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gennaio 28, 2009

I FIORI CI PARLANO
E noi duri, lì, sotto la pioggia (quale pioggia?)
Pensate che fiori / linguaggio dei fiori / olezzo dei fiori / mazzo di fiori / asso di fiori (ahahah) sian sinonimo di molly e svenevolissime effeminatezze frivole & fini a se stesse, e che niente di buono possa derivarvi dal finger tenera et rapitissim'admirazione per un bocciuol di caprifoglio od un germoglio di creosoto, non foss'altro che per ingraziarvi muliebri soggetti peraltro assai più inclini al farselo svstar nel Trappolone® che non a prestar occhio & udito a' vostri vani laï ipopoetici, tanto più che saran finti & tecchi come Giuda e anche voialtri a null'altro mirerete che alla Crepa® (vanamente, certo: usualmente la danno poi sempre al Bruschini, che è uno che gira aggressivo in M3 coi pneumatici del settantadue/novantuno e c'hai i capelli sempre unti e' bracci gonfi)?

Fate bene. Queste ingrate & capziosissime creature, speciose e toto coelo (dico: toto coelo!) pien di boria & supponenza, non si mèrtano altro che 'l vostro più profondo disprezzo & menefrego, per non dire sinecura: provate a colmare d'attenzioni e caldo ammòre un conchyno di basilico, messo in luce piena sulla lignea soglia di tacita finestrina, il tutto con costanti abluzioni et innaffî. Dopo un po', marcirà. Sarà stato caldo, o magari freddo; o magari troppa acqua. Provate, a far lo stesso col Kalanchoe, che dice sia vieppiù resistente. S'ammoscia e mòre, tosto. Magari c'era poca aria, o quella che c'era puzzava, o forse era ancora troppo freddo, o forse il giorno innanzi v'ha fatto visita uno che gli è stato sui coglioni. Prendetevi, su, prendetevi dunque una bella Stella di Natale, rossa & gaja: il giorno dopo un fiore è già marrone. Il giorno dopo ancora, un altro; poi ancora via così. E quindi avrete in capo a poco una bella piantina coi fiorellini color merda, tutta tutta per voialtri. Tempo tre giorni, sarà anche avvizzita. O prendete allora il Cymbidium, l'Euphorbia tirucalle, la Crassula, la Billbergia: cambiategli pvr la terra, favellate con desse in maniêr cortesi. N'avrete gran mercede, sì.  Le piante grasse, sopravvivono anche nel deserto, coi phantom che bombardano intelligenti gli ospedali et altri bersagli mylitari: vi seccheranno anche quelle, inesorabili. Lo Spathyphyllum , in bagno: non muore nemmeno a cazzotti. Infìdo & cheto vi comincerà a ingiallire, per poi spaparanzarsi allargato e moscio su un immaginaria estensione oblunga che non coincide in niente col di lui vaso, le foglie che si staccano a ogni lavaggio di mani (o culo, dipende un po' da voi e la vostra igiene). Quando v'ingiallirà anche il Lucky Bambù Ritorto, che solitamente vive anche se lo mettete in varechina, vedrete,  certo, vedrete che a' fiori comincerete a parlargli voi. E direte loro: “perché? PPPerchééé? PPPPPPPEEEEEERCCCHHHHHHHHHHHHHHHÉÉÉÉÉÉÉÉÉÉÉÉ?". O anche:

"STRONZIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII"

Che loro (anche da morti, i fiori VIGILANO, e vi rubano ossigeno per anidride carbonica, la notte) capiranno:

"FFFFFFFFFFIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII"


