro: “perché? PPPerchééé? PPPPPPPEEEEEERCCCHHHHHHHHHHHHHHHÉÉÉÉÉÉÉÉÉÉÉÉ?". O anche:

"STRONZIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII"

Che loro (anche da morti, i fiori VIGILANO, e vi rubano ossigeno per anidride carbonica, la notte) capiranno:

"FFFFFFFFFFIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII"


novembre 28, 2006

I FIORI CI PARLANO
Ma che cazzo c’avranno tanto da dire?
Quante volte a scuola v’hanno detto che la rosa era la regina dei fiori? Quante volte v’hanno interessato (o tediato, se eravate baNbini malvagî) parlandovi di un mysterioso quanto fantomatico linguaggio dei fiori? Quante volte avete costruito una città coi LEGO divertendovi poi a devastarla come se foste GOZZILLA? (Non c’entra niente, ma magari l’avete fatto anche voi, e potete capirmi meglio quando vi dico che son triste perché mi tocca lavorare). Ebbene, questa rubrica serve a darvi le risposte, prima fra tutte che se la rosa è la regina dei fiori, il tulipano è il re, e quindi le è infinitamente superiore. Toh, così. Inoltre, i giaggioli vanno innaffiati spesso, e sulle calle ci vanno i maggiolini e ci càano. Evitare le calle, quindi. E non pisciare sui giaggioli, che non va bene.
Sapete già tutto, dunque? No, perché vi manca ancora…
 

La Neppitèlla!
Se la rosa è la regina e il tulipano è il re (almeno ciò stabilisco io, a mio arbitrio e capriccione), la Neppitella è chiaramente la drag-queen dei fiori, nonché il fiore del manfruito moderno. Originaria di Cocquio, posto che più del cazzo non mi riesce di pensare, in provincia di Yanosh (sì, quello che pilotava gli Astrorobot), la Neppitèlla cresce ormai un po’ ogni dove e lancia il suo richiamo oscenamente effeminato:
“yuuh-uuuuuuhhhhh!”
E giù a spandere quintalate di profumo dozzinale nell’aria circostante. Utilizzata nella produzione del borotalco rosa e del fard aromatico utilizzato, fra gli altri, da Solange e dal Maestro Zeffirelli, la Neppitèlla va recisa senza pietà veruna, proprio come il Velucchio e il Giulebbe Piastrellato, che son usi soffocare o comunque reprimere le altre più nobili piante tipo il Narciso Gamellone e il Gladiolo Salvatico. Questo almeno secondo i rigidi dettami di mons. Mansuetone Scatizzy, vescovo di Cocquio e Circondario (nel circondario di Cocquio, appunto) la cui epistola in merito incontrò l’opposizione di alcuni cittadini e autorità, al che il Monsignore di cui sopra reagì con misura scrivendo un'altra lettera aperta dicendo a chiari motti che lui è un cittadino come gli altri solo un po’ più grasso vestito di nero e viola e con un Crocione sul petto che paga le tasse e che ha quindi pienissimo diritto ad esprimere un’opinione, non foss'altro per la sua mysura e ponderatezza. Accompagnò il suo gesto ad una foto in cui pestava con violenza e sprezzo piante di Neppitèlla che aveva in giardino, piantate da qualche buontempone a tradimento, più un’altra immagine con lui vestito da Yattaman che usava il frullino con frenesia somma pei giardini della Curia. Il secondo invio fu un tragico errore, e servì quindi per alimentare la leggenda secondo cui la Neppitèlla porta anche una tremenda sfiga, nonché per cassarla da ogni dizionario mytologico, per cui a tutt’oggi desso (indegno) frutto della terra non appare più in nessuna Cosmogonia.
Inoltre, c’è anche chi la usa – ma si tratta perlopiù di atei e sobillatori prezzolati, gente che ama andar contro l’autorità costituita e teocratica voluta direttamente da dio o anche da un suo cugino ora non ricordo bene – c’è chi la usa, si diceva, come aromatico nei ballotti, ma ci son studî che sconsigliano questo costume, giacché la Neppitèlla parrebbe esser tossica e dannosa. Gli studî in questione son tutti a firma Scatizzy, il Vescovo, Mansueto, LoScatizzi, il Curulo. Ah, le coincidenze!
E alla Neppitèlla non resta che dirvi, quindi:
FIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII
Che tradotto significa:
STRONZIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII

settembre 19, 2006

I FIORI CI PARLANO
Ma spesso lo fanno a sproposito. Ecco perché li pestiamo senza pietà veruna.

