(diceva qualcun altro)
Un'operetta vana & inconcludente - Odio il 90% delle persone che conosco. E anche di quelle che non conosco, senz'altro.
Visite
dicembre 21, 2006
...e dunque, il SS. Natale s’approssima et avvicina, quest’anno come gli altri; e dunque noi, al mysericordioso e pio orfanotrofio delle Suore Lupine “San Lupone III o IV d’Antiochia”, abbiamo pensato, fra un pignoramento coatto a nostro favore e un fallimento pylotato a nostro beneficio (a seguito com’è d’uopo delle multiformi e meritevolissime attività che da spesso ci caratterizzano: strozzinaggio, vsvra, taglieggiamento, minaccia all’arma bianca – ultima acquisizione, l’Ovattificio Fortunato sas, di Franelle di Ceppaduro (TT), per un patrimonio totale gestito di 11.000.000 €, più tre mute di cani pipy requisite e svariati arsenali di batterî) di passarlo con la Cultura.
Voi, ad esempio, la sapete LA CULTURA? Quella con la C maiuscola, che parla pure in quella lingua da manfruïti, lì, che prima ce n’erano due poi una è sparita deo gratias sennò vai a sapere te il casino lì sì che non ci si capiva una sega, dico il Francese e il Provenzale. Eh? Voi lo sapete il Francese, e la cultura? E magari pure allo stesso tempo? Ma che volete saperci, voi. Ebbene, la nostra Suor Lupònia Badessa Devotissima LI SA! Tutti e due. E allora via che vi regala questa piccola gemma di saggezza, direttamente da quel pelaticcio d’incerta salute che dice fosse coso lì, il Baudelaire:
Il me semble que je serais toujors bien là où je ne suis pas
Mi sembra che starò sempre bene là dove non sono
Bella, eh? Peccato che non c’entri un cazzaccio nulla col Natale, o col clima di festa che si respira anche presso i nostri baNbini, primi fra tutti il Lupotràni e il Lupésci, regolarmente stangati da Suor Lupòta per la loro eccessiva esuberanza in classe, oltreché ignoranza piena et assoluta dell’aoristo. Ma c'entra assai con le vostre spiacevolissime ancorché insipïde vitarelle desideranti come se si fosse tutti di quei gobbi mantrugioni del Leopardi. Inoltre, se si ammette questa, si potrà senz’altro riportare anche quest’altra, del pari del tutto fuori luogo e a sproposito. E in più, di Suor Lupènchi, novizia assegnata all’Economato&LavaggioDenaroSporco:
A me, l’economia è quella scienza che mi dà parecchia noia
À moi, l’économie c’est la science que plus m’emmèrde
Ma adesso basta, temp’è di cessar co’ convenevoli, e campo lassar alla festa e alla letizia (e anche un poco all'aggiotaggio), affinché vi riempiano il cuore e anche un poco il naso, e possa magicamente lo spyrito del momento farvi trovare un graziosissimo alberino natalizio marrone sagomato a forma d’intestino crasso (*) sul vostro pianerottolo, proprio come è capitato a Suor Lupanària, che dipoi s'è scoperto essere crvdo e rio scherzo del focomelico Lupùgi, stanco d'angherie e soprusy su di lui regolarmente perpetrati da noi pie suorine ma non solo, in classe e non. AME. E BUON NATALE E ANCHE UN PO' BEFANA.
(*) s'indovini un po' cos'era in verità? A forma d'intestyno? Ma era uno stronzolo, cary miei, né più né meno. Lo dico pe’ tardî in comprendonio e mestî d’intelletto, giacché a Natale è d'uopo esser più buoni e svelar tutti gli arcanî
dicembre 19, 2006
VERBALE DI AVVENUTO SYNISTRO DI TIPO MODERATO O LIEVE, CON ASSENZA TOTALE O PARZIALE DI FERITI E/O NÜOCIMENTO A TERZI INTERESSATI O SOLO CHE PASSAVAN DI LÌ PER CASO
Transitavasi prudentemente sulla Strada Statale 11, denominata altresì “Campobasso in fiore” anche se si trova a Sfruconate sul Caspio (MM), alle ore serali delle dieci e tre quarti/nove e cinquanta precise il suddetto (non l’abbiamo suddetto, facciamo che si corregge ora, quiddicendolo: il soggetto del presente verbale è il sig. Papero Gonfio) conducente, conducente (non è una ripetizione; il primo è un nome, il secondo un participio presente) lugubremente ancorché con la diligenza del buon padre di famiglia una IUNDAI MATIX colore blu carabiniere, et recante a bordo un pupazzo giallo paperiforme, piuttosto gonfio, sul pianale della bauliera, et in virtù di ciò abitualmente quanto liberamente rotolante da destra a manca et da manca a destra e qualche volta pure da su in giù, fino a cadere sul sedile di dietro e perdersi tragicamente fra i tappetini. Punto. Era l'ora. Il suddetto conducente, sig. Papero Gonfio, di anni 43 portati col riporto, incensurato tranne che per un dito rotto mentre giocava a pallone entrando sur un botrione squallido a fargli male e invece s’è fatto male lui, segno del Varano ascendente Galleggiante-per-Sciacquoni, impiegato al Catasto con la mansione di Castoro-Accatastatore-in-Seconda, alla curva posta al km. 7, curva detta “curva di Fuscellone” o anche “il Siri”, a seconda se a parlare sono le famiglie Fuscellone o Siri, in prossimità del luogo ora descritto residenti et in fierissima quanto interminabil guerra di vicinato fra loro; alla curva in questione, insomma, il suddetto sig. Gonfio notava un insolito comportamento nella di lui (in realtà presa a nolo e strozzo dal concessionario “Bonaventura da Bagnoregio – Nostalgia del Medioevo srl”) vettura, la quale pervicacemente cominciava ad uscir di corsia, muovendosi come mobilissime fronde mosse da tramontana assassyna e prendendo una direzione tutta sua rispetto alla “Campobasso in fiore”. Nell’altro senso di marcia transitavasi: nessuno, se non dopo cinque/dieci minuti dal Fatto.