gennaio 20, 2009

“e parcheggia la sua macchina enorme, una BMW completamente nera, un SUV, una cazzo di jeep, insomma; comunque la vuoi chiamare: la parcheggia con tutte e quattro le ruote sul marciapiede, in curva, proprio dove fino a qualche anno c'era un tiglio lungo e placido come un giorno di luglio – e si noti il che di simbolico nella cosa, prego – e poi esce. Aveva un caschetto di capelli a paggio deficiente ma alla moda, un piumino lucido nero avvitato molto alla moda e un bel borsello chic a tracolla o di Gucci o di Yves Saint-Laurent o di qualcun altro di quelli lì. Di più, non ho notato – stavo già male, e pensavo povero ragazzo – e lui è entrato alle Poste, di fretta. E era lui, ti dico. Lui. Ventiquattro, ventisette anni dopo, lui. Il mio compagno di banco delle elementari, ora presumibilmente e ragionevolmente pieno di soldi o magari finanziamenti, e tirato a lucido come a un evento per bella gente in un qualche location molto fashion. Sono ancora senza parole: oh, non ho mai saputo se anche allora fosse così, in potenza, o magari di famiglia, eccetera eccetera, ma insomma: eravamo bambini, capisci? Di cosa potevamo parlare? Lui aveva sei anni; io, anche: l'unica cosa che mi ricordo è che era pieno di parentele strane, per averci sei anni: c'aveva il nipote, la cognata, milioni di sorelle e cugini e zie e altri nipoti e poi ancora cognati... cazzo! E poi era convinto che il commissario Zuzzurro fosse il CommissarioSSussurro. Ti rendi conto, di che razza di idiota? Mi ci vollero forse quattro dei cinque anni per convincerlo del contrario. E anche allora tirò in ballo la sorella o la cognata o che so io. Non era colpa sua. E nota che io non l'ho nemmeno mai richiesto come compagno di banco. Non ci conoscevo nemmeno nessuno a quella scuola; me ne stavo lì, da solo con una gamba ripiegata sotto il culo, il primo giorno di scuola, e appoggiato di fianco al mio banco c'era un quadretto di polistirolo con paperino con un'espressione triste e un fondale giallo e verde, e quello si presentò lì e si mise a sedere. Aveva una cartella bianca e rossa, a quadri, e quello stesso caschetto. Era senza denti davanti.”
Feci una pausa, buttandomi all'indietro sulla poltrona. Tutto pareva minaccioso, anche la pianta che lui aveva messo nel salotto. Una pianta da salotto, un albero animato che cerca d'incularti, quasi come ne La Casa. È incredibile cosa possono farci fare, le nostre emozioni e le nostre idee. E non dico nulla dell'orrida lampada ad acqua anni settanta.
“Sì, mi rendo conto”, provò a dire, “ma se non ci conoscevi nessuno, uno valeva l'altro e...”
“un cazzo!”, urlai, puntando con orgoglio il dito verso quello che mi sembrava un fantasma e che forse era solo un lampadario, “uno non vale mai l'altro. Si sa. E poi uno che conoscevo c'era, e si chiamava Emiliano, e era venuto all'asilo con me. Cioè, non che ci frequentassimo o si andasse a farci una birra o cose così, ma insomma lo conoscevo. E invece lui s'era messo accanto a uno che poi a metà anno si trasferì a Milano, o in qualche altro posto da merde. E anche dopo, si mise accanto a un altro che si chiamava DeChirico Massimo – e bada che quello il suo nome lo pronunciava così, sempre: cognome, calcando sulle maiuscole, e nome – e che avrà avuto un anno più di noi e c'aveva la barba sul collo! E poi a me mi piaceva la Giada, e quella stette accanto tutti e cinque gli anni al Lorello, che era uno che nella vita, poi, avrà fatto al massimo il procacciatore monomandatario d'agenzia o qualche altra stronzata così. E io, tutti e cinque gli anni con questo accanto, e ogni volta che mia nonna veniva a prendermi all'uscita mi diceva, al riguardo: occhill'è'qqui'bbambino chepare una bambina?, e io dovevo dire, ogni volta, è il mio compagno di banco, nonna. E tutto perché ci facevano uscire mano nella mano col proprio compagno di banco. E poco più indietro c'era la Giada col Lorello, capisci?”
Lui si appoggiò allo schienale del divano, alzando gli occhi al cielo. Si potrebbe anche dire che sbuffò, non fosse che cercava di nasconderlo (quindi non sarebbe giusto dirlo; non voleva si notasse).
Proseguii:
“e io oggi, con la mia mezza giornata libera, che tra l'altro son costretto a buttar via con le commissioni che mi restano indietro, tipo cercare una zeppa adesiva fermaporta o far la fila per pagare il canone bollato di 'sta minchia, giro l'angolo e lo vedo, lì, che pare il padrone del mondo e delle sue province. E bada che era lui.
E allora... proprio allora capisci... oh sì, lo capisci veramente... capisci in tutto e per tutto, nella sua globalità, per intero, cazzo, che la vita fa veramente schifo, e t'ha sempre preso per il culo!”
Silenzio. Tutt'intorno, orrido gusto in fatto d'arredamento. O solo io che vedevo come Hunter Thompson o il suo avvocato dopo un qualche trip d'acido.
“Ti capisco”, fece lui.
“Mi capisci?”
“Sì, ti capisco...”
“no, invece. No. tu non capisci. Nessuno capisce. Nessuno può capirla 'sta roba”.
Davvero. Non poteva certo capire. Fissavo il vuoto, amaro.
“Sì, ti capisco invece. Qualche giorno fa, mentre andavo a lavoro c'era questa trasmissione sugli italiani che hanno fatto il botto all'estero. Merda vera, roba da cambiar canale all'istante. Solo che, visto che stavo mangiando un mandarino, e dico che avevo appena intaccato la buccia coi denti mentre guidavo e cercavo di scalare in seconda e girare alla rotonda, non potevo far altro che stare a sentire. Tutta una serie di italo-americani o di gente che ha fatto questo e quello, e qui facevano la fame. Da Ivo Monta a Concettina qualcos'altro, sai. Poi il conduttore dice: e ora questo bel pezzo, che lo canta Al Green, sentite che roba. Il pezzo parte, ed era una vecchia hit dei Texas. Te li ricordi i Texas? Cazzo, i Texas. Solo che Al Green l'aveva cantato circa vent'anni prima, il pezzo. E io ho sempre pensato che fosse dei Texas. I Texas... c'avevano quella cantante che era pure carina, I Texax scassano proprio il cazzo. Di brutto, no? E invece... aspetta, come si chiamava il pezzo?”
Conoscevo quella storia. Era sempre la stessa, anche se lui la raccontava come fosse una novità, scuotendo la testa e quant'altro. Dissi:
“si chiamava I'm so tired of being alone. È sempre la solita stronzata. L'ha cantata Al Green nel '57, e i Texas oggi o qualche anno fa, cazzo. Ma non hai mai aneddoti nuovi, per aiutarmi, Cristo santo?”
Rimase in silenzio, come mortificato che non capissi le implicazioni profonde della cosa. A scusarmi, alzai le mani, i palmi verso di lui. Cantilenai:
“Ok, ammetto che anche a te la vita ti ha preso per il culo, ok! Adesso andiamo. Devo rientrare a lavorare”
"Già", fece lui, mesto e compunto.
“Merda, sì”, feci io, “a lavorare. Quello stronzo, lì, con la sua BMW parcheggiata di traverso, ci sarà  mai andato, a lavorare?”
Proprio, sì: il mondo era tutt'altro che un bel posto.

