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febbraio 09, 2006

(Fonte: Repubblica, autore: G.P. Serino)
Ruolo della tv, ridimensionamento del pubblico, yuppismo - Nel testo distribuito ai manager le fondamenta ideologiche di Forza Italia 1991, in un libretto top secret  l'Italia sognata da Fininvest 

MILANO - Un documento esclusivo: Le sfide per affrontare il cambiamento, è un libro sino ad oggi rimasto top secret, stampato in pochissime copie dall'ufficio relazioni interne Fininvest, e destinato unicamente ai massimi dirigenti del gruppo, che dimostra come Silvio Berlusconi non sia sceso in campo nel gennaio 1994, come ha sempre dichiarato, ma dal 1991. Un progetto, quello di Forza Italia, che conferma lo stretto legame tra il premier e le sue aziende.

L'accusa di aver creato un "partito azienda", che il Cavaliere ha sempre respinto, trova conferme nelle pagine di questo pamphlet. Il libro raccoglie "un programma", come si legge nel primo capitolo, "iniziato nel 1991 attraverso incontri con personaggi come il generale Carl Jean, Francesco Alberoni, Gianni Baget Bozzo, Giuliano Urbani". Si tratta di analisi che lasciano molto poco spazio alle interpretazioni.

Baget Bozzo, ad esempio, nel suo intervento (titolo "Il ritorno della morale") scrive: "Oggi l'uomo vive in un mondo fatto di tele-immagini e la conoscenza umana ne è arricchita, perché il più comune degli uomini posto davanti a un televisore è posto dinanzi ad un reale che, anche se interpretato, costituisce una verità obiettiva. Il vedere la televisione è il più comunicativo degli atti, è l'esperienza che rende tutti uguali, mentre l'udire richiede tutt'altra attenzione ed elaborazione, una caratteristica propria dell'intellettuale". Sarà per questo che da anni ci troviamo il premier su ogni canale? "Il mondo diventa - rincara Baget Bozzo - quello che noi vediamo in tv. Noi viviamo la storia contemporanea in visione diretta, la realtà e l'interpretazione insieme".

A rincarare la dose il generale Jean, esperto di strategie militari, che in un altro capitolo sottolinea: "La televisione e la comunicazione di massa diventano i mezzi per influire non solo, come capitava un tempo, sulla volontà dell'avversario, ma anche sul livello di consenso dell'opinione pubblica, che nell'attuale mondo della comunicazione globale in tempo reale sta acquisendo, da un punto di vista politico-strategico, un'importanza quasi simile alla forza militare".

Giacomo Vaciago, docente di politica economica all'Università Cattolica di Milano (che in seguito diventerà sindaco del centrosinistra a Piacenza), anticipa di 15 anni i disegni di legge del "Buon Governo": "Il nostro scopo è privatizzare e ridimensionare la presenza pubblica nei momenti sia di produzione che di regolamentazione. I fondi pensioni prenderanno il posto dell'Inps e del Trattamento di Fine Rapporto e una parte significativa della Sanità sarà gestita individualmente dal consumatore". In sintesi: se ti ricoverano in ospedale non sei più un paziente, ma un acquirente.

Per quanto riguarda la politica estera già in Fininvest-Forza Italia le idee le avevano ben chiare. Sempre Jean scrive: "Attraverso strumenti affinati di geo-economia il mondo industrializzato riesce ad avere i vantaggi delle ex colonie senza occuparne i territori: attraverso manovre economiche, finanziarie, alimentari e influenzamenti politici dell'informazione". Urbani, invece, nel capitolo "Interpretazioni e tendenza degli scenari", si lascia sfuggire che "qualsiasi sistema politico sta i piedi se supera una soglia di legittimità, anche una dittatura ha bisogno di una sua legittimità".