Ahimè, amici (di chi? Miei no di certo - io non ho amici, e ne vô fiero): ancora una volta ci è d’uopo prender tristemente atto della cattiveria dell’uomo umano che, nel pieno delle sue facoltà mentali, decide di far prosperare una specie a discapito di un’altra, così, a suo capriccione & diletto, e spesso senza altro motivo che non l’arricchimento personale o l’affossamento altrui. A volte anche con venature di sadismo e perché no di ciliegio anticato modello rovere bruno ma in realtà è chiaramente vile truciolato con alte percentuali di resine anche nocive specie quando fate i ceci bolliti o qualcosa che sprigiona vapore e/o calore, però le ante dice son particolarmente rifinite anche tramite le seghe (ahahah), il tutto a dite un po’ quanto, eh, dite un po’? Dite, dite, su (stronzoni), no vai si fa che dico io: a soli 3.800 eurini e poi vvvvvvvvai di mutuo!
Insomma, poiché ormai ho perso il filo, si fa che si taglia corto e si dice che oggi ci occupiamo del:

Croco Fischione
Il Croco Fischione è fiore – ahimè (in realtà: meglio lui che io) – ormai soltanto mytologico. L’ultima coltivazione di Crochi Fischioni si trovava in Lupiano di Traversétolo (prov. non pervenuta) saranno due o tre giorni. Guarda: forse quattro, a esagerare. L’aveva piantata, proprio personalmente lui, il cav. Serrando Mantegava (severamente bandita ogni rima ingiurïosa), con l’ausilio di due o trecento schiav-dipendenti negr-dicolore, ben sapendo della tragica rarità, ormai, di questo prezioso fiore. Poi un bieco temporale, il caso, la sfortuna. Forse anche la volontà umana (rivendere il terreno, sgombro d’ogni ingombro, all’architetto Scoppia gli ha reso tipo la Fiesta – cioè tre volte tanto: ahahah!). Comunque sia: la coltivazione (l’ultima, l'unica) è andata distrutta. Devastata, spianata. Dove c’era un bel caNpo di Crochi Fischioni, adesso c’è un immane deposito di merda, esattamente come prima che sorgesse – altrove – Cavasagra di Vedelago (HD). Il progresso non si ferma.
E del Croco Fischione ci resta soltanto il messaggio, che ineluttabilmente ci chiama e dydatticamente ci esorta:
FIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII
Il che equivale a dire, come ormai avrete certo capito:
Stronziiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
In realtà, a voler esser precisini, un teNpo il Croco Fischione era fiore assai più amichevole; in seguito, vista la mala parata e il destino infausto che la vita (crvdele) andava riservandogli è andato vieppiù cambiando l’umore e il modo di rapportarsi nei confonti dell’umano, diventando quindi Fischione e lasciando il passo ad un ümor assai più tetro, velato di lati oscuri e giramenti di cazzo così veloci da fare invidia a Giulio Verne e al suo spettabil parentado.
Ma adesso, con tutto (quale? il mondo è di chi vince, si ricordi) il rispetto dovuto al Croco Fischione, la domanda che tutti si pongono è: cosa spunterà dalla magica mystura di merda, resti di Croco Fischione e di due o tre schiav-dipendenti negr-dicolore tragicamente ivi tvmvlati perché dice facesse bene all’hvmvs del terreno (e perché, diciamolo, avevan pretese syndacali del tutto fuori luogo nonché esosissime)? Riuscirà l’architetto Scoppia - degno successore di C.E. Jeanneret, che saprete un cazzaccio voi chi è, anche se ve lo chiamavo col nome di LeCorbusier - a bissare il successo planetario (?) di Cavasagra di Vedelago? Il mondo finalmente accetterà l’apollineo assioma del geniale (in realtà: testadicazzo) architetto, modulato su un adagio che potrebbe agilmente riassumersi con:
“costruiamo sulla merda! Non c’è rimasto altro”.


