Se devo proprio ripensare a qualcuno, allora ripenso a tre tizi della casa accanto, un condominio su tre piani e sei appartamenti, tre terrazze una sopra l'altra per quelli esposti a sud, che davano sul giardino del palazzo, proprietà privata di chi abitava nell'appartamento a piano terra. Da questo terrazzo scavalcavano i Fanfulla, tre diavoli sudici e sghembi, selvaggi e scatenati, ognuno con la sua particolarità: William Fanfulla, il più grande, con una manciata di denti grossi sparati a caso in bocca; Katiuscia Fanfulla, la mezzana, futura culona sempre ridente in modo sgangherato; Devis Fanfulla detto Chicco, un paperotto paffuto a cui pareva mancare solo il becco, alto un metro e mezzo e largo meno della metà, che seguiva sempre i due fratelli come ombre ed aveva un'espressione ebete ma quantomeno occhi dolci e capelli colati come un tortino ricoperto alla mou. Il padre era Mariano Fanfulla, un pezzo grosso - o più probabilmente medio - della vicina acciaieria portuale, che poco tempo dopo sarebbe stato licenziato insieme ad altri cento, ed avrebbe allora aperto una specie di locale, un pub dalle pareti giallo canarino e i tavoloni di legno rosso, lui e un tizio che pareva il maggiordomo di The Rocky Horror Picture Show però coi baffi.
Comunque, coi tre fratelli, usavamo la rete a maglie larghe che divideva i due giardini per fare giochi di varia natura: da una classica quanto approssimativa pallavolo, con la palla che doveva esser sistematicamente battezzata tirandola in testa a Chicco come preavviso di battuta da parte loro, a cose assai più schifose, tipo cucinar qualcosa (fango), cuocere qualcosa (fango), far mangiare qualcosa a Chicco (fango, cotto o crudo che fosse), dopo avergli tirato una pallonata in testa a scopo benaugurante.
A volte scavalcavano la rete per venir di qua, storcendola tutta e sputacchiando per lo sforzo: una volta di qua, davano morsi alle pesche sugli alberi, ancora con la buccia e tutto, e poi tiravano in terra o in testa al fratello il frutto mezzo morsicato. O si arrampicavano dove potevano, cose così.
Dalla loro parte avevano perennemente mattonelle di scorta impilate, foratini e mini sacche di cemento; roba per piccoli lavori da fare in casa, foglie e pacciame vario.
Una volta, mentre giocavamo a pallavolo, William disse che ci avrebbe fatto vedere come cacava tra due mattonelle. La sorella rise. Chicco non disse nulla, e si prese un'altra pallonata in testa, a rintronarlo ancor di più. Quindi, sparato il pallone in alto a caso, verso la nostra parte, cercando di tirarlo il più lontano possibile, William si girò; si abbassò i pantalonacci unti piegandosi, e la sorella prese due mattonelle - le scelse con cura, non prese le prime due - usandole a mo' di sandwich sotto il culo del fratello, la parte buona all'interno, aperte, in attesa. Poiché per i primi minuti niente successe, Katiuscia, sempre ridacchiando, diede due colpi con la mattonella di sopra al fratello:
"Forza... culone!"
Il fratello cominciò a cacare.
Uno spettacolo.
La sorella la chiuse fra le due mattonelle.
Devis Fanfulla detto Chicco guardava in silenzio, finché poi cominciò, di punto in bianco, a piangere - forse di gelosia, perché di sicuro avrebbe voluto averci pensato lui.
William si girò soddisfatto tirandosi su i pantaloni.
Non mi ricordo mica, cosa ne fecero di quelle due mattonelle.
Un'operetta vana & inconcludente - Odio il 90% delle persone che conosco. E anche di quelle che non conosco, senz'altro.
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settembre 01, 2011
agosto 24, 2011
ACCORATO APPELLO, O: L'INSOSTENIBILE PESO D'UN MOMENTO DI RELAX
"next!"
"american coffee, black, one. Please."
"here or take away?"
"here."
"milk, sugar, tall, small, medium, large?"
"no milk please. tall."
"next!"
Ritiri il caffè. da un altro tizio all'estremità opposta del bancone. è take away. ti viene l'atroce sospetto. alzi il coperchio di plastica. c'è il latte.