All’imprevista quanto improvvisa situazione, il sig. Gonfio reagiva controsterzando al fine di riportare il veicolo a più miti consigli, e nel contempo nella corsia ad esso destinata da chi a suo tempo progettò la carreggiata in questione (trattavasi dell’architetto Zomba PierFrustone, nativo di Campobasso e tytolare truffaldino dello Studio Tecnico a carattere Comunale Mediante Tangenti “S.T.C.M.T. Odori di Campobasso”). Al che, la vettura a sua volta reagiva attraversando impazzita la corsia a lei destinata, affrontando la curva susseguente con un atteggiamento borioso ed eccessivo, in tutto e per tutto non consono all’andamento placido e bujo della statale, infilandosi inevitabilmente nel fosso delimitante lo spazio fra la carreggiata e il ciglio in erba, terra e sassi varî, accomodandosi dolcemente o rovesciandosi questo non è chiaro vista la contemporanea assenza di terzi di cui poco sopra si è riportato. Il sig. Gonfio ricorda precisamente che avendo egli escalamato: “via, bisogna che esca di qui alla svelta”, trovavasi dipoi ad agir di conseguenza, uscendo quindi dall’abitacolo ma dalla parte opposta a quella consueta, e trovando ad attenderlo un pulmino di hippies dalla dubbia moralità e dalla sessualità presumibilmente confusa, dal quale (pulmino) dopo affacciavasi un’infante di circa anni sei, la quale (infante) così apostrofava il padre appena sceso a constatare il danno ed eventualmente dare il suo aiuto a chicchessia lo richiedesse: “ma è viva, babbo?”
Posto il triangolo d’ordinanza e scacciati i portamerda, il sig. Gonfio si è messo tranquillamente seduto in zona ad attendere i soccorsi, prontamente giunti nella persona di me, capitano LoDicevo Carmelo, anni 38 portati bene eccetto qualche brizzolaggio ribelle sulle tempie, e di quella del collega, agente Debora LuigiMaria, 38 anni anch’egli ma portati indubitabilmente peggio e dotato altresì di apparato riproduttivo di minor efficacia nonché dimensioni rispetto al mio.
Alla domanda “che ci fa lei qui non faccia tanto lo spiritoso”, rivolta al sig. Gonfio dal collega, questi (il sig. Gonfio) rispondeva: “sa se passa di qui il 28 barrato?”, guadagnandosi così l’immediato traducimento, no traduzione; nemmeno, tradimento – l’immediato diritto ad esser tradotto nella più vicina Regia Questura, dove veniva interrogato senza però rivelare alcunché sulla scomparsa del conducente della mysteriosa vettura rovesciata colà presente. Solo dopo l’intervento del tytolare del concessionario “Bonaventura da Bagnoregio – Vieni, ti ce lo pigio a spregio srl” di cui sopra, si è constatata l’identità perfetta, solo con qualche livido in più (parimenti mysterioso e assolutamente inspegabile), tra il sig. Gonfio davanti a noi presente al momento, e il conducente della vettura, ahimè ormai irreversibilmente posta da noi sotto sequestro per accertamenti e già di per conto suo preda degli Sciacalli, i quali l'avevano depredata in ispecie del papero giallo piuttosto gonfio di cui al punto precedente (quale?), che quindi può definirsi "scomparso".
