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dicembre 06, 2011

L'ANGOLO DEL SIMPATICO PYSTOLOTTO

 Alla fine, quante sono le persone con cui stabilisci veramente un contatto? 
E - se riesci a fare un passo indietro e a guardarti - non è buffa la terrazza sulla quale sta il tuo io mascherato da qualcos'altro di fronte ad altri io mascherati da qualche cos'altro in nome di chissà qual convenzione sociale e quale dover essere e quali buoni rapporti? 
Siamo più noi stessi o i nostri personaggi? E siamo consapevoli, quando indossiamo una maschera, di indossarla? 
La maschera può essere una difesa in un mondo di zombie; spesso però è una cosa che ci sfugge di mano, e il nostro io diviene quella (o quelle) maschera, quel particolare modo di porsi, la maniera in cui altri ci vedono. 
La differenza è sottile, e spesso la valichiamo in modo del tutto inconsapevole, perché a questo ci spingono inconsciamente, senza volerlo, le nostre paure e i nostri complessi. Soprattutto, una particolare combinazione - una combinazione assai funzionale alla società nel senso in cui questa è intesa in Occidente - negativa fra nostri desideri e loro negazioni. Di fatto, non esistono cose che riguardino direttamente noi stessi che non possiamo fare. 
A limitarci cioè non è l'impossibilità in sé, l'impossibilità come concetto astratto, bensì le nostre paure di non potercela fare, il nostro senso di inadeguatezza: e lo io voglio diviene io vorrei
Da affermazione a pura aspirazione, e a questo punto di solito si è già perso il concetto di essere, e quello di avere resta del tutto indefinito: un dover essere non ha - non si merita, non è degno - di qualsivoglia avere: e come fai ad avere se non sei
La ricompensa del dover essere, il suo attributo è del tutto autoreferenziale, del tutto in se stesso, nella maschera che si mette per essere in quel determinato modo. I rapporti interpersonali sono solo formalmente interpersonali (assumendo come dato certo il fatto che ogni atto comunicativo è un atto circolare, qui di fatto non si crea nessun percorso, non avviene nessuno scambio: due maschere si parlano solo perché si devono parlare, perché in un dato momento questo è necessario per convenzione sociale, utilitarismo, necessità. O anche solo per rifugio da qualcosa - di solito, sempre noi stessi).
Si capisce anche come tutto sia più facile e meno gravoso, per un personaggio che recita una parte. Da qui la comodità di continuare a recitare; recitare qualsiasi cosa: un ruolo da padre di famiglia, ad esempio, o da dipendente vessato, o da Grande Medico, intellettualoide, madre amorosa, e via così.
Ma la maschera può facilmente diventare troppo appiccicosa, ed ecco che diveniamo gli zombie di noi stessi, e (ulteriore meccanismo di difesa dei personaggi che ci creiamo per poi farci prendere tutto e dominare, in uno schema assurdamente riassumibile nel percorso "da padroni a servi") tiriamo giù una barriera che ci impedisce di vederlo. Fino a perdere del tutto il contatto con la propria essenza; fino a non sospettar nemmeno più di essere degli zombie  
Come in Terminator le macchine prendono il sopravvento, questa è la nostra direzione inesorabile: la maggior parte delle persone che conoscete sono puri personaggi, maschere, zombie; entità che hanno mangiato irreversibilmente loro stessi e vivono di (e in) quel loro guscio, loro malgrado e con loro beata gioia, in un paradosso che se visto da fuori, facendo quel passo indietro di cui si diceva poco sopra, è quantomeno buffo.
  
Per questo stabilire veramente un contatto è difficile e raro. Ammesso che si possa, presuppone che tu sia il tuo io. E che lo stesso valga per l'altro: un altro-da-te che sia un-altro-io.

ottobre 19, 2011

...LAVITOLA CHI???

