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novembre 30, 2003

...ma lo sapete che le due pubblicità, quella delle FS, e quella del Nescafé (in cui, MISTERIOSAMENTE, tre coglioni vogliono aprire una videoteca, poiché sono studenti universitari...), sono di Gabriele "Cancro" Muccino? Belle, eh? Iuppiiiiii...

novembre 28, 2003

SIAMO TORNATI! SUGLI APPASSIONANTI SCHERMI DI TELEMERITI (DIO SA QUANTE)™... LA SECONDA PUNTATA DI “SÌ, DAI COSÌ, RIVOGA!” Proprio così, cari coglioni (cioè, volevo dire telespettatori, abbiate pazienza): nonostante la Nas, la Buoncostume, il garante della Privacy e tutta quella ignobile cricca di maneggioni, riusciamo a trasmettere di nuovo (non è assolutamente vero che la produzione abbia mandato uno stuolo di giovani bionde ragazze dell’est di cui un paio anche minorenni alle dimore private dei suddetti rappresentanti & tutori dell’ordine – solita voce messa in giro da quei livorosi della Spurghi Giuliano Fast Service srl, ma tanto si sa, ormai loro non fanno nemmeno più notizia), e la seconda puntata si intitolerà “Cannello Insaziabile contro Analmente Pronta”. No, cazzo, ho sbagliato, quella era la prima, aspettate che guardo questi fogli qui… allora… cioè… si intitolerà… eeeh, si intitolerà… “Cannello Insaziabile distrugge la Vedova Cioli”. Ecco sì, già, la Vedova Cioli, giusto, che per l’occasione (ah, i buoni uffici del ns. grande Claudiomiro Vincenzo Aristide!) sarà interpretata da Irene Pivetti. Ora, ovviamente non voglio fare l’errore dell’altra volta, quando per ISBAGLIO vi dissi tutta la trama, fintantoché la produzione non mi richiamò e mi fece una discreta lavata di capo (e non è vero che mi hanno tenuto nonostante tutto, solo perché sono il nEpote del fratello del capo, qui – la Spurghi Giuliano Fast Service ne mette di voci, in giro!), però, tuttavia, non posso non anticiparvi che la vedova Cioli (ah, nei titoli Irene Pivetti compare come Imene Pivetti in Brambylla – idea mia, modestamente!), incartapecorita vecchia piena d’alterigia e dei peggio vizî, oltreché padrona di un adorabile coniglietto da giardino rispondente al nome di Flagello Rotuleo, su una chat-line erotica incontrerà un misterioso personaggio, il cui nick sarà l’invitante e stuzzicante GALACTUS69, il quale a sua volta, dopo 3 nanosecondi, le mostrerà il suo nodoso randello. La vedova Cioli, con una sottile circonlocuzione (“oooh, ho il tetto bagnato come delle melanzane sottaceto! Vieni qui… ho bisogno di te!”), lo inviterà a casa sua, per il giorno dopo. Cannello Insaziabile-Galactus69 (ah, ve l’ho detto che sotto il nick Galatcus69 si nasconde il nostro Insaziabile Cannello? Geniale, no? Geniale e imprevisto!), ci andrà, ma si scorderà il suo nodoso randello. Incollerita, la vedova Cioli, lo prende a male parole (“e ora come faccio a sostituire il mio trave portante del soffitto??? Badalì questo come è marcio!”), e comincia a molestarlo tirandogli i peli in esubero del suo maglione di lana. Indietreggiando, Cannello Insaziabile pesta Flagello Rotuleo, che s’incazza paurosamente e comincia a correre inferocito per tutte le stanze, seminando merda dappertutto. Nella confusione che si crea, alla vedova Cioli appare, in estatica visione, Lino Banfi (nella parte di se stesso, o di un orso bruno col saio, ora non ricordo bene il testo originario) che fa per darle un altro nodoso randello (questo, di pino), ma Cannello Insaziabile pensa di far svanire tosto la sublime visione (comprensiva di nodoso randello) riempiendo la cavità della vedova Cioli, la quale eslamerà: “sì, dai… così, RIVOGA!”. Nel frattempo Flagello Rotuleo ha preso la porta, ed è fuggito di casa. La vedova Cioli, tra l’altro, dopo il suo riempimento, farà paragoni irriguardosi con Sonda Anale, un nuovo losco figuro che si staglia all’orizzonte. La faccia di Cannello Insaziabile al riguardo, sarà tutto un programma. Il tutto, sullo sfondo della guerra di secessione polacca, che appena mi viene in mente come cazzo collocare vi dirò. E il tutto ovviamente, sempre su TELEMERITI (E SPERIAMO FACCIAN MALE)™!!!