È stata comunque disposta la mysura di carcerazione preventiva per il sig. Papero Gonfio non si sa mai potesse tornare utile o comunque giusta, nella contemporanea attesa che la macchina sia rivenduta abusivamente da noi sul mercato nero turco, in previsione di un significativo contributo allo svecchiamento degli arredi del presente ufficio, oberato di Commodore-128 e occhialini da pilota di Sidecar residuati dalla Guerra di Libia.
L’Agente della Regia Questura “MALLIO”
Debora LuigiMaria, presente al fatto e alla stesura del presente verbale mediante Olivetti O-134, in data 04.12.06 (il fatto, non il verbale, che invece è del giorno dopo, avendo ormai passato la mezzanotte)
dicembre 14, 2006
“e quindi è andata così, sai… sì, insomma: c’era l’annuncio e io ho risposto e adesso sono l’Addetto alla Programmazione e Conduzione di Robot Manipolatori. Sembra una ditta seria”
“però! Bene, no?”
“Già, e ho avuto fortuna che cercavano ancora. Prima di me avevano visto uno che proveniva dal Settore Salotti, e l’hanno scartato. D’altra parte, le esigenze dell’azienda erano altre. Certo, bisogna anche averci qualcosa di barbonissimo in testa, per dire a una ditta che cerca un Addetto ai Robot Manipolatori che si proviene dal Settore Salotti. È un darsi la zappa sui piedi da soli, figa. Fortunatamente per me, dico. Fare il Sampling non era più una cosa che mi interessava… e poi qui ho pure la partita IVA”
“come me, allora... ma sai che anch’io ho cambiato?”
“No! Davvero?”
“sì, adesso sono al Queue Busting, al Carrefour della rotonda, qui a Limìto di Pioltello… mi va più che bene per il momento. E poi il background di là è veramente forte. Ed ho pure qualche idea, già”
“Queue Busting? E i Dominî .eu?”
“I Dominî .eu, cosa?”
“non vendevi Dominî .eu, fino a poco tempo fa?”
“ah-ah… e chi ci pensa più, ai Dominî .eu? bisogna aggiornarsi, nella vita! Quello conta...”
dicembre 04, 2006
Forse, irretiti dalla civile, acuta e costruttiva manifestazione di piazza S. Giovanni di sabato – quella dello slogan più cretino, ai vincitori in palio il manuale “Fvggo al Fysco” e una stretta di mano del Capo – non siete ancora a conoscenza del fatto che a Cernusco sul Liména (prov. di Mantegazzo, una bella cittadina del cazzo) c’è un bel corso su
L’evoluzione di forme e concept del PACKAGING
Per promuovere, vendere e innovare il prodotto
Che si avvale della collaborazione di gente quale
Gepy Sachet (Italian Institute of Packaging, o anche III – sì, tipo Lupin: Istituto Italiano Imballaggio)
Roger Botti (FutureBrand Ciuino & Associati)
Pedrito Soro Zomar (Ringo Boys PremiumBrands)
Claudio Testa-Braghi e Fabia Fabris (gruppo GPT & Associati, fra cui Pico de' Paperis)
Teodoro Alfredo Crittadello (RBA-PDA Design Pan European Brand Design Association e altre sigle in libertà)
Ne potete fare a meno? Questi alcuni tra i temi trattati:
• La creatività e l’innovazione del packaging come risposta ai nuovi comportamenti di consumo
• La progettazione di un packaging coerente con il posizionamento del prodotto, il marketing-mix e i canali distributivi
• Gli strumenti innovativi di comunicazione del packaging: know-how e VITAMINA C
• La valorizzazione delle caratteristiche intrinseche del prodotto attraverso il packaging
• Il ruolo del packaging per garantire la riconoscibilità del brand nei progetti di ampliamento della gamma
• La sicurezza dell’imballaggio a tutela del consumatore
• Pvppe o cvlo?
E questo il target:
• Responsabile Marketing Strategico
• Packaging Manager
• Brand Manager
• Product Manager
• Responsabile Logistica Distributiva
• Bucaniere Malato
• Pescatore di Frodo
• Paperèga Senior
Particìpia, NUMEROSO! I profili a più alto potenziale accederanno direttamente ai Quadri di Forza Italia, AN e Lega (a scendere).
Inviando il coupon (quale?) si usufruisce di uno sconto speciale del 5% sulla quota d’iscrizione (offerta non cumulabile con altri sconti o prodotti, tipo il corso sul Recruiting in Assessment Selettivo - 5 mesi, solo per capire di cosa tratta: 3.500 eurini - o il Masters of the Universe per diventare il nemico-numero-uno di Skeletor soppiantando He-Man - 7 mesi, 4.000 euro più l'armatura a Vs. carico). La quota d'iscrizione è più bassa se non si è mai stati comunisti.
dicembre 01, 2006
FORZA, ITALIA
Facce ride’…
Antefatto: Vasili Mitrokhin era un archivista del KGB, il famoso servizio segreto sovietico. Durante la sua attività raccolse e sottrasse molte schede segrete (ca. dal 1917 al 1984) dell’organizzazione, cercando di passare questi dati agli occidentali, in particolare agli Stati Uniti, i quali tuttavia non ritennero la persona credibile e giudicarono un falso il suo archivio (l’Archivio Mitrokhin, appunto), permettendo quindi l’arrivo del tutto, nel 1992, all’ambasciata britannica.