A impreziosire "Le sfide per affrontare il cambiamento" una serie di vignette che sintetizzano, al meglio, gli interventi dei relatori. Fin dalla copertina: una sorta di ibrido, un uomo con il volto alla Ridge di Beautiful e il corpo di scimmia tiene sotto il proprio pugno il mondo. Sotto, ben evidente, in giallo fosforescente, il marchio Fininvest.

Nell'introduzione, affidata a Roberto Spingardi, allora direttore centrale Relazione interne/esterne di quelle prime convention, il titolo è chiaro: "La nostra sfida: coniugare competenza, apprendimento ed entusiasmo". Nulla di anomalo se non fosse per il disegno che occupa mezza pagina: uno "yes-men", giacca e cravatta aziendale d'ordinanza, si insedia nel suo nuovo ufficio. Una libreria (che ricorda quella alle spalle di Berlusconi nei suoi collegamenti televisivi da Arcore), ma soprattutto televisori, decoder, computer, palmari, portatili. Non a caso non è un ufficio comune, ma come si legge in una targhetta in alto è il futuro degli uffici, il Signor Ufficio: è l'"Aula di apprendimento continuo".

Ad illustrare gli scritti di Jean, l'immagine forse più significativa delle "Sfide per affrontare il cambiamento": soldati lanciati all'attacco da un generale con elmetto griffato Fininvest. L'assalto alla politica, era il 1991, era ai suoi inizi, ma gli scopi sintetizzati alla perfezione dal fumetto. E anche dalla chiusura di Spingardi: "Noi tutti dobbiamo contribuire al successo dell'azienda Fininvest e possiamo farlo quanto più riusciremo a creare i presupposti perché ciò avvenga. Il mantenimento delle motivazioni e dell'impegno al risultato, la costruzione di un clima di consenso, sono responsabilità che non solo dobbiamo accettare, ma in cui credere per costruire il nostro domani". Forza Italia?

febbraio 07, 2006

E dopo Firenze, Modena! Forum Monzani, davanti a un bel po’ di adepti. Hotel Real Fini, con annessa la nuova cena di autofinanziamento campagna elettorale, lui ovviamente presente, stavolta con quota-contributo di 5.000 euro a imprenditore.

Queste alcune fra le più belle dichiarazioni:

“I sondaggisti sono tutti uguali: sono schierati a sinistra. Tra di loro c’è una sorta di accordo. Perciò abbiamo commissionato un sondaggio a un'agenzia americana di area democratica. I risultati saranno pronti tra 15 giorni, ma ci dicono già ora che siamo in testa”.

“I nostri pre-sondaggi ci portano a un’assoluta parità. C’è invece una disparità tra Prodi e il sottoscritto, Prodi è sotto di diversi punti” [detta poco più di tre ore prima della precedente]

“Noi sappiamo ridere e anche prenderci in giro, mentre loro sono sempre incazzati… forse, ha aggiunto sorridendo, sono arrabbiati perché la mattina, per farsi la barba, si guardano allo specchio”

“La sinistra offende le nostre radici cristiane. Non parliamo di cosa vogliono fare della scuola cattolica, adesso si sono rafforzati con i radicali e vogliono abolire l’8 per mille e rivedere il concordato, una cosa che offende le nostre radici cristiane”

“Siamo i primi per stabilità del lavoro, invece ci accusano di essere precari. Abbiamo ereditato i cosiddetti lavoratori socialmente utili o inutili, perché non fanno nulla. Abbiamo cambiato la disciplina del mercato del lavoro grazie a un martire italiano. Con 22 milioni e 600 mila dipendenti abbiamo raggiunto il record della stabilità del lavoro. Siamo i primi in Europa, perché l'87,7% sono contratti a vita. Solo il 12,3% sono a termine, ma la metà di questi diventa in realtà a tempo indeterminato. L’obiettivo è raggiungere ancora un milione di posti di lavoro, e non avremo più disoccupati per la prima volta nella storia; anche perché per 1 milione e 600 mila che non hanno lavoro, il 70%, in realtà, lavora in nero”.