Per voi! Ma adesso devo andare, la produzione mi reclama di nuovo. Bello, esser desiderati...


 

novembre 26, 2003

Toh vai, beccatevi un altro po’ di DOTTOR MERDA…
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Herzog, Saul Bellow, ed. Carogna Fradicia, pag. 406, Eurini 17,50.

Con questo sorprendente romanzo epistolare & non (?), la casa editrice Carogna Fradicia di Concordia sulla Mazza (GTD), fa il suo esordio nello stronzissimo mondo delle lettere e dell’editoria. Stanco di essere solo un personaggio di carta, che scrive su commissione e per volere di un modesto scribacchino rispondente al nome di Saul Bellow, il dottor Moses Herzog prende la penna di sua spontanea volontà e scrive. Questo l’antefatto in quarta di copertina. Ma – ahimè! – Moses Herzog (che condivide con me il nome, pensate un po’: dottor Moses Merda, grazie!) è effettivamente un personaggio di carta, e anche mettendo accanto al libro omonimo una penna e una bella risma di a4 pulita, non succederà nulla. Tuttavia, ciò non ha fermato la dott.ssa Fradicia (titolare della casa editrice in questione, naturalmente), la quale ha messo in vendita 406 pagine bianche, perché questo – è evidente – era il volere di Moses Herzog che, chiaramente potendo, ha scelto di non scrivere nulla, per farsi beffe dei suoi contemporanei e posteri, oltreché del suo ex-creatore Saul Bellow. Così almeno ha spiegato lei in tribunale, dopodiché è sparita misteriosamente sotto la scrivania del giudice.  

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Maurizio Seymandi, La mia vita con Heidegger, prefaz. di Mauro Di Francesco, ed. Laterza – collana di filosofila, eury 13,30.

Il noto studioso ripercorre la propria carriera accademica, tra convegni, esami e seminari. Tra i suoi allievi, racconta, brilla un “ometto piccolo di statura, ma con due occhietti vispi e attenti, che si sgranavano come due fari allorquando viveva in sé l’esperienza del click spitzeriano”. Si parla chiaramente di Maurino Di Francesco, che contraccambia la stima con una prefazione d’autore (“Maurizio Seymandi ha tutti i capelli gialli gialli. Non biondi, badate... GIALLI!”; o anche “…gran chiavatore, peccato sia quasi albino”). Pare però che il DJ “SUPER-SUPERSMASHHH!!!”, di superclassifica show, ci sia rimasto alquanto male nel non vedersi né citare, né affidare almeno una postfazione. Così adesso non gli parla più. Ricuciremo lo strappo? Per il resto il libro fa veramente cacare, e a niente vale il farselo scrivere per certi tratti dalla sorella, tirando in ballo per questo la storia Friedrich – Elizabeth Forster-Nietszche (già di per sé ridicola e esempio di fraintendimenti ficali di prim'ordine). Maurizio Seymandi resta un’osceno fauno di mezz’età, buono solo a pettinarsi i capelli gialli allo specchio. E la sorella, uguale. 


Leonardo Pieraccioni, A un passo dal cuore, ed. Maurizio Nichetti associati (sì, ma a sto cazzo), pag.177 ril., Eurucci 11,90 (ma perché cazzo ci dev’essere sempre la virgola?)

Ecco, voi penserete che stia scherzando, e invece no; e non è nemmeno il primo. E la casa editrice gli ha fatto pure un sito, chiamato “Scrittori in corso – una finestra sul mondo degli scrittori Italiani e delle loro opere”. E così ne dice:
“I racconti di A un passo dal cuore sono le storie tenere e surreali di gente normale normale, che fa l'amore col sottofondo di Frizzi e passa le serate "tra una cortina di fumo e l'altra, in 'sti bar all'americana anche se sono a Scandicci". Bozzetti di vite un po' commoventi e un po' ridicole che Pieraccioni sa rendere con quella stessa leggerezza e poesia della voce fuoricampo dei suoi film.”


