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agosto 11, 2005

Probabilmente, uno batte sempre lì, ossessivo. Che palle, no? Però, il discorso è grave, direi. Quindi, invece di pisciarlo via ogni giorno, ricordatevi che avete un cervello, e fatelo lavorare. E' molto importante che questo ducetto ridicolo sparisca da dove si trova, al più presto, e con tutta la sua corte di idioti. Poi tornate pure alla vostra merda, come sempre.
Le parole che seguono sono tratte da un articolo di Massimo L. Salvadori, autore tra l'altro di un noto manuale di Storia Contemporanea, comunemente (per quanto? già quando c'ero io il FUAN - o ex-FUAN; mi pare si chiamassero già "POLO DEGLI STUDENTI", o qualcosa di simile - vociava circa la sua visione fortemente parizale e distorta - di sinistra, of course - delle vicende narrate, quindi penso l'abbiano fatto sparire, magari simbolicamente bruciandolo, com'è loro costume) in uso nelle università italiane. 

La nostra storia nazionale è costellata da andamenti ciclici che si ripropongono dando luogo a tanti “quarantotto”. Così è stato con le crisi di fine ‘800, del primo dopoguerra, di fine anni ’60, dei primi anni ’90. La logica di questi cicli può essere così espressa: la classe politica al potere si dimostra incapace di rispondere alle esigenze del paese; il sistema politico a sua volta manca degli strumenti per dare una soluzione adeguata al divario venuto a crearsi tra il paese quale rispecchiato dal potere e la maggioranza del paese reale; il ceto di governo che si sente minacciato reagisce tessendo una rete di protezione costituita da un intreccio d’alleanza i cui soggetti ricorrono a illegalità, corruzione, mali affari, colpi di mano al limite della violenza; il paese precipita nella crisi.

In ciascuna delle crisi cui ho accennato ad agire da detonatore è stato lo strapotere che una minoranza ha esercitato sulle forze di governo: il “partito di corte” a fine secolo, il fascismo nel 1921-22, il gruppo corruttivo coagulatosi intorno alla P2, ai servizi deviati, alla finanza corrotta a cavallo tra anni ’60 e ’70, il craxismo con l’abuso del potere ottenuto in virtù della sua anomala “rendita di posizione” nel periodo d’esaurimento della Prima repubblica. E ogni volta lo strapotere di tali minoranze – da collocarsi nel suo più ampio contesto – ha avuto come ombra una dilagante fuoriuscita dalla legalità, tradottasi o nella volontà d’asservimento della magistratura o nell’attacco frontale ai giudici non proni.
[…] Le speranze nutrite dopo la caduta della Prima repubblica che l’Italia conoscesse un rinnovamento politico e morale tale da avviare un corso in grado di assicurare stabilità, legalità,decenza nell’uso del potere, normalità nelle relazioni tra i potere e gli schieramenti, rapporti non inquinati tra politica ed economia, sono andate per troppi versi deluse. Orbene quelli che seguono paiono essere i principali segni della crisi attuale.
Il sistema maggioritario in vigore ha mancato le sue promesse. Una volta respinta la strada del maggioritario a doppio turno – l’unica che nelle condizioni italiane avrebbe potuto in maniera fisiologica favorire un più sano bipolarismo – s’è riproposta con vigore la formazione di nuove fortissime rendite di posizione nelle mani di piccole o modeste minoranze in grado di accumulare un potere abnorme di tipo ricattatorio. Un partito come la Lega – il cui gruppo dirigente è composto da individui che per il loro basso livello non hanno precedenti in tutta la storia nazionale – con un consenso quanto mai ridotto nel paese, ma con l’appoggio decisivo di Berlusconi ha spadroneggiato, imposto leggi di grande portata, alcune delle quali non condivise da larghi settori dello stesso centrodestra, tese a lacerare il tessuto istituzionale e costituzionale.