Attraverso la pubblicazione di questo archivio, (molti storici, oltre – come detto – agli USA, si sono posti il problema della credibilità dei documenti di Mitrokhin, considerando anche che non è possibile verificarne l’autenticità in Unione Sovietica) i paesi dell’occidente europeo, tra cui l’Italia, hanno scoperto che lo spionaggio sovietico si era addentrato fin nei gangli fondamentali dei loro Stati e che i partiti comunisti occidentali legati a Mosca avevano operato per favorire lo spionaggio in vista di una possibile guerra d’invasione sovietica.
Si è scoperto infatti che l’URSS non aveva mai dismesso i suoi piani di conquista dell'Occidente e che aveva mantenuto in vita un mastodontico apparato militare, pronto ad entrare in azione in qualsiasi momento. A questo scopo, diretto e finanziato dal KGB, aveva creato una rete di agenti, informatori, spie, per carpire segreti politici e militari all’Occidente.
Sulla base di questi documenti (perlopiù note manoscritte che l'ex archivista copiò da documenti segreti del KGB), il servizio segreto inglese mise insieme il Dossier Mitrokhin, consegnando al SISMI, il servizio segreto italiano, le schede che riguardavano direttamente l’Italia.
Il governo italiano, allora presieduto da D’Alema, presentò un disegno di legge per l’istituzione di una commissione d’inchiesta riguardante il Dossier Mitrokhin, il disegno decadde, ma venne ripreso e approvato nella legislatura successiva. La Commissione Mitrokhin. A tutt’oggi la commissione Mitrokhin è presieduta da Paolo Guzzanti – ovviamente di Forza Italia, nonché (ha il suo meritato inferno sulla terra) padre di Corrado e Sabina – e, avvalendosi dei soliti “cristallini” personaggi che gravitano intorno al centro destra (si ricordi Storace e il Lazio-Gate, tanto per rammentarne uno…), conduce brillanti indagini sull’odierno centro sinistra italico, con lo scopo primario di dimostrare che Prodi era l’uomo di riferimento del Kgb in Italia.
Oggi: le intercettazioni telefoniche pubblicate su CorSera e su Repubblica – siamo un popolo d’intercettatori – dimostrano ampiamente che Mario Scaramella, l’informatore della commissione (personcina tanto ammodo da esser coinvolto - l'aveva incontrato! - oggi nell’omicidio di Alexandr Livtinenko, la spia russa di cui tutti parlano e che pare avesse scottanti notizie, nonché al centro di oscuri traffici d’armi e maneggi varî) riferiva a Guzzanti su politici del centrosinistra in merito ai loro rapporti con l'ex Unione Sovietica e che Guzzanti ne parlava “al Capo”, cioè a Berlusconi in persona.
Per ogni dettaglio, a questo punto conviene citare l’articolo odierno di Repubblica. La cosa allucinante è che questa vicenda sta passando sotto silenzio.
“Nella lingua inglese, c’è un’efficace formula per definire il piano preparato nei segreti della “Commissione Mitrokhin” contro Romano Prodi. La formula è character assassination, la distruzione della reputazione, l’annientamento della sua credibilità, l’assassinio di una persona non nel suo corpo, ma nella sua identità morale, professionale, sociale. Il senatore Paolo Guzzanti è determinatissimo a trovare elementi che possano diventare, una volta pubblici, la tomba politica dell’antagonista di Silvio Berlusconi. Li chiede, li invoca, li pretende, dal suo consulente privilegiato Mario Scaramella e il “professore” non lesina al presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta occasioni, opportunità posticce, piani di aggressione privilegiati e subordinati. Prodi deve diventare l’uomo di fiducia del KGB in Italia. Potrebbe non bastare e, allora, il “professore” consiglia al senatore di autorizzare altre manovre. Nella Repubblica di San Marino si possono creare le condizioni per accusare Prodi di essere finanziato da Mosca attraverso la Cassa di Risparmio e, da qui, a Nomisma. La confezione di questi falsi documenti sarebbe dovuta finire sul tavolo del procuratore di Bologna. Se le testimonianze, raccolte dai transfughi del KGB in Europa, non dovessero essere sufficienti, il “professore” si dichiara disponibile a raccogliere direttamente a Mosca altri dossier del Kgb compromettenti.
