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giugno 27, 2007

...tra le tante cose che uno può pensare, uno dirà: perché è come se lo dicessi di me? siamo tutti dei cazzoni imbranati col mondo che ci spara addosso, allora? E perché la conclusione di una persona normale sa sempre tagliare la testa al toro con una naturalezza & semplicità che i cazzoni imbranati col mondo che gli spara addosso non riescono a raggiungere mai? Non credi che sia per tutti lo stesso? Cazzo, era così facile...

Avevi cercato di raccontarle, come meglio potevi, chi eri, cosa si provava a essere te. Avevi descritto quella sensazione di essere fuori posto, di vedersi sempre dal di fuori, di guardarsi vivere nel mondo pur vivendo nel mondo, di non sapere se anche gli altri si sentissero così. Le avevi detto di aver sempre pensato che gli altri avessero le idee più chiare su quello che stavano facendo, che non si preoccupassero tanto del perché lo facevano. Avevi raccontato del tuo primo giorno di scuola. Ti eri messo a piangere aggrappato alla sua gamba. Ricordavi ancora la consistenza dei suoi pantaloni scozzesi, ti pizzicavano le guance. Lei ti aveva detto di salire sull’autobus – qui ti aveva interrotto per dirti che nemmeno lei era molto felice, quel giorno – ma tu ti eri nascosto fra gli alberi fino a quando l’autobus era partito, poi eri tornato a casa e le avevi detto di averlo perso. Allora la mamma ti aveva accompagnato in macchina, ed eri arrivato con un’ora di ritardo. Tutti ti avevano guardato entrare in classe col biglietto di giustificazione, e ti avevano ascoltato spiegare che avevi perso l’autobus. Alla fine, quando ti eri seduto al tuo posto, avevi capito che non saresti mai riuscito a diventare come gli altri.

“Non credi che tutti provino più o meno le stesse sensazioni?”

(J. McInerney, Le mille luci di New York)

giugno 26, 2007

COGLIONI NOSTRANI (scusino la sintassi, i pronomi relativi e - va da sé - i concetti)

a)
Continua il successo del Nuovissimo Sabato Ostras Beach, la location di Marina Merdosa (GE - GEronimo) ha ospitato il secondo party esclusivo "Leave The City" ovvero..."Scappa dalla Città"!! Una cena curata nei minimi dettagli con un ampio menu alla carta e una curata selezione musicale da parte dei dj's Dingo Corazza e Torello Pappone sono stati gli ingredienti principali della serata insieme allo scatenatissimo pubblico presente. E Sabato si replica! A partire dalle ore 22 infatti il Sabato Ostras Beach riparte con la cena esclusiva solo su prenotazione e l'ingresso dopo cena libero ma selezionato. Per informazioni e prenotazioni www.moltochic.com.
Moltochic.com - Immagine, Informazione, Comunicazione. L'importanza di raggiungere il pubblico e di essere considerati dall'opinione pubblica.


b)
just be dandy – aperitivo estetico
domenica dalle ore 19
SantoPalato - The Holy One
“just be dandy”
promotore del bello e del sublime: sir pierluigi scortichini
collaboratori di eleganza: massimo byron figlioli, sir movida soloeventi, marco joyce brescianelli
sentita riconoscenza verso: maurizio e david (havana sol disco-sauna)
rimane nella mente: sir fabio (carta-2000)
prenotazione tavoli aperitivo
privé “fidelio”

suggested drink: assenzio (arthemisia absintium)



Me' cojoni, eh?

