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dicembre 23, 2008

C'ho sempre messo tanto ad addormentarmi. E quando resto lì, nel buio, magari stanco, magari in attesa di un sonno che non arriva, penso. Sento che penso, e non lo faccio di proposito, e anzi forse è proprio per questo che non mi addormento. Alla fine il sonno arriva, ogni volta, ma in quel tempo che lo precede non riesco a smettere di pensare. Un pensare continuo e battente come la pioggia, un pensare che va in mille direzioni – da un filo più o meno logico ne nascono altri due; dai due, dieci: e il punto x da cui sei tuo malgrado partito si ritrova ad essere un punto y qualunque, lontanissimo e magari correlato al primo solo in virtù di chissà quale associazione di idee che ormai ti sei perso, lì da solo, nel buio.
Quando capita, è come se mi sentissi veramente migliore e più ricco come persona, ed ogni idea mi pare buona. Non che lo sia veramente, no; perché è davvero qualsiasi idea che pare buona. E quindi non è possibile che lo sia, è chiaro. Chissà: forse se mi alzassi e la scrivessi – me lo dico ogni volta – il giorno dopo uno potrebbe lavorarci. E lavorare su qualcosa di scritto, è senz'altro un'altra cosa dal ripensarci in seguito, con la luce del sole che ti fa vedere in trasparenza quel che ti resta di ciò che hai pensato invece di addormentarsi subito, come spegnere un interruttore (a me sembra impossibile, ma tanti ci riescono). Solitamente la luce del sole è impietosa (veritiera?), e tutte quante mi appaiono per quel che sono: stronzate, come questa. Come un po' buona parte della mia vita, che è come se si svolgesse – e questa più che una stronzata è un dato di fatto – ineffabilmente legata, beffarda, a una scelta che ho fatto molti anni fa, e che continua a condizionare tutto quanto. E forse non è nemmeno giusto. Non è giusto che andasse così ma, a conti fatti, ad alcune cose ho rinunciato io, più o meno consapevolmente (non che vedessi altre vie, al momento; né pensavo che il tutto prendesse, in seguito, sinistre dimensioni circolari), ed è giusto – penso – che la vita ti punisca, anche.
Che altro dire? Mi resta il pensare nel buio, alla fine. Non mi porta da nessuna parte, né credo sian pensieri molto profondi o colti, no. Ma mi resta solo quello.
E una moglie, bella, che vorrei essere in grado di ascoltare meglio, mentre respira e dorme, nel buio, (son cose che si dovrebbe essere in grado di apprezzare, queste...) per dirmi che qualche anello che non teneva c'era, alla fin fine. E io ci son passato, e di là ho trovato lei.
Questo, alla faccia della vita, delle punizioni e della resistenza delle cose.

novembre 12, 2008

ITALIA: BELLE FACCE, BELLA GENTE. IN ITALIA SI STA BENE.
PER UN PRESIDENTE OPERAJO


"
Basta con questa tv che mi dileggia solo. Anche lì c'è la mano dell'opposizione. La verità è che la sinistra vuole quattro anni e mezzo di campagna elettorale. Polemizzano solo, soffiano sulla protesta. Lo stanno facendo pure con l'Alitalia. Mi insultano infischiandosene degli interessi del Paese". Silvio Berlusconi si sfoga. Punta l'indice contro il centrosinistra. Reo di provocare un clima di ostilità nei suoi confronti . Ma se la prende soprattutto con i giornali e le televisioni. Che, a suo giudizio, si esercitano in un "continuo e insopportabile dileggio". Su tutti i canali, in prima serata, ogni giorno.