V. L.: "Buonasera, sono il dottor Valter Lavitola, direttore del quotidiano l'Avanti e consigliere del presidente Silvio Berlusconi. So che lei ha nell'agenda, lì, quella che ha davanti ora, quella del ministro... un incontro istituzionale col vice presidente della Turingia, per mercoledì"
Segretaria del ministro: "no, è per giovedì"
V. L.: "no, lo sposti a mercoledì, giovedì ho un impegno... devo esserci anch'io, sa... abbiam da discutere di questioni veramente importanti. Dove si tiene l'incontro?"
Segretaria del ministro: "qui, al ministero... è un incontro ufficiale. Per le undici"
V. L.: "ok allora, lo metta al mercoledì, stesso orario. E dica al ministro, quando lo vede, di mettersi una cravatta marrone. E che lasci parlare a me, più che altro. Ci sta che arriverò qualche minuto di ritardo, insomma veda un po' lui, magari mi attendono nell'anticamera"
Segretaria del ministro: "va bene, riferisco..."
V. L.: "è brava lei, sa? mi piace... quanti anni ha?"

V. L.: "Salve, sono Lavitola, il direttore de l'Avanti, amico del capo. Ti chiamo per quella faccenda, lì, quei lavori di rifinitura ai viadotti, laggiù, sai quale, no? Te ne avrà già parlato lui, che ci sta questo amico mio, qui, che ce li farebbe piuttosto bene e veloce, senza stare a questionare tanto su tutte quelle cose, insomma no..."
Vice capogruppo del partito di maggioranza alla Camera: "sì sì, so già tutto, se ne parlava prima con Bamir, a pranzo. Tutto sembra confermato già. Anche se quello non capisce un cazzo. C'ho fatto certe risate..."
V. L. "bene, bene, anche il capo era contento. Dice avete fatto un buon lavoro. Ora se per ultimo riuscite a farci entrare anche l'amico mio siamo a posto, tutto perfetto, poi! Quando ci vediamo, noi?
Vice capogruppo del partito di maggioranza alla Camera: "presto, presto... quanto ce ne viene, poi della cosa? E Guido che ne dice?"
V. L.: "stai tranquillo, è tutto a posto. Se poi organizziamo anche una festicciola venerdì, io ci sono."

V. L.: "Buongiorno sono il Dottor lavitola, imprenditore ittico ai caraibi e importatore unico dal Brasile, faccendiere del dottor Silvio Berlusconi, presidente del consiglio. Che ce l'ha il caviale del Volga? Di quello originale mi raccomando, che poi insomma, lo capisce vero, che c'è tutta gente di un certo livello, insomma, non stiamo a fare figuracce, specie con il sottosegretario, uno gli porta già la coperta e deve stare attento a quello, s'immagini..."
Negoziante: "sì certo, come sempre dottore. Glielo faccio recapitare in giornata. Solito indirizzo? Di chi faccio chiedere, del personale?"
V. L.: "veda lei, tanto è uguale, ci so' tutti. Oh, poi... come sempre, metta in conto a Giulio, eh? Mi metta anche una bella confezione di champagne a parte, ne devo regalare un po' a 'na tizia..."

V. L.: "Salve sono il dottore Valter Lavitola, direttore e intimo amico del Presidente Berlusconi. Che ce l'avrebbe sempre Tex di questo mese? Me lo fa recapitare alla mia segretaria entro stamani? Grazie"

V. L. "Salve sono il dottor Lavitola, collaboratore del sig. Berlusconi. Parlo col servizio clienti? Sa che Mediaset premium è meglio una cifra di voialtri? E quanto lo fate il calcio? No, aspetti non risponda glielo dico io: TROPPO! Che poi a me, sa che cazzo me ne frega? A me lo passan gratis sull'aipad, e ci mancherebbe altro! Sa con chi ero a cena ieri io? Lo sa? Ecco bravo, e se non lo sa se lo immagini! Io ho un volume d'affari da Antigua e Barbuda che lei e la sua azienda ve lo sognate. Quindi non mi rompa tanto il cazzo, sennò la sganghero, la inculo con la sabbia. Arrivederci"

ottobre 18, 2011


...LAVITOLA CHI???