Decidi che è abbastanza.
otto giorni sono abbastanza. otto giorni di caffè macchiato a sproposito (lo chiedi black), zuccherato con lo sciroppo al gusto cannella (lo chiedi black, con cannella in polvere), grande (lo chiedi black; tall, primo, small, quel che è), uno (ne chiedevi due, black); in confezione take away (tu dici: "here"), con latte (tu dici: "no milk").
decidi che è abbastanza, e tiri fuori la pistola, e prendi per i lacci del grembiule il tizio alla macchina da caffè:
"why the hell are you keepin' milking my coffee? I just hate milk! For Christ sake, I don't want milk! I told you and told you and told you again. No milk. Fuck! Understand? No Milk! What the hell you have in your ear? I don't want any milk, syrup, sugar, plastic, chocolate, frappuccino, espresso, milk, milk, milk. Gee... I can't stand milk! If I'm saying: americano black tall no sugar no milk; why do you keep puttin' milk in? Oh, man! Fuck!"
E a quel punto spari due o tre colpi in aria, per dare un po' più di enfasi alle tue parole.
Dico: voi che avreste fatto, cazzo?
Ho anche evitato di tirare addosso al personale il liquame marroncino del bicchiere take away che mi hanno dato.
Posso dire di essere orgoglioso di me.
Indi ripongo l'arma; torno alla cassa e rifaccio l'ordine.
Solita storia: stavolta mi ci mettono lo sciroppo di glucosio, aromatizzato allo yogurt.
A quel punto decido che faccio una strage.
Tiro fuori nuovamente la pistola, poi mi sveglio.
Certe cose ti segnano dentro. Non posso escludere nulla; fosse realtà, realtà e ricordi, solo ricordi.
Chissà.
luglio 26, 2011
...si dovrebbe sempre capire che non si possono coltivare fragole a dicembre. O meglio: la cosa è anche possibile, ma il risultato dell'operazione non saranno delle vere fragole. E quando ne mangi, inevitabilmente non ne avrai quel che il tuo corpo richiede.
Non c'è nessun bisogno, comunque, di calpestarle.
Anche, in altre parole: se stai volando, poni grande attenzione nello scegliere chi tirar su con te; è più probabile che sia questo a tirar giù te, che non il contrario.
(Tutti possono scendere, non tutti possono salire; mangiane la carne, non il sangue; e via così, insomma...)
giugno 17, 2011
...magari andrò controcorrente, ma a me non sembra che il risultato del referendum sia questo gran successo.
Certo, se passiamo a considerare il fatto che venivamo da una ventina d'anni di non raggiungimento del quorum, la cosa non può che ridimensionarsi in positivo.
E però.
E però mi fanno sinceramente schifo i miei connazionali, se tengo a mente che circa il 44% - addiritittura il 48, se includiamo quelli all'estero - degli italiani, ancora oggi, dopo anni di governo incentrato sull'io (su un io in particolare, egopatico maneggione e megalomane) e sull'interesse esclusivo di quest'ultimo, dopo prove tangibili e inquietanti di sbroccamenti più o meno pittoreschi più o meno grotteschi più o meno tragici; dopo figure internazionali che contano assai più di quel che si vorrebbe far credere (citando - piuttosto a sproposito, visto come facevano i titoli a quel tempo, ma non solo a quel tempo, in realtà - Truffaut, si potrebbe dire che non è solo questione di corna! E si veda il caso Battisiti, tanto per citare l'ultimo in ordine di tempo); dopo ministri che nemmeno in caricatura feroce sarebbero così; dopo ignoranza, ricatti di Signorini, televisione a creare un consenso basato sulla "riduzione" e sulla mediocrità sempre più condivisa: in altre parole, dopo diciassette anni di berlusconismo, quasi la metà degli italiani ancora non si reca a votare.
E non si parla nemmeno di elezioni amministrative o politiche (non che questo possa essere un vanto, ma insomma: un referendum solitamente ha anche impatti più immediati e diretti sulla vita della gente, e posso anche - in via del tutto teorica! - ammettere che qualcuno in nome di uno pur discutibilissimo schifo super partes onnicomprensivo si rifiuti programmaticamente di andare a votare alle politiche), ma di quesiti che più o meno recitavano:
- volete che il paese investa nell'energia nucleare, aprendo nuove centrali?
- volete che la gestione dell'acqua passi dal settore pubblico a quello privato?
- volete che il gestore di tale servizio possa trarre un profitto che si intasca, anziché essere obbligato a reinvestire eventuali proventi per il miglioramento del servizio?
- volete che tizi che ricoprono cariche di potere possano sottrarsi ad un eventuale giudizio della legge, adducendo legittimi impedimenti compatibili (più o meno) con la loro carica?
