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aprile 06, 2007

NATALE (in realtà pasqua e pasquetta, magari anche pasquina) È IMMANE, E QUINDI UN BEL REGALO NON VE LO TOGLIE NEANCHE IL PANICCHI (quello che toglie le mvlte, al solerte comando de’ Wiligi Uvbany di Cairo Montenotte, prov. di Robin).

TOH, VAI, SCARTATE IL PACCHETTO, GRUFOLANDO ALACRÎ COME DE’ MAJALÎ: SON I RECORD-DI-PALESTRA™, COSA NÒVA E LUCCICANTE, TUTTA PER VOI STRONZONI CHE NON SAPETE UN CAZZO DELLA VITA (e poco anche de’ fianchi - ahahahah)
Il soggetto di oggi è: NESTA PANZONE®


Nesta Panzone® è personaggio molestissimo e tutt’affatto niente schivo, specie e soprattutto con color le quali si trovano ad aver altro dal Pyngone; desse compiangerei assai – le tapine – considerando e assommando lor condizione al loco, non foss’io sì livoroso e bïeco, e tutte quante le mie lagrime l’abbia ampïamente versate allorquando Lycia pianta Satomi per Mirko. Ma di ciò, a suo teNpo, o anche no. Nel frattempo.
Nel frattempo, Nesta Panzone® ha il deretano molto basso e molto largo, la maglietta tirata sulle trippe, le gambone cicciute giacché gioca a pallone, ma a lui invece dei muscoli gli si sviluppano l’epa & l’adipe, ed adotta tosto questa strategia: un motto ciascuna. Laddove c’è femina, mulier, phya, c’è Nesta Panzone®, il quale tenterà l’esordio cor uno scoprir di denti amichevole, un verbo in guisa di funzione fàtica, una faccia che attenderebbe alla simpatia d’un sotto-sforzo-oioi-non-ce-la-faccio-e-sbuffo, ma che in realtà sommuove al vytuperio silenzioso e alla compassione donnesca.
Da uno a dieci puzza otto, otto virgola cinque.
Più che tutto, Nesta Panzone® c’ha i capelli untissimi e lunghetty, frutto susseguente al suo costume d’accompagnarsi sovente cor un malfido nano strepitante di lui più bello et piacente, il quale va blandendolo, mentre questi macina decametri virtuali sulla cyclette od altrove, con la storia che lui è pienamente simigliante a Nesta. Urlarglielo debbe forte, a guisa di checca agitatissima, imperocché tutti l’abbiano ad udire.

“U-gu-ale! GRANDE! UGUALE!!! SEMBRI NESTA! SEI NESTA! GRA-NDE!!!”
E poi dà la stura alla manfrina, tipo:
“Sandro?!”
(Nesta Panzone® non si chiama Sandro)
“VEDI? Vedi che ti sei girato? SEI LUI! GRRRANDE SANDRO NESTA!”1 
Et illo benpensò di seguire il malconsiglio, lasciando ch’allungasser le tricotiche appendici, e vezzosamente pettinandosi tutte le mattine cor un Sarago. Così sarebbe parso ancor di più l’orrido Nesta, e ciò sarebbegli stato certo fortezza & guarentigia colle phyae, presso le quali sarebbe tornato ad approcciarsi tosto. A tutt’oggi è lì che s’agita e briga e prova. Immaginando, sbava.
E questa è la storia di Nesta Panzone®, che Caina certo attende chi a vita lo mise e in giro lo mandò.

______________
1 Una scena veramente pessima e desolata in sommo grado, che solo il Mangiafagioli dell’Annibale Carracci saprebbe eguagliare. Forse qualche Brugel. Poi, non so.