Il Cavaliere ha appena incontrato il presidente brasiliano Lula ("Una persona simpaticissima") e per allentare un po' la tensione del vertice ufficiale - dopo già essersi
presentato all'incontro con tutti i giocatori milanisti del Brasile seduti in prima fila. da Kakà a Pato, dalla star Ronaldinho all'ormai dimenticato Dida, da Emerson al direttore tecnico Leonardo ("Ho fatto questa sorpresa a Lula perchè lui sa tutto di calcio", ha detto il premier) - invece di tornare a Via del Plebiscito, fa fermare la macchina a Corso Vittorio. All'angolo con Piazza del Gesù e a pochi passi da Palazzo Grazioli. Si infila in un negozietto di bigiotteria. Spille, anelli, ciondoli, collanine. Colori sgargianti, tutto rigorosamente in plastica. "Sapete - spiega cogliendo i dubbi dell'interlocutore - io ricevo tante scolaresche, tanti bambini e quando li saluto regalo a ciascuno di loro una cosetta. Roba di pochi euro...". La scorta aspetta fuori. Nessun curioso fa capolino. E lui, tra uno scaffale e l'altro, si trasforma in un fiume in piena. Liquida la Bicamerale proposta da Fini e D'Alema. Poi parla della "crisi economica che rischia di peggiorare", dell'"inaccettabile ricatto" dei piloti Alitalia, del "Pallone d'oro" Kakà che presto scenderà in politica, di Obama che dovrà imprimere "subito una svolta come ho fatto io a Napoli, altrimenti il consenso si perde in un momento".

Ma soprattutto, appunto, punta l'indice contro il Pd. E contro quel sistema della comunicazione che "non va". Lo stallo sulla Rai è il suo obiettivo. Da settimane sottolinea con la matita rossa il "disfattismo televisivo". In questa fase, quindi, i nuovi vertici di Viale Mazzini stanno diventando una priorità. Le tv "mi dileggiano" e "la presa per il c... sta diventando un'abitudine insopportabile". La colpa è della sinistra che "soffia sempre e comunque sul fuoco delle polemiche". Niente a che vedere con il socialista Lula: "Lui è una persona simpaticissima. Lo conosco dal 2002, ci siamo visti in tanti vertici internazionali. E' davvero una persona capace, un vero amico".


Obama sarà in grado di affrontare i tanti problemi che stanno vivendo gli Usa?
"E' una persona valida. Qualcuno sostiene che è solo il prodotto di una campagna pubblicitaria. Non è assolutamente vero. Farà grandissime cose. Certo, gli è caduta addosso una fase difficilissima. Anzi, la crisi lì sta anche peggiorando. Deve imprimere subito una svolta come ho fatto io a Napoli e quasi sull'Alitalia. Altrimenti il consenso si perde in un momento. Ma là la situazione è diversa".

In che senso?

"Avete visto il discorso di McCain? Da noi invece la sinistra vuole quattro anni e mezzo di campagna elettorale. Polemizzano solo, soffiano sulla protesta e se ne infischiano degli interessi del Paese. Attaccano sempre il presidente del consiglio senza tenere conto dell'Italia".

Eppure c'è chi, come Fini e D'Alema, propone la Bicamerale per le riforme insistendo sul dialogo.

"Non c'entro nulla, è una cosa loro. Io mi occupo delle relazioni internazionali e della crisi economica. Di cose importanti". Si passa tra una mano e l'altra un piccolo monile e poi riattacca: "Chi pensate, ad esempio, che stia soffiando su Alitalia? Sempre loro, la sinistra".

La Cgil, però, ha firmato l'accordo.

"Lo fanno nonostante la firma della Cgil".

Ma come pensate di risolvere questa vertenza?

"Quello di questi giorni è un atteggiamento irresponsabile, inaccettabile. Noi di certo non ci piegheremo ai ricatti. Alla fine, la Cai dovrà andare avanti facendo le assunzioni individuali. A sinistra, insomma, stanno sbagliando tutto".

Ammetterà che in Trentino hanno vinto?
"Era prevedibile. Ma se vedete i dati assoluti hanno perso voti. Io poi non mi sono impegnato, ho dato una sola intervista. In Abruzzo invece ci andrò, almeno 3-4 volte e vedrete che la musica sarà diversa. Ma c'è un'altra cosa che davvero non riesco a digerire".

Ossia?