Enfin (eh?): la mitologia si occupa del Croco, seppur quand'ancora non era fischione. Era il fiore sacro a Jemmalì-Katanga, la dea venerata a giorni alterni - magicamente gli stessi della Pulizia Strade delle zone 1-3 - dai Trofî, ricco e grande popolo dedito al culto delle scommesse e dell'abigeato fraudolento, dea di non si sa ben cosa, a volte ci sono questi casi di successo immeritato anche nel pantheon delle divinità che volete farci tutto il mondo è PALESE (?). La casistica delle occorrenze del fiore in quIstione è del resto confermata dalle mitologie scandinava e slava, nelle quali il Croco è il fiore sacro a ANANISKA-BUNTA e ZHORKO, le rispettive "traduzioni" di Jemmalì-Katanga, solo più cattiva e vendicativa la prima (mitologia slava), e dotata di martello (mitologia scandinava - tutte le divinità scandinave hanno un martello, o comunque qualcosa da fabbrî), la seconda.

settembre 15, 2006

I FIORI CI PARLANO
E ci dicono “C’è un pollo che nasce ogni minuto, se lo trovi hai fatto fortuna”. Ah, no quello era Barnum, del cyrco omonimo, ancorché estinto (o no?). Però vedrai qualcosa di bello ce lo dicono, i fiori, sennò non ci sarebbe questa rubrica


E allora, quest’oggi:
Il Narciso Trombone

No, davvero, proprio non ce la faccio a parlare del Narciso Trombone; mi vien da ridere solo così, a scrivere “Narciso Trombone”. Ora, voi tutti penserete che me lo sto inventando io, che tanto son sufficientemente imbecille, ma invece – alla facciaccia vostra – il Narciso Trombone esiste veramente. E prospera, magari. E se uno ci s’intossica a toccarlo (o chessò, a ficcarselo nel cvlo – son tante le perversioni, oggigiorno) deve bere carbone diluito, così fa tanta aria (meglio se non lo dà a vedere, e anzi arriccia il naso accusando il vicino) e si libera e poi è pronto per morir di qualcos’altro.
Il Narciso Trombone ha due varianti: con Coulisse o senza Coulisse (quando è smontato, ma allora – debbo avvisare – non funziona), e il messaggio che – per accompagnarci nella vita – ci dona è:
ZUM-PA-PPA, ZUM-PA-PPA-PPAAAAAA No via, non ce la faccio, giù… è troppo anche per me, il Narciso Trombone. La prossima volta mi prefiggo un più agevol scopo, magari col Lupèzio Minchiuto o col Crespino.
Quindi, amici (non certo miei), nel frattempo vendo questo spazio alla pubblicità. Le righe che seguono sono sotto la completa responsabilità e redazione della “SciacalloNordico srl”, concessionaria di pubblicità di Boscone Infiammato:  


CoibentazioneOggi – la nuova rivista per i tuoi Affari, legali & non. Abbònati a CoibentazioneOggi!!! Avrai tutte le informazioni che ti servono per il tuo fvrgone portaghiaccio e per i più tradizionali luoghi da coibentare, o già coibentati: celle frigorifere, vani portavalori, vecchi armadî, casa della suocera. CoibentazioneOggi: impossibile far senza. Tutti i mesi dal vostro edicolante di fiducia, no quello solito che diceva vi metteva via i dvd di landobuzzanca e poi li vendeva per monetizzare subito scusandosi poi che non glieli avevano mandati dalla distribuzione avara&tirchia ma se proprio li volevi ve li richiedeva per un prezzo leggermente maggiorato (il triplo). No lì, mi raccomando: andate piuttosto all’edycola “Pericolante”, di Pozzo val di Gringo, vicino Boscone Infiammato, di fronte alla nostra sede, sotto il caffè “Guardingo”. Non è vero che ci s’ha una percentuale, si manda lì solo perché l’edycolante è bravo. Casomai v’interessasse vi può anche vendere D&D – Disgrazie&Disagi, il nuovo modo di fare informazione & giornalismo (col cvlo, come già fan "LaNazione" e un sacco di altri – solo, peggio). D&D, e vi appassionerete ai fatti di cronaca. Se già vi interessano (sicuro come la merda), vi ci appassionerete di più. Date retta a me, dott.Sciacallo Ferrogallini, della "SciacalloNordico srl": D&D fa veramente informazione come tira. Leggete il tutto, poi ditemi; io V'aspetto al caffè "Guardingo" - il caffè dove rilassarsi è un problema. Avrò davanti un Tamaryndo Tiepido.