aprile 03, 2007

Adornata di pezzòle colorate e drappi legati per tutto il corpo, gonfia e trasudante di quella cultura con la 'C' e magari anche la 'U' maiuscole, la nota artista totale Eolia Buccianty ci riceve con pose affettatissime e teatrali, volutamente malcelando lo sdegno e il sussiego che – di fronte a cotanto personaggio – certo tutti ci meriteremmo. Non ci offre nemmeno un teino da surgare, laddove lei si presenta con un pretenziosissimo Samovar fumante e una altrettanto esosissima coppa di porcellana armena decorata in oro. Miscela di tè nero Bancha e tè bianco Yin Zhen, il tutto arricchito da petali di rosa canina e cardamomo. Se lo versa e se lo beve. Ma vaffanculo. E comunque.
E comunque è coreografa, lei; che lo si sappia in giro. Ha vinto concorsi in tutta Europa, e uno anche in tutto il mondo. E poi magari è anche pittrice e scultrice, a giudicare dalla sequenza di "cose esteticamente significative" – come le chiama lei – di cui si è circondata nel "
lounge" – sempre come lo chiama lei. Qui ho davanti – m’informa – Rapsodia del riflusso dell’esistere, n. 769/b, riguardo a cui è meglio se taccio perché comunque, per "ARTE SOMMA & SUPREMA – ANCHE A RATE AL 3%", siamo qui per intervistare la signora Eolia Buccianty detta Boria dagli amici (avendone), in versione Danzatrice Aulica e Mystica. Comunque, era uno sbrodolo infelice e pieno di sé. Vai, l'ho detto. E dunque. 

E dunque parliamo del suo ultimo lavoro, la coreografia-movimentazione dello spazio I rimasti. Rimasti dove, prima di tutto? Guardi, non mi faccia perdere tempo: io percepisco danza in potenziale in quasi tutto quello che mi circonda.
Io son tra le cose che la circondano, al momento. Percepisce danza anche in me? Anche se tiro su col naso o mi gratto il culo?
Percepisco danza in potenziale in quasi tutto quello che mi circonda, ma alcune nature, situazioni, immagini od eventi risuonano con più forza.
Capisco. Quindi io non risuono, suppongo. Né come natura, situazione, immagine od evento. Della cosa me ne incoglie assai. Davvero. Ma allora: cosa ha colpito il suo immaginario, per lo spettacolo I resti, o come si chiama, lì?
I Rimasti. La visione dell’opera del pointilliste sloveno Ankel Fruskel Il natale dei rimasti datata 1909, ha trov…
Cazzo, ma sa che Ankel Fruskel pare una marca di cerali per colazione? È un nome fantastico, Ankel Fruskel. Dica la verità: se l’è inventato lei? Deve ridere tutto il giorno, uno con un nome così. Tipo Arlo Pear, se lo ricorda? Arlo Pear. Ahahahah, che cosa fantastica, Arlo Pear. S'intitolava Un folle trasloco, mi pare. Ahahahahahah. Rida un po’; su, fa bene alla pelle… dicevo. La visione dell’opera del pointilliste sloveno Ankel Fruskel Il natale dei rimasti datata 1909, ha trovato dentro di me una cassa di risonanza, una corrispondenza del sentire e del desiderio del rendere visibile.
Ok non ride, lei. Rendere visibile. In senso assoluto. Bella roba, sì. E cosa intende per cassa di risonanza? È come quando uno beve la Coca-Cola e poi rutta sporgendo e tirando il petto in fuori per far rimbombare di più il rutto? Sa che in redazione abbiamo un grafico bravissimo nel far queste…
la scena ritrae lo stanzone di un ricovero per derelitti nel giorno di Natale. La stanza è quasi completamente vuota ad eccezione di sei figure, I Rimasti, confusi, rassegnati, abbandonati, immersi e desolati nella malinconia, ma carichi di profonde tensioni emozionali.
Insomma, è un po’ come quella demente della Mazzantini quando scrisse e fece andare pei teatri d'Italia quel troïaio di Zorro, recitato ovviamente dal marito per dare un colpo al cerchio e uno alla botte. La tesi di fondo era: i vagabondi e i barboni sono un po’ allezziti sì, ma in realtà sono i più liberi e felici di tutti. Loro non lo sanno e preferirebbero dormire all'Hérmitage, ma fidatevi che è così: io son scrittrice, queste cose le capisco. Soprattutto, poi, c’hanno un fascino poetico che… No. Fruskel decompone la luce come percepita dal nostro sguardo e la trasporta sulla tela avvicinando tra di loro i diversi elementi cromatici che la compongono, dandoci così un’esperienza visiva e sensoriale che il nostro occhio non sarebbe in grado di cogliere. Così il nostro sguardo si insinua nell’immobilità di queste figure raccolte nella loro marcata solitudine e va a scomporre la staticità dell’immagine svelando che ogni personaggio è portatore di precisi cromatismi e come questi interagiscono per ricreare la costante.
Costante, punto? Quale costante? La Costante di Planck, forse, che dice sia una costante fisica il cui valore è equivalente alla quantità d'azione fondamentale ed ha le dimensioni di un'energia per un tempo rispetto al momento angolare? Sa per caso cosa cazzo vuol dire, che io l'ho letto stamani da qualche parte e non c'ho capito una beatissima mazza? Può aiutarmi, lei che è artystona? 