"Quello che non sopporto più è il continuo dileggio sulle televisioni e sui giornali".

A cosa si riferisce in particolare?

"In tv, ogni giorno, su tutti i canali, in prima serata mi prendono per il c.... Questa abitudine sta diventando insopportabile. Deve finire". Ricomincia a scegliere le collanine e saluta. Poi torna indietro. Giusto il tempo di raccontare cosa è successo tra Lula e i calciatori brasiliani del Milan: "E' stato contentissimo di incontrarli. Vorrebbe portare in politica Leonardo. Che è davvero una persona intelligente e che ha a cuore la sorte dei bambini. Ma Lula mi ha detto che in futuro anche Kakà potrà essere interessato alla politica".

novembre 05, 2008

ottobre 30, 2008

(avviso completamente scritto in majuscolo, a sottolinear l'importanza dell'evento/annuncio/novella e - soprattutto - ad alimentare un po' di sana cafonaggine. Siam pvr sempre in Italia...)

DOPO PÈRIPLÎ (?) INFINITI, PERIGLI ET SORDIDI INTRECCI, MYSTERI D'ALTRI TEMPI, MINACCE & TORMENTI, SCHIANTI E FISCHI DI GOLA (?), ALFIN – SOTTO L'EGÌDA (DIREBBE L'ISTRUITO MINISTRO MARIASTELLA GELMINI) DEL GRANDE CARRO, PICCOLO CARRO, E DELLE STELLE TUTTE, NONCHÉ (& SOPRATTUTTO) DI 'STA CIPPA DI CAZZO – SON LIETO (O ANCHE TEPIDAMENTE GAIO) D'INFORMAR VOI TUTTI (STRONZONI) CHE CIÒ


copertina

ESISTE. (boia, deh) 

ANCHE SU IBS, SÌ.
TROVATE IL LINK ANCHE QUI ACCANTO, CLICCANDO SULL'IMMAGINE DELLA GARRULA COPERTINA. ANZI, CHI VUOLE CI LASCI UN COMMENTO, LÌ, (NO QUI, LÌ) COSÌ IO M'ARRICCHISCO, PROSPERO & GOZZOVIGLIO. E TUTTO ALLA FACCIACCIA VOSTRA, E SOL PERCHÉ HO SCRITTO UN BEL (?) LIBRINO-SEGA, PIENO DI CAZZATE E INUTILEZZE VARIE ET EVENTUALI.
E NON SOLO, GIACCHÉ SE IL CASO M'ASSISTE, VE NE CAERÒ PURE UN ALTRO, ANCHE PEGGIORE. 
Cazzo, se son pubblicitario...

ottobre 28, 2008

ANCORA, NEL LIQUOROSO MONDO DEI PROFESSIONISTI DEL TURISMO


...f) Nell'abusato mondo dei professionisti del turismo si alimenta una complicità assolutamente fuori luogo, con pacche sulle spalle et altre amenità forzate;
g) Nell'ineffabile mondo dei professionisti del turismo si parla un inglese con arbitrarie decurtazioni alle regole grammaticali, un tedesco d'emergenza, un francese rimediato. Qualcuno parla magari anche lo spagnolo, sempre con le stesse modalità. Col computer si ha una familiarità conflittuale, quando c'è. Solitamente  - come in ogni altro mondo del lavoro - ciò è inversamente proporzionale al grado e alle mansioni che uno ricopre;
f) Nel tedioso mondo dei professionisti del turismo gli errori grammaticali in genere ed ortografici in particolare sono una simpatica costante. Tale punto non è necessariamente inversamente proporzionale al grado e alle mansioni: semplicemente, è una costante fissa ed invariabile;
g) Nel rutilante mondo dei professionisti del turismo tutto quanto sopra pare un'occasione di gran festa, l'unico e il solo divertimento e, in definitiva, il massimo della vita, giacché capita certo che, nel vorace mondo dei professionisti del turismo - come in ogni altro mondo lavorativo - il soggetto sia portato ad essere assorbito ed annullato completamente, portando quindi avanti amicizie/amori/intrallazzi/occasioni d'ogni tipo solo all'interno di tal mondo. Non avrai altro dio al di fuori di me. Ciò parzialmente spiega altresì come mai capiti piuttosto spesso - nel vorticoso mondo dei professionisti del turismo, come in ogni altro mondo del lavoro - che ad una giovane e bella signorina s'accompagni il più vecchio direttore d'agenzia/titolare/capo;

