Conferenza Episcopale Italiana (CEI). I vescovi tuonano:
No alle unioni di fatto. No ai gay. No a Totti unica punta. No al miele sui formaggi: è peccato
Dopo faticoso quanto civilissimo consesso, e con il pieno sostegno della Santa Sede, lo stuolo di trentuno porporati, perfettamente rappresentati dall’ottimo e pugnace Bagnasco successor del Ruini, si è pronunciato – com’è anche giusto che sia, dato che tutto ci compete, tutto ci riguarda, tutto ci obbliga a dir la nostra. E dunque:
“Cattolici, obbedite. La legalizzazione delle unioni di fatto è inaccettabile sul piano di principio, pericolosa sul piano sociale ed educativo. I cristiani NON possono appellarsi al principio del pluralismo e dell’autonomia dei laici in politica, favorendo soluzioni che compromettano o attenuino la salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali per il bene della società. Il parlamentare cattolico ha quindi il DOVERE di esprimere il suo disaccordo e votare contro qualsiasi progetto di legge che possa dare un riconoscimento alle unioni gay. Indi per cui si rivela finalmente come assurda ed erronea sentenza, o piuttosto delirio, quella per la quale si debba ammettere e garantire a ciascuno la libertà di coscienza: errore velenosissimo, a cui apre il sentiero quella piena e smodata libertà di opinione che va sempre aumentando a danno della Chiesa e dello Stato. Allo stesso modo, pessima, né mai abbastanza esecrata ed aborrita sarà la libertà di stampa, libertà che taluni osano invocare e promuovere con tanto clamore, magari arrivando ad aggiungere che sia libero ciascun uomo di abbracciare e professare quella religione che, sulla scorta del lume della ragione, avrà reputato essere vera.
In questa stessa sede, ci preme ricordare inoltre quanto gravi ed erronee in massimo grado siano affermazioni quali che l’autorità civile possa interessarsi delle cose che riguardano la religione ed il governo spirituale, e che quindi possa giudicare delle istruzioni che i pastori della Chiesa sogliono dare per dirigere, conformemente al loro ufficio, le coscienze. Che la potestà ecclesiastica non debba esercitare la sua autorità senza licenza e consenso del governo civile. Che l’intero regolamento delle pubbliche scuole, nelle quali è istruita la gioventù dello Stato, possa e debba essere attribuito all’autorità civile; e talmente attribuito, che non si riconosca a nessun’altra autorità il diritto di intromettersi nella disciplina delle scuole, nella direzione degli studi, nella collazione dei gradi, nella scelta e nell’approvazione dei maestri. Che la Chiesa non abbia la piena potestà di definire dommaticamente che la religione da essa professata sia l’unica vera religione, finanche dello stato, escludendo tutti gli altri culti quali che si vogliano. Che la Chiesa non abbia connaturale e legittimo diritto di acquistare e di possedere, e che i sacri Ministri di essa nonché il Romano Pontefice debbano essere assolutamente esclusi da ogni cura e da ogni dominio di cose temporali (tant’è vero che nel 1929 ci fu riconosciuto un giusto risarcimento di 750 milioni di lire più titoli di Stato per un valore nominale di un miliardo di lire per i danni finanziari subiti dallo Stato pontificio in seguito alla fine del potere temporale).
Ricordando che ogni qualvolta il medesimo Romano Pontefice parla ex-cathedra – vale a dire quando nell’esercizio del Suo Ufficio di pastore e Maestro di tutti i cristiani, con la sua somma Apostolica Autorità dichiara che una dottrina concernente la fede o la vita morale dev’essere considerata vincolante da tutta la Chiesa; allora egli, in forza dell’assistenza divina conferitagli dal beato Pietro, possiede quella infallibilità della quale il divino Redentore volle munire la sua Chiesa nelle decisioni riguardanti la dottrina della fede e dei costumi; ricordando tutto ciò, invitiamo ognuno a votare per un partito che sia Democratico e Cristiano. E coi discorsi di Togliatti non si condisce la pastasciutta. Ricordatelo sempre, senza considerare che altrimenti ci resta il non-expedit.
Cattolici: obbedite”.