A questo punto vengo messo alla porta. Coll'ausylio del filippino Gailor, che (penso) m'insulta, e della coppia di Carlini (d'antico pedigree, che lo si sappia in giro) Carl-Gustav e Erica-Jong, i quali m'appiccicano anche un par di morsi sulle scarpe, mi ritrovo faccia a faccia con un bel portone di legno presumibilmente massello, senza che abbiamo nemmeno granché da dirci. Non m'hanno reso l'ombrello. Né m'è riuscito di fare il mio numero colle Lingue di Menelicche e gli occhiali Groucho Marx sul culo. Peccato perché sarebbe stato apprezzato. Tornerò a casa, anche se non è mezzanotte, e non piove. Tanto, succedeva già a Beckett. Sapete un cazzo, voi.

aprile 02, 2007

"Se il criterio dominante è l’opinione pubblica, è difficile dire «no». Se cade l’etica, dopo i Dico saranno legalizzati incesto e pedofilia. E magari poi la gente a tressette accuserà una napoletana a cuori anche quando non è vero. Badate: è peccato" 
Sulla scia del Principale, che ha invitato i gggiovani a non prendere mai tangenti ché Gesù preferisce così (gliel'ha confidato lui), il capo-vescovo appena nominato rilancia di mille: no a Dico, incesto e pedofilia; auspicate anche norme accessorie per la vita di tutti i giorni – la vita è sofferenza – tipo l’ora di cilicio nella pausa lavorativa, la lingua in giova nei giorni da dedicare al Signore e la sequenza di torture più in voga dai tempi della Santa Inquisizione (Stivaletto Spagnolo, Strappaseni, Pera, Culla di Giuda, etc.) per chi si ostina a sostenere qualcosa al di fuori della Chiesa.

“Quando si perde la concezione corretta autotrascendente della persona umana, non vi è più un criterio per valutare il bene e il male. Quando il criterio dominante è l’opinione pubblica o le maggioranze vestite di democrazia [???] – che possono diventare antidemocratiche o violente – allora è difficile dire dei «no». Perché quindi dire «no» a varie forme di convivenza stabile giuridicamente, di diritto pubblico, riconosciute e quindi creare figure alternative alla famiglia? Perché dire di no all’incesto, come in Inghilterra dove un fratello e sorella hanno figli, vivono insieme e si vogliono bene? [in realtà, il caso è avvenuto in Germania, ma è uguale]. Perchè dire di no al partito dei pedofili in Olanda se ci sono due libertà che si incontrano? Bisogna avere in mente queste aberrazioni secondo il senso comune e che sono già presenti almeno come germogli iniziali”


Monsignore, ma che cazzo dice???

marzo 30, 2007

Conferenza Episcopale Italiana (CEI). I vescovi tuonano:
No alle unioni di fatto. No ai gay. No a Totti unica punta. No al miele sui formaggi: è peccato
Dopo faticoso quanto civilissimo consesso, e con il pieno sostegno della Santa Sede, lo stuolo di trentuno porporati, perfettamente rappresentati dall’ottimo e pugnace Bagnasco successor del Ruini, si è pronunciato – com’è anche giusto che sia, dato che tutto ci compete, tutto ci riguarda, tutto ci obbliga a dir la nostra. E dunque:

“Cattolici, obbedite. La legalizzazione delle unioni di fatto è inaccettabile sul piano di principio, pericolosa sul piano sociale ed educativo. I cristiani NON possono appellarsi al principio del pluralismo e dell’autonomia dei laici in politica, favorendo soluzioni che compromettano o attenuino la salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali per il bene della società. Il parlamentare cattolico ha quindi il DOVERE di esprimere il suo disaccordo e votare contro qualsiasi progetto di legge che possa dare un riconoscimento alle unioni gay. Indi per cui si rivela finalmente come assurda ed erronea sentenza, o piuttosto delirio, quella per la quale si debba ammettere e garantire a ciascuno la libertà di coscienza: errore velenosissimo, a cui apre il sentiero quella piena e smodata libertà di opinione che va sempre aumentando a danno della Chiesa e dello Stato. Allo stesso modo, pessima, né mai abbastanza esecrata ed aborrita sarà la libertà di stampa, libertà che taluni osano invocare e promuovere con tanto clamore, magari arrivando ad aggiungere che sia libero ciascun uomo di abbracciare e professare quella religione che, sulla scorta del lume della ragione, avrà reputato essere vera.
In questa stessa sede, ci preme ricordare inoltre quanto gravi ed erronee in massimo grado siano affermazioni quali che l’autorità civile possa interessarsi delle cose che riguardano la religione ed il governo spirituale, e che quindi possa giudicare delle istruzioni che i pastori della Chiesa sogliono dare per dirigere, conformemente al loro ufficio, le coscienze. Che la potestà ecclesiastica non debba esercitare la sua autorità senza licenza e consenso del governo civile. Che l’intero regolamento delle pubbliche scuole, nelle quali è istruita la gioventù dello Stato, possa e debba essere attribuito all’autorità civile; e talmente attribuito, che non si riconosca a nessun’altra autorità il diritto di intromettersi nella disciplina delle scuole, nella direzione degli studi, nella collazione dei gradi, nella scelta e nell’approvazione dei maestri. Che la Chiesa non abbia la piena potestà di definire dommaticamente che la religione da essa professata sia l’unica vera religione, finanche dello stato, escludendo tutti gli altri culti quali che si vogliano. Che la Chiesa non abbia connaturale e legittimo diritto di acquistare e di possedere, e che i sacri Ministri di essa nonché il Romano Pontefice debbano essere assolutamente esclusi da ogni cura e da ogni dominio di cose temporali (tant’è vero che nel 1929 ci fu riconosciuto un giusto risarcimento di 750 milioni di lire più titoli di Stato per un valore nominale di un miliardo di lire per i danni finanziari subiti dallo Stato pontificio in seguito alla fine del potere temporale).
Ricordando che ogni qualvolta il medesimo Romano Pontefice parla ex-cathedra – vale a dire quando nell’esercizio del Suo Ufficio di pastore e Maestro di tutti i cristiani, con la sua somma Apostolica Autorità dichiara che una dottrina concernente la fede o la vita morale dev’essere considerata vincolante da tutta la Chiesa; allora egli, in forza dell’assistenza divina conferitagli dal beato Pietro, possiede quella infallibilità della quale il divino Redentore volle munire la sua Chiesa nelle decisioni riguardanti la dottrina della fede e dei costumi; ricordando tutto ciò, invitiamo ognuno a votare per un partito che sia Democratico e Cristiano. E coi discorsi di Togliatti non si condisce la pastasciutta. Ricordatelo sempre, senza considerare che altrimenti ci resta il non-expedit.
Cattolici: obbedite”.

Signori: son tutte proposizioni vere ed effettivamente sostenute ed espresse da Santa Madre Chiesa, in momenti diversi. Chi si vuol divertire, le rintracci e le indichi. Ricordo inoltre che l’Indice dei Libri Proibiti ebbe termine nel 1966. E che Galileo è rimasto “colpevole di aver tenuto e creduto dottrina falsa e contraria alle Sacre e divine Scritture, ch’il Sole non si muova da oriente ad occidente, e che la Terra si muova e non sia centro del mondo”, fino ai giorni nostri. Il card. Bellarmino, comunque, è tutt'ora santo.
E una persona come il card. Carlo Maria Martini non è diventato papa, perché ci doveva toccare il pontificato di Nazinger, ad ideare, avallare e promuovere posizioni come le precedenti.