ottobre 27, 2008

BREVI QUANTO SPARSE ANNOTAZIONI DAL VERSICOLORE MONDO DEI FVLGIDI PROFESSIONISTI DEL TURISMO

a) Nel variopinto mondo dei professionisti del turismo fumano in molti, quasi tutti;
b) Nell'ilare mondo dei professionisti del turismo tutti fremono d'un immotivato quanto inutile entusiasmo, allorché s'incontrano e s'abbracciano e si baciano;
c) Nell'inopinato mondo dei professionisti del turismo si deve assolutamente, per forza, guai se non succede, andare tutti quanti a cena insieme, la sera, e far assai casino seduti a fianco a gente che non conosci e che racconta barzellette sconce e ride soddisfatta;
d) Nello sciagurato mondo dei professionisti del turismo nessuno vuole andare a letto, e ci si deve scatenare, sempre ritagliandosi pause sigaretta, foss'anche notte fonda, tipo le due o le tre. Si mangia bene perché si conosce i posti, e si conosce il mondo;
e) Nel ponderoso mondo dei professionisti del turismo l'unico momento bello è stato quando venivo via, e mi son trovato completamente solo alla stazione (ero venuto via un'oretta buona prima che arrivasse il treno). Mi son messo le cuffie e acceso il lettore mp3. Avevo - in culo a tutti loro - Steve Kuhn, Oceans in the sky. Ho chiuso gli occhi, rovesciato la testa all'indetro sulla panchina e allungato le gambe sopra il trolley. Tutto quanto pareva una meraviglia. Poi ho cominciato a sentire il solito odore. Ho riaperto gli occhi e visto due persone accanto a me. Avevano appena acceso le loro sigarette. L'incanto se n'è andato com'era venuto - soltanto, più facilmente;

...

settembre 17, 2008


Il lavoro mangia gli stronzi, o Shakespeare moderno


all the world's crap and all the men and women merely bull-shit
(tutto il mondo è una merda e gli uomini e le donne nient'altro che stronzi)

visto? Son vivo. Toh.
Son vivo, son vivo.
Chi cazzo se ne frega, se son vivo?
Son vivo? 

Però tornerò. Non sono un impiegato, e se anche i direttori d'albergo sbagliano gli accenti, cazzi loro. Idem per le -h, la sintassi ed il buon gusto.

agosto 07, 2008

APPROSSIMANDOSI ALLA FATIDICA DATA (L'ANNIVERSARIO DI QUANTI ANNI AVEVA GARIBALDI, NEL 1896), NOI DEL QUOTIDIANO “LA MAGIONE”, CRONACA DI TRIPIPPICO PAGINA DEI MOTORI, ABBIAMO INTERVISTATO IL FAMOSO OSTETRICO PREGONI (OSTETRICO E' IL NOME), IL QUALE HA PENSATO BENE DI SCRIVERE UN LIBRO SULLA VITA RIPRODUTTIVA E GENERICAMENTE AMOROSA DEL BUCERO., A TYTOLO PINOCCHIO? PINOCCHIO UN PO' PAURA LA FA. POICHÉ BEN È NOTA LA PASSIONE DELL'EROE DEI DUE MONDI PEL BUCERO, SPECIE FATTO ALLA BRACE, SIAMO ANDATI A INTERVISTARLO (LUI, NO L'EROE DEI DUE MONDI CHE E' INVECE, COME BEN SI SAPRÀ SE INVECE DI SPUTARE LE PALLINE DI CARTA CIUCCIATE CON LA BIC SVUOTATA SI STAVA UN PO' ATTENTI ALLA LEZIONE DI RISORGIMENTO ED ESPRESSIONI GEOGRAFICHE, A SCUOLA)