"Non conto niente... Che cosa vuoi che conti... Hai visto la Corte Costituzionale che ha detto che io sono esattamente come gli altri ministri... quindi non ho bisogno di tutele... Allora, parliamoci chiaro, la situazione oggi in Italia è la seguente: la gente non conta un cazzo... Il Parlamento non conta un cazzo... Siamo nelle mani dei giudici di sinistra, sia nel penale che nel civile, che appoggiandosi alla Repubblica e a tutti i giornali di sinistra, alla stampa estera....
[...]
Poi quando in Parlamento decidono qualcosa che alla sinistra non va, interviene il presidente della Repubblica che intanto non te la fa fare prima... come quella delle intercettazioni... e poi passa tutto alla Consulta, che hanno occupato, e con undici giudici la bocciano. Berlusconi è sputtanato, tiranneggiato, se va in tribunale a chiedere giustizia perché gli hanno dato del buffone... Berlusconi va a Messina, lavora tutta la mattina per rifare le case, va in chiesa e sta tre ore in piedi con la gamba che gli fa male, di fronte alle bare. Abbraccia tutti coloro che deve abbracciare perché hanno perso i cari eccetera ... Poi dalla chiesa va alla sua macchina e ha quindici giovani da una parte e dall'altra che gli dicono "assassino", "buffone", "vergogna", "vai via" "vai a casa", e non succede niente. Vado da un avvocato e gli dico "vorrei denunciare questi qua" e l'avvocato mi dice "lei vuol perdere soldi e tempo". Poi quando Berlusconi aggredito dalla stampa non dico non fa querela, ma semplicemente chiede un danno per far capire a questi giornali che non possono andare avanti così, rivolgendosi in maniera disarmata a quella magistratura civile che gli è ostile e dicendo "se per caso trovo un giudice onesto e vinco, quello che porto a casa lo dà ad un'istituzione benefica... ti dicono che non c'è la libertà di stampa, che lui è un dittatore e portano il Parlamento Europeo a discutere e a votare sulla libertà di stampa in Italia... tu capisci che siamo a una situazione per cui: o io lascio, cosa che può essere anche possibile e che dato che non sto bene sto pensando anche di fare, oppure facciamo la rivoluzione, ma la rivoluzione vera... Portiamo in piazza milioni di persone, facciamo fuori il palazzo di giustizia di Milano, assediamo
Repubblica: cose di questo genere, non c'è un'alternativa...".

Così parlò Silvio Berlusconi, presidente del consiglio di "un paese di merda" (lo stesso paese in cui oggi - dopo anni in cui son stati baluardo e al tempo stesso commensali, con bei soldoni che fluivano diretti nelle loro scuole private - si muovono i Vescovi, e fanno gli indignati forse sentendo che il ciglio frana a breve, ed apron le finestre all'ingresso una bella boccata di aria fresca: la rifondazione della democrazia cristiana).
Ne emerge un tizio quantomeno da ammirare: è il primo a credere alle sue stesse stronzate.

settembre 07, 2011


POSTI INGRATI®
rubrica sul come amar vieppiù il villeggio, o goder dell'esistenza nel suo genere più ampio.

Poniamo che abbiate prenotato due o anche tre camere doppie dal Marchiseppe al Testamagna di Bergonzo 2011, tariffa lorda rack eurini centodieci virgola venti commissionabile al nove per cento al netto d'IVA al dieci, prezzi a persona a notte colazione inclusa riduzione bambini non prevista né richiesta eventuale supplemento cena on demand e da pagarsi in loco free nemmeno l'ombra; poniamo tutto questo, così come che carichiate armi & bagagli sulla vostra Hyundai Athos (o anche SINCA1000) e partiate alla volta d'un rigenerante STARE© in qualche bel ritrovo (pien di mosche e di zanzare, sì, dopo code e torpedoni da soprassar in curva e classonamènti dei contravvenenti, ma fa niente; se volevate la quïete vi conveniva morire ieri quindi a posto così e ci mancherebbe altro).

Ebbene: provatevi ad arrivar all'Hotel Imposto, di Cotrebbia di Rottofreno (REM).