marzo 27, 2007

Ci ripensavo, alla prima volta che mi avevano aperto mondi nuovi. Prima ero semplicemente un Tagliatore-Uso-Taglierina-e-Stenditore, o un Operajo-Manovia, o un Cablatore. Anche Confezionatore Addetto allo Smaltimento Eccedenze, ero stato. Poi, me li avevano aperti. I mondi, dico: come un luogo comune qualsiasi, era stata una lampadina che si accendeva, una ventata di aria fresca. La vita nuova. Chi se lo aspettava che fosse così semplice? E non era nemmeno così immerso nell’oscurità, quel mondo. Uno pensa che sia chissà dove, perso dentro qualche tenebra lontana anni-luce dal senso comune, sprofondato in chissà quale malvagità. No. La vita nuova. C’era solo da fare un passo, e poi c’era tutta un’organizzazione. L’organizzazione giusta, una volta nella vita; gli Angeli di un Mondo Migliore, ci saremmo potuti definire. Perché ve lo potrei dire io cosa dovrebbe essere lontano anni-luce dal senso comune, altro che. Se il mondo fosse un posto fatto bene.
Niente droga; niente stronzate o altre cose eccessive. Avevo solo qualche arma, e andavo in giro a far fuori la gente che se lo meritava. Sì, lo so. La prima domanda che vi viene in mente adesso è: chi se lo meritava? Andiamo, gente, non fate gli ipocriti: quando lo vedete, lo capite tutti subito che il tale è uno stronzo, che il talaltro pure, eccetera eccetera. Noi facciamo solo quello che vorreste fare anche voi, e non venite a tirar fuori scuse. Lo sapete. Noialtri esseri umani ci abbiamo quella cosa che si chiama istinto. E sappiamo riconoscere le situazioni, come gli animali.
Con un po’ più di abilità saremmo anche arrivati ai piani più alti, prima o poi. Lì sì che ci sarebbe stato da divertirsi. Per adesso, e non era comunque poco, ci passavano per le mani ridicoli alienati convinti, manager, monomaniaci esaltati, donne-in-carriera, cose così.
E quindi ogni tanto ci ripenso, al momento in cui si spalancarono le porte. C’era questo tizio e un altro, che poi sarebbero diventati colleghi. Si dissero:
“Prova. Provaci, a nominare gli ABBA. Avanti, fallo. Salterà sempre fuori il demente che ti dice: «eh, gli ABBA hanno in mano tutta la discografia svedese». Sicuro come la merda. È come quando uno alza la cornetta; sei sicuro che dirà: «Pronto?». Così con gli ABBA. Tu sei lì che parli; nel discorso saltano fuori gli ABBA, e da qualche parte esce lo stronzo che dice che gli ABBA hanno in mano tutta la discografia svedese. E io lo sapevo che succedeva, poi”
“già… che, poi: cazzo vorrà mai dire, che hanno in mano tutta la discografia svedese?”
“Cosa poteva fare, un povero Cristo?”
“Vediamo… c’è un demente in meno a dire che gli ABBA hanno in mano tutta la discografia svedese?”
Non ci fu bisogno nemmeno di pensar granché. Al momento ero Confezionatore addetto a qualcosa – quello che dicevo poco prima. Mi dissero di affidarmi all’istinto, e provare. Sarebbe stato più facile di quel che credevo. C’era un tizio, lì, tra i Confezionatori o quel che era, che ogni tanto usciva con due bicchieri d’acqua pieni. Ricordo che gli avevo chiesto:
“dove vai?”
“Alla macchina, fuori. Ci ha cacato un uccello”.
Apriva la porta spingendo col culo, tenendo ben saldi fra le mani i due bicchieri di plastica pieni d’acqua.
Aveva comprato quella che in quelle zone si chiama la macchina-della-vita. L’aveva magnificata per mesi, al centro di capannelli di ammirati Confezionatori, Cablatori, Carrellisti Manovratori, programmando anche le strade da cui passare per farsi vedere meglio. I locali davanti ai quali parcheggiare in doppia fila. La figura che c’avrebbe fatto scendendo vestito in un certo modo e col contegno da Bella-Gente. 
L’avrebbe pagata a rate, ovvio.
E la lampadina si accese, le porte si spalancarono, l'aria nuova entrò.
E ci fu un altro demente in meno. Era stato facile; era stato sufficiente l'istinto, come avevano detto. Dopo, non ero più un Confezionatore di qualcosa, un Saldatore di ‘sta ceppa, o quel che era. Uno degli Angeli, e il lavoro mi definiva davvero, cazzo, cazzo, CAZZO.

marzo 23, 2007

Già: in Italia, oltre a Lapo Elkann e Berlusconi, c'abbiamo pure Briatore...