Alé. Ovvai. Giornata rovinata. Ma andate in culo... 

novembre 24, 2003

Idea per un romanzo di formazione:


“…ma uno dei primi ricordi che ho della mia infanzia è questo: sono in prima elementare, seduto al mio posto. Nel banco accanto al mio, a destra, c’è una bambina. Si chiama Graziella, e ha gli occhiali e una lunga treccia castana, giù lungo la schiena. La maestra ci sta spiegando come fa a piovere. Ma lei ad un certo punto mi chiama e fa:
«ehi, ma te lo immagini se un giorno sballano le previsioni del tempo?», e ride, di un sorrisino furbo e beffardo.
Io rispondo:
«guarda che lo fanno…»
«cosa? »
«le previsioni del tempo, sbagliano sempre! »
«DAVVERO? »
«…»
Da quel giorno capii che sarebbe stata dura, la vita…”

novembre 21, 2003

Ah, e per la cronaca anche Bruno Vespa si è presentato il nuovo libro al TG1. Un altro bel servizietto, lanciato da un collega. Adesso anche il suo è in libreria. E ci sono pure gli schemi della finale di Coppa dei Campioni, pensate un po'. Adesso aspettiamo i libri di Tiziana Ferrario (magari sulla sua difficile esperienza di donna bionda in mezzo a tante colleghe more o rosse), Lamberto Sposini (sul fatto che avesse il pizzetto e ora invece non ce l'ha più), e magari anche di Mentana (forse, pare, si dice... scritto in collaborazione con Guido Meda, un libro sugli ultimi venti anni di storia politica italiana, concluso però da un bel servizio fotografico di lui che chiava allegramente sua moglie, ovviamente una ex-miss italia di venti anni più giovane di lui).


Noblesse permit (e due). Ma io sono astioso...

novembre 20, 2003

Le curiose recensioni del DOTTOR MERDA

Carmelo Carmelo, “Nel fango i vili / intanto al suol conficco”, vita e opere di Maurizio Nichetti, ed. Del cazzo e Della merda, pag. 673, Euretti 27.

L’intento dello studioso sarebbe quello di raccogliere in un’unica e monumentale (pare che il libro sia il frutto di tre anni di intensi ma fervidi studi, e che sia pure costato parecchio in termini di salute, all’autore, diventato nel frattempo zoppo e sordo da un occhio, quello destro), silloge i testi sacri e profani del presunto poeta del Trecento, di origine vicentina. Peccato che poi alla terza pagina il Carmelo si renda conto che Maurizio Nichetti non è un poeta del Trecento, bensì un risibile presentatore di spettacolini televisivi, peraltro nemmeno attuali, e quindi le restanti 670 pagine sono piene di imprecazioni, sagrati e maledizioni di ogni genere, ché tanto ormai il contratto con l’editore era stato fatto, e il libro aveva da andare in stampa comunque.


Giorgione Cicciomessere, Cannello Insaziabile, ed. Menedaiunpezzetto, pag. 377, europodi 17.

Cannello Insaziabile è il nuovo, turgido, eroe del picaresco, “un eroe tutto di un pezzo / che s’infila dappertutto / ma su tutto in culo a te”. Così si presenta ai lettori il protagonista di questo romanzo, che l’autore Giorgione Cicciomessere, (all’anagrafe Claudiomiro Vincenzo Aristide) è pure riuscito a piazzare, sottoforma di fiction televisiva, alla nota emittente TELEDANNO (tutte nei denti a mazzetti)™, spacciandosi per regista. Purtroppo alcune cose vanno perse, nel passaggio sullo schermo: primo fra tutte, l’appassionante eloquio in ottonari (come si può notare dalla cit. poco sopra – resta inteso che se non l’avete notato da soli siete degli emeriti stronzi) di Cannello Insaziabile, al quale peraltro, gli altri personaggi rispondono ciascuno a suo modo: Analmente pronta, in endecasillabi sciolti; Sonda Anale in novenari composti da tre trisillabi iterati; Squeeze in esametri, parlando ovviamente in latino, e via e via. L’opera è una cazzata colossale ma epica; resta da vederne l’uso che ne farà la TV. Si attendono sviluppi. Il regista ha inoltre lo sconveniente vizio di cacarsi addosso durante le riprese, ma non vuole che si dica.


Il Maestro Mazza, Tamburi bucati, ed. Raudo Pinolo, pag. 19, Euroidi 14.