giugno 13, 2007

A voi (tristi merde) il
DOTTOR HOUSE™
Anteprima Nuova Serie


Nella nuova serie il Dottor House non è più affetto da zoppìa congenita & perniciosa. In una settimana di ferie, una settimana in cui finalmente ha avuto un po’ di tempo per sé, si è guarito con facilità. Certo, in ospedale tutti i pazienti sono morti, senza le diagnosi e le cure del Dr. House, ma non è che si possa sempre salvare capra e cavoli, quindi inutile farsi prendere dai sensi di colpa. Comunque sia, il Dr. House si è portato a casa la fyda lavagnetta, c’ha scarabocchiato su per venti minuti e poi ha avuto l’illuminazione. Si è levato le scarpe, e in una c’era un pruno. E adesso è finalmente guarito. Questo ciò che racconta nel suo studio a Lecchino, dopo essersi ripassato Troïa, in un amplesso furioso & acrobatico, così per festeggiare la ritrovata mobilità degli arti inferiori. A fine di tutto l’ha anche sodomizzata coll’ormai inutile bastone, a simboleggiare l’inizio della sua nuova vita.
Ma nel frattempo nuovi casi si accumulano, nell’orizzonte della sala d’aspetto. Paco, immigrato messicano clandestino, si è tagliato per errore i baffi, e adesso il cruccio è così grande che non parla da una settimana e appassisce dentro. Fruskel, broker finanziario di oscure origini svedesi, ha uno strano problema di addome gonfio e indurito, con un perdurante senso di spossatezza e malumore. Mescal ha una larga bruciatura sull’orecchio sinistro, e nessuno riesce a capirne l’origine. Di tutti, Mescal è quello che preoccupa di più, anche perché continua sommessamente a ripetere "pronto, pronto, pronto”: al riguardo, il Lecchino pensa a una rara malattia della pelle, una forma di corrosione interna che mangia le cellule fino all’epidermide; Troïa pensa solo che fa schifo, e che non lo toccherebbe neanche cor un bacchio e du’ paja di guanti. House, che ha riportato la lavagnetta al suo posto, comincia quindi a buttar giù segni strani, nella solitudine del suo studio, mentre una musica d’atmosfera lo aiuta ad assumere via via un’espressione di concentratissimo quanto fiero cipiglio e intensità pensante. Improvvisamente, la soluzione si appalesa, e la sua espressione tradisce la soddisfazione dell’infettivologo di grandi capacità diagnostiche che affronta la malattia dei suoi pazienti come una sfida e annovera nel suo curriculum tutti quei casi che nessuno vuole. Convoca quindi lo stato maggiore dell’ospedale, tra cui l’Alieno, il suo ieratico quanto terribile superiore, e dà la stura alle rivelazioni:
“Mescal stava stirando, quando improvvisamente è squillato il telefono. Credendo di rispondere, ha sollevato il ferro da stiro e se lo è portato all’orecchio. Ora, dov’è Mescal?”
Lo sconcerto prende campo in sala: Mescal se n’è appena andato, con l’orecchio fasciato; ha detto che doveva tornare a casa, perché aveva un catino pieno di panni da stirare, che da quando la moglie se n’è andata non è più vita questa.
C’è da raggiungerlo, prima che qualcuno telefoni. L’ospedale si mobilita. Un ulteriore dramma può essere evitato, poiché un altro caso è stato risolto brillantemente - come sempre - dal Dr. House.
Sigla.

Ma… SORPRESA! Finisce la sigla e c’è un secondo finale, una coda, che ora va tanto di moda. Nella calma del suo studio, c’è House che si appunta sulla lavagnetta le parole:
pancia gonfia
dura
colorito malsano
spossatezza
Poi, silenzio. Intenso primo piano. House corre fuori dallo studio. Si sporge in sala d’attesa e urla:
“FRUSKEL! DEVI CAÀ! FIBRE! PRUGNE! MELE COTTE! QUANT'È CHE NON CÀÏ?”

giugno 12, 2007

Quando Hiroshi Shiba si trasformava in Jeeg Robot d’Acciaio, ogni volta buttava una MotoGuzzi giù per una scarpata. Io comunque sia non ho mai guidato nemmeno il Sì, sicché posso anche dire che non mi dispiace più di tanto, per la moto.
Sia perché ho simili pensieri che generalmente - come condizione di base, diciamo - mi sento una persona veramente di merda & meschina, con una vita perfettamente allineata & consequenziaria?
 