LONDRA - Quando due anni fa Flavio Briatore decise di aprire il suo "Atelier Billionaire Italian Couture" nel cuore di Londra, nello sciccosissimo quartiere di Fulham, sapeva bene che qualcuno avrebbe magari arricciato l’aristocratico naso per quelle sue creazioni di moda maschile dal gusto vagamente retrò e dai prezzi esorbitanti, e per quella sua boutique tutta specchi e boiserie, con le due enormi vetrate occupate dalla sua gigantografia e da quella del suo socio, il creativo designer Angelo Galasso. Troppo di tutto, per la compassata Londra, dove l’ostentazione fa subito volgare. Ma a Briatore è importato poco. Anzi, nulla. Da sempre abituato a fregarsene con classe dell’invidia altrui e a perseguire con tenacia gli obiettivi fissati, il manager ha prima addirittura raddoppiato, aprendo un angolo super esclusivo nel mitico Harrod’s, e poi si è lanciato alla conquista del mondo.
Il progetto è quello di aprire 25 negozi monomarca "Billionaire Italian Couture" nei prossimi due anni: ovviamente, in quella parte di globo dove ci sono i soldi, come il Giappone e la Russia (già aperte due boutique a Tokyo e a Mosca), mentre Los Angeles, Shangai e Dubai seguiranno fra poco. Già, perché tutti i pezzi della collezione sono roba per conti correnti multimilionari: chi, altrimenti, potrebbe acquistare le giacche in coccodrillo da 35 mila euro o quelle cinture che di euro ne costano quasi 800, per non parlare dei cappotti in visone da 38 mila euro? Del resto, per le loro creazioni Briatore e Galasso hanno voluto solo il meglio che, tradotto secondo i canoni dell’eleganza maschile come loro la concepiscono, significa abiti dal taglio sartoriale napoletano, scarpe realizzate a mano e in numero limitato, cinture dalle fibbie in argento e oro massiccio o le ormai stravendute (e imitatissime) babbucce in velluto con il logo della casa.
"Questo è il mercato che io conosco – ha spiegato Briatore in una recente intervista – e queste sono le persone che io conosco. Perché io sono ricco, semplicemente questo. E io so quello che vuole la gente".

Non a caso, lo chiamano Re Mida. 

E voi, come chiamereste Briatore et similia? 

marzo 22, 2007

IL SIGNOR SHOROWSKY PASTEGGIA A ORO PILLA®

Quando ti passa accanto capisci
subito
che quello era il Signor Shorowsky,
e di sicuro a casa –
se ce l’ha, una casa –
lui pasteggia a Oro Pilla®.
Acciughe,
e
banane per frutta.
Con la barba e i capelli grigi,
gli occhiali tondi e
maglioni di lanaccia;
probabilmente sudicio.
Tu
ti alzi tutte le
cazzo
di mattine,
e sei un
Ritorcitore Addetto Macchine-Ritorto e Abbinatrici;
uno che ha fatto il master
in
Marketing Strategico e Gestione del Prodotto. 
O magari
un Saldatore Polivalente Certificato,
probabilmente da questa cippa di cazzo.
E lui è il Signor Shorowsky,
e pasteggia a Oro Pilla®.
Vince lui.


(poesïola - sulla scia del sommo-poeta-romanziere Ligabue, che fa una cosa e ne pensa due, peccato sian cazzate entrambe - da presentarsi in occasione del XVRWDLII Concorso Internazionale di Poesia per Giovani & Idraulici "Colori per nuovi orizzonti - Città di Bovisio-Masciago", da recitarsi abbigliati in guisa di Gobbo-Di-Mattoni, col nome di Glauco Lampreda)

marzo 21, 2007

 PREMIO ITALIA CHE LAVORA - Segreteria generale 

Egregi signori,
la vostra Azienda ci è stata segnalata dai nostri corrispondenti tra quelle che nel corso dell’anno si sono maggiormente distinte nel proprio settore di attività.
Pertanto in riconoscimento dei meriti acquisiti, abbiamo l’onore di comunicare che siete stati prescelti dall’apposita Commissione Tecnica come una delle aziende selezionate per l’assegnazione del