Il portiere e il personale tutto vi accoglieran a muso duro - ché non avanza certo il tempo di gyngillarsi co' bei sentimenti, all'hotel Imposto - e vi sarà assegnata...
UNA TRIPLA + TRE DOPPIE e CINQUE SINGOLE (con voce tonante)
Te: colazione.
Voi tre: cena.
Lui: pranzo.
Io: ci sta anche che mi giaccia con tua moglie.
Prezzi variabili, e te prestami la macchina c'ho da arrivare dal Ciapetti a masterizzare il cd di Vernio Mantegazza, ultimo esponente del belcanto, ma che te lo dirò a fare a te.
Chi cena, paga anche il supplemento bambino.
(tra l'altro: paga? supplemento?)

Volete per caso protestare, dir la vostra? All'hotel Imposto di Cotrebbia di Rottofreno non si lascia niente al caso, né alla decision di chicchessia poiché, come il nome anche dovrebbe suggerire - non foste così tardi - si farà anche un po' il cazzo che ci pare (sì, un po' come la Casa delle Libertà©).
Hotel Imposto: veniteci e godetevi il bel tempo (ci sta anche, ma potrebbe benissimo piovere o venire anche un tornado). Entrate lì, anzi no qui. No qui, lì.
Provate a parlar col direttore: lui vi dirà che gli ci sarebbe garbato costruirci uno studio tecnico, lì. E 'nvece, ecco l'hotel Imposto.
S'è costruito da sé, con la sola forza di volontà sua, contro ogni previsione e sentimento, trionfando su qualsiasi volontà o forza avversa.
Non nvtrite  infine alcuna preferenza o inclinazione quanto alle attività da intraprendere o alle destinazioni verso cui muovere: si decide tutto all'hotel Imposto. E zitti.

Orbene, catartico lettore: apponi in calce a tal glorïose carte il tuo sygillo! Indicaci un loco, un crocicchio, un hangar qualsivoglia, ove noialtri possiam trovar diporto, diletto & grane giudiziarie! Ti basta segnalare il tutto ivi (o anche ili, fai un po te), poi c'aggiungi una bella ricevutina bancario-postale e siamo a posto. Ci sta che poi si diventi anche allegri compari di brigata (ci sta anche di no, eh?), e si vada a cena insieme, gozzovigliando come porci in brago.



È una pubblicazione Gingy & Pepy. Disponibile anche in versione pocket con cadeau simpaticamente sagomato a forma d'incrocio pericoloso. Le immagini restan sempre su richiesta (e con sovrapprezzo). Aborrimento oltranzistico di ogni via legale per noi perniciosa o comunque noïevole. Non facciamo abbonamenti, possiamo su richiesta però mandare il malocchio a qualcuno. Il secondo numero (ibidem, ma anche un po itirem), tra l'altro, dice porti malissimo. Per questo costa assai di più.

settembre 05, 2011

Squilli di tromba (o piuttosto di pïetta), rulli di tamburi (o di fvstiny del biopresto): ché coll'anno nuovo (anno? nuovo?) s'impone (ah, sì?) vita nuova (nuova? vita? ok, ora però basta eh?).
E per questo, anche grazie alle pressanti & numerose richieste (leggasi: fatture del gas, insolute) pervenuteci da più parti, diam origine a un nuovo servizio/rubrica (a pagamento, in ogni caso - chi legge è pregato di spedire dieci/venti eurini in busta chiusa all'indirizzo di cui sotto):


POSTI INGRATI®
rubrica sul dove più è dolce lo star et meno amara è la vita (forse)

Col primo numero: MOTEL "CALAFURIA ANZIANA" di RONCOBILACCIO (PRO)
Infelicità a momenti e laterizi discutibili caratterizzano questo resort di pregio estremo, esposto a' peggio venti ed intemperie, perennemente assiso nella gola detta "l'infamona", cinta dalla brulicante (in germi) catena montuosa delle Alpi Renitenti e dalla nebbia vmyda che questa assedia illo tempore.
L'ospite ivi troverà (anche no) cordialità e una bella insegna anziana a caratteri cvbitali, giallo tristezza. Interessanti vedute di macchine che sfrecciano, eventuali bestie arrotate e sciacquette di rinomanza, talmente frammiste a' Signori che uno non direbbe mai si sarebbero potute myscolar sì bene.
Ordinate un bel Kambusa l'Amaricante e godetevi un bel tramonto, dalla terrazza del Motel "Calafuria Anziana" di Roncobilaccio (PRO): peccato siate esposti a nord, e del tramonto non vediate quindi un cazzo. Ma magari chiamate (sì, il bvdello di Vs. madre), e ve lo fate raccontare.