È evidente che il governo e la sua base parlamentare, sonoramente battuti alle elezioni regionali, non godono più del sostegno popolare che li aveva portati al potere; ciò nondimeno hanno continuato imperterriti a varare provvedimenti che incidono in primo luogo sugli equilibri tra i poteri. Per essi l’esempio di Schroeder, che sconfitto in sede regionale ha indetto nuove elezioni politiche, non ha valore. Dopo che il Cavaliere gli aveva promesso nuovi miracoli, il paese è piombato, oltre che in un’emergenza democratica, in un’emergenza economica, con un apparato produttivo sfiancato e inadeguato alle sfide della competizione internazionale, centri di ricerca mortificati, una netta caduta del potere d’acquisto, un crescente divario nella disponibilità di risorse tra chi è stato in grado di accrescerle e chi no, un dilagante aumento del lavoro precario e un pesante deterioramento della rete della sicurezza sociale.
Mentre l’industria annaspa, s’è fatta avanti con arroganza la speculazione finanziaria da cui sono derivate vicende come quelle della Cirio, della Parmalat e quelle attuali del settore bancario, rese possibili sia dalla non volontà del governo di stabilire nuove regole sia dalla incapacità degli organi di controllo di far valere quante già esistenti. Il terreno fertile di coltura della corruzione e delle male pratiche è sempre lo stesso: il connubio inestricabile tra potere politico e potere economico.
In questo quadro generale, l’alleanza degli interessi che intendono il mercato come “mano libera” comporta come sua necessità oggettiva l’attacco incessante e virulento ai giudici, resi colpevoli d’operare per affermare le ragioni della legalità, messi alla gogna e additati all’opinione pubblica quali nemici della libera iniziativa, guastatori professionali a danno di chi porta sopra le proprie spalle il compito di governare al servizio del paese. Non a caso una legge recente ha consumato una sostanziale parte della vendetta diretta a colpire la magistratura e ora se ne prepara un’altra in nome dei “diritti degli individui” che non ha altro scopo se non d’impedire una volta per tutte che le male azioni dei corrotti vengano portate alla luce dai magistrati e dai giornalisti accusati d’essere suscitatori di scandali. La misura della devastazione morale cui siamo giunti è che per l’indignato Berlusconi che s’appresta a stendere di propria mano una legge in materia lo scandalo non sta negli atti commessi ma nel fatto di rivelarli.
Questo il sintetico censimento delle componenti di crisi che vanno accumulandosi. La crisi dei primi anni ’90, non superata nei fatti, ha ripreso il suo corso nelle vesti che a esso ha dato un decennio di transizione largamente inconcludente. Berlusconi non ha perso la parola, ma le sue parole sono moneta svalutata. L’energia posta un tempo nel promettere miracoli, ora la mette nel promettere “la catastrofe se la sinistra vincerà”. La parola spetta dunque più che mai al centrosinistra per smentirlo e per impedire che la crisi abbia ad assumere di nuovo un carattere di sistema. Se anch’esso sbaglia il paese resta povero e nudo. Ma per non perdere la partita che davvero conta, chi si candida a salvare il paese deve dirsi ed essere pronto a incidere in profondità i bubboni che costituiscono le piaghe d’Italia. La maggioranza del nostro popolo capirà la necessità d’una svolta se gliela si rende non solo comprensibile ma anche plausibile.

agosto 09, 2005

UNA GRANDE POSSIBILITÀ PER TUTTI VOI. “VA’A COLONIA. NE ESCI MONDO!”