Forte di una lettera del ministro degli Esteri Gianfranco Fini, dovrebbe però avere il placet del “Capo” per evitare problemi con Vladimir Putin. Infine, le COOP. Si potrebbe organizzare un’evidenza del loro legame con la criminalità organizzata. Una convergenza d'interessi che si consuma nell'indifferenza, tutta politica, delle “toghe rosse” della procura di Napoli. Un bel piano, alla vigilia delle elezioni.
Paolo Guzzanti mostra sempre grande entusiasmo per le fantasiose trovate del suo collaboratore. Il quale appare molto interessato a capire, anche per il suo futuro professionale, qual è la parte in commedia di Silvio Berlusconi. Guzzanti […] lo rassicura: “Annuiva gravemente... Ha voglia di giocare all’attacco”.
La storia delle trappole preparate dentro il Parlamento con i poteri speciali attribuiti a una commissione di inchiesta contro Romano Prodi, allora candidato premier, a soli tre mesi dalle elezioni, si può, in fondo, raccontare con due sole telefonate tra quelle intercettate per ordine della Procura di Napoli, oggi nel fascicolo trasmesso al pubblico ministero di Roma.
I fabbricanti della storia inventata li si può vedere all’opera […] il 28 gennaio del 2006:
Mario Scaramella: “Il segnale che io ho avuto è questo: non c'è un'informazione Prodi uguale agente Kgb, ma parliamo di “coltivazione”, contatti”.
Paolo Guzzanti: “Coltivazione è abbastanza, eh?!”.
Scaramella: “Per me, è moltissimo. È quello che mi viene detto. A questo punto, non pretendete una dichiarazione da chicchessia che dica “Prodi è un agente” […]
Il problema del senatore e del suo collaboratore è chiaro. Non possono accusare Romano Prodi di essere un agente e dunque ripiegano su una formula meno assertiva, ma più malignamente suggestiva. Romano Prodi è stato un uomo “coltivato” dal Kgb. Il problema dei due signori è di costruire un supporto di testimonianze che regga in pubblico, perché, come dice Guzzanti, “non è una lite tra giornali, qui si finisce poi in tribunale”. Tocca a Scaramella trovare il testimone chiave. Vladimir Bukovskij (intellettuale dissidente riparato a Londra […]) si è chiamato fuori con una considerazione che non fa una piega: “Se attacchiamo politici occidentali, quando non abbiamo documenti, poi perdiamo credibilità, anche quando invece abbiamo i documenti” […]
A questo punto, il “professore” propone come testimone chiave Oleg Gordievskij (ex colonnello del Kgb, riparato a Londra nel 1985, autore con Cristopher Andrew de “La Storia segreta del Kgb”). Ma c'è una difficoltà. Oleg non ne vuole sapere di mettere tra virgolette “Prodi agente del Kgb”, perché “questo non è accaduto”, dice. Scaramella però conviene che si può lavorare sul discorso di “coltivazione”.
Guzzanti gli spiega gli essenziali passaggi che deve documentare per la commissione. […]
Guzzanti: “Io voglio sapere se lui non smentirà mai di aver detto quello che ha detto. Punto! La “coltivazione”... il IV dipartimento... queste possono essere successive cose. Io devo poter dire: “Il signor O. G. (Oleg Gordievskij), parlando del signor R. P. (Romano Prodi) dice così. Punto!”.
Scaramella: “Io non sono in grado oggi di dire se lui è in grado di ripeterlo. Lo ha detto e lo conferma”.
Guzzanti: “A me mi basta che lui non smentisca di averlo detto!”.
Scaramella: “Quel che ci abbiamo è acquisito, Capo, senza possibilità di manipolazioni”.
Definiti i passaggi successivi del piano, Scaramella cerca di capire da Guzzanti, il suo “Capo”, qual è l'opinione del “Capo” di Guzzanti su quel che stanno cucinando. A chi pensare se non a Silvio Berlusconi? Proprio al presidente del Consiglio in carica in quel gennaio 2006, sembra far riferimento il senatore di Forza Italia quando informa il consulente di come sono andate le cose.
Scaramella: “Tu hai qualche dettaglio in più dell'incontro con il Capo?”.
Guzzanti: “la notizia ha avuto un forte impatto. Io quando vado da lui gli dico le cose a voce ma, contemporaneamente, gli metto sotto il naso un appunto scritto in cui ci sono le stesse cose che gli sto dicendo e nell’appunto scritto - che lui s’è letto e riletto sottolineando i punti salienti, scrivendo 1, 2, 3, come fa lui - ci sono le cose di cui abbiamo parlato come futuro… Annuiva gravemente, come uno che non solo è..., anzi, quando io ho detto: “Sai, il problema di questa faccenda è che, se noi andiamo a un processo, poi è una cosa in cui dobbiamo dimostrare ciò che diciamo", e lui, sorprendendomi un po’ – però ho capito che ha voglia di giocare all'attacco – ha detto: “Beh, un momento! Intanto però li costringiamo a difendersi”. Questa l’ho trovata una reazione estremamente positiva. E contemporaneamente io gli dico: “Guarda, ... ti porto il risultato e quindi (frase incomprensibile)”.