dicembre 23, 2008

C'ho sempre messo tanto ad addormentarmi. E quando resto lì, nel buio, magari stanco, magari in attesa di un sonno che non arriva, penso. Sento che penso, e non lo faccio di proposito, e anzi forse è proprio per questo che non mi addormento. Alla fine il sonno arriva, ogni volta, ma in quel tempo che lo precede non riesco a smettere di pensare. Un pensare continuo e battente come la pioggia, un pensare che va in mille direzioni – da un filo più o meno logico ne nascono altri due; dai due, dieci: e il punto x da cui sei tuo malgrado partito si ritrova ad essere un punto y qualunque, lontanissimo e magari correlato al primo solo in virtù di chissà quale associazione di idee che ormai ti sei perso, lì da solo, nel buio.
Quando capita, è come se mi sentissi veramente migliore e più ricco come persona, ed ogni idea mi pare buona. Non che lo sia veramente, no; perché è davvero qualsiasi idea che pare buona. E quindi non è possibile che lo sia, è chiaro. Chissà: forse se mi alzassi e la scrivessi – me lo dico ogni volta – il giorno dopo uno potrebbe lavorarci. E lavorare su qualcosa di scritto, è senz'altro un'altra cosa dal ripensarci in seguito, con la luce del sole che ti fa vedere in trasparenza quel che ti resta di ciò che hai pensato invece di addormentarsi subito, come spegnere un interruttore (a me sembra impossibile, ma tanti ci riescono). Solitamente la luce del sole è impietosa (veritiera?), e tutte quante mi appaiono per quel che sono: stronzate, come questa. Come un po' buona parte della mia vita, che è come se si svolgesse – e questa più che una stronzata è un dato di fatto – ineffabilmente legata, beffarda, a una scelta che ho fatto molti anni fa, e che continua a condizionare tutto quanto. E forse non è nemmeno giusto. Non è giusto che andasse così ma, a conti fatti, ad alcune cose ho rinunciato io, più o meno consapevolmente (non che vedessi altre vie, al momento; né pensavo che il tutto prendesse, in seguito, sinistre dimensioni circolari), ed è giusto – penso – che la vita ti punisca, anche.
Che altro dire? Mi resta il pensare nel buio, alla fine. Non mi porta da nessuna parte, né credo sian pensieri molto profondi o colti, no. Ma mi resta solo quello.
E una moglie, bella, che vorrei essere in grado di ascoltare meglio, mentre respira e dorme, nel buio, (son cose che si dovrebbe essere in grado di apprezzare, queste...) per dirmi che qualche anello che non teneva c'era, alla fin fine. E io ci son passato, e di là ho trovato lei.
Questo, alla faccia della vita, delle punizioni e della resistenza delle cose.