(Le riviste CoibentazioneOggi e D&D – Disgrazie&Disagi sono pubblicazioni GAG –GruppoAltofornoGuasto spa)

settembre 14, 2006

I FIORI CI PARLANO
Ma noi non capiamo, o non stiamo a sentire

Sì, amici (amici di questo par di coglioni) i fiori ci parlano, e ci direbbero anche tante cose. Ad esempio le Viole: cosa ci direbbero le Viole se non le pestassimo o cioncassimo o l’orco non ci cacasse sopra? Chissà! E le Giunchiglie? Beeelle, le Giunchiglie! A me una volta m’hanno detto BZZZZZZZZZZZZZ, poi mi sono avvicinato e un APONE m’ha punto sullo zygomo. E poi, ancora: i Crochi, le Panace di Mantegazzi, il Sorbo degli Uccellatori, l’Avorniello, il Pan del Cucco, la Fusaggine, lo Stramonio: che nomi del cazzo! E tanti di questi son pure velenosi, sapete? Sterminiamoli senza pietà! O noi o loro!

Oggi:
La Salléggiola

Quante volte – ah, quante! – vi sarete imbattuti in un gioioso e rustico villico che mastica un filo d’erba, un capo in bocca e l’altro penzolante nel vuoto; e magari anche una fascina di legna sulle spalle e un coniglio tenuto per le orecchie, coll’altra nodosa mano. Ah, grazïoso quadretto agreste! Ah, argentato idyllio d’Arcadia! Ebbene, sappiate tosto due cose: 1) quella che il rustico e gioioso villico sta masticando è Salléggiola; 2) quello che il destino riserba di lì a poco a quel gioioso e rustico villico è la morte.
Ciò, amici (amici degli uccelli – no quelli che volano), è perché la Salléggiola è fiore assai infìdo, che infesta i prati di caNpagna e si presenta così:
salve, son la Salléggiola. Ma tanto tanto piacerone. FIIIIIIIIIIIII
Il che, tradotto dalla maravigliosa lingua dei fiori, significa:
salve, son la Salléggiola. Ma tanto tanto piacerone. Stronzo
(ricordate? Ci son meno –I, quindi è singolare)
La Salleggiola è un fiore a stelo lungo, della famiglia Berty in Scartabelly, ed ha un colore verde-rossiccio-marrone (?) ed una forma quasi esagonale (???) nel gambo (circa 28cm. di lunghezza – buon per lui), che si restringe man mano che ci si avvicina al fiore, che si apre lunedì-mercoledì e venerdì dalle 9 alle 13, un po’ tipo la segreteria dell’Università di Lettere di Frassicone sul Coccio.
Il gambo, qualora strizzato coi denti (ma van bene anche le dita – o perché no? – la fresa grossa), contiene un biancastro e frizzante succo, sympaticamente symile alla lymonata del locale circolo di piazza non fosse che è tremendamente nocivo alla salute, al morale et al portafoglio.
Il villico, nella sua beata semplicità non resiste e, masticando, lentamente si avvicina alla morte, la quale sopraggiunge per Fecaloma Pernicioso: il succo della Salléggiola mvra irrimediabilmente le pareti dell’intestino, e la merda (termine tecnico, pardon) che ivi dovrebbe finire si accumula sempre di più, finché sbocca – soffocandolo – da sopra. Uno, insomma (termine tecnico, torno a scusarmi coi profanî ma non ci sono altre parole per descriverlo), vomita merda.
Non si danno casi di occorrenza dell’esemplare in questione nel Pantheon Mitologico o Cristiano, a meno di non prendere per Salléggiola la verga di TROZKASCHKA, il malvagio e rissoso dio di Zagabria Centro2, autore per tramite dei suoi infiniti (e pericolosi) poteri dello sterminio (per avvelenamento mysterioso) di qualche etnìa non gradita come usa fare da quelle parti, a cadenze regolari.