No; poi a volte penso anche che se avessi un gatto lo chiamerei Vincent Vega. Son pieno di pensieri notevoli, in effetti. E un tempo collezionavo pure nomi di posti. Roba tipo Pedrengo Grassobbio, o Stuffione di Ravarino, diciamo...

giugno 08, 2007

E PER L'ANGOLO DEL (OK, SÌ MA DITE CHE NON È A RAGIONE) QUALUNQUISMO, QUEST'OGGI: DEL MIGLIORAMENTO DELLA QUALITÀ DELLA VITA, PEI POVERI CRISTI

Rocco Buttiglione (dico: Rocco Buttiglione) di professione Panda-Gigante-Col-Sygaro (magari, se si estingue anche…), e filosofo a tempo perso nonché integerrimo cattolico (al pari dell’altro gran genio Marcello Pera, già professore di Filosofia della Scienza presso l’Università di Pisa, corso ambitissimo presso tutti gli studenti desiderosi di rimpolpare col bel trenta sicuro e a buon mercato del professore sempliciotto medie scalcinate o comunque penche) chiede rispettosamente ai Questori di Palazzo Madama:

Egregi signori,
ci rivolgiamo a voi con una richiesta di miglioramento della qualità della vita in Senato. La buvette non è provvista di gelati. Noi pensiamo che sarebbe utile che lo fosse e siamo certi di interpretare in questo il desiderio di molti. È possibile provvedere? Si tratterebbe di adeguare i servizi del Senato alle esigenze della normale vita quotidiana delle persone.
In attesa di riscontro, porgiamo cordiali saluti

In ciò è stato seguito & spalleggiato anche dalla senatrice Albertina Soliani, che è del centro-sinistra, tanto per non voler sparare sempre sulla croce rossa, pardon: azzurra.
Ora, per chi non lo sapesse, la buvette (francesismo – d’altra parte ci è d’uopo un francesismo, in uno dei luoghi istituzionali più “alti” dell’italico porcajo: certo meglio di quel che direbbe il vocabolario –“mensa, bar, mescita, soprattutto in istituti, collegi, fabbriche, stabilimenti industriali” – sarà, checcazzo!) è la lussuosa sala di Palazzo Madama dotata di bar e ristorante presso la quale i Senatori soglion degustare piatti a cinque stelle ad un prezzo più che simbolico, suggerendo amabilmente pure il menu (ultima in ordine di tempo è la richiesta delle “settimane gastronomiche regionali”, che ha fatto seguito ad un corso - gratuito, certo - per sommelier). Ma si diceva. Si diceva che purtroppo, alla buvette del Senato è assente il gelato, e il povero Buttiglione, che è previdente oltreché goloso e sa che tra poco in Italia è estate, mette le mani avanti e rispettosamente è a chiedere – memore della lezione di Oliver Twist, “ne vorrei ancora, per piacere” – di adeguare il tutto alle esigenze della normale vita quotidiana delle persone. Eh. Quindi, a chi di dovere: volete negargli il gelatino, povero il nostro (vostro) Panda-Gigante-Col-Sygaro? Com’è possibile che vi sia sfuggita, tale irrimediabile mancanza? Orsù, provvedete tosto, prima che tutti quanti, lì, si dotino di uno speciale funzionario/stagista/portaborse/collaboratore incaricato di raggiungere - vorrete mica che escano loro? Altrimenti entra in gioco la scorta - la gelateria della più vicina piazza romana per conto dell’onorevole, il quale penserebbe indi, per parte sua, a promulgare un qualche disegno di legge per avere rimborsati i soldi in più che si troverebbe a dover pagare rispetto al consueto prezzo di favore in quanto umile servitore dell’italica espressione geografica, tanto per citare anche il Metternich che lui sì c’aveva visto giusto, altro che questa manica di personcine grette e meschine e ridicole, che il gelato io gliene ficcherei volentieri uno giù per gola e uno su per il culo finché non soffocano, vi ci vorrebbe un altro po' di Congresso di Vienna o anche Rivoluzione d'Ottobre, tanto è uguale, tutto ciò che l'uomo fa finisce in merda, è risaputo.

giugno 04, 2007

SECONDA LEZIONE (le facciamo un po' quando cazzo ci pare, o dicci qualcosa)

IL CORSO PRE-MATRIMONIALE ON-LINE DI DON PAPPAPERO, PER VOI GENTE IMPEGNATA CHE NON HA TEMPO DI FREQUENTARLO DAL VIVO. Quest’oggi in forma di dialogo a mo' di opera di platone o anche di galileo (che noi gli si vòl dimolto bene, ad entrambi) per meglio confutar le opinioni de’ miscredenty 