Personalmente mi fermo qui, rimandando alle intercettazioni complete (belle) e agli articoli riportati sui giornali in questione, che sanno sicuramente meglio affrontar la cosa. Quando mettevo I Complotti del Mortadella non andavo tanto lontano dal vero, evidentemente, io che non sono un cazzo. Ma quante belle cose, mette insieme questa Destra... Gente così si farebbe qualche scrupolo anche nel manomettere un risultato elettorale, nello spezzare la base della democrazia? Già, del DVD di Deaglio non se ne parla già più... e anche questa bella storia è destinata a finire sotto la sabbia, con un sacco di altre cose. Saranno lì, domani, a Roma, tutti belli festanti e con le bandiere e con tante belle parole infiammate da dire alla massa becera e rissosa, inguainata nel kit forzista appositamente messo a punto dal marketing di partito ed ivi venduto (maglietta/bandiera/tazza/cappellino/spilla/cos'altro?). E giù felicità per tutti. E meno tasse. Con qualche svenimento, così si confonde un po' le idee.
novembre 28, 2006
Ma che cazzo c’avranno tanto da dire?
Quante volte a scuola v’hanno detto che la rosa era la regina dei fiori? Quante volte v’hanno interessato (o tediato, se eravate baNbini malvagî) parlandovi di un mysterioso quanto fantomatico linguaggio dei fiori? Quante volte avete costruito una città coi LEGO divertendovi poi a devastarla come se foste GOZZILLA? (Non c’entra niente, ma magari l’avete fatto anche voi, e potete capirmi meglio quando vi dico che son triste perché mi tocca lavorare). Ebbene, questa rubrica serve a darvi le risposte, prima fra tutte che se la rosa è la regina dei fiori, il tulipano è il re, e quindi le è infinitamente superiore. Toh, così. Inoltre, i giaggioli vanno innaffiati spesso, e sulle calle ci vanno i maggiolini e ci càano. Evitare le calle, quindi. E non pisciare sui giaggioli, che non va bene.
Sapete già tutto, dunque? No, perché vi manca ancora…
Se la rosa è la regina e il tulipano è il re (almeno ciò stabilisco io, a mio arbitrio e capriccione), la Neppitella è chiaramente la drag-queen dei fiori, nonché il fiore del manfruito moderno. Originaria di Cocquio, posto che più del cazzo non mi riesce di pensare, in provincia di Yanosh (sì, quello che pilotava gli Astrorobot), la Neppitèlla cresce ormai un po’ ogni dove e lancia il suo richiamo oscenamente effeminato:
“yuuh-uuuuuuhhhhh!”
E giù a spandere quintalate di profumo dozzinale nell’aria circostante. Utilizzata nella produzione del borotalco rosa e del fard aromatico utilizzato, fra gli altri, da Solange e dal Maestro Zeffirelli, la Neppitèlla va recisa senza pietà veruna, proprio come il Velucchio e il Giulebbe Piastrellato, che son usi soffocare o comunque reprimere le altre più nobili piante tipo il Narciso Gamellone e il Gladiolo Salvatico. Questo almeno secondo i rigidi dettami di mons. Mansuetone Scatizzy, vescovo di Cocquio e Circondario (nel circondario di Cocquio, appunto) la cui epistola in merito incontrò l’opposizione di alcuni cittadini e autorità, al che il Monsignore di cui sopra reagì con misura scrivendo un'altra lettera aperta dicendo a chiari motti che lui è un cittadino come gli altri solo un po’ più grasso vestito di nero e viola e con un Crocione sul petto che paga le tasse e che ha quindi pienissimo diritto ad esprimere un’opinione, non foss'altro per la sua mysura e ponderatezza. Accompagnò il suo gesto ad una foto in cui pestava con violenza e sprezzo piante di Neppitèlla che aveva in giardino, piantate da qualche buontempone a tradimento, più un’altra immagine con lui vestito da Yattaman che usava il frullino con frenesia somma pei giardini della Curia. Il secondo invio fu un tragico errore, e servì quindi per alimentare la leggenda secondo cui la Neppitèlla porta anche una tremenda sfiga, nonché per cassarla da ogni dizionario mytologico, per cui a tutt’oggi desso (indegno) frutto della terra non appare più in nessuna Cosmogonia.