Dopo squilli di tromba, fanfare e annunci, giunge finalmente in libreria l’attesissima autobiografia del Maestro Mazza, la quale però fa mostra fin da subito di noiosi e antipatici inconvenienti: scritta con un carattere corpo 3, spaziatura 0,5, si rivela di difficilissima lettura per chi non sia dotato di telescopio satellitare KLONDIKE 500/X9 (tra l’altro, venduto a parte in libreria – 350 euri secchi – e misteriosamente sponsor principale del libro, tanto da comparire nella copertina, al posto della faccia dell’autore, che però si rifà mostrandoci il culo il quarta di copertina), o quantomeno di un falco col dono della parola, o – come nel mio caso – di uno schiavo Apache che sappia leggere il dialetto ravennate (tali sono le origini dell’autore). La caratterizzazione tipografica in questione pare sia stata espressamente voluta dal Maestro Mazza in persona, che per la sua naturale ed innata cattiveria cerca in ogni modo di vessare pesantemente il prossimo suo come e più di se stesso. La cosa, tra l’altro, si accorderebbe a meraviglia con i numerosi e interessantissimi aneddoti profusi a pioggia nel libro, tra i quali ci piace ricordare quello di un Mazza scolaretto che molesta con uno stecco tre orsi in gabbia nello zoo di Roma, incalzandoli finché quelli non si danno al panico più completo e si sbranano l’un l’altro, traumatizzando gli astanti; e quello soprattutto di un Mazza ormai vecchio, ma non certo stanco, che costringe i suoi allievi di pianoforte a mettere la lingua sui tasti, per poi schiacciargliela improvvisamente col coperchio dello strumento, mentre ride di gusto e scorreggia tutta la melodia di “Io ti saluto, vado in Abissinia”. Da leggere.

novembre 19, 2003

Le curiose recensioni del DOTTOR MERDA

Nico Demo, Johnny Merda e il budello di so’ ma’ – con rispetto parlando, ed. Nodoso Randello, pag. 373, Eurini 16,50.

Scritto in terza persona, con una prosa possente e fluida al tempo stesso, tanto che il Demo si è meritamente guadagnato gli speculari epiteti di “John Irving del Padano” (la su’ mamma) e quello di “cazzone vanaglorioso e tronfio che non sa nemmeno coniugare il congiuntivo del verbo cuocere” (Oreste Miceli – ex gloria dell’Ambrosiana Inter), il romanzo narra l’appassionante vicenda di Johnny T. Merda, emigrato dagli USA nel 1907, per cercare fortuna in Italia, con – a dire il vero – scarso tempismo e buon senso, ma con tanta, tanta originalità.
Il romanziere Salentino (o non era padano?) pone l’accento fin da subito sulle problematiche di inserimento: a quelle più materiali (Johnny Merda che il primo giorno viene pestato a sangue con un trinciapollo da un facoltoso uomo d’affari di Barletta, poiché non aveva osato rubargli il portafoglio) si accompagneranno subito quelle della lingua (celebre per sottigliezza psicologica la scena del “eh?”, “Puppa! Americani frittelle bandiera patatoni” – cap IX), e del lavoro. Proprio quest’ultima consente lo scioglimento della vicenda: trovato un impiego come tecnico di primo livello nella nuovissima fabbrica IBM di Cerfusto sul Trespolo, Johnny Merda si fa ben presto licenziare per la sua insistita & irritante abitudine di portarsi dietro la madre (“quel budello”, come dicono a più riprese i personaggi del romanzo) ogni mattina. La cosa è vieppiù complicata dall’essere, la fabbrica IBM, una cosa del tutto incongrua e gratuita rispetto alle unità di tempo, luogo e spazio del romanzo, ma – si sa – l’infrangere i cliché è proprio dei Grandi Autori. E Nico Demo Grandi Autori lo è, se permettete. E gli è quasi naturale il dimostrarcelo: di nuovo in mezzo a una strada, Johnny Merda pensa bene di affogare la madre nel fiume Hudson di Cerfusto sul Trespolo (in realtà è l’infido torrente Morchia, ma J.M. che può saperne, nella sua biblica rabbia?) così, per ripicca e per scaricare la tensione, ma proprio in quell’istante – agnizione improvvisa: glielo dice un passante, in realtà malcelata rappresentazione dell'autore stesso – scopre essere il figlio del padrone della IBM, e che quella lì è semplicemente una zia che era venuta a trovare il fratello (il padrone dell’IBM, appunto) dagli Stati Uniti, dov’era emigrata circa dieci anni fa, in compagnia del figlio Johnny Merda, che sbarcato in Italia ha subito subito (non è che ho scritto subito due volte: uno è l’avverbio di tempo, l’altro il participio passato…) una violenza non bene identificata (appunto, il facoltoso uomo d’affari di Barletta), tale da costringerlo a una settimanina o due di degenza presso il nosocomio di Nosocomio, prov. di Ortopedìa Dura. Allora e solo allora il figlio del padrone dell’IBM, Michele Merda, per il gran dolore provato aveva assunto l’identità del cugino Johnny, ed aveva – secondo il suo modo “di vedere, immaginare e sognare” – iniziato a lavorare nella fabbrica dello zio-padre, dove però non sapeva spiegarsi la presenza pressoché costante e indigesta di quella vecchia bagascia truccata. Peccato che la scoperta arrivi troppo in ritardo e il budello ormai sia fottuto (con rispetto parlando), con circa cento coccodrilli che le mordono “ogni lembo del suo sfattissimo corpo di bottàna”.
Nel finale tutto arriva a dissoluzione: Johnny Merda è il cugino Michele, il fiume Hudson è il torrente Morchia, i coccodrilli dell’Hudson sono i feroci piranha del Morchia, il budello di so’ ma’ è il budello di so’ ma’, e la fabbrica IBM “non è proprio un cazzo”. Così, tanto per gradire. Alla faccia vostra.