“Se vincerà il centrosinistra avremmo un'Italia che si presenta sotto l’insegna della falce e del martello, la peggiore tirannia che ha conosciuto l'uomo”.

“Qual è il traguardo finale della riforma della giustizia?", si chiede poi il premier; ma non fa a tempo a finire la frase che dal pubblico qualcuno gli suggerisce: “Mandali a Cuba!”. Lui si ferma, riflette e poi attacca: “Ahimè, sono sicuro che hanno le idee radicate nel passato, nella scuola di Mosca, e se andassero a Cuba sono sicuro che tornerebbero solo dopo aver fatto turismo sessuale e senza aver imparato niente”

febbraio 02, 2006

I RICORDI


Mi ricordo, sì, mi par proprio di ricordare la fu Principessa Johnny Merda, che c’aveva un gran muso a topo, e che cacava solo in compagnia delle amiche/ancelle/serve/schiave, le quali dovevano andare a trovarla, fumarci due sigarettine propiziatorie, e accompagnarla indi al cesso, amabilmente intrattenendola & distraendola mentre lei si sedeva sulla tazza e cominciava a spingere. E quelle stavano lì, come se niente fosse. Ecco, lei so per certo che è morta: uno stronzo le si mise di traverso, nel culo, e non ne fece passare altri. In capo a tre giorni scoppiò.

gennaio 31, 2006

I RICORDI


Mi ricordo, sì mi ricordo Mitia o Mitial, un bambino-gigante con quel nome del cazzo che nessuno ha mai capito se c’avesse o no la -l finale, e che raccontava sempre una barzelletta che diceva “'spetta 'spetta... 'spetta un momendo!”, e “via ragazzi, questo è frocio!”, e non so bene come fosse né perché la raccontasse. Io mi ricordo che Mitia(l) c'aveva la carnagione parecchio scura, e girava con una canottieraccia sudicia, ed era veramente un bestione. Magari era un ROM, vai a sapere. Ma anche lui, come tutti del resto, sarà morto, sepolto & secco.


gennaio 30, 2006

I RICORDI

Mi ricordo, sì mi ricordo UGO PERA, che non si chiamava UGO PERA ma Stefano Ciapetti, però Ugo lo chiamavano già, e Pera glielo misi io, perché era fatto come una pera, col culone largo e le spalline piccole. Me lo ricordo, sì, UGO PERA, che era praticamente glabro, con la pelle bianca chiazzata qua e là di rosso, che si vedevano tutti i pori in superficie, come un pollo, e che sparava cazzate a raffica perché era pieno di complessi. Era un gran sudicio, UGO PERA, e c’aveva sempre gli orecchi che colavano cerume, come fosse marmellata. Forse era una malattia. Forse no. Ad ogni buon conto, tenendo conto anche di questo, vuoi che non sia già morto? UGO PERA: morto, marcito… che differenza farebbe?

gennaio 27, 2006

L’ANGOLO DELLA COMICITÀ IRRESISTIBILE
(Attenzione! Possibili morti da risa)