ANEMA CANDYDA: è vero che un musulmano può prendere più mogli contemporaneamente? E come mai le donne sono trattate così, dai musulmani?
DON PAPPAPERO: Sì, è vero, ma limitatamente ad alcuni cittadini. Ad esempio il Sultano. Inoltre, sono trattate male, sottomesse, al contrario della religione cristiana, in cui da sempre nella Bibbia c’è scritto: “e l’uomo e la donna si uniscano e siano una cosa sola”. Tra l'altro, vedete? La Bibbia dice Maschio-Femmina. Non Maschio-Maschio. Non Femmina-Femmina. Per questo la Chiesa non potrà mai dire di sì, a cose simili. Potrà dire: va bene, fai pure, ma non è così. Non può esser così. Non sarà mai così. Comunque sia: certo, in passato gli uomini e il pensiero erano diversi, quindi a volte nella Bibbia c’è qualcosa figlio del tempo. Deve esserci. S.Paolo diceva: “donne, obbedite ai vostri mariti”, perché rifletteva anche una mentalità del tempo. Come – in altro campo – il “fermati, o sole” di Giosuè. Ti pare che mille e più anni fa, la gente potesse capire che la terra girava e il sole era fermo? L’opinione era quella, e la bibbia deve parlare alla gente, quindi… nessuno avrebbe capito il contrario. Anche il Dio. Il Dio dell’Antico Testamento è terribile, forte, vendicativo. D’altra parte, gli uomini di allora ragionavano diversamente - altri valori, altro tipo di vita; e poi c’era un Dio che doveva imporsi sugli altri, quindi doveva mostrarsi – diciamo così – più forte, degli dei adorati allora, e del tutto presunti. Poi, con l’avvento di Cristo, e di tutta una serie di cose nella vita quotidiana… concezioni, usi e costumi, ecc… cambia anche il volto di Dio che finalmente può mostrarsi per quel che è: puro amore, amore disinteressato e diretto alla sua creatura, l’uomo. Che c’è di più amorevole di un Dio che si offre sulla croce? E che si fa uccidere, dall’uomo?
ANEMA CANDYDA: ma i musulmani non hanno dei comandamenti? Non hanno il "non uccidere”?
DON PAPPAPERO: allora, be’, il dio dei musulmani… ora io non ho una grande conoscenza del corano… ma si può dire che il dio dei musulmani sia più feroce e aggressivo del nostro. Hanno anche loro il non uccidere, ma il discorso è diverso. Da dove ha origine la loro religione? Da Maometto, che aveva visto l’esempio dell’ebraismo, vale a dire di una religione a unico Dio, cioè monoteista. Sulla scia di questo, e di altre cose che ora non stiamo qui a entrare in particolari, Maometto cominciò a predicare ai suoi conterranei una nuova religione rivelata, ma fin da subito si basò inevitabilmente sull’aggressività; perché sapete, che anche oggi il disegno dell’islam è quello di conquistarci. Sì, conquistare l’Occidente, e badate bene che questo non è il disegno degli estremisti… non è solo Bin Laden, via, che vuol conquistarci… non solo quelli come lui… NO! Sono tutti, e lo fanno perché si accorgono di essere inferiori. Sì, va bene, hanno avuto un periodo d’oro, in passato… il passato della filosofia… i numeri… Averroè, la medicina, eccetera, ora non entriamo in particolari… però al momento si accorgono della loro inferiorità e cercano di colmare questo vuoto conquistandoci. Per questo vengono qua così in tanti. Non mi fraintendete, non ce l’ho con loro… tra l’altro nella casa-famiglia ho avuto per mesi della loro gente, dei marocchini, tutta gente a modo, onesta; ma insomma… questo è chiaramente il loro disegno: conquistarci. È un messaggio più aggressivo, in origine. E l’ideologia della guerra santa. Della jihad. Ce l’hanno tutti, ancora oggi.