La prossima volta, amici (di Maria deFilippi, che dio l'abbia in gloria) parleremo del Narciso Trombone che – alla faccia della vostra certa incredulità & scetticismo – è veramente un fiore che esiste & prospera. Controllate, testine-a-cruscotto.

settembre 12, 2006

I FIORI CI PARLANO 
E ci dicono: Piripiripìììììììììì pipipììììììnnnnnn zin-zin-zzzììn! Trallallààààààà! Plìn! Plòn! Plàn! Piripiripììììììììììi Zunp… SchiòStiòCataclòAhhhhhhh
Zòtt SpèmOddiooooooo SchiòStròOioiiiiTrùmPÈMBOTTAFORTE!
Silenzio.
Vedi, vedi? A non guardare dove si va? Si finisce nei toNbini!
La rosa è un fiore superbo, si sa…


Oggi:
L’Anacione Ingobbito

Sì, amici (sì cosa?): non è certo necessario esser maghi o esperti di botanica per apprezzare il momento della fioritura delle piante, che gente meglio informata di voi (cazzo ne vorrete sapere, voi…) chiama, tra l’altro, antesi. Tutti (io no di certo, io son OMO VERO™), del resto, almeno una volta, siamo rimasti stupiti ed estasiati dinanzi ad una fioritura, pardon ad un’antesi, vuoi di semplici papaveri (fiore del cazzo) che di esotici ZORRONI GIALLISSIMI (il fiore esotico per antonomasia, come ognun - tranne voi stronzi - sa).
Sì, amici: quindi (quindi cosa?) non essendo voi esperti di botanica (né di un cazzo, diciamocelo) vi sarà ancor più facile apprezzare l’Anacione Ingobbito, il quale a tutto pensa e tutto fa fuorché cacciar fuori un qualsivoglia tipo di maestoso fiore o grazioso fiorellino. Dice: o perché allora si chiama fiore? Dico: o perché non andate un po’ affanculo? Cazzo ne vorrete sapere voi? Eh? 
Dunque, l’Anacione Ingobbito è il fiore ufficiale ed unico di Cavasagra di Vedelago (provincia di Hinterland – HD), fa parte della famiglia delle Labiate (di cui è nepote per parte di zia) e perlopiù spunta a suo diletto e capriccïone pei caNpi di quell’ameno lido (artificiale), edificato a seguito di un tragico errore e fraintendimento architettonico dall’architetto Scoppia, laureato (o anche no) presso la facoltà-rosticceria-bancopegni “Ciòncamelo” della vicina (in realtà son 1.200 chilometrini d'allegria) Limena sull’Ittero.
Come il suo nome facilmente suggerisce, il fiore in questione assume fin da subito la caratteristica posizione ingobbita, molto probabilmente a causa del sostrato del terreno, costituito per lo più da merda & stronzoli varî (Cavasagra di Vedelago è interamente edificata su materia escrementizia, raccolta per donazioni spontanee o colata artificialmente). Si capirà bene, quindi, come l’Anacione Ingobbito sia fiore depresso, né fiorisca o altro. Ma attenzione, amici (amici cosa?): depresso ma non domo, giacché questo è il suo orgoglioso messaggio:
GAM-GAM-GAM GHIENEEEEEEEEE GUM-GUN-GUM GHIANEEEEEEEE ZUN-ZUN-ZUN ZIENEEEEE IIIII-NAMMAIIIIIIIIIIII - FIIIIIIIIIIIIIIIIIIII
Che tradotto dalla lingua dei fiori significa
Milanesi del cazzo, lavorate anche per me. Stronzi.