Primo numero comico. Rosa Bossi, nota madre di chi ben sanno tutti, rilascia un’intervista-confessione appassionata a “Il Giornale”. Perché proprio a “Il Giornale” non è dato saperlo. Chissà. Sarà fortuna. Queste, comunque, le battute principali:
Sapete che la signora ha una Madonna con Bambino scolpita da Alceo Dossena, nel 1936? Mica un anno a caso, no! “È l'anno in cui nacque Silvio. Mio figlio me lo donò per il mio 80esimo compleanno. «Vedi, mamma, il bambinello che ti porge la rosellina sono io, mentre tu sei la Madonnina», mi disse” (risate, applausi)
Gli italiani detestano il PdC “Forse perché è ricco. Ma cosa si gode della sua sudata ricchezza? Niente, proprio niente. Lo stipendio da premier lo dà in beneficenza, ha abbellito a sue spese Palazzo Chigi... Lavora come un dannato dalla mattina alla sera e in cambio riceve solo insulti. S'è fatto amici tutti gli statisti, oggi l'Italia è rispettata nel mondo. I comunisti lo odiano perché gli ha impedito di prendere il potere. Lo vorrebbero morto o in galera” (slogan anticomunisti, applausi scroscianti, brusii di solidarietà)
“La maestra mi diceva: «L’è pussè bravo lù de mi»” (gaiezza, mormorii di approvazione)
“Vendeva elettrodomestici. Una vigilia di Natale portò sulle spalle un frigorifero Ignis a una signora. Salito al quinto piano, s’accorse d’aver sbagliato scala e dovette rifare il percorso. Tornò a casa tutto stravolto” (tripudio, gente in piedi ad applaudire e a gridare “Bravo!”, “Grande!”, “Viva l’Italia!”, “Viva VERDI!” – urlata da due anziani baffuti e monarchici, con tanto di bandiera savoiastemmata tra le mani e lo spillino “Cavour pensaci Tur!” sulla redingote)

Sipario, e secondo numero. Nuovi artisti sul palco. Stavolta tocca a una bella manciata di vippettini televisivi i quali, da quell’accorato groviglio di lagrime&bontàmielosa che è Verissimo, si esibiscono nel vecchio numero dell’ormai rincoglionito Raimondo Vianello (da lui posto a suo tempo in campo durante quell’esposizione gratuita di minorati mentali che era Pressing): “io voto per il mio presidente!”
Parte (nella gioia e nel dolore, in salute e in malattia, e anche nell'imbecillità) l’eterna moglie di quest’ultimo, Sandra Mondaini, la quale, con trasporto mistico & amoroso, dice:
“Io ho dei punti fermi. Mio marito. I miei figli. Il professor Veronesi. E il Signor Berlusconi. Siamo amici, ecco. In trent'anni che ho vissuto a Roma non ho mai voluto conoscere dei politici, perché i politici non mi piacciono. Ma ho avuto la disgrazia di conoscere un signore, di volergli bene: il mio datore di lavoro. Gentile. Divertente. Simpatico. Ottimista. Io mi sono molto affezionata a lui. E' un uomo che bisogna conoscere per poter amare. E io, essendo in un paese libero, lo dico: voglio molto bene a Berlusconi” (rullo di tamburi, rataplàm! Squillo di trombe, perepèèèèèè! Applausi, goduria della platea).
Quindi, Paola Perego ci fa vedere un’intervista, un'intervista “in cui non è il politico che parla, ma l’uomo: il tuo amico, Sandra”. E allora via con gli aneddoti della moglie conquistata “dopo un colpo di fulmine” (quale, la prima – da cui è divorziato, come consiglia e prescrive Santa Madre Chiesa ad ogni buon cristiano – o la seconda?); dei figli che “sanno fare a memoria le divisioni a più cifre e accompagnano i malati a Lourdes” (e non abbaiano nemmeno tanto, pensate voi!); di mamma Rosa (gonfia mèo!), “una donna da combattimento”, che metteva in fuga i nazisti (sì, ma con le scorregge, forse – comunque, tripudio orgasmico della platea, che salta, s’arrabatta, si spella le mani, e grida “Forza Italia alé alé!”).

Gran finale. Poteva mancare? Giunge proprio lui; sale sul palco. Attacca:
“Dicono che sono alla canna del gas e mi aggrediscono. Una volta "l'Unità" ha scritto che ero peggio di Saddam Hussein, e quella sera stessa qualcuno ha cercato di farmi fuori...” (quindici morti d’infarto dal dispiacere, in platea. Emboli che partono. Convulsioni da sdegno condiviso. I più impavidi applaudono a più non posso, per solidarietà. Gente che si sloga le scapole, si rompe le dita. Un tale di Piacenza se lo taglia in preda all’isteria, brandendolo poi come arma contro i giornalisti de “l’Unità”: “L’avrete presto in culo, maledetti comunisti”)