Con un decreto in latino – così, tanto per mostrarsi progressisti – il Papa ha dato il via alla grande operazione “VIENI A COLONIA E NE ESCI MONDO”, annunciando la concessione dell’indulgenza plenaria, ossia la totale remissione dei peccati, per tutti i giovani che parteciperanno alla Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia, GMG per gli amici. Simpaticamente – e come sempre con grande apertura, tolleranza e vastità d’orizzonti – a quasi cinquecento anni dalla Riforma Protestante, papa Ratzinger riafferma la validità per i cattolici delle indulgenze (tra l’altro si noti che la pratica, che i più associano a tempi molto antichi, rimase in vigore fino al 1967), la cui vendita fu il motivo scatenante della polemica di Lutero contro Roma e dello scisma del 1517. Lo fa proprio in Germania, in ossequio forse alla politica del roll-back, con un ferreo assioma che potrebbe, tradotto in termini più profani, suonare così: “è tanto (?) che non si rompe i coglioni a qualcuno. I negri li abbiamo sistemati, gli indiani d'america pure. Intanto ripartiamo dai protestanti, poi magari si passa ai buddisti. Gli islamici ci pensano da sé”.


L’operazione, che si annuncia piena di successi (già 400.000 i giovani iscritti all’incontro di Colonia, con la delegazione più numerosa che, dopo quella dei padroni di casa, è quella italiana – ma perché ci si deve sempre far riconoscere?), prevede anche il più comodo progetto GMG Domus Editio, per chi sia totalmente impossibilitato a prender parte al piano-A: agli altri fedeli “dovunque si trovino”, nei giorni della GMG, sarà concessa l’indulgenza parziale se, “almeno con animo contrito (checcazzo, almeno l’animo contrito, eh, che si deve fare tutto noi???) chiederanno a Dio, con ferventi preghiere, che i giovani cristiani si rafforzino nella professione della fede”.
Dopo l’invito a non andare a votare al referendum sulla fecondazione assistita, dopo l’illuminata sortita del Vescovo di Pistoia (sant’uomo) sulle coppie gay e sulla donna, ecco un altro sacrosanto e acuto intervento della nostra Santa Madre Chiesa di Roma, l’ennesimo episodio che ci permette di dire, orgogliosi:


“Meno male che noi non siamo come quei fanatici che vivono là, in Beduìnia!”

Il prossimo provvedimento, sostengono fonti ben informate, sarà il ripristino del Sillabo di Pio IX (che è Santo), e la riabilitazione dell’illustre card. Roberto Bellarmino (che è Santo anche lui)