novembre 12, 2008

ITALIA: BELLE FACCE, BELLA GENTE. IN ITALIA SI STA BENE.
PER UN PRESIDENTE OPERAJO


"
Basta con questa tv che mi dileggia solo. Anche lì c'è la mano dell'opposizione. La verità è che la sinistra vuole quattro anni e mezzo di campagna elettorale. Polemizzano solo, soffiano sulla protesta. Lo stanno facendo pure con l'Alitalia. Mi insultano infischiandosene degli interessi del Paese". Silvio Berlusconi si sfoga. Punta l'indice contro il centrosinistra. Reo di provocare un clima di ostilità nei suoi confronti . Ma se la prende soprattutto con i giornali e le televisioni. Che, a suo giudizio, si esercitano in un "continuo e insopportabile dileggio". Su tutti i canali, in prima serata, ogni giorno.

Il Cavaliere ha appena incontrato il presidente brasiliano Lula ("Una persona simpaticissima") e per allentare un po' la tensione del vertice ufficiale - dopo già essersi
presentato all'incontro con tutti i giocatori milanisti del Brasile seduti in prima fila. da Kakà a Pato, dalla star Ronaldinho all'ormai dimenticato Dida, da Emerson al direttore tecnico Leonardo ("Ho fatto questa sorpresa a Lula perchè lui sa tutto di calcio", ha detto il premier) - invece di tornare a Via del Plebiscito, fa fermare la macchina a Corso Vittorio. All'angolo con Piazza del Gesù e a pochi passi da Palazzo Grazioli. Si infila in un negozietto di bigiotteria. Spille, anelli, ciondoli, collanine. Colori sgargianti, tutto rigorosamente in plastica. "Sapete - spiega cogliendo i dubbi dell'interlocutore - io ricevo tante scolaresche, tanti bambini e quando li saluto regalo a ciascuno di loro una cosetta. Roba di pochi euro...". La scorta aspetta fuori. Nessun curioso fa capolino. E lui, tra uno scaffale e l'altro, si trasforma in un fiume in piena. Liquida la Bicamerale proposta da Fini e D'Alema. Poi parla della "crisi economica che rischia di peggiorare", dell'"inaccettabile ricatto" dei piloti Alitalia, del "Pallone d'oro" Kakà che presto scenderà in politica, di Obama che dovrà imprimere "subito una svolta come ho fatto io a Napoli, altrimenti il consenso si perde in un momento".

Ma soprattutto, appunto, punta l'indice contro il Pd. E contro quel sistema della comunicazione che "non va". Lo stallo sulla Rai è il suo obiettivo. Da settimane sottolinea con la matita rossa il "disfattismo televisivo". In questa fase, quindi, i nuovi vertici di Viale Mazzini stanno diventando una priorità. Le tv "mi dileggiano" e "la presa per il c... sta diventando un'abitudine insopportabile". La colpa è della sinistra che "soffia sempre e comunque sul fuoco delle polemiche". Niente a che vedere con il socialista Lula: "Lui è una persona simpaticissima. Lo conosco dal 2002, ci siamo visti in tanti vertici internazionali. E' davvero una persona capace, un vero amico".