Inoltre, c’è anche chi la usa – ma si tratta perlopiù di atei e sobillatori prezzolati, gente che ama andar contro l’autorità costituita e teocratica voluta direttamente da dio o anche da un suo cugino ora non ricordo bene – c’è chi la usa, si diceva, come aromatico nei ballotti, ma ci son studî che sconsigliano questo costume, giacché la Neppitèlla parrebbe esser tossica e dannosa. Gli studî in questione son tutti a firma Scatizzy, il Vescovo, Mansueto, LoScatizzi, il Curulo. Ah, le coincidenze!
E alla Neppitèlla non resta che dirvi, quindi:
FIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII
Che tradotto significa:
STRONZIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII
novembre 27, 2006
IL PRESIDENTE BERLUSCONI SCRIVE LE SUE MEMORIE E PUOI MUORE!
Ma poi si scopre che era solo un altro dei loschi
COMPLOTTI DEL MORTADELLA!
(a cura di Paolo Bonaiuti, portavoce del cav. Silvio Berlusconi)
Agghiacciante. Non ci sono altre parole. Anzi, magari sì: CRIBBIO. Il malvagio Mortadella ha cercato ancora una volta di colpire biecamente il nostro eroe. Stavolta l’attacco sferrato è stato duro, massiccio e sinistramente beffardo, proprio come quel telegramma di auguri spedito dopo il fatto, ad aggiungere, al danno, l’irrispettosa beffa. Il malore, provocato dall’odio su di lui riversato quotidianamente, dall’astio di chi non vuole (né può, tanto è la grettezza d’animo che lo anima) guardare a Lui come l’Uomo della Provvidenza, ma ancor di più dalla generosità spossante dell’Uomo e dai suoi magnanimi slanci per favorire la Libertà, ha fatto sì che il peggio potesse quasi accadere. Ma l’Uomo ha tempra, fibra, cuore. E la reazione è stata delle migliori. In un certo senso, quello che è capitato ieri è un perfetto paradigma dei tempi nostri: lo stesso accade alla Libertà, se trattata come sta facendo questa Sinistra, questo governo, questi personaggi. Si indebolisce afflosciandosi miseramente, la Libertà, ritirandosi di colpo e lasciando il vuoto, due occhi sbarrati, un’assenza dolorosa, intollerabile. Ma la Libertà non può perdersi per sempre, né cadere. Né è così facile da vincere. Ed ecco dunque che risorge e ci rassicura, dicendoci che in fondo non è mai caduta, almeno dai nostri cuori. Ci lascia soli, ma solo per poco. E forse neanche per quel poco. Sì, il Presidente ce l’ha fatta. Con lui, la Libertà. Nonostante il Mortadella, che pure ha già le sue responsabilità nella vicenda del menisco del Nostro. Già, perché furono Prodi e i suoi scagnozzi a scavare idealmente, col loro odio rosso e il loro accanimento mediatico, quelle buche traditrici nel grazioso campo di calcio di Arconate Legnano, quei maligni avvallamenti in cui, dopo un riscaldamento arricchito di palleggi, scatti e tiri in porta dinnanzi a più di duemila persone in visibilio, andò a cadere l’ennesimo metaforico tentativo di affossamento della Libertà, colpita stavolta alle ginocchia, sì da non potersi più reggere in piedi. Ma la Libertà, come si è capito, ha più risorse dei suoi detrattori e sfruttatori. E sa anche recuperare in fretta, più in fretta di un calciatore.
Stavolta, come detto, l’attacco è stato più pesante, e forse pensato per cercar di chiudere e soffocare per sempre una Vicenda, rendendola più epica proprio perché il Personaggio, la Vittima Designata, aveva da non molto dichiarato di aver “appena finito di scrivere le mie memorie. Una faticaccia durata tutta l’estate, altro che balle sulle mie notti in discoteca. Ho consegnato le bozze in Mondadori. Titolo provvisorio: Il calvario della libertà. E occhio al singolare, perché la libertà è una sola: o c’è sempre e su tutto o non c’è.”
Parole sante, non c’è molto da aggiungere. E questo sanno anche i convenuti all’evento di ieri. Silvio ci manchi, recitavano i cartelli. E lui ha generosamente accontentato tutti, anche i subdoli detrattori che volevano una brutta figura in diretta. Magari anche una morte, augurandola e augurandosela. È andata male, signori. Perché il collasso – il caldo, la (comprensibile) stanchezza gli antibiotici – dopo un altro epico ed infiammato discorso, non ha potuto fiaccare la Libertà. A sera, l’Uomo era già nelle sue stanze – Macherio prima, San Raffaele poi – a rassicurare i suoi e tutti coloro che hanno un cuore non indurito dal rosso dello scempio sinistrorso: “tutto bene, nulla di grave”. Sandro Bondi aveva offerto preventivamente i reni in sacrifizio; Emilio Fede implorava al cielo: “non lui, prendi me!”; DonBagetBozzo aveva ingoiato tre rosarî, per dirli “con tutto il corpo e l’anima”; Miccichè e Schifani avevano accusato anch’essi un malore, per solidarietà e per cercar d’alleggerire il fardello d’odio che l’Uomo si porta sempre (suo malgrado) appresso. Ma nel frattempo il Presidente era tornato, metaforicamente – e non solo metaforicamente – salendo e poi scendendo dal cielo. Con lui era tornato anche lo spirito: “e lei chi è, Bin Laden?”, ha chiesto al barbutissimo cardiologo che l’aveva soccorso.