luglio 28, 2005

Ancora lui...
DITELO A SCHIFANI


Il noto politico risponde a voi stronzoni. Solo su paperogonfio.blogspot.com


Egr. onorevole Schifani
Mi chiamo M., e sono il presidente di un’associazione culturale giovanile di Montecatini Terme. Ci riuniamo tutti i giovedì, di sera. L’estate anche la domenica, a volte. Sempre di sera. I maligni sostengono che la nostra è un’associazione culturale di destra. Ma non è vero. Siamo contro i comunisti e le sinistre, quello sì. Siamo contro ogni forma di oppressione e dittatura, e fino a prova contraria i comunisti sono maestri, in tutto questo. Siamo contro a quella cultura che ti inculcano a forza, dalla scuola all’università, che ti dice cose non vere e schierate. Questo è vero. Ma siamo aperti a tutti, e siamo un’associazione apolitica. I maligni (sempre i soliti: sinistra giovanile, studenti di sinistra, giovani diessini, ecc) sostengono che la nostra sede è la Torretta, un noto locale notturno di Montecatini. Il fatto che ci abbiano visti lì (quindi se ci hanno visti vuol dire che c’erano anche loro, evidentemente), la sera del giovedì o della domenica li ha autorizzati a pensare in quei termini. Sostengono questo perché così, si potrebbe dire, è più facile sminuirci e screditarci. I luoghi per far cultura, secondo loro, sono ben definiti: un circolo ARCI, una festa dell’unità, una saletta di un centro sociale, un’aula di università.
 Sarebbe facile contestar loro che la nostra sede non è effettivamente quella da loro indicata (bensì si trova ad essere presso la mia abitazione), tuttavia penso non sia neanche il caso di cogliere le loro provocazioni e i loro veleni, che li qualificano nient’altro che per quel che sono. Come al solito, loro mirano a confondere le idee alla gente, spargere illazioni. E poi, a far dibattiti vuoti su temi inutili e del tutto inattuali.
 Gli stessi, vanno inoltre in giro a dire che noi siamo fascisti, figli di papà, che abbiamo i vestiti firmati, la Mini, ecc. Sono tutti argomenti frivoli, di superficie, che vogliono in realtà distogliere l’attenzione dalla sostanza, da quello che realmente conta. Su quello tacciono. Sinceramente ci fanno pena. Sono solo invidiosi del nostro guardare avanti. E del nostro FARE.
 Proprio a questo proposito, volevo ricordarLe che, tra le nostre numerose iniziative, (e ricordiamo qui ad esempio il nostro intervento in occasione del convegno di Forza Italia al palacongressi di Montecatini, nel novembre scorso, o la giornata anticomunista della Valdinievole del 12 dicembre, o la commemorazione mensile dei morti nelle foibe di Tito – e anche lì non è vero che facciamo tutto a seguito della fiction con Massimo D’Apporto), il nostro prossimo incontro verterà su una tematica che a noi tutti sta molto a cuore, vale a dire: “Cultura, quotidiani, magistratura: perché questo monopolio sinistrorso?”. Gradiremmo molto, compatibilmente con i vostri impegni, una presenza da parte Sua e dell’on. Bondi, come parti interessate e illuminanti la questione. L’evento si svolgerebbe alla Torretta, giovedì prossimo, dalle ore 23.30 in poi. Ovviamente sareste nostri (graditissimi) ospiti, anche della relativa festa che si terrà, a seguire, nella villa del nostro buon socio Farinacci (temporaneamente a Santo Domingo), in Versilia.
Restiamo in trepidante attesa di una Vostra gradita risposta. In caso affermativo, Vi chiedo cortesemente di allegare anche un recapito dove poter spedire gli inviti-omaggio (consumazioni illimitate), con ingresso in lista.

Cordialmente

Carissimo M.,
partecipo senz’altro a questo evento, e così farà l’on. Bondi. La faremo contattare privatamente per tutti i particolari. Il paese ha bisogno di gente come Voi.
Un plauso anche dal Presidente del Consiglio. A presto.

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Egr. Onorevole Schifani,
si dice Tiros o Tiras? Mi dicono che lei è un esperto.
Grazie
Manlio Ciapetti

Caro Citrullo,
cosa credi che non ti abbia riconosciuto? Sei Bondi, e sei solo invidioso del mio ruolo. E allora cerchi di rinfacciarmi di quella volta che volevo montare da solo una mensola, alla sede del partito e mi armai di trapano, viti e tiras, e la mensola poi non resse e venne giù, sfasciando una scrivania e una mano al povero Cesarone Previti.
Ma ebbene, invece di mettermi in ridicolo, questa tua sciocca campagna denigratoria mi rafforza, giacché mi offre l’occasione per spiegare: prima di iniziare il lavoro, avevo scoperto che a vendermi il materiale era stato il ferramenta Norcino Dal Bosco (Norcino è il nome), cosa che a te, sprovveduto come sei, non avrebbe certo detto niente. Tuttavia (benedetta differenza fra gli individui – alla faccia dei ridicoli principi ipocritamente egualitari del comunismo!) il cognome m’insospettì e, grazie al redivivo Gianni Pilo, da me all’uopo sguinzagliato, potei constatare che il suddetto Norcino era alla lontana imparentato col nostro acerrimo nemico Dal Bosco, il comunista-statalista-terrorista lanciatore di cavalletti di piazza Navona. Allora, mi diedi a frugare con più decisione fra il materiale che avevamo acquistato, e ad un esame più approfondito, uno dei tiras aveva il microchip di una cimice-spia incorporato! Impossibile fare qualcosa di programmatico, giacché i sottoposti avevano già iniziato a montare tutto. In un attimo, dovevo trovare una soluzione. Pensai, e il resto viene da sé: corsi giù, mandai via i quadri intermedi e finii di montare tutto da solo. Volutamente male, cosicché al primo utilizzo di quella mensola, questa si rompesse rovinosamente, distruggendo così anche il tiras-spia maledetto. È incredibile pensare quali macchinazioni possono arrivare a fare queste meschine sinistre! Certo, mi dispiace per la mano del buon Cesarone, ma il progresso vuole le sue vittime, come dice sempre anche l’amico ministro Biondi. Senza contare che così ha avuto la scusa per non presentarsi a un paio di udienze.
Ciao stupido, e medita sul perché tu sei più in basso di me nel partito.