Obama sarà in grado di affrontare i tanti problemi che stanno vivendo gli Usa?
"E' una persona valida. Qualcuno sostiene che è solo il prodotto di una campagna pubblicitaria. Non è assolutamente vero. Farà grandissime cose. Certo, gli è caduta addosso una fase difficilissima. Anzi, la crisi lì sta anche peggiorando. Deve imprimere subito una svolta come ho fatto io a Napoli e quasi sull'Alitalia. Altrimenti il consenso si perde in un momento. Ma là la situazione è diversa".

In che senso?

"Avete visto il discorso di McCain? Da noi invece la sinistra vuole quattro anni e mezzo di campagna elettorale. Polemizzano solo, soffiano sulla protesta e se ne infischiano degli interessi del Paese. Attaccano sempre il presidente del consiglio senza tenere conto dell'Italia".

Eppure c'è chi, come Fini e D'Alema, propone la Bicamerale per le riforme insistendo sul dialogo.

"Non c'entro nulla, è una cosa loro. Io mi occupo delle relazioni internazionali e della crisi economica. Di cose importanti". Si passa tra una mano e l'altra un piccolo monile e poi riattacca: "Chi pensate, ad esempio, che stia soffiando su Alitalia? Sempre loro, la sinistra".

La Cgil, però, ha firmato l'accordo.

"Lo fanno nonostante la firma della Cgil".

Ma come pensate di risolvere questa vertenza?

"Quello di questi giorni è un atteggiamento irresponsabile, inaccettabile. Noi di certo non ci piegheremo ai ricatti. Alla fine, la Cai dovrà andare avanti facendo le assunzioni individuali. A sinistra, insomma, stanno sbagliando tutto".

Ammetterà che in Trentino hanno vinto?
"Era prevedibile. Ma se vedete i dati assoluti hanno perso voti. Io poi non mi sono impegnato, ho dato una sola intervista. In Abruzzo invece ci andrò, almeno 3-4 volte e vedrete che la musica sarà diversa. Ma c'è un'altra cosa che davvero non riesco a digerire".

Ossia?

"Quello che non sopporto più è il continuo dileggio sulle televisioni e sui giornali".

A cosa si riferisce in particolare?

"In tv, ogni giorno, su tutti i canali, in prima serata mi prendono per il c.... Questa abitudine sta diventando insopportabile. Deve finire". Ricomincia a scegliere le collanine e saluta. Poi torna indietro. Giusto il tempo di raccontare cosa è successo tra Lula e i calciatori brasiliani del Milan: "E' stato contentissimo di incontrarli. Vorrebbe portare in politica Leonardo. Che è davvero una persona intelligente e che ha a cuore la sorte dei bambini. Ma Lula mi ha detto che in futuro anche Kakà potrà essere interessato alla politica".

novembre 05, 2008

ottobre 30, 2008

(avviso completamente scritto in majuscolo, a sottolinear l'importanza dell'evento/annuncio/novella e - soprattutto - ad alimentare un po' di sana cafonaggine. Siam pvr sempre in Italia...)

DOPO PÈRIPLÎ (?) INFINITI, PERIGLI ET SORDIDI INTRECCI, MYSTERI D'ALTRI TEMPI, MINACCE & TORMENTI, SCHIANTI E FISCHI DI GOLA (?), ALFIN – SOTTO L'EGÌDA (DIREBBE L'ISTRUITO MINISTRO MARIASTELLA GELMINI) DEL GRANDE CARRO, PICCOLO CARRO, E DELLE STELLE TUTTE, NONCHÉ (& SOPRATTUTTO) DI 'STA CIPPA DI CAZZO – SON LIETO (O ANCHE TEPIDAMENTE GAIO) D'INFORMAR VOI TUTTI (STRONZONI) CHE CIÒ


copertina

ESISTE. (boia, deh) 

ANCHE SU IBS, SÌ.
TROVATE IL LINK ANCHE QUI ACCANTO, CLICCANDO SULL'IMMAGINE DELLA GARRULA COPERTINA. ANZI, CHI VUOLE CI LASCI UN COMMENTO, LÌ, (NO QUI, LÌ) COSÌ IO M'ARRICCHISCO, PROSPERO & GOZZOVIGLIO. E TUTTO ALLA FACCIACCIA VOSTRA, E SOL PERCHÉ HO SCRITTO UN BEL (?) LIBRINO-SEGA, PIENO DI CAZZATE E INUTILEZZE VARIE ET EVENTUALI.
E NON SOLO, GIACCHÉ SE IL CASO M'ASSISTE, VE NE CAERÒ PURE UN ALTRO, ANCHE PEGGIORE. 
Cazzo, se son pubblicitario...