Sipario; chiusura. Per oggi le trasmissioni sono finite.
Date alle fiamme i vostri televisori. Tra un po' ci son quelli col digitale terrestre incorporato, c'è da ricomprarli.

gennaio 25, 2006

MARGHERITA MAZZATOSTA, Andiamo, tutti quanti andiamo, a Castrovillari, Ferocia Totale Editore, € 13,60 (economica € 8,00)Autrice versatile e prolifica (è anche attrice, cantante, quinto alle partite di Bridge della vedova Cioli), Margherita Mazzatosta ci presenta l’appassionata storia di Anella, una donna “un po’ più in là del fiore degli anni”, che non ha paura di affrontare le mille e più “battaglie invernali del suo cuore". Dalla passione ormai sfiorita con Lupone, il marito di una vita, conosciuto mentre la festa di S.Germano (quella del male al culo e becco sano) impazzava, al suo convulso e tormentato adulterio con DiamondoMaria, giovane di belle speranze, in bilico fra il prendere i voti e una sicura professione di impiegato-timbratore presso l’industria di mantecati all’amarena cipriota dello zio. Sullo sfondo, una figlia disabile (che non manca mai) e un figlio arrivista ed egoista, per un bel drammone sentimental-familiare, che finisce – è il caso di dirlo? – a cazzy in culo, con il suicidio (assunzione di Svelto Piatti alla mela verde per via rettale, ma per tragico errore) di Anella, l’omicidio di Lupone (per mano propria; quindi si tratterebbe di suicidio, ma ormai ho scritto così), e la dissenteria feroce di DiamondoMaria, goloso (troppo goloso) di patate mascé aromatizzate all'anice a chi piace ci starebbe bene pure una spruzzata d'origano & cumino ma può diventare facilmente indigesto io vi ho avvisati. Andiamo, tutti quanti andiamo, a Castrovillari è un verso del poeta preferito di Anella, Luccio Villari da Castrovillari, appunto. (“Andiamo, tutti quanti / andiamo a Castrovillari, / dove c’è sempre il sole, / tranne quando è nuvoloso, / o piove o tira vento. / Andiamo, tutti quanti / andiamo a Castrovillari, / dice sia un gran bel posto. / E poi sai chi ci sta? / Proprio lei, quel gran budello di to’ ma’”).


Se lo comprate, comprate l'edizione cartonata, costa di più. Io preferirei. Grazie (annuncio a pagamento, messo dall'autrice).

gennaio 24, 2006

GIONNI TRAINO, Il cane di merda, ed. Mediamentu Fraxi, € 12,80 Extraterrestri, un canneto al margine della superstrada subito dietro il guard-rail, un tv-color 24’ pollici che perde, il cornish pastry, un cane di merda con in bocca un limone: c’è tutto nel nuovo romanzo di Gionni Traino, perfettamente legato dal filo blu elettrico della fantasia. La storia di Gionni e Gècche, amici per la pelle con la passione sbandata per le bevute e le passeggiate lungo il fiume Brama, raccontata da 7 racconti slegati fra loro, che insieme vanno però a realizzare un perfetto affresco, un “superbo quadro d’assieme” – per dirla con la rivista letteraria “Ciùo Biondo”, la cui entusiastica recensione certo farà da traino al Traino (se ci è consentito il gioco di parole): Gionni che mangia il Cornish Pastry al montone in Irlanda mentre Gècche lavora alla catena di montaggio, Gècche che scaglia una bottiglia di Kambusa-L’Amaricante contro il suo televisore, istigato da Gionni, Gionni e Gècche che lavorano insieme ad un cane di merda, con la merda che è messa da entrambi. Appassionante, fantasioso, esilarante, almeno finché non entrano in scena gli Extraterresti i quali, brillantemente rappresentati come dei grossi funghi “nocivi per il prossimo tuo come per te stesso” sterminano tutta l’umanità, rimanendo in contemplazione mistica di fronte al misterioso monolite (e il critico accorto e avveduto non potrà farsi sfuggire la citazione Kubrickiana) di materia scura, caniniforme; quindi tornano sui loro dirigibili a forma di maiali e balene, destinazione l’ignoto. Ma arricchiti.