S.

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Caro Schify,
sono Ricucci. M’hanno beccato, sono nella merda. Maledette toghe rosse. Di’ al capo che ho bisogno di una legge ad hoc (visto? Anche il latino! Son veramente un altro, da quando son stato a S. Marino!)
P.S. Grazie per la Falchi.

Caro lei,
Ricucci chi? Giù al partito non conosciamo nessun Ricucci. Non insista oltre o faccio chiamare le autorità. Sarà di sicuro uno della banda di Prodi, che si fa corrompere e poi vorrebbe salir sul carro, per portarci un po' di merda. Vergogna.

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Su dai, manda la tua domanda allo stronzon... no cioè, all'eminente uomo politico. Ti risponderà (e 'l budello di to' ma' - scusate, ma la rima era obbligata)

luglio 21, 2005

Prosegue, tra mille consensi, la rubrica
DITELO A SCHIFANI

L'abile stratega politico risponde alle domande di voi lettori
Solo su paperogonfio.blogspot.com




Egr. Onorevole Schifani,
Sono un grande tifoso milanista. La Gazzetta dello Sport (notizia confermata anche da Controcampo) ha detto che l’ultimo nostro colpo di mercato, Alberto Gilardino, ci è costato 24 milioni di euro. Ai giornalisti, Galliani ha dichiarato, poi: “per questo acquisto bisogna ringraziare il presidente Berlusconi”.
Cioè, questa è la domanda che volevo farle: ma Berlusconi non aveva detto che non era più il presidente del Milan?
E, dopo questa dichiarazione, a chi ci dobbiamo rivolgere noi per chiedere la conferma del nostro grande Sheva?
E Galliani, nel caso, ha parlato da Presidente della Lega, o da presidente (o vice-presidente, a questo punto) del Milan?
La saluto e la ringrazio,
Forza Milan
L’Alberto Mazzotta, Gruppo Fossa dei Leoni
PS Forza ragazzi, quest’anno vinciamo tutto.
Caro amico tifoso,
Le parole del presidente (e sottolineo: presidente) del’AC Milan, dott. Adriano Galliani, sono state evidentemente male interpretate dai soliti giornalisti in malafede, pronti sempre a creare casi e ingigantire situazioni. Ovviamente, il dott. Galliani si riferiva – e posso testimoniarlo anche io, visto che me l’ha ribadito spesso personalmente, in nostre conversazioni private – al fatto che il cav. Berlusconi, suo buon amico, gli ha dato un grosso sostegno morale durante la dura e difficilissima trattativa che ha portato Alberto Gilardino in rossonero. Quello, e alcuni buoni consigli, come è solito fare spesso anche con l’allenatore, Carlo Ancelotti. Nulla più.
Vede, il fatto è che il calcio è uno dei molti hobbies del nostro Presidente del Consiglio e, poiché questa è una passione condivisa dal popolo tutto, viene molto facile per molti, da giornalisti sinistrorsi a una certa fascia di politici che non voglio nemmeno nominare, strumentalizzare la cosa.
Lei non si preoccupi, e continui a tifare; la nostra (con Shevchenko che, senz’altro, resterà con noi) sarà la squadra più forte mai esistita, e avrà la missione di portare felicità, allegria e bellezza sui campi da gioco di tutto il mondo.
Infine, le faccio una piccola anticipazione, così a titolo di simpatia personale: personalmente, da un po’ mi sto battendo per far sì che la seconda maglia della squadra sia completamente azzurra (il colore della libertà, del bello e del sublime). Forse stavolta ci siamo, ma non mi faccia dire di più. Vedrà da sé.
Forza Italia e Forza Milan, sempre.