Col prossimo numero: l'Hotel Imposto, di Cotrebbia di Rottofreno (REM).

Inclito lettore, su dai, segnalaci posti/alberghi/incroci/ritrovi di particolare nonché simile interesse all'indirizzo mail paperogonfio@gmail.com, allegando copia di ricevuta bancaria/postale di avvenuto bonifico ai nostri danni: un nostro incaricato (forse) si metterà tosto in viaggio, e recensirà, appo aver visivamente esperito direttamente e sul posto, la location in questione. A voi, quindi, o devoti lettori, lo status glorioso di collaboratori et sollicitatori; a noi  i (vostri) quattrini pèl disturbo. Orsù, contattateci veloci, ché non son certo i posti belli che difettano al nostro bel paese ove 'l sì suona (insieme alla Finanza).

È una pubblicazione Giompy & Knorr. Disponibile anche in fascicolo settimanale con cadeau ogni volta variato ma sempre più inutile. Foto su richiesta (e con sovrapprezzo). Sponsorizzazioni gradite ma a determinate condizioni. Divieto assoluto di causa od altre controversie legali per malcelata invidia o simili quisquilie. Per abbonamenti, rivolgersi a qualcun altro, noialtri siam memori della lezione leibnitziana per cui "oggi siam qui, domani chissà", quindi meglio pochi, maledetti e subito. Questa si chiama onestà intellettuale, cari i miei topesy. Ma che ne volete sape'vvoi.

settembre 02, 2011

...quanto, quanto, quanto, poteva aver ragione Jenny Garp (nella sua autobiografia)!

settembre 01, 2011


Se devo proprio ripensare a qualcuno, allora ripenso a tre tizi della casa accanto, un condominio su tre piani e sei appartamenti, tre terrazze una sopra l'altra per quelli esposti a sud, che davano sul giardino del palazzo, proprietà privata di chi abitava nell'appartamento a piano terra. Da questo terrazzo scavalcavano i Fanfulla, tre diavoli sudici e sghembi, selvaggi e scatenati, ognuno con la sua particolarità: William Fanfulla, il più grande, con una manciata di denti grossi sparati a caso in bocca; Katiuscia Fanfulla, la mezzana, futura culona sempre ridente in modo sgangherato; Devis Fanfulla detto Chicco, un paperotto paffuto a cui pareva mancare solo il becco, alto un metro e mezzo e largo meno della metà, che seguiva sempre i due fratelli come ombre ed aveva un'espressione ebete ma quantomeno occhi dolci e capelli colati come un tortino ricoperto alla mou. Il padre era Mariano Fanfulla, un pezzo grosso - o più probabilmente medio - della vicina acciaieria portuale, che poco tempo dopo sarebbe stato licenziato insieme ad altri cento, ed avrebbe allora aperto una specie di locale, un pub dalle pareti giallo canarino e i tavoloni di legno rosso, lui e un tizio che pareva il maggiordomo di The Rocky Horror Picture Show però coi baffi.
Comunque, coi tre fratelli, usavamo la rete a maglie larghe che divideva i due giardini per fare giochi di varia natura: da una classica quanto approssimativa pallavolo, con la palla che doveva esser sistematicamente battezzata tirandola in testa a Chicco come preavviso di battuta da parte loro, a cose assai più schifose, tipo cucinar qualcosa (fango), cuocere qualcosa (fango), far mangiare qualcosa a Chicco (fango, cotto o crudo che fosse), dopo avergli tirato una pallonata in testa a scopo benaugurante.
A volte scavalcavano la rete per venir di qua, storcendola tutta e sputacchiando per lo sforzo: una volta di qua, davano morsi alle pesche sugli alberi, ancora con la buccia e tutto, e poi tiravano in terra o in testa al fratello il frutto mezzo morsicato. O si arrampicavano dove potevano, cose così.
Dalla loro parte avevano perennemente mattonelle di scorta impilate, foratini e mini sacche di cemento; roba per piccoli lavori da fare in casa, foglie e pacciame vario.
Una volta, mentre giocavamo a pallavolo, William disse che ci avrebbe fatto vedere come cacava tra due mattonelle. La sorella rise. Chicco non disse nulla, e si prese un'altra pallonata in testa, a rintronarlo ancor di più. Quindi, sparato il pallone in alto a caso, verso la nostra parte, cercando di tirarlo il più lontano possibile, William si girò; si abbassò i pantalonacci unti piegandosi, e la sorella prese due mattonelle - le scelse con cura, non prese le prime due - usandole a mo' di sandwich sotto il culo del fratello, la parte buona all'interno, aperte, in attesa. Poiché per i primi minuti niente successe, Katiuscia, sempre ridacchiando, diede due colpi con la mattonella di sopra al fratello:
"Forza... culone!"
Il fratello cominciò a cacare.
Uno spettacolo.
La sorella la chiuse fra le due mattonelle.
Devis Fanfulla detto Chicco guardava in silenzio, finché poi cominciò, di punto in bianco, a piangere - forse di gelosia, perché di sicuro avrebbe voluto averci pensato lui.
William si girò soddisfatto tirandosi su i pantaloni.
Non mi ricordo mica, cosa ne fecero di quelle due mattonelle.