Un libro veramente bello; perché non lo regalate a chi odiate?

gennaio 21, 2006

TANTO, NESSUNO MI LEGGE. PERÒ IO LO METTO LO STESSO.

PER CENARE CON SILVIO CENTO IMPRENDITORI PAGHERANNO DIECIMILA EURO A TESTA – E BERLUSCONI ARRIVA OGGI A FIRENZE PER APRIRE LA CAMPAGNA ELETTORALE Firenze - Una città e una regione dove la famosa “egemonia gramsciana”, spesso citata dal presidente Berlusoni come il peggiore degli errori dell’ideologia di sinistra, si tocca con mano. Da dove se non da Firenze Silvio Berlusconi poteva decidere di far partire ufficialmente la campagna elettorale di Forza Italia per le prossime politiche. Atterrerà a Peretola oggi pomeriggio, una breve sosta in albergo, e poi alle 17 nella Sala Rossa del Palacongressi dopo gli inni azzurri di rito e la voce fuoricampo che reciterà slogan liberisti, la parola andrà al presidentissimo che oltre ai noti cavalli di battaglia di questa campagna elettorale, che ha già i toni di una guerra ipermediatica, potrà sfruttare anche il dossier sul “potere rosso” che gli sarà consegnato dal gruppo regionale di Forza Italia: la mappa dei ruoli di potere: dai partiti, alle istituzioni, alle nomine nei CDA degli enti, a quelli della Lega delle Cooperative. L’osmosi incrociata del potere, o più semplicemente ‘mamma Quercia’. La sala rossa del Palacongressi (la stessa che ha appena visto la conferenza programmatica nazionale dei DS) contiene 1500 persone. Il coordinatore regionale di Forza Italia, Denis Verdini scommette su almeno tremila presenze. Poi, appuntamento al ristorante. Cento gli imprenditori che, per finanziare il partito, pagheranno 10.000 euro per cenare con il Cavaliere da Sabatini, uno dei ristoranti storici del centro. Ma non era meglio qualcosa di meno costoso? Verdini taglia corto: “avevamo dei problemi organizzativi per una serata del genere e alla fine cento ci è sembrato il numero giusto. Antipasto misto di mare e di terra, assaggio di ribollita e l’appena tornata bistecca alla fiorentina. Il Cavaliere è un buongustaio. Rossa o no, non potrà non apprezzarla.

Si notino un sacco di cose, oltre ai diecimila euro che questi idioti mettono (che non hanno bisogno di commento, mi pare), e magari sono pure contenti. Lo stile compiaciuto (e anche un po’ debole sintatticamente a dire il vero) del giornalista, la cosa pazzesca e fuori dal mondo che è il dossier sul “potere rosso” della Toscana (potere rosso anche in un sacco di altre regioni, si potrebbe aggiungere, vista la scoppola che hanno preso alle regionali - devono esser bravi, i forzitalioti: come faranno a mantenersi al potere, con tutto il paese contro?), la supponenza e stupidità (e vi invito a vederlo nella foto, anche – d’altra parte “LA NAZIONE” gli dedica una pagina di intervista!) del coordinatore regionale di FI, Dennis Verdini. A margine, e al di là di questo episodio, le crociate, con tanto di volantinaggio, che alcuni parroci stanno conducendo contro i colleghi d’altare, però comunisti (!). La Chiesa riesce sempre a distinguersi, in male e a sproposito.
A me tutto questo (cena, inni azzurri e slogan compresi), ricorda tanto Orwell e le celebrazioni del Ventennio, l’“uomo forte” di tradizione sudamericana, e via e via. Diecimila euro...