Signori: son tutte proposizioni vere ed effettivamente sostenute ed espresse da Santa Madre Chiesa, in momenti diversi. Chi si vuol divertire, le rintracci e le indichi. Ricordo inoltre che l’Indice dei Libri Proibiti ebbe termine nel 1966. E che Galileo è rimasto “colpevole di aver tenuto e creduto dottrina falsa e contraria alle Sacre e divine Scritture, ch’il Sole non si muova da oriente ad occidente, e che la Terra si muova e non sia centro del mondo”, fino ai giorni nostri. Il card. Bellarmino, comunque, è tutt'ora santo.
E una persona come il card. Carlo Maria Martini non è diventato papa, perché ci doveva toccare il pontificato di Nazinger, ad ideare, avallare e promuovere posizioni come le precedenti.
Un'operetta vana & inconcludente - Odio il 90% delle persone che conosco. E anche di quelle che non conosco, senz'altro.
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marzo 30, 2007
marzo 27, 2007
Ci ripensavo, alla prima volta che mi avevano aperto mondi nuovi. Prima ero semplicemente un Tagliatore-Uso-Taglierina-e-Stenditore, o un Operajo-Manovia, o un Cablatore. Anche Confezionatore Addetto allo Smaltimento Eccedenze, ero stato. Poi, me li avevano aperti. I mondi, dico: come un luogo comune qualsiasi, era stata una lampadina che si accendeva, una ventata di aria fresca. La vita nuova. Chi se lo aspettava che fosse così semplice? E non era nemmeno così immerso nell’oscurità, quel mondo. Uno pensa che sia chissà dove, perso dentro qualche tenebra lontana anni-luce dal senso comune, sprofondato in chissà quale malvagità. No. La vita nuova. C’era solo da fare un passo, e poi c’era tutta un’organizzazione. L’organizzazione giusta, una volta nella vita; gli Angeli di un Mondo Migliore, ci saremmo potuti definire. Perché ve lo potrei dire io cosa dovrebbe essere lontano anni-luce dal senso comune, altro che. Se il mondo fosse un posto fatto bene.
Niente droga; niente stronzate o altre cose eccessive. Avevo solo qualche arma, e andavo in giro a far fuori la gente che se lo meritava. Sì, lo so. La prima domanda che vi viene in mente adesso è: chi se lo meritava? Andiamo, gente, non fate gli ipocriti: quando lo vedete, lo capite tutti subito che il tale è uno stronzo, che il talaltro pure, eccetera eccetera. Noi facciamo solo quello che vorreste fare anche voi, e non venite a tirar fuori scuse. Lo sapete. Noialtri esseri umani ci abbiamo quella cosa che si chiama istinto. E sappiamo riconoscere le situazioni, come gli animali.
Con un po’ più di abilità saremmo anche arrivati ai piani più alti, prima o poi. Lì sì che ci sarebbe stato da divertirsi. Per adesso, e non era comunque poco, ci passavano per le mani ridicoli alienati convinti, manager, monomaniaci esaltati, donne-in-carriera, cose così.
E quindi ogni tanto ci ripenso, al momento in cui si spalancarono le porte. C’era questo tizio e un altro, che poi sarebbero diventati colleghi. Si dissero:
“Prova. Provaci, a nominare gli ABBA. Avanti, fallo. Salterà sempre fuori il demente che ti dice: «eh, gli ABBA hanno in mano tutta la discografia svedese». Sicuro come la merda. È come quando uno alza la cornetta; sei sicuro che dirà: «Pronto?». Così con gli ABBA. Tu sei lì che parli; nel discorso saltano fuori gli ABBA, e da qualche parte esce lo stronzo che dice che gli ABBA hanno in mano tutta la discografia svedese. E io lo sapevo che succedeva, poi”
“già… che, poi: cazzo vorrà mai dire, che hanno in mano tutta la discografia svedese?”
“Cosa poteva fare, un povero Cristo?”
“Vediamo… c’è un demente in meno a dire che gli ABBA hanno in mano tutta la discografia svedese?”
Non ci fu bisogno nemmeno di pensar granché. Al momento ero Confezionatore addetto a qualcosa – quello che dicevo poco prima. Mi dissero di affidarmi all’istinto, e provare. Sarebbe stato più facile di quel che credevo. C’era un tizio, lì, tra i Confezionatori o quel che era, che ogni tanto usciva con due bicchieri d’acqua pieni. Ricordo che gli avevo chiesto:
“dove vai?”