PREMIO
PISTOIA CHE LAVORA
Uomini e Aziende del 2005
Questa distinzione, nata nel 1979, è destinata a incoraggiare la difficile opera degli uomini e delle aziende che sfidando le difficoltà e attraverso il proprio lavoro contribuiscono alla difesa della nostra economia e con essa la libertà dell’intero Paese.
Ogni azienda potrà avvalersi di questo prestigioso riconoscimento per distinguersi verso un pubblico più vasto, con evidenti positivi risultati sull’andamento delle vendite.
Il conferimento avverrà nel corso di una grande cerimonia che costituirà il momento centrale di questa iniziativa, come da programma allegato.
Certi di averVi fatto cosa molto gradita, ci complimentiamo con Voi e porgiamo cordiali saluti.
Allegato #1: 

PROGRAMMA
Il piano delle promozioni particolari e pubblicitarie da realizzarsi in pieno accordo con tutte le Aziende partecipanti, è stato così programmato:

1)      consegna della medaglia e dell’attestato di benemerenza nel corso di una grande cerimonia che si terrà al Centro Congressi dello Tarpikon Hotel di Cerbotto sul Tego (GG), presenti personalità del mondo economico e rappresentanti della stampa. Madrina della manifestazione sarà Mariolina Cannuli, la popolare presentatrice televisiva. Omaggi floreali alle signore a nome dei premiati.
2)      Pubblicazione a cura della GodSigmat di una pagina interamente riservata alla vostra azienda, su Internet, nel sito ufficiale del Premio Italia che lavora www.godsigmatitalia.com. La vostra pagina resterà presente per 1 anno, e per chi non conosce ancora il grande potenziale di Internet, sarà l’occasione per provare la pubblicità sulla più grande rete di informazioni del mondo. Per chi invece ha già un suo sito su Internet, sarà questo un banner di straordinario prestigio, destinato a far invecchiare di colpo ogni altra iniziativa del settore.
3)      Alla cerimonia verrà consegnato un inserto a colori del giornale “Europaper” con la pagina centrale interamente dedicata ad ogni singola azienda, una novità assoluta per l’Italia. La copia verrà stampata su carta speciale ad altissima qualità, per consentirvi di riprodurla e inviarla ai vostri migliori clienti. Una pubblicità prestigiosa e di grande impatto, mirata ad informare le persone di specifico interesse per la vostra attività.
4)      Consegna di uno stock di 500 etichette adesive stampate in oro a caldo, per personalizzare corrispondenza e pubblicità e di una bozza esecutivariproducente il simbolo del Premio per carta intestata, biglietti da visita, depliants, ecc.
5)      La concessione gratuita a fare uso del marchio registrato e della motivazione del Premio per qualsiasi fine promozionale e pubblicitario, senza limite di tempo, solo dopo l’avvenuta consegna.
Per una verifica reciproca che ci consenta di eseguire l’impegnativo programma con la cura e la precisione necessarie, siamo a pregarVi di voler prendere contatto con la nostra sede entro e non oltre 10 giorni dal ricevimento della presente, per concordare le modalità di adesione. Comunicare con noi è facile:
Chiamateci.
Risponderà il Budello di Vs. Madre.
Quel Tegame.

Fermi restando a Vostra disposizione per ogni ulteriore notizia o chiarimento che riteneste necessari, Vi preghiamo di voler gradire i nostri migliori saluti.

marzo 20, 2007

SCHIVE MA OBIETTIVE DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE-CAVALIERE-UNTO-DA-SE-STESSO: “MAGGIORI ENTRATE? MERITO NOSTRO. RIPRESA ECONOMICA? IDEM. LA NAZIONALE DI RUGBY NON SFIGURA NEL SEI NAZIONI? MERITO MIO, CHE HO INSEGNATO DUE TRUCCHETTI AI GIOCATORI. AMELIA NON RIESCE MAI A RUBARE LA NUMERO-UNO A PAPERONE? INDOVINATE UN PO’ PERCHÉ?”