“No, sono il budello di to’ ma’ vestito da veterinario”, avrebbe dovuto rispondere l'altro.
(Ecco, mi son giocato il posto di portavoce... aspetta che rimedio:
Ah, sordido Mortadella, acciò portano i tuoi odî, le tue semine di malignità malvagia, la tua malafede! Forieri son di liquidità sottratta biecamente al cittadino per pascere i tuoi lussi, nonché di accadimenti neri e infausti come questo! Non cessi mai, di’, non cessi mai da’ tuoi crudel propositî? Basta tasse, basta odio, basta calunnie! La nostra idea di Libertà è come la merda, cioè no volevo dire sì vabbè oramai m’è scappato, son finito mi sopravanzerà anche il syndaco di Catania che non so nemmeno come cazzo si chiama, cazzo cazzo e stracazzo, lo sapevo che non dovevo bere il WhiteLady dopo l’aspirina al VIP-Lounge della Sede prima, ora vaglielo a spiegare che non capivo una sega che qui non aspettano altro che di farti le scarpe, ora dove cazzo mi riciclo, in Rifondazione? Bondi mi uccide anzi mi uccido da solo porca puttana impestata se l'ho pestata bella, solo il capo può darci di piste sì da esser così vyspo dopo un collasso tanto da far battute a cazzo, rifiutare il ricovero in ospedali che non sian "sicurî" e buono anche per prender subito l'elicottero...)
novembre 24, 2006
Ah, scordavo: e invece poi ci rivedemmo un’altra volta. La vita è strana…
ci trovammo fuori, per caso, e volevo dimostrare che avevo imparato dai miei errori. Le offrii una cioccolata calda, e lei fu fredda e perlopiù parlammo di libri. Una volta avevo uno zio prete, in un paesino che si chiamava Castel Fagiana. In realtà non si chiamava Castel Fagiana, affatto, era solo che mettevo in pratica costruttivamente i miei hobbies artistici. Anche quello può servire, per mostrar concretezza e senso del reale. Comunque fosse, questo zio prete una volta raccontava – non a me, che ero piccolo – che una volta aveva letto un libro in cui c’era questo protagonista, forse un principe, il quale amava (riamato) una donna, e da questa non aveva mai avuto la prova d’amore. Non era mai riuscito a vederle l’ombelico. Mi par di ricordare che lui dicesse “il bellïo”, ma questi son dettagli. Dannazione, che libro poteva mai essere? Anche lei non ne aveva idea. Però s’incupì; quindi passammo al mio difficile rapporto coi libri. Secondo me, dissi, nasceva tutto dal fatto che una volta quando ero in prima media la professoressa di lettere era un vero mostro, in ogni senso. Ci tartassava, e tutti la odiavano. Mia mamma la odia ancora. Una volta questo mostro, nell’ora di storia, mi chiese qualcosa sul medioevo, qualcosa sul rapporto fra Chiesa e Stato suppongo, visto che poi lei stessa si diede, urlando, questa risposta:
“I vescovi! I vescovi! E qual è la funzione dei Vescovi?”
Io ero in piedi al mio banco, con tutta la classe di stronzi che mi guardava. E anche lei, torva come sempre. Si chiamava Ceresìa Triòlo – non ho mai capito se fossero due cognomi, o quale dei due fosse il nome, di sicuro era un gran nome del cazzo. Qual era la funzione dei Vescovi?
Balbettavo, avevo 12 anni e non sapevo qual era la funzione dei vescovi. Dissi:
“eeeh… sì… insomma, cioè… mmm... di pregare Gesù…”
e lei mi guardo male, e poi cominciò a urlare non so cosa, e mi fece rimettere a sedere. Il trauma.
Il bello è che a tutt’oggi, io, ancora non so: quale cazzo è la funzione dei Vescovi? Da allora leggere un libro mi è sempre stato difficile. Non so, mi sembra sempre di cercarci la risposta: qual è la funzione dei Vescovi?
Ecco, a quel punto lei si alzò. Se ne andò. Fuori non pioveva, né era in alcun modo brutto tempo. Non ricordo dove andai o cosa feci. Pagai soltanto le due cioccolate, e fui sicuro che non l'avrei rivista più.
Eppure mi pareva l’unica risposta possibile. Gesù! Cosa cazzo deve fare, un Vescovo?