Ecco: io non posso credere che il 44% degli italiani non abbia voluto rispondere Sì o No a queste quattro domande.
E fuori dal mondo - ma paradossalmente fa anche meno notizia, visto ormai il pane quotidiano che ci ammannisce - è l'invito che il partito di maggioranza ha sistematicamente dato: "non andate a votare".
Non andate a votare.
Non andate a votare.
Non - badate bene - "dite No", la nostra linea di partito suggerisce questo; bensì: "non andate a votare".
Vogliamo provare a tradurre cosa questo significhi? Riusciamo a capirlo? Un'enormità, a mio modo di vedere, che può significare: non son questioni che meritano la vostra attenzione; non sforzatevi; non scomodatevi a pensare e magari elaborare una risposta, un opinione.
In definitva: chi vi governa, chi avete eletto, non vuole che pensiate. Non suona sinistro?
Si sarà reso conto l'italiano medio della contraddizione di tutto ciò? Si sarà ricordato dei continui riferimenti di Berlusconi alla sovranità (sua, prima che tutto il resto) popolare, al ricorso e alla giustificazione della piazza come suo fine e mezzo ultimi; avrà pensato il cittadino quanto sia strano ora invocar sistematicamente la piazza e il plebiscito popolare (?) e poi negarli nel loro principale modo di espressione? Cos'è mai un referendum? Perché la piazza dovrebbe sprecare il suo tempo a dir la sua? Andate al mare (disse qualcun altro - e speriamo che la fine sia la medesima), e non pensate.
Io stesso - ha detto lui - non andrò a votare.
Un rappresentante delle istituzioni, un tizio eletto (insieme a quell'altro animale illletterato, lo stroncasse un altro colpetto non si capice nemmeno più quel che dice - e non è detto che sia un male!) - fino a prova contraria - dal popolo, non va a votare.
Non è insultante?
E com'è possibile - ripeto - che quasi la metà degli italiani non sia andata a dare il suo Sì o il suo No ad un referendum come questo?
Evidentemente, la strada è ancora lunga. Molto lunga. Molto più di quanto si pensi.
Perché tolto questo satiro anziano imbolsito e ormai ridotto a uno stato semi-larvale, tolto il suo corteggio di miserie, tolti i ridicoli cortigiani, resta l'italiano medio.
Quello che non va a votare, tanto non cambia niente.
giugno 10, 2011
Su, dai: diventa anche tu un ITALIANO-DI-MERDA©!
Sì: è facilissimo, e anche gratuito! E le strade sono molteplici, e assolutamente IN DISCESA: ti basta evitare sistematicamente di andare a votare, sfanalare in autostrada a chi ti sta davanti in corsia di sorpasso, fare l'applauso quando atterra l'aereo, comportarsi in modo chiassoso e molesto in ogni occasione, sfoggiare il prioprio SUV parcheggiandolo in doppia fila o sulle aiuole perché si noti di più, disprezzare a prescindere gli immigrati perché ci rubano il lavoro e non pagano le tasse, evitare le code agli sportelli, raccomandarsi a cani e porci per ogni necessità e vivere da furbi, delegare al sottoposto di turno ogni incombenza e poi atteggiarsi a quello che lavora, straparlare avendo una risposta a tutto, vestirsi con roba orribile purché griffata e costosissima, guardare reality e altri programmi parimenti intelligenti appassionandosi morbosamente alle vicende di cronaca nera di zio tizio, del piccolo caio, e via così, indebitarsi con le rate per comprarsi uno spartphone, un laptop, l'i-pad.
Basta poco per essere un perfetto ITALIANO-DI-MERDA©! Nessuno sforzo particolare e vi scoprirete sorprendentemente vicini alla sua essenza più profonda! Perché informarsi, capire, osservare, ragionare? Un vero ITALIANO-DI-MERDA© non ne ha assolutamente bisogno, e vive benissimo! Lasciate stare la politica, l'impegno civile, la cultura, l'ascolto dell'altro: tutte fatiche inutili e futili! L'ITALIANO-DI-MERDA© sa benissimo quel che vuole e quel che conta, e sa coltivare e far prosperare le sue doti peggiori, pel suo benessere e vantaggio esclusivo.