ANEMA CANDYDA: Ma scusi, o allora le crociate?
DON PAPPAPERO: Le crociate? Sì, le crociate, parliamo delle crociate. È vero, la guerra è sempre brutta, e non è giusta. Ma le crociate… le crociate noi le facevamo tantissimi anni fa, e poi… detto per esser chiari, Gerusalemme era cristiana. Fu tolta dall’islam, e uno Stato quando è attaccato ha il dovere di difendersi. Poi, per carità: la guerra non è mai giusta. O bella. Ma quando uno stato è attaccato ha il dovere di difendersi e di difendermi. Di difendere le sue genti, la sua comunità. È innegabile, così come è innegabile l’inferiorità, certo legata anche a mille altri motivi. Anche verso gli ebrei l’odio è lo stesso, e anche lì il motivo può dirsi simile: e anzi ancor di più, visto che agli ebrei piace il denaro, e ne hanno tantissimo, ed è sempre stato così. E i musulmani no. Vi ricordate, anche quando abbiamo letto delle nozze di Cana. Da buoni ebrei loro in pratica dicevano: va bene, noi ti diamo nostra figlia, ma tu cosa ci dai in cambio? Che prezzo paghi? Non per fare battute cattive sugli ebrei, di cui il papa disse che sono i nostri fratelli maggiori, ma il denaro piace agli ebrei. Sono loro difatti che hanno avuto la rivelazione del Cristo. Poi lo hanno rifiutato, ma questo è un altro discorso. Ma sono i nostri fratelli maggiori, anche se hanno rifiutato l’enorme dono che gli veniva offerto. È da lì poi, che tutto è partito.
ANEMA CANDYDA: come mai in passato la Chiesa seppelliva in terra sconsacrata certe persone, tipo ad esempio quelli che si suicidavano? Non dovrebbe essere una decisione che viene da una grazia divina, quella di escludere qualcuno così?
DON PAPPAPERO: La Chiesa, anche la Chiesa, è formata da uomini, quindi è fallibile. Non a caso papa Giovanni Paolo II ha chiesto scusa più volte per tutti i casi passati, che bene o male hanno toccato la Chiesa. Giovanni Paolo II ha chiesto scusa. Ha detto: abbiamo sbagliato. E, badate bene, non sentirete mai un politico dire ho sbagliato. Nel caso in questione, negli anni passati si ragionava così. E comunque, la Chiesa è una comunità. Fin qui ci siamo. E la scomunica altro non è che il dire a una data persona che questa non fa più parte della comunità. Per determinati motivi, per cose grosse, piccole, dipende; ma insomma quando il papa scomunica una persona, in pratica gli dice che non fa più parte della comunità cristiana. Non è che lo condanna o altro. O gli impedisce di ritornare. Ci mancherebbe. Addirittura, vi racconto, quando uno veniva scomunicato, cosa facevano gli altri, della comunità? Avevano il dovere di pregare per lui. Perché ci rientrasse. Chiunque è sempre accettato. Perché il cristianesimo è questo. Puro amore. Inoltre, poi, per i suicidi, diciamo… era anche un monito per la comunità, un deterrente. Non vi suicidate, perché dio non lo vuole. Perché dio è amore. Amore per se stesso. Ed è infinitamente buono. E vi dà la possibilità di scelta. E non vi giudica. C'è qualcosa di più puro? Pensate a quanto vi ho detto. Ci vediamo la prossima volta. Adesso alziamoci, diciamo una preghiera. E pregate sempre appadrepie, che lui ha fatto tanto del bene.