Sì, sì: è veramente interessante & fortunato (?) incontrare questo nuovo autore, nuovo possibile re della scena locale (o anche del cazzo e della merda, a chi ni piace SamRaimi), che per far scena si presenta fintamente ubriaco, barcollando a bella posta e farfugliando cose senza senso, tipo formule matematiche, arcane maledizioni sumere e vai così. In realtà, l'autore è totalmente astemio, e poiché noi del quotidiano “La Frizione” ci dimostriam – qual da sempre siamo – alquanto tetragoni a' vezzi bambineschi, et a' giochi di cane (che come recita un detto abruzzese, finiscono "a cazzi in culo") egli si ricompone tosto, ed inizia a snocciolare la formazione del Campobasso del 1984, quella con Waler Ciappi in porta.
Da lì cominciamo un'interessante escursione nella memoria, gravida di dati ricordi e piccoli sussulti del cuore (garaglò), il tutto finché l'autore non decide che è ora di andare a sgrondare il merlo, come diceva sempre il nonno di un suo amico buonanima.
Una volta tornato con noi, chiediamo il perché di questo libro, al che lui risponde che il libro s'è scritto assolutamente da solo ed è l'unico e solo soggetto di sé stesso, ragion per cui dovremmo certo chiedere al libro, casomai, il perché di questo autore. Ci mette sotto gli occhi il testo, e finché non facciamo questa domanda lui non si muove, eccezion fatta per quando comincia a broccolare peso la barista, intortandola in grazia di ottime freddure sui cani e sui segni zodiacali, su quanto ce l'aveva lungo un suo amico e sul fatto che lui (lui, no il suo amico) una volta ha visto un dirigibile.
Costretti dunque, proviamo a interrogare il libro e, di fronte alla di esso indisponenza nonché zittume, lo apriamo a caso, finendo sul capitolo XIV quello in cui i monatti, sferragliando da' piedi com'è costume, inseguono un lupo anziano perché possibile apportatore di peste nella cittadina di Sgalambro à Fatica (provincia di DonSturzo). Ammirando i costrutti e la capacità di sintesi di chi vergò tali righe, ci dimentichiamo del tutto l'autore, il quale ci richiama all'ordine raccontandoci come nacque in lui la passione di scrivere.
Confortati (non confòrtati, tipo "confòrtati, nedo!", no: confortàti, noi), prendiamo taccuino e lapis (si scrive sempre a lapis, la verità ha da esser manipolata ad agio) e ascoltiamo interessati la storia di Batacchio, che era un personaggio che andava sempre vestito coi pantaloni di pelle e qualsiasi cosa dicesse parafrasava i film di Lino Banfi e Nadia Cassini. Di solito, oltre ai (fini) pantaloni di pelle, il tipo portava un bel pajo d'occhiali a moscone, e una vezzosa borsetta a tracolla, una specie di BORSELLO® pre-gucci ante-litteram che, se oggi che va tanto di moda è chiaro e inequivocabile segno di manfruitismo, oltreché di sbarazzina stupidità, ci s'immagini a' tempi. Batacchio andava nojando vergognoso le ragazze, non importa come fossero, purché c'avessero le poppe; di una in particolare s'era segretamente infatuato, a tal punto che scavalcava ascosamente le mura del giardino di casa sua per portarle segretissimi omaggi, del tipo una cassetta col meglio di SandroGiacobbe registrata da lui, una copia d'un film raro con Luc Merenda, una lucertola tramortita, un topo.
Ella, la scipita trota, figlia d'una nota poetessa di Renigata Dentello (provincia di PICCI) dalle orecchie larghe ma dalle poppe paritetiche, dopo un po' penso bene di chiamar la forza pubblica.
E Batacchio fu tradotto in carcere. E lì morì, di stenti e d'inculate.
Chiediamo a questo punto: sì, ma perché Batacchio?
“ma caro il mio barbogio, questo dovrei dirglielo un'altra volta. Ma siccome conto di non rivederla mai più, né Lei né il bvd.llo di sua Madre (con rispetto parlando) aggiungerò tosto: una volta passò con una. Erano lei, lui e il suo BORSELLO®. Era più timidon del solito, pareva. E io li incontrai e dissi: «ho capito perché c'hai sempre quel borsello... è per coprirti il batacchio! Vedi, t'arriva proprio all'altezza giusta! Ecco, ecco!».
Inoltre s'immagini: non so più se è esistito o no, Batacchio. Per quanto ne so, potrei anche essermi inventato tutto quanto. E allora, questo risponde un po' alla sua domanda, caro il mio Topinàmbur?”
Sì, un po' sì, risponde. Ci pensiamo, poi vedrai si capisce. E poi litighiamo per la foto. Alla fine tira fuori una figurina di Edi Bivi, quando giocava nel Bari e ci dice: “toh, pubblicate questa!”.