novembre 17, 2003

“…ad approfondire e cementare il nostro feeling artistico-intellettuale, stamane, verso mezzogiorno, ho fatto visita a K. T. Lui mi ha mostrato i suoi lavori, tra cui la magnifica Femme au cul soufflée, incredibile installazione a tecnica mista, realizzata in marzapane, corde, e pelo acrilico su struttura in legno. Rappresenta ovviamente una donna – paradigma del consumismo gonfiato, gonfiato come il suo derrière – sperduta in un sinistro bosco peloso, chiaramente il bosco della sua coscienza. In sottofondo si sente il rumore di pioggia battente, evidente simbolo di un inquinamento irreversibile, fuori e dentro di lei, ovvio.
Io, per calcare ancor di più la mano sulla semantica dei suoi contenuti, gli ho suggerito di farle indossare una maglietta (che, dopo alcuni minuti di ferventi disquisizioni tecniche, abbiamo stabilito da realizzarsi in tessuto di poliammide, così anche per citare Christo) con su scritto: «I bambini Statunitensi sono i più grassi d’Europa», per aggiungere alla frenesia del consumismo anche la più bieca stupidità che sempre lo accompagna.
Lui, per parte sua, ha voluto a tutti costi dare un’occhiata ai miei versi, e si è detto estasiato in particolare dal mio componimento n. 21, n. 21, e dal terzo, freghi su pagina bianca, realizzati l’uno esclusivamente con virgole e punteggiatura in genere; l’altro composto di freghi di (apparente) mano di bambino più lettere qua è là. Io all’inizio non volevo che li vedesse, ma ho ceduto di fronte alla sua insistenza. Li ha trovati geniali, anche se alla fin fine non ci siamo capiti appieno sui contenuti che io volevo esprimere attraverso le mie opere: io calcavo la mano più sul loro essere relitti che questa barbara civiltà moderna lascia, nel suo travolgere tutto e tutti, e sulla misera condizione delle persone che in essa vivono; lui ci ha visto maggiormente la protesta e la libera rivendicazione di un approccio non ragionato e razionale, ma inconscio e libero alla conoscenza. Beh, tutto sommato può andare anche così.
Purtroppo però, siamo fuori dal giro, e nessuno ci capisce. La provincia, si sa, è terra morta per le innovazioni. E spesso anche la metropoli. Non sono pronti a comprenderci, ci siamo detti, bevendo e fumandoci un sigaro. Poi, lui si è bruciato la camicia. Io, potevo non fare altrettanto? Poi abbiamo scopato.” 

novembre 14, 2003

Ah, e a proposito... Lilly Gruber s'è bellamente pubblicizzata il suo nuovo libro, un libro-reportage nato all'indomani della sua esperienza come inviata a Baghdad, nientepopodimenoché al TG1. Ci hanno fatto sopra un bel servizio. Così, tanto per farcelo sapere. Ora è in libreria, sapete? Compratelo.


Noblesse permit.