ITALIANO-DI-MERDA©: non ne sei mai così distante! Fallo emergere anche tu. Siamo (siete) veramente tantissimi: uno si stupirebbe (o forse no).
giugno 09, 2011
Avevamo un professore di italiano che era un vero mattacchione, una sagomaccia. Un barbapapà con la frangetta grigia e l'espressione di chi ti ha appena rubato la marmellata di sotto il naso. Quindi, quando con tutta la classe andammo in gita - lui non c'era, con noi avevamo soltanto la professoressa d'inglese, vecchia troia rintronata, e quello di diritto, un tizio che parlava solo in dialetto stretto e dormiva con la papalina e il pigiama coi bottoni - a Lampagnone Cistola, ci venne naturale, a me al Bronze, il mio compagno di banco fortunato con le donne (peccato a tutt'oggi sia morto per droga), di spedirgli una cartolina in classe con su scritto: "Saluti da Beppe Fenoglio".
Quando tornammo, il lunedì, lo trovammo ad attenderci sulla porta della nostra aula. Aveva il solito sorriso da metalmeccanico in pausa, e ci agitava davanti agli occhi la cartolina, giocoso:
"L'hai scritta te, eh, questa, Testina? Voi, eh? Bravi, bravi... è morto, Fenoglio, è morto!"
E ci lasciò lì, ad entrare in classe perché c'era l'ora di francese, ed arrivava la professoressa Manitoba, una tizia coi capelli color melanzana sparati sul cranio, mentre le sopracciglia erano nere peciate e quasi unite.
Contenti, entrammo.
Ci divertivamo un bel po', col professor Gramagnola, Enzo, da Brugone di Romagna gran giocatore di biliardo e amante della musica barocca. E lui con noi, suppongo.
maggio 31, 2011
...be', che altro aggiungere?
Percentuali bulgare, valanga di consensi; piove su quei deficienti - anzi grandina.
Milano, Napoli, Cagliari,
Trieste,
Novara, Ravenna, Mantova;
Grosseto,
Bologna e Torino,
Arezzo, Savona,
Salerno;
Siena,
e quante altre.
Ci ha provato Fede, ieri sera, ad esordire con un irreale "ha vinto l'astensionsmo"; ha provato Libero stamani a rinfacciare (a chi?) di godersi i Comunisti, a questo punto.
E personalmente, oggi ho sentito un gruppetto di intelligentoni parlare della questione in questi termini:
"non capiscano un cazzo! pensare che ha vinto una sinistra con Bersani, Franceschini, Vendola: ma ti rendi conto Vendola? Io maiale, Vendola!"
"Ba': essere rappresentati da Vendola! Ti rendi conto? Ma io devo essere rappresentato DA UN FROCIO?"
"Eh, Silvio... io speravo in Fini, io cane, ma anche lui, è venuto fuori delle cose, poi! Come ha fatto Silvio a farsi battere da questi imbecilli?"
(Sono più o meno le stesse persone che qualche settimana fa liquidavano la questione Ruby e le altre con frasi del tipo "minorenne? Minorenne un cazzo: c'ha un culo, quella lì! Io 'un ci credo, ma se Silvio se l'è tromba, e ha fatto ma di molto bene!").
Il che rende, credo, alquanto l'idea di quanto ancora si sia al di sotto, nel complesso, di una minima soglia di intelligenza o di buon senso (lasciam da parte la cultura).
Oltre ad essere un ottimo esempio di pensiero povero.
Molto povero.
Comunque sia, e in definitiva, e a costo di apparir retorico, tutto ciò che mi vien da dire, adesso, è:
Testa bassa e lavorare, signori. L'elettorato ha fatto il proprio dovere, la gente ha risposto come doveva (sì, ma adesso il referendum, ok? 12-13 giugno, date quattro Sì facili facili e un'altra bella spintarella, suvvia. Vedete quanto poteva esser facile, e quant'è bello, usare il cervello?).
Vediamo se finalmente la smettete, di farci vergognare.
maggio 27, 2011
ALLO SBANDO o "DILLO AD OBAMA"
Il Ministro Calderoli e la Lega in genere vogliono spostare alcuni ministeri (dipartimenti, distaccamenti, quel che saranno) da Roma a Milano. Hanno proposto (perché?) anche lo spostamento del Quirinale.
Per quanto passi il tempo, e – voglio dire – uno dovrebbe abituarsi all'idea, io proprio non ce la faccio a contemplare il fatto che tra quelli che ci comandano e amministrano ci siano quegli zotici illetterati ignoranti della Lega.
Proprio no: che questi vitelloni razzisti, con i loro orizzonti ristretti, la loro piccineria e grettezza, il loro volerci spacciare la rozzezza per genuinità; che questi tizi, insomma, abbiano accesso a posizioni decisionali, di potere e responsabilità – e il tutto a spese nostre – mette quantomeno i brividi: ma voialtri, dico, per assurdo, fareste decidere per vostro conto uno come Borghezio? Bossi? Calderoli? Cota? Maroni? Zaia? Bossi figlio?