Nella foto (Sdingo-Renitenza) l'autore, colto in agnizion dolorosa immediatamente prima di mietere il grano, sarchiare il terreno, lasciarlo a maggese e portando sei. Si noti (oltre al mystico syfone utile alla bisogna testé ricolta - ricolta?) l'espressione acvta, foriera di chissà quali perle aleggianti in quella testina-a-catapulta, come gli dice sempre la coNpagna, Mer-Men di He-Man.


Beast-Man e Syfone

agosto 06, 2008

IN AVVICINAMENTO ALLA DATA (IN REALTÀ NO, SI SA UN CAZZO) DI USCITA DEL VENDUTISSIMO (VENDUTISSIMO?) ROMAN HISTORIQUE (ROMAN HISTORIQUE?), A TYTOLO: PIGIAMI IL CAPINO, CARMELITANA, IL QUOTIDIANO “LA CAGIONE”, CRONACA DI TUBINGA PAGINA DEI FILMS, HA INTERVISTATO L'AUTORE, DEVIS CHIOGGIA, DURANTE UNA CENA-CULTURALE SUL MODELLO DELLA TRADIZIONE LETTERARIA (QUALE TRADIZIONE LETTERARIA?), DEL TIPO QUANDO INTERVISTAVANO VITTORIO GASSMAN AL RISTORANTE E LUI SNOCCIOLAVA ANEDDOTI SU ANEDDOTI, DILUVIANDO UN FRITTO-MARE E/O UNA COTOLETTA ALLA RAPPRESAGLIA & CECI.