“Alla macchina, fuori. Ci ha cacato un uccello”.
Apriva la porta spingendo col culo, tenendo ben saldi fra le mani i due bicchieri di plastica pieni d’acqua.
Aveva comprato quella che in quelle zone si chiama la macchina-della-vita. L’aveva magnificata per mesi, al centro di capannelli di ammirati Confezionatori, Cablatori, Carrellisti Manovratori, programmando anche le strade da cui passare per farsi vedere meglio. I locali davanti ai quali parcheggiare in doppia fila. La figura che c’avrebbe fatto scendendo vestito in un certo modo e col contegno da Bella-Gente.
L’avrebbe pagata a rate, ovvio.
E la lampadina si accese, le porte si spalancarono, l'aria nuova entrò.
E ci fu un altro demente in meno. Era stato facile; era stato sufficiente l'istinto, come avevano detto. Dopo, non ero più un Confezionatore di qualcosa, un Saldatore di ‘sta ceppa, o quel che era. Uno degli Angeli, e il lavoro mi definiva davvero, cazzo, cazzo, CAZZO.
marzo 23, 2007
"Questo è il mercato che io conosco – ha spiegato Briatore in una recente intervista – e queste sono le persone che io conosco. Perché io sono ricco, semplicemente questo. E io so quello che vuole la gente".
Non a caso, lo chiamano Re Mida.
E voi, come chiamereste Briatore et similia?
marzo 22, 2007
IL SIGNOR SHOROWSKY PASTEGGIA A ORO PILLA®
Quando ti passa accanto capisci
subito
che quello era il Signor Shorowsky,
e di sicuro a casa –
se ce l’ha, una casa –
lui pasteggia a Oro Pilla®.
Acciughe,
e
banane per frutta.
Con la barba e i capelli grigi,
gli occhiali tondi e
maglioni di lanaccia;
probabilmente sudicio.
Tu
ti alzi tutte le
cazzo
di mattine,
e sei un
Ritorcitore Addetto Macchine-Ritorto e Abbinatrici;
uno che ha fatto il master
in
Marketing Strategico e Gestione del Prodotto.
O magari
un Saldatore Polivalente Certificato,
probabilmente da questa cippa di cazzo.
E lui è il Signor Shorowsky,
e pasteggia a Oro Pilla®.
Vince lui.
(poesïola - sulla scia del sommo-poeta-romanziere Ligabue, che fa una cosa e ne pensa due, peccato sian cazzate entrambe - da presentarsi in occasione del XVRWDLII Concorso Internazionale di Poesia per Giovani & Idraulici "Colori per nuovi orizzonti - Città di Bovisio-Masciago", da recitarsi abbigliati in guisa di Gobbo-Di-Mattoni, col nome di Glauco Lampreda)
marzo 21, 2007
PREMIO
marzo 20, 2007
SCHIVE MA OBIETTIVE DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE-CAVALIERE-UNTO-DA-SE-STESSO: “MAGGIORI ENTRATE? MERITO NOSTRO. RIPRESA ECONOMICA? IDEM. LA NAZIONALE DI RUGBY NON SFIGURA NEL SEI NAZIONI? MERITO MIO, CHE HO INSEGNATO DUE TRUCCHETTI AI GIOCATORI. AMELIA NON RIESCE MAI A RUBARE LA NUMERO-UNO A PAPERONE? INDOVINATE UN PO’ PERCHÉ?”
Sì, signori. Vi dicevano che c’era una ripresa, che il deficit e il debito pubblico stavano lentamente calando, che il PIL era lievemente aumentato. Ma non vi dicevano tutto. No. Perché in Italia c’è una vera e propria stampa di regime, un apparato fazioso e tenacemente accanito verso chi non è allineato, verso chi ha la sola colpa (colpa?) di riuscire meglio di chi quell’apparato dirige, comanda e indirizza. Un apparato messo in piedi a più livelli, coi compiti di colpire sistematicamente – spargendo odio e falsità – il nemico pubblico Numero Uno, alias il cav. Silvio Berlusconi. Sì, perché il merito di tutto ciò era solo ed esclusivamente suo, suo e del suo manipolo di valorosi.