E allora? Come e quando sono arrivati fin dove sono oggi? Vanno al bar mentre suona l'inno, fanno il dito medio, vogliono spostarsi parte del governo sotto casa perché fa loro fatica andare fino a Roma. Ma cosa ci siamo persi; qual è il passaggio che manca? L'Italia ha veramente una maggioranza di persone che si riconosce in questa gente?
In questa, certo, come in quell'altra; una manica di tizi dalla fedina penale sporca o traballante - che di questo, in ogni caso, regolarmente è pronta a dar la colpa ai pm politicizzati, alle toghe rosse, ai complotti comunisti ed all'invidia acida del prossimo. Che si muove tra scandali e illegalità costanti, che al suo interno ha ex-soubrette, conduttrici e conduttori televisivi, uomini e donne di spettacolo o generiche risorse umane immancabilmente provenienti dalle ricche aziende di chi tale partito ha messo in piedi. A questa persona ovviamente debbono obbedienza cieca, spacciandocela magari per ragionato consenso e accordo, fino a sostenere che i festini con prostitute minorenni sono cene eleganti e che se di eventuale crimine si può parlare in questa faccenda è per un qualcosa compiuto nelle "sue piene funzioni di Primo Ministro", per riparare ad una possibile crisi internazionale. Che approva leggi a sbafo e vantaggio dell'uno (sempre lui); che sbandiera ai quattro venti quanto in Italia si stia bene (Giulio Tremonti: “Il rapporto ISTAT dice che un italiano su quattro è povero? Alzi la mano chi di voi lo è. Nessuno” - s'è pure risposto da solo) e quanto una crisi, se mai ci sia o ci sia stata, sia colpa della mancanza di collaborazione delle sinistre - d'altra parte loro in crisi mica ci sono, il resto son discorsi e cazzi nostri. Che acquista chi non ha, e lo ricompensa con prebende e posticini e nicchie di potere che voialtri tutti contribuite a pagare, e che utilizza i media – egualmente al soldo, come in parlamento - come strumento per offendere e inculcare e manipolare - e vai col videomessaggio, registrato senza contraddittorio e in spregio ad ogni regola e principio.
Che prova a fermare il presidente USA ad un G8, per dirgli che in Italia c'è la dittatura dei pm di sinistra - aiutami tu, che sei alto bello ed abbronzato: manda la NATO e bombardali.
Che promette cose illegali, inique e ingiuste pur di razzolare qualche voto nei Comuni (le case abusive a napoli non saranno abbattute; la tassa dei rifiuti non sarà più da pagare; gli eco-pass a Milano saranno gratuiti – venghino signori, venghino!) e che arriva a mettere in piedi un pubblico pagante ai comizi per ingenerare falso entusiasmo, fino a montar falsi attentati, incendi, scontri di piazza a simpatico ricordo della Strategia della Tensione formato nuovo millennio.
Che accusa il prossimo di cose che regolarmente commette, a porsi al riparo preventivo (sì, pei gonzi – ma ahimè, son così tanti?) da ogni possibile accusa.
La marea sale sempre più in alto, manovrata (nemmen tanto abilmente) da questa gente.
Ripeto, ancora: come siamo arrivati fin qui? Quanto ancora prima di dir basta?
E davvero c'è così tanta gente che non andrà a votare al referendum, in nome de solito malinteso fatalismo o, peggio, di un menefreghismo colpevole più di mille abusi & privilegi da parte di uomini così dappoco?
maggio 13, 2011
URLO IMMAGINARIO LIBERATORIO
Tanta gente parla come se
proprio
in quello che dice
dovesse trovare un senso
per la propria
esistenza.
Più parlano, più hanno senso e
coscienza d'esistere.
Questo,
ovviamente,
al di là di ogni
significato
di ciò che dicono;
tanto più
che le parole non son altro che
aria
più o
meno
rarefatta - specialmente
le loro.
Ti rovesciano addosso (e temono il silenzio,
chissà perché)
i loro
sproloqui,
le loro
insensatezze,
le loro
inezie,
le loro
elucubrazioni.
Se le passi nello staccio,
non resta niente - ma intanto
le hai dovute stacciare,
e il tempo lo hai perso, dietro a loro.
Per conto mio,
io so soltanto quanto picchia
il sole a Washington,d'estate,
sul Mall;
ma non mi vien neanche da dirlo,
a nessuno di questi qua.