AMEN

maggio 31, 2007

I RICORDI

Mi ricordo, sì mi ricordo che una volta in classe alle elementari c’avevo una che si chiamava Topazia, che quando rideva pareva una drupa, o anche una donnola. Aveva tutti i denti che era come fossero marchiati da qualcosa. Poi la rividi che stava insieme a uno che conoscevo, il Furia. Poi si lasciarono. Quando chiesi a lui come mai si erano lasciati, mi disse:
“è chionza”.
E poi la chiamava Apatozzi. E tutti si cominciò a chiamarla Apatozzi. L’Apatozzi.
Ed era veramente chionza; bastava guardarla meglio.
Vuoi che non sia già bell'e spirata&sepolta?

maggio 30, 2007

Pensavate, o voi merde, che i Record-di-Palestra™ fôsser stati trônchi dal Maligno o altro curiosissimo accidente, tipo l’afasia o la sodomia di chi tal righe usualmente verga tristo & miserello? No, niente di tutto ciò: solo un banalissimo svenimento in bagno, con conseguente perdita di coscienza e, provenienza cesso – ov’egli stava con le nvde terga assiso, nell’atto di regolare i conti con un pugnacissimo quanto notturno Cagotto-Da-Ciliegie™ (ah, qual finezza d’eloquio et esposizione di concetti! O chi mi sono, il barone Vivant Denon?) – sbattimento forte della geva ‘nsulla majolica del bidet, con relativo risveglio accanto all’acqua che scorre, aperta chissà come nel deliquio. Ma ciò non può, non può fermare – e in ciò la gïoia è tutta vostra, mia no di sicuro, che se ci rimanevo poteva esser anche meglio – i RECORD DI PALESTRA™. Sì, un po’ tipo il Togna-Due®, uno che faceva il cameriere al Keller, che una sera dell’ultimo dell’anno era lì che serviva poi svenì di botto e cadde fra i tavoli. Allora lo portarôn di là, nella cucina, e tempo mezz’ora riera lì che serviva ai tavoli, alacre e urlante per la gioja, salutato da un applauso isterico follemente dionisiaco. Insomma via, oggi:

PESTICIDA®
Pesticida® è tozzo, c’ha i capelli radi sul davanti ma un po’ lunghi dietro, mossi a ricciolo. Un po’ tipo Salman Rushdie, di cui ha anche l’espressione cattiva (ma meno cattiva, comunque). C’avrà quaranta, cinquant’anni. È Pesticida® perché quando lo vedi – sia la sua complessione fisica compatta e monoblocco, siano i capelli radi e un po’ unti, sia un po’ il cazzo che vi pare – uno non può esimersi dal dirsi: “Toh, ecco Pesticida!”, o anche “Badalì, alla grazia di Pesticida”, e via dicendo.
Pesticida® da uno a dieci puzza sette, sette virgola cinque, e il fatto di indossare insistentemente un pajo di pantaloncini a tre quarti non lo slancia né lo ajuta in alcun modo. Pesticida®, poi, pare sempre sudato, anche quando non sta facendo assolutamente un cazzo e magari sta disteso sul divano. Forse è un supereroe, che combatte il male coi liquami prodotti dal suo corpo; ma noi non lo sapremo mai, ché in fondo in fondo Pesticida® è bravo & quïeto, e nulla chiede e nulla vuole, e resta lì, tozzo e fermo e duro come un granchio in una fessura di uno scoglio, con l'acqua salsa che gli sbatte addosso ora sì ed ora no. C'ha anche l'espressione fissa. Non si muove di lato, però.

TACKLEBERRY®
Se avete la stessa espressione ebete di Eugene Tackleberry (David Graf) mentre guarda il culo dell’agente Kirkland (Katleen Turner) in Scuola di Polizia; se avete gli stessi denti e gli stessi occhi e pure lo stesso ovale del viso; se tutto ciò si assomma & inquadra entro la vostra personcina, diciamo che può non essere pienamente utile alla vostra bisogna l’ostentar vezzosi un pajo d’occhiali a goccia con le lenti azzurrate, molto anni ’80 e un po’ anche alla Leone di Lernia, a voler esser capziosi.
E ciò perché: 1) mentre alzi pesi o muovi il cvlo, non par bello né sta bene averci gli occhiali da sole, ancorché azzurrati e ancorché abbiano (essi) la doppia funzione vista-sole; 2) puoi ricordare ancor di più Tackelberry, magari proprio mentre è al poligono di tiro e fa esercitazione con qualche enorme pistola fuori dotazione & ordinanza col ghigno in faccia. Se, poi, quando ridi pari ancora di più lui, la soluzione può essere: ma sei Tackleberry (David Graf)? E – nel caso – perché vai in palestra in Italia? Perché nessuno ti chiede l’autografo? E perché dopo Scuola di Polizia non t’hanno fatto fare nessun altro film?
Comunque sia, a voler essere onesti, Tackleberry® non ha altre prerogative: non puzza, non è molesto, non insidia il muliebre consesso poppe-cul-mostrante. Solamente, è uguale a Eugene Tackleberry (David Graf), il quale tutto sommato – altro che Mahoney! – era il personaggio migliore di Scuola di Polizia. Indi, a Tackleberry® va tutto il nostro appoggio & ammirazione. O anche no.