Saluti
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Caro On. Schifani,
può spiegarmi perché la benzina costa così tanto? E perché anche il gasolio l’ha quasi raggiunta ormai?
Io viaggio molto, sa, e negli altri paesi d’Europa non ha questi prezzi.
Stamani era 1,264!


P13 (nome da CB), camionista incazzato
Caro P13,
la colpa, e lo dicono anche recenti studi di eminenti economisti, è delle sinistre, che in Italia sono tradizionalmente ostiche. Del resto, il cavalier Berlusconi l’ha detto chiaro: “se vinceranno le sinistre, sarà ovunque morte e distruzione”. Per questo noi siamo particolarmente vigili e attenti, anche se ovviamente non possiamo avere il pieno controllo delle loro losche e subdole attività: con la loro opposizione immatura, distruttiva e fatta solo di negazioni e anacronistici paletti alle nostre iniziative, queste cercano di frenare il progresso del paese verso il benessere da noi prospettato a suo tempo. Già lasciandoci, grazie al governo Prodi, un buco di centinaia e centinaia di miliardi, ci hanno provocato non poche difficoltà. Oggi, grazie al loro atteggiamento (che provoca, ricordiamolo, una congiuntura internazionale a noi sfavorevole) ci troviamo a subire questo aumento incontrollato e incontrollabile del petrolio e del gasolio, per il quale tuttavia, non si preoccupi, stiamo già prendendo le necessarie contromisure.
Il suo sdegno è comprensibile, caro amico; ma la invito a fidarsi di noi. Già, creda, la nostra azione lenisce alquanto la situazione: tenga a mente sempre che con le sinistre al potere sarebbe molto peggio. E ci sarebbero addirittura file per il pane. 
Distinti Saluti
On. Renato Schifani.
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Dai, posta anche tu la tua domanda al sympatico politico. Risponderà. Anche se sei comunista.

luglio 12, 2005

Ed ecco a voi, in esclusiva, una nuova puntata di...
DITELO A SCHIFANI
Il noto onorevole risponde alle domande dei lettori
Solo su paperogonfio.blogspot.com, per voi.
 
Spett. onorevole,
sono G., casalinga di Bosaro, in provincia di Rovigo. Vorrebbe sposare mia figlia? Ha trentuno anni, è brava, ha studiato tanto (attualmente fa l’avvocato praticante) ed è molto educata. In casa ammiriamo molto il Suo eloquio e il Suo savoir-faire, e mia figlia cerca disperatamente un Suo poster da appendersi in camera (nel frattempo ne abbiamo messi del Cavaliere, visto che i Suoi sono tanto difficili da trovare). La vedo così smaniosa nei Suoi confronti, che mi sono detta: perché non confessare tutto al diretto interessato? Lei sarebbe un buon partito, non certo come quel maschione ribelle dell’Ignazio La Russa, o quello sciupafemmine del Pierferdy che, peraltro, è già abbondantemente sposato.
Una mamma preoccupata

P.S. Ovviamente, mia figlia non sa nulla di tutto questo; mi ucciderebbe! Comunque, io Le allego tre foto, una al mare, una a casa e una… come dire… un po’ più intrigante. Si metta Lei, qualora fosse interessato, in contatto con me. Al resto penso io. Io ed Eros, l’angelo dell’amore.

P.P.S. nessuno, in famiglia, ha mai votato comunista, dai tempi di Giolitti. 