“Maggiori entrate? Merito nostro. Noi abbiamo trovato un buco di 38.000 miliardi di debito, a loro abbiamo lasciato 37 miliardi di euro di maggiori entrate. E anche se la ripresa dell’economia esiste, è retta solo dall’export, che è notoriamente il mio maggior merito, da sempre. Ah, già che ci siamo, sappiate che è merito nostro anche l’abolizione dei costi fissi di ricarica sui telefoni cellulari, e la liberazione del giornalista comunista, lì in Talebània, anche se se c’era andato era giusto che ci rimanesse, io per me sto dimolto a casa mia. E volete sapere una cosa, in verità? Capitan America stava per chiudere i battenti, ed è merito mio se invece la serie continua. Ho parlato con l’autore, una brava persona che non è affetta, come i nostri artisti, da quella insopportabile sinistrofilia che avvelena il paese che, malgrado tutto, io amo. Perciò è stato ragionevole; perciò abbiamo potuto instaurare un dialogo”.
Poi, intervenuto al Workshop Massafiscaglia di Tresigallo, il Cavalier-Merda si è anche (giustamente) riconosciuto i meriti di questa primavera anticipata, aggiungendo che qualora dovesse passare quel “sopruso inaccettabile” che è il DDL Gentiloni, il Gruppo Mediaset dovrebbe rinunciare da un giorno all’altro a un terzo del fatturato – quel fatturato che era stata bravissima ad incrementare con progressione geometrica nei cinque annetti di governo, altro che riforma elettorale, ritardo del mezzogiorno o altri pseudo-problemi del paese – cosa che farebbe quindi dell’Italia “una sorta di non democrazia, perché costringerebbe i fondi di investimento americani a ritirare gli investimenti da tutto il Paese”. Non si sa bene perché (e il fatto che gli americani sono azionisti di Mediaset tipo al 65 per cento è una curiosa coincidenza) ma se l’ha detto vedrai c’ha ragione lui.
Ricordando di aver scoperto otto nuove specie di celenterati, durante il suo ultimo viaggio di lavoro in un atollo della Guinea Francese, il Presidente-Operajo ha aggiunto che “l’esecutivo è già morto, ma fa ancora molti danni. Fra poco ci sarà il funerale, sotto forma di elezioni”, trovando quindi il modo di parlare anche di legge elettorale, che si può “cambiare in pochi giorni, mettendo uno sbarramento al 5% per eliminare lo sconcio della presenza di 22 partiti in Parlamento. Siamo ridicoli agli occhi internazionali”. Sul fatto che comunque ha avuto cinque anni per cambiarla, o che comunque gli occhi internazionali ci giudicano sulla base di una legge che ha fatto lui, con l’ausilio del suo amico Bonzo Celtico, non ha commentato, preferendo passare alla consueta spassosissima barzelletta, per meglio illustrare un concetto. (Divertirsi imparando – lo diceva anche il Tasso, prima d’impazzire ed esser rinchiuso a S.Anna. Estensi del cazzo):
“c’è uno che chiede all’amico «come va?». E l’altro: «bene, ho una cameriera cubana che alla mattina si presenta in baby-doll, mi fa uno zabaione e io lo mangio e me la faccio. A pranzo mi prepara il pesce con la verdura e io lo mangio e me la faccio. A cena, mi prepara la macedonia, io la mangio e me la faccio». E l’altro: «ma da quando hai iniziato questa vita?». «Da domani»”.
Qual era il concetto? Le donne vanno trombate, ma solo dopo che hanno cucinato e pulito? Il comunismo si risolve a suon di natta, specie con queste morte di fame di Cuba, a mostrar loro la superiorità dell’uomo bianco e capitalista? Sì, cioè no; la morale era: “anche noi aspettiamo le elezioni, cosicché da domani si possa stare meglio”.
Perché la ricetta per l'Italia è molto semplice: "fare il contrario di ciò che sta facendo questo governo". EFFORZAITALIA A TUTTI!
marzo 19, 2007
Perché la natura deve essere preservata. Arricchita, aiutata; magari spinta al di là della sua caducità e transitorietà fisiche, in nome dell'imperitudine del capolavoro. Per questo ci siamo noi, gli RdS!”