ottobre 28, 2008

ANCORA, NEL LIQUOROSO MONDO DEI PROFESSIONISTI DEL TURISMO


...f) Nell'abusato mondo dei professionisti del turismo si alimenta una complicità assolutamente fuori luogo, con pacche sulle spalle et altre amenità forzate;
g) Nell'ineffabile mondo dei professionisti del turismo si parla un inglese con arbitrarie decurtazioni alle regole grammaticali, un tedesco d'emergenza, un francese rimediato. Qualcuno parla magari anche lo spagnolo, sempre con le stesse modalità. Col computer si ha una familiarità conflittuale, quando c'è. Solitamente  - come in ogni altro mondo del lavoro - ciò è inversamente proporzionale al grado e alle mansioni che uno ricopre;
f) Nel tedioso mondo dei professionisti del turismo gli errori grammaticali in genere ed ortografici in particolare sono una simpatica costante. Tale punto non è necessariamente inversamente proporzionale al grado e alle mansioni: semplicemente, è una costante fissa ed invariabile;
g) Nel rutilante mondo dei professionisti del turismo tutto quanto sopra pare un'occasione di gran festa, l'unico e il solo divertimento e, in definitiva, il massimo della vita, giacché capita certo che, nel vorace mondo dei professionisti del turismo - come in ogni altro mondo lavorativo - il soggetto sia portato ad essere assorbito ed annullato completamente, portando quindi avanti amicizie/amori/intrallazzi/occasioni d'ogni tipo solo all'interno di tal mondo. Non avrai altro dio al di fuori di me. Ciò parzialmente spiega altresì come mai capiti piuttosto spesso - nel vorticoso mondo dei professionisti del turismo, come in ogni altro mondo del lavoro - che ad una giovane e bella signorina s'accompagni il più vecchio direttore d'agenzia/titolare/capo;

ottobre 27, 2008

BREVI QUANTO SPARSE ANNOTAZIONI DAL VERSICOLORE MONDO DEI FVLGIDI PROFESSIONISTI DEL TURISMO

a) Nel variopinto mondo dei professionisti del turismo fumano in molti, quasi tutti;
b) Nell'ilare mondo dei professionisti del turismo tutti fremono d'un immotivato quanto inutile entusiasmo, allorché s'incontrano e s'abbracciano e si baciano;
c) Nell'inopinato mondo dei professionisti del turismo si deve assolutamente, per forza, guai se non succede, andare tutti quanti a cena insieme, la sera, e far assai casino seduti a fianco a gente che non conosci e che racconta barzellette sconce e ride soddisfatta;
d) Nello sciagurato mondo dei professionisti del turismo nessuno vuole andare a letto, e ci si deve scatenare, sempre ritagliandosi pause sigaretta, foss'anche notte fonda, tipo le due o le tre. Si mangia bene perché si conosce i posti, e si conosce il mondo;
e) Nel ponderoso mondo dei professionisti del turismo l'unico momento bello è stato quando venivo via, e mi son trovato completamente solo alla stazione (ero venuto via un'oretta buona prima che arrivasse il treno). Mi son messo le cuffie e acceso il lettore mp3. Avevo - in culo a tutti loro - Steve Kuhn, Oceans in the sky. Ho chiuso gli occhi, rovesciato la testa all'indetro sulla panchina e allungato le gambe sopra il trolley. Tutto quanto pareva una meraviglia. Poi ho cominciato a sentire il solito odore. Ho riaperto gli occhi e visto due persone accanto a me. Avevano appena acceso le loro sigarette. L'incanto se n'è andato com'era venuto - soltanto, più facilmente;

...

settembre 17, 2008


Il lavoro mangia gli stronzi, o Shakespeare moderno


all the world's crap and all the men and women merely bull-shit
(tutto il mondo è una merda e gli uomini e le donne nient'altro che stronzi)

visto? Son vivo. Toh.
Son vivo, son vivo.
Chi cazzo se ne frega, se son vivo?
Son vivo? 

Però tornerò. Non sono un impiegato, e se anche i direttori d'albergo sbagliano gli accenti, cazzi loro. Idem per le -h, la sintassi ed il buon gusto.