Gent.ma signora,
sono lusingato dall’interesse di sua figlia. Dalle vostre parole, è con grande sollievo che noto che c’è ancora gente non allineata e omologata nel grigiore malsano del comunismo. Siete le persone come Lei e sua figlia che ci danno la forza per andare avanti. D’altra parte, non possiamo certo lasciare il nostro paese nelle mani di questi subdoli e acidi despoti nipotini di Stalin.
Per quel che riguarda la sua lettera, ho provveduto io stesso ad inviarle un pacco contente alcuni gadget riguardanti il sottoscritto: ovviamente, il tanto agognato poster, una serie di scatti che mi ritraggono in vari momenti (allo zoo, mentre frodo il fisco, al mercato ortofrutticolo mentre rubo tre pere Coscia pagandone una, mentre faccio un pupazzo di neve comunista che poi schiaccerò senza pietà, ecc – la mia preferita è quella insieme al povero Bettino, a Dell’Utri e al Cavaliere; io sono quello che serve ai tavoli), una copia dei miei attestati di laurea in anticomunismo, con tanto di pedigree certificato dalla Ciappi (azienda del gruppo, assorbita in data 12.06.03), vari adesivi e bandierine, e l’autografo con dedica su carta intestata di Forza Italia.
Inoltre, sua figlia è una gran bella sposa. Mi piace molto la foto al mare, anche se deprecherei un po’ quel costume rosso. Anche l’amico Miccichè è d’accordo, su entrambe le cose.
Ne parlerò quanto prima al sacerdote ufficiale di FI, Don Baget Bozzo. Le farò sapere.

Forza Italia, sempre.


Suo,
R.
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Onorevole Schifani,
una domanda: come possono le agevolazioni fiscali e il taglio delle tasse per le classi alte previste dalla vostra finanziaria agevolare il paese? No, me lo chiedo perché ho tre fabbriche in Romania, un piccolo impero edilizio in Italia, vari fondi nascosti all’estero, e due ville (abusive, costruite con capitali sottratti al fisco nel corso degli anni) in zone marine, in Sardegna e a Forte dei Marmi. No, dico… se riuscite ad agevolarmi ancora di più, siete veramente dei maghi.
Ero già contento di avervi votato, ma così, dico, state proprio facendo gli straordinari.

Commendator Bernardi GioacchinoMaria


Caro Lei,
il paese non lo so, ma noi ci agevola senz’altro. Facili battute a parte, venga a trovarmi, venga, quando capita in Sardegna, che ci passiamo un bel pomeriggio a bruciare le uniformi dell’armata rossa e a sparlare di Prodi. Sa, a proposito, che ha anche le emorroidi?
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Egregio on. Schifani,
anzitutto complimenti per il suo lavoro. Mi chiamo Armando, scrivo da Belluno, e ho un problema. Dovrei mettere una mensola in bagno, ma non so proprio da dove cominciare. Pensavo di sentire degli operai. Può essere un’idea?

Armando ‘72


Caro coso, lì,
assolutamente no. Dare lavoro agli operai significa luce verde al comunismo. Faccia da sé, comprandosi un bel trapano a marca compatibile (vale a dire compatibile con gli interessi del gruppo: un’azienda satellite, direttamente assorbita, un marchio in compartecipazione, faccia un po’ lei). Oppure – l’uomo potente non fa, fa fare, se lo ricordi! – chiami pure il cav. Berlusconi, il nostro caro Presidente-Operaio. Alla stampa e ad Apicella (per un simpatico break canoro) pensiamo noi. Lei pensi al gelato, ché al premier piace mostrarsi plebeo.

saluti padronali




SU DAI! SCRIVI ANCHE TU AL SENATORE SCHIFANI! RISPONDERA' A TUTTI I TUOI QUESITI! INVIA LE TUE LETTERE, I TUOI DUBBI, LE TUE OPINIONI! IL SENATORE SCHIFANI E' DI MENTALITA' APERTA E TOLLERANTE! RISPONDE A TUTTI, CHE ASPETTI?
solo su paperogonfio.blogspot.com

luglio 11, 2005

Dopo un lungo corteggiamento, dopo un’agguerrita battaglia con testate concorrenti,  dopo una serrata trattativa editoriale, finalmente riusciamo ad ottenere, in esclusiva sul nostro portale (?), una nuova, gradita ed assai agognata rubrica.