Landucci-Gostonicchi Anacèrio & Mazzacane Sultana, Restauratori di Stronzoli
marzo 16, 2007
E.R.™
Nell’ambulatorio di E.R., in un angolo buio e polveroso se ne sta rannicchiato tra le scope John, le mani sul viso per nascondere la vergogna e un secchiello da spiaggia sul pisello. Entra la Dottoressa Rute, la più dolce e timida del reparto, soprannominata dai colleghi Dolce Candy, e con disarmante gentilezza rivolgendosi a John chiede: “Ehi, ma qual è il tuo problema? Perchè tieni un secchiello sul pistolino”. John piangendo risponde: “Ero con la mia ragazza Manola, la mano che consola, ma lei è stata chiamata a lavoro per un’urgenza e mi è rimasto ritto”. Rute allora fa la faccia gentile che tutti le conoscono e, comprendendo, risponde: “fatti una sega”.
“Non posso – risponde contrito John – sono religioso, che posso fare?”
“Ti dreneremo il sangue dalla fava, allora”, dice DolceCandy, “vedrai, non ci vorrà molto”. E apre la porta per chiamare il Dottor Nigger, quello alto e bello ma che siccome è di colore non gliela dà nessuno. Tantomeno lei, che invece ha una storia con Terence, l’addetto al centralino, che suona benissimo l’armonica e c’ha sempre un mantello blu e i capelli al vento.
Ma ormai non serve più: John, impaurito, ha già gettato il secchiello (cercando di colpire Candy) e si è messo a correre nudo a cazzo ritto per l’ospedale, alla ricerca di un bagno.
Dopo poco esce soddisfatto.
Il Dottor House™
Nello studio del Dottor House c’è fermento, oggi. Il singolarissimo caso clinico di una tredicenne sta mettendo a dura prova le abilità dell’équipe più famosa di LosAngeles. Il Lecchino sta pensando a una strana forma di patologia neurologica per cui la stolida trota vomita ogni mattina; la Troïa a una rara deficienza genetico-ereditaria trasmessale dal padre. Il negro pulisce, ma saprebbe già la risposta perché è più intelligente di tutti e tre messi assieme. A consulto, niente viene fuori. Una parola fuori luogo del Lecchino (“sia stipsi, e vomita merda?”) e sono tutti fuori, messi alla porta dal bastone e dalle minacce cattive del dottor House, nel nome della scienza erma, solinga e austera. In un silenzio carico di tensione, adesso House mette su l’espressione che tutti gli conoscono (e che significa, di volta in volta: concentrazione somma, dispiacere, interesse, IVA al 20%, disprezzo, acvme) e si mette a scrivere sulla fida lavagnetta, appuntandosi i syntomi della povera demente. Ella non sa quanto è stata fortunata. Nell’ordine, House scrive:
Nausee mattutine
Spossatezza
Ritardo del cyclo
Alterazioni di gusto e olfatto
Continuo stimolo di piscia
È un attimo; alla parola piscia in particolare, House si accende: corre fuori dal suo studio appoggiandosi al bastone e, in preda all’euforia della risoluzione del mystero, affronta la paziente.
“Sei mica incinta, giovane tegame?”, chiede trionfante.
“Sì”, risponde lei, dal suo cantuccio di letto “ma non lo dica ai miei genitori, dottor House, la prego!”
A questo punto House vive un forte dilemma morale. Avvertire o no i due coglioni? Violare o no il suo codice deontologico? Il primo piano sul volto di House, cui fanno da contraltare le facce contrite dei collaboratori, ci rende partecipi del suo eloquente dramma. Ancora una volta House è messo di fronte a responsabilità e avversità troppo grandi per noi. Ma lui è il dottor House, e le supera tutte: avvertirà, ma con dolore, i genitori, e la tredicenne c'aveva a pensare prima. Quella scrofa in calore.
marzo 09, 2007
CERCATE LAVORO? (ma sì, continuate pure così; rovinatevi la vita…)
E PERCHÉ NON PROVARE COME BRANCH -MANAGER? (eeeeeehhhh???)
Attore principale nel settore Human Resources degli ultimi 50 anni, Nepior è il terzo gruppo a livello mondiale nel reclutamento e nel lavoro temporaneo. Prima di noi c'è solo l'Esercito (che comunque è in calo, dopo la fine del reclutamento obbligatorio) ed Adresco, che però son disonesti e il personale è antipatico e vestito male. Comunque: da noi, con 85 filialy in Italia e 7 divisiony specializzate (sì, ma nella classificazione della merda) per settore, non manchi che tu! Mòviti, furbone! Che aspetti, che te lo dica il bianconiglio?