agosto 24, 2011


ACCORATO APPELLO, O: L'INSOSTENIBILE PESO D'UN MOMENTO DI RELAX

"next!"
"american coffee, black, one. Please."
"here or take away?"
"here."
"milk, sugar, tall, small, medium, large?"
"no milk please. tall."
"next!"

Ritiri il caffè. da un altro tizio all'estremità opposta del bancone. è take away. ti viene l'atroce sospetto. alzi il coperchio di plastica. c'è il latte.
Decidi che è abbastanza.
otto giorni sono abbastanza. otto giorni di caffè macchiato a sproposito (lo chiedi black), zuccherato con lo sciroppo al gusto cannella (lo chiedi black, con cannella in polvere), grande (lo chiedi black; tall, primo, small, quel che è), uno (ne chiedevi due, black); in confezione take away (tu dici: "here"), con latte (tu dici: "no milk").
decidi che è abbastanza, e tiri fuori la pistola, e prendi per i lacci del grembiule il tizio alla macchina da caffè:

"why the hell are you keepin' milking my coffee? I just hate milk! For Christ sake, I don't want milk! I told you and told you and told you again. No milk. Fuck! Understand? No Milk! What the hell you have in your ear? I don't want any milk, syrup, sugar, plastic, chocolate, frappuccino, espresso, milk, milk, milk. Gee... I can't stand milk! If I'm saying: americano black tall no sugar no milk; why do you keep puttin' milk in? Oh, man! Fuck!"

E a quel punto spari due o tre colpi in aria, per dare un po' più di enfasi alle tue parole.
Dico: voi che avreste fatto, cazzo?
Ho anche evitato di tirare addosso al personale il liquame marroncino del bicchiere take away che mi hanno dato.
Posso dire di essere orgoglioso di me.
Indi ripongo l'arma; torno alla cassa e rifaccio l'ordine.
Solita storia: stavolta mi ci mettono lo sciroppo di glucosio, aromatizzato allo yogurt.
A quel punto decido che faccio una strage.
Tiro fuori nuovamente la pistola, poi mi sveglio.

Certe cose ti segnano dentro. Non posso escludere nulla; fosse realtà, realtà e ricordi, solo ricordi.
Chissà.

luglio 26, 2011


...si dovrebbe sempre capire che non si possono coltivare fragole a dicembre. O meglio: la cosa è anche possibile, ma il risultato dell'operazione non saranno delle vere fragole. E quando ne mangi, inevitabilmente non ne avrai quel che il tuo corpo richiede.
Non c'è nessun bisogno, comunque, di calpestarle.


Anche, in altre parole: se stai volando, poni grande attenzione nello scegliere chi tirar su con te; è più probabile che sia questo a tirar giù te, che non il contrario.

(Tutti possono scendere, non tutti possono salire; mangiane la carne, non il sangue; e via così, insomma...)