Ebbene sì: essendo qui col certamente-prossimo-alla-fama dott. Devis Chioggia, ci siam chiesti: “ci capiterà più?”, e alla nostra (silente) risposta negativa, abbiam deciso d'approfittarne. Tantopiù che paga lui, l'autore, tipo gagarone & fiero che è signore e lo si sappia in giro, tipo quando ha tirato fuori il portafoglio e ha urlato, un po' rivolto al Vs. intervistatore, un po' all'altro unico cliente del locale: “PAGO IO, QUI, SA'! QUANT'È, PEZZENTI? TOH, BEVITICI UN SUCCO AL TROGOLO ANCHE TE, PIPI!”
Ma prima, dicevo, siamo andati a incominciare. Ecco come, mentre le focaccine al lapis (e l'argenteria) sparivan. Du-da-dudadudà, du-daddudaddudà:
Devis, come ha deciso di fare lo scrittore?
Vede, coso... c'era un mio amico una volta. Oh, magari è ancora vivo, sa; dico una volta perché non so più che fine abbia fatto oggi; d'altra parte, nemmeno posso escludere sia morto, o magari diventato frustone, chissà... insomma, questo mio amico – andavamo ancora a scuola, ai tempi, e lui mi stava riportando a casa una sera, in macchina. Guidava una Ford Drummond-2 blé, modello assai diffuso all'epoca. Gli avevano rubato uno specchietto, cosa assai facile per quel tipo di macchina, dato che bastava tirarlo al contrario, far fare un piccolo scatto al meccanismo e poi scappare ridendo. In fondo alla strada dove abitavo, stava anche un tipo che conoscevamo entrambi, non ricordo nemmeno per quale ragione. Ricordo solo che veniva chiamato CHIODINO, perché era secco e c'aveva la testa grossa. E ricordo anche che si sputava nelle mani, per darsi il gel nei capelli. Un tipo a posto, insomma. Ecco, insomma: insomma, Chiodo gabellava a tutti che suo padre era un famoso chirurgo, e se ne vantava. Peccato che il padre fosse in realtà un infermiere. O forse uno che faceva le pulizie? Comunque sia, più che altro il padre guidava anche lui una Ford Drummond-2 blé. Quella sera, mentre il mio amico mi riportava a casa, guardai dal finestrino sul mio lato e gli dissi: “quanto costa rimetterci lo specchietto, qui?”. Lui disse che non lo sapeva. Gli feci quindi presente la cosa, e lui parcheggiò davanti casa di Chiodino. Scendemmo. Nella notte si sentì un click e poi due che correvano, ridendo. La Ford Drummond-2 blé del mio amico aveva di nuovo due orecchi in fuori, pareva un topo deforme, come appena uscita di fabbrica. Quando mi lasciò a casa, mi dissi: cazzo, dovrei fare lo scrittore.
Come vede, son qui.
E poi addenta la terza focaccina di fagioli, inzuppandola prima nell'omonimo brodo. Sicuro di star procedendo nello scoop del secolo, continuiamo ad incalzare, mentre figliuole adoranti s'alzano dai tavoli accanto, salutano (lui) e se ne vanno:
E cosa la contraddistingue, come scrittore? Quali sono i suoi tratti distintivi?

Quello d'averci due nipoti. Inoltre, fino a pochi mesi fa pensavo che nuziale si scrivesse nunziale, e che – ma quello prima, diciamo finché non sono andato a fare la stagione come cameriere-rifornitore d'acqua a' tavoli de' matrimonî d'estate – incinta si scrivesse in cinta. Poi capii.
Devis, come mai si chiama Devis, e in cosa è dottore?
Domanda del cazzo. Comunque son dottore in cani. Piuttosto, mi chieda se le anticipo la vicenda che narrerò nel mio prossimo libro, eh?

Ci può anticipare la vicenda che narrerà nel suo prossimo libro?
Avrei voluto scrivere una bella vicenda tumida e lagrimevole di un tipo che si chiama Timoteo, personaggio psicologicamente complesso ancorché tremendamente afflitto dai peggio disagi, tipo la malattia del sonno e una ragazza che la dà a tutti men che a lui, ma poi non m'è riuscito, e sicché mi son dedicato su una ben più interessante serie di avventure di me e il mi' cugino ingegner del ferro e de' batraci che si guida rispettivamente una R-4 e una R-5, arrivando a girare a folle velocità intorno alla torre Eiffel in competizione coi cami della merda, gridando dal finestrino: “va' che roba, va' che roba!”, finché la géndarmerie non ci traduce nel più vicino Commissariat. Felicità è guidare un'R-4, caro il mio Remigio.
Eh, già, cari tutti voi che ci leggete: felicità è guidare un'R-4, verrebbe da dire, per chiudere l'intervista; non fosse che l'ha già detto lui, lasciandoci lì, a implorare una foto, ben conoscendo la sua (dell'autore) avversione a cose che lo ritraggono in posa e non, specie dopo mangiato. Ma alla fine la spuntiamo.
Segue scena descritta all'inizio.
“Comprate il mio libro, semmai uscirà, merde” aggiunge lui, uscendo dal locale.


Di seguito, nello scatto Lopizzo-Ostia l'autore, ritratto a fine intervista, in piena digestione, disquisendo amabilmente di Hegel col muro antistante la Curia. Il muro non si vede.

tapiro