Sì, signori. Vi dicevano che c’era una ripresa, che il deficit e il debito pubblico stavano lentamente calando, che il PIL era lievemente aumentato. Ma non vi dicevano tutto. No. Perché in Italia c’è una vera e propria stampa di regime, un apparato fazioso e tenacemente accanito verso chi non è allineato, verso chi ha la sola colpa (colpa?) di riuscire meglio di chi quell’apparato dirige, comanda e indirizza. Un apparato messo in piedi a più livelli, coi compiti di colpire sistematicamente – spargendo odio e falsità – il nemico pubblico Numero Uno, alias il cav. Silvio Berlusconi. Sì, perché il merito di tutto ciò era solo ed esclusivamente suo, suo e del suo manipolo di valorosi.
“Maggiori entrate? Merito nostro. Noi abbiamo trovato un buco di 38.000 miliardi di debito, a loro abbiamo lasciato 37 miliardi di euro di maggiori entrate. E anche se la ripresa dell’economia esiste, è retta solo dall’export, che è notoriamente il mio maggior merito, da sempre. Ah, già che ci siamo, sappiate che è merito nostro anche l’abolizione dei costi fissi di ricarica sui telefoni cellulari, e la liberazione del giornalista comunista, lì in Talebània, anche se se c’era andato era giusto che ci rimanesse, io per me sto dimolto a casa mia. E volete sapere una cosa, in verità? Capitan America stava per chiudere i battenti, ed è merito mio se invece la serie continua. Ho parlato con l’autore, una brava persona che non è affetta, come i nostri artisti, da quella insopportabile sinistrofilia che avvelena il paese che, malgrado tutto, io amo. Perciò è stato ragionevole; perciò abbiamo potuto instaurare un dialogo”.
Poi, intervenuto al Workshop Massafiscaglia di Tresigallo, il Cavalier-Merda si è anche (giustamente) riconosciuto i meriti di questa primavera anticipata, aggiungendo che qualora dovesse passare quel “sopruso inaccettabile” che è il DDL Gentiloni, il Gruppo Mediaset dovrebbe rinunciare da un giorno all’altro a un terzo del fatturato – quel fatturato che era stata bravissima ad incrementare con progressione geometrica nei cinque annetti di governo, altro che riforma elettorale, ritardo del mezzogiorno o altri pseudo-problemi del paese – cosa che farebbe quindi dell’Italia “una sorta di non democrazia, perché costringerebbe i fondi di investimento americani a ritirare gli investimenti da tutto il Paese”. Non si sa bene perché (e il fatto che gli americani sono azionisti di Mediaset tipo al 65 per cento è una curiosa coincidenza) ma se l’ha detto vedrai c’ha ragione lui.
Ricordando di aver scoperto otto nuove specie di celenterati, durante il suo ultimo viaggio di lavoro in un atollo della Guinea Francese, il Presidente-Operajo ha aggiunto che “l’esecutivo è già morto, ma fa ancora molti danni. Fra poco ci sarà il funerale, sotto forma di elezioni”, trovando quindi il modo di parlare anche di legge elettorale, che si può “cambiare in pochi giorni, mettendo uno sbarramento al 5% per eliminare lo sconcio della presenza di 22 partiti in Parlamento. Siamo ridicoli agli occhi internazionali”. Sul fatto che comunque ha avuto cinque anni per cambiarla, o che comunque gli occhi internazionali ci giudicano sulla base di una legge che ha fatto lui, con l’ausilio del suo amico Bonzo Celtico, non ha commentato, preferendo passare alla consueta spassosissima barzelletta, per meglio illustrare un concetto. (Divertirsi imparando – lo diceva anche il Tasso, prima d’impazzire ed esser rinchiuso a S.Anna. Estensi del cazzo):
“c’è uno che chiede all’amico «come va?». E l’altro: «bene, ho una cameriera cubana che alla mattina si presenta in baby-doll, mi fa uno zabaione e io lo mangio e me la faccio. A pranzo mi prepara il pesce con la verdura e io lo mangio e me la faccio. A cena, mi prepara la macedonia, io la mangio e me la faccio». E l’altro: «ma da quando hai iniziato questa vita?». «Da domani»”.
Qual era il concetto? Le donne vanno trombate, ma solo dopo che hanno cucinato e pulito? Il comunismo si risolve a suon di natta, specie con queste morte di fame di Cuba, a mostrar loro la superiorità dell’uomo bianco e capitalista? Sì, cioè no; la morale era: “anche noi aspettiamo le elezioni, cosicché da domani si possa stare meglio”.


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