La mitologia classica non lo associa ovviamente a nulla, perché prima, dove ora c’è Cavasagra di Vedelago (HD) c’era un enorme bacino di raccolta per la merda. Idem per ciò che riguarda la mitologia balcanica; mentre la religione cristiana lo associa a San Lagone Agitato, il santo creato all’uopo per i nuotatori milanesi in vacanza, raffigurato nell’atto di dar due belle bracciate a delfino mentre stringe fra i denti, con fare malandrino, un Anacione Ingobbito. Il myracolo sta nel fatto che lui riesce a nuotare senza prendere aria dalla bocca, e per questo è stato fatto santo.
Nessuno, infine, ama l’Anacione Ingobbito, né può in alcun modo amarlo. È il fiore della merda, e il suo destino è meritamente quello di starsene lì, torvo e gobbo, a rimpianger d'esser nato. Nessuna pietà per la merda, oggi.


No mercy for shit, now

settembre 08, 2006

I FIORI CI PARLANO
E ci dicono: GARAGLO' PEEEEEEEEEEEE FFFFFFFF ZZZZZZZZZ TRRR TRRR TRRR FFSSSSSSSSS ZIIIIIIIIIING GHHHHHHHHHH MUUUUU PEM
!

Proprio così, amici: pensavate voi forse che, i fiori, stessero zitti? Eh? Che se ne restassero lì a sentire tutte le vostre baggianate così, come fossero semplici e comunissime piante da innaffiare? Certo che no! I fiori ci parlano, amici, e ci dicono un sacco di cose interessanti, basterebbe stare a sentire compiti e educatamente, amici: io, nonché mago romeno da tre-generazioni-tre, ma anche e soprattutto esperto dei fiori che parlano ve li vado a illustrare, uno per uno (uno) o a volte pure due per due (quattro - ahahahah noi maghi siam degli allegroni), trascrivendo – sapienza del cazzo, così son bòni tutti – la mia sapienza dall’antico libro dei fiori che ci tramandiamo noi maghi di mago in mago in mago in mago ora però basta maghi, il tutto dopo aver preso la Laurea in Pomate ed essersi certificati UNI-EN-ISO9001:2001 – questa sì che è sapienza, cazzo ne volete sapere voi – come maghi sommi e altisonevoli. ANDIAMO A COMINCIARE, AMICI.


Il Cardo Maligno
Il Cardo Maligno fiorisce d’inverno nella piana di Strabuzzone a Upim, a nord dei Monti Bolsissimi. Fiorisce e muore, perché è troppo freddo. Chiaro, amici, che sia un fiore incazzosissimo, poiché già sa in anticipo il suo destino. È detto maligno per il semplice fatto che maledice il prossimo, quello che si trova a passare di lì.
Il messaggio del Cardo Maligno è il seguente:
FFFFFFFFFF DHTTT DHTTT DHTTT PRI-PRI-PRIMMM FREEEEEEEEEEEE ZULZUMZULZUMZUL FIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII
Il che, tradotto dalla lingua dei fiori, significa:
Io mojo, ma anche voi – vedrete – non n’avrete mica per tanto. Stronzi.
(FIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII significa Stronzi, lo si sappia & ricordi)

La mitologia classica lo associa al mito di Ismène e Parietòna, che insieme costruirono una stalla per poi vedersela distruggere col fulmine e l’inganno da Pallade Atena. Interrogata, a seguito di copiosi sagrifici umani e libagioni, la dea così rispondeva ai due mortali: “m’andava di farlo. Non rompete tanto il cazzo sennò i prossimi siete voi”.
La mitologia balcanica lo identifica come il fiore di ZORG, la minacciosa e nera divinità della Vendetta, raffigurata sempre col martello in mano e l’espressione iraconda.
La religione cristiana lo raffigura spesso in mano a San Monton di Cirenaica, il quale tenta di rabbonirlo col SS. messaggio evangelico.
Chi ama il Cardo Maligno solitamente è persona piccina e spregevole; il suo colore preferito è il Radio (?), e solitamente ha problemi (serî) alle tybie.



Vedete come i fiori ci parlano, amici?