In un ambiente internazionale e dinamico (cazzo vorrà mai dire, dinamico?), troverai tutto quello di cui hai bisogno per esprimere al meglio il tuo potenziale e il tuo talento: la forza di un’offerta commerciale calibrata sulle esigenze del Cliente, l’eccellenza operativa dei tuoi collaboratori e progetti di sviluppo ambiziosi. Se il tuo talento e il tuo potenziale inclinano per queste cose, impiccati. Non sarà una gran perdita, e nessuno ne soffrirà, stai sycurone.
Come Branch-Manager (?) la tua missione principale è sconfiggere il male, no cioè volevo dire lo sviluppo del portafoglio clienti, prospect e suspect (ahahahah – era meglio sconfiggere il male) a te assegnato. Metterai in azione le tue capacità di ascolto e analisi per comprendere le necessità delle imprese e, forte della nostra offerta, saprai consigliare loro le nostre migliori soluzioni. Se cercano un falegname, te gli darai un falegname; se cercano un carpentiere gli darai un carpentiere. Guai a dargli un mulettista per un ragioniere, o un agridimensore per un tornitore!
Assicurerai inoltre l’attuazione, coi tuoi superpoteri - ops anche questa m'è scappata abbiate pazienza, di un piano d’azione commerciale locale garantendo la soddisfazione delle esigenze dei Clienti e il raggiungimento degli obiettivi commerciali della filiale, in concerto con il tuo District Manager, a cui rispondi gerarchicamente. Qui non mi pare nemmeno il caso di aggiunger molto; si sappia solo che il District Manager fa provincia, ahahah!
In una tua giornata-tipo, caro il mio Branch-Manager, ti occuperai di:
a) Visitare i Clienti attivi e potenziali, identificando il loro business ed i loro bisogni (=andare porta a porta tipo venditor di folletto, scassare il cazzo a gente che ti guarderà stortyssimo, sperando che ti levi dai coglioni quanto prima);
b) Promuovere i servizi di Nepior (=andare porta a porta tipo venditor di folletto, scassare il cazzo a gente che ti guarderà stortyssimo, sperando che ti levi dai coglioni quanto prima);
c) Controllare le missioni e la qualità del servizio fornito al Cliente (=cercare i curriculum d’un operajo mestatore – sì, ma della merda – qualora il Cliente t’abbia chiesto operaî mestatori della merda);
d) Proporre alle Aziende i migliori profili selezionati (spedirgli per e-mail o anche portargli a mano il fascicolo dei curriculum, poi faccian loro, cazzi loro).
Ti offriamo una formazione costante (sì: un bel 4-4-2 ma col libero staccato alla Baresi), una remunerazione d’interesse – il nostro – legata ai risultati (in pratica lavori a provvigione, e se ti par mysera, quella è la porta e vaffanculo) e concrete opportunità di crescita all’interno del Gruppo Vedior con 13.000 collaboratori a livello mondiale. Abbiamo gente che è cresciuta di almeno 5 centimetri buoni, da quando è qui. Per tacer di coloro che disponevano di sesso maschile, ai quali è cresciuta anche la verga virile®.
Profilo ricercato: laurea o equipollente (ok CEPU; idem per la scuola per estetiste "Girmy Fontana" di Subbuglio Felino, prov di TR), con una consolidata esperienza nella vendita e consulenza di servizi alle aziende (insomma: l’avete mai venduto il folletto della Kirby? I-nciclopedie?) e una conoscenza approfondita del tessuto sociale ed imprenditoriale di riferimento. Tra le doti personali spiccano la tenacia, la dinamicità, lo spirito d’iniziativa, le ottime doti relazionali, la predisposizione al lavoro di gruppo e le capacità organizzative.
Su dai: se quello che cerchi è un lavoro, vieni alla NEPIOR (all'ADRESCO - si ribadisce - son stronzi; e puzzano anche)! Su, che ti s'impiega rrrrrapidi! Anche come Branch-Manager, sì. Ricorda: il tempo perso (ops: speso) lavorando, è sempre tempo ottimamente impiegato.