maggio 17, 2007

Tempo d’estate, anche se purtuttavia piove (in realtà non piove, e non è nemmeno estate), c’impone novellamente di dar la via dell’etere (etere?) all’enimmìstico cimento, col quale uno suol murare i mIttoni AHAHAHAHAHAHAAHAHAHAHAHAHAAHAHAH oioiquestaeraveramentebella AHAHAHAHAHAHAHAHAHAH maorabastaridere

FORSE NON TUTTI SANNO CHE…

Se vi sedete tipo dal dentista o anche dal barbiere o in una qualsivoglia sala d’attesa, vi potrà capitare di aprire una delle riviste che il tytolare/inserviente ha impilato sul tavolo pélla gïoja e ‘l diletto dei pazienti/clienti. Certo, a meno che non fissiate il vuoto pensando a problemi di statistica e/o numisimatica, ma son pochi quelli che lo fanno, va detto. Quindi, se per caso aveste sfogliato l’edizione di OGGI di qualche giorno fa, vi sareste imbattuti in notizie quali “Maria de Filippi porta il cane a fare i bisognini”, e “John Woodcock ha la moto di Rambo – lui ci fuggiva dalla polizia, il pm ci passeggia”, e badate che son cose verissime, giuro potessi perdere il sopracciglio destro, per cui non mettetevi a pensare ma questo qui che s’inventa o bada come esagera, speriamo moja, perché sennò m’incazzo vengo a casa vostra e vi rigo la Volswagen Jetta (e/o Lancia Prisma) color nocciola che di sicuro custodite gelosamente in garage a imperituro quanto monumentale monito della vostra imbecillità.

Il pres. operajo Silvio Berlusconi s’è recato a un comizio elettorale presso Conca Fallata (prov. di Topesio) e ha dichiarato “io sono tutto perché sono un secchione. Volete la tabellina del nove? To’, la so a memoria”. Poi salutando con la mano, ha involontariamente rivelato a tutti che s’era scritto il cognome del candidato del suo partito alla Provincia (una qualche ex-velina o conduttore di acutissimi programmi mediaset), nonché il nome di una fabbrica del posto, vanto & gloria della zona (la S.F.O.P.E., Società Fondata Per Errore, specializzata nella produzione di Prese Sciuco e altre materie plastiche però tuffate nella merda per fargli acquisire pregio & consistenza). Sentendosi osservato, ha dovuto rivelare: “non mi sono scritto sulla mano, è che mi stanno venendo le stimmate” Sì: proprio comappadrepie.

Il più potente disinfettante in natura resta a tutt’oggi la salamoja, seguita dal tonné, salsa composta da 100gr di tonno pinna gialla, un cucchiajo di majonese anziana, manciatina di cappery acetati e strusciatina d’acciughe non troppe sennò torna a gola, frullate tutto a velocità smodata quanto rischiosa, incorporate un ovulo malefico (sì, lo stesso che faceva da confidente a Belsatan in Paul&Nina) poi servite sopra un bel pezzo di cartone da imballaggi così risparmiate sul roast-beef tanto chi vuoi che senta la differenza una volta che c'è la su' salsina. I Sumeri solevano utilizzare entrambi i preparati come panacea per le ferite di guerra e per le escoriazioni, oltre che per fermare le emorragie interne. Il fatto che siano tutti morti non depone esattamente a favore di questa pratica ma è uguale, voi provate lo stesso poi mi dite.

La prima poesia di Giovanni Pascoli testualmente recitava “ho dato il mio cazzo come sorpresa / dell’uovo di pasqua e / nessuno lo volle”. Tuttavia, avendo egli subito feroci stroncature in merito, tra cui quella di un critico del calibro di Vitangelomaria d’Alessio (progenitore del noto cantante pelato quanto molesto), abbandonò ben presto tale stile e produzione, ripiegando sulla ben più dubbia e scipita poetica del fanciullino, a cui deve la sua odierna fama.