Signori, in esclusiva…

DITELO A SCHIFANI
Il brillante ed arguto uomo politico risponde alle domande dei lettori
Solo su PaperoGonfio, per voi.


Egr. Sig. Schifani,
in qualità di capogruppo dei parlamentari di Forza Italia al Senato, quali pensa siano gli scenari politico-sociali che si aprirebbero davanti all’Italia alla luce della riforma costituzionale da voi tanto caldeggiata? E cosa può dirci al riguardo di quella della magistratura ormai, dopo tante battaglie, realizzata?
Con stima,
Perchiazzo ing. Giampiero, detto “Il Cistifellea”
Caro Perchiazzo,
Le nostre riforme rispondono esattamente e puntualmente ai rilievi del Capo dello Stato. Quanto a quella della magistratura è una buona legge, che rientrava nei nostri impegni di governo. Contiamo di assicurare ai cittadini una giustizia meno politicizzata, un magistrato più in carriera che guardi attentamente alla sua preparazione senza nessuna demonizzazione, anche perché è ora di finirla con questa persecuzione cui si assiste quotidianamente. Una caccia all’uomo, in particolare UN uomo, l’uomo che ha fatto tanto per questo paese e che ancora ne farà. Sono parole dell’amico Bondi, ma è lo stesso, il concetto è quello; già in precedenza ci eravamo scontrati con questo stato di cose, attraverso il mio Lodo, ma se quello fu bocciato (anche lì, per bieche ragioni politiche e risentimenti personali), stavolta ce l’abbiamo fatta, e la gioia è grande. C’è in Italia un’opposizione distruttiva, annichilente, che ad ogni livello (dalla politica interna al terrorismo, a loro collegato) vuol seminare morte e distruzione, puntando a spaccare in due il Paese, facendolo precipitare in un clima di paura e conflitto politico interno. È per questo, certo, che incontriamo tante difficoltà, nella nostra opera di svecchiamento delle Istituzioni. Ormai è chiaro: nello Stato c’è chi vuole prevaricare il Parlamento. C’è qualcuno che vuole farci cadere nella trappola della provocazione facendoci perdere la calma. Ma il tentativo è inutile, perché, lei mi insegna, gli italiani sono brava gente che sa usare la propria testa, e non stringeranno mai patti con questa pseudo-classe politica scadente, che non perde occasione per mostrare i suoi conflitti di interessi, i suoi bassi clientelismi, e i suoi conflitti intestini.
È ora di finirla con questa acredine preconcetta, è ora di mostrarsi costruttivi e accettare le nostre proposte, prima fra tutte quella riguardante la Costituzione. Un aggiornamento è indispensabile e doveroso. E noi lo faremo. Nonostante le mille difficoltà, nonostante i nemici dello Stato che ci osteggiano. Lei ci stia vicino. Faremo grandi cose per questo paese. Per noi.


Bel soprannome, infine. A me, quando lavoravo, mi chiamavano “Venere Biliosa”, anche se non ho mai capito perché. Era gente misera, evidentemente, che mirava solo a seminare discordia e panico, nell’ambiente di lavoro.


Con stima


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Caro dott. Schifani,
sono Morena di Pozzuoli. Innanzitutto volevo farle i complimenti per come sta governando questo paese, da troppo tempo allo sfascio. Poi volevo dirle che è un anche bell’uomo, e io sono pazza di lei, del suo modo malizioso di guardare in camera quando è intervistato. È per questo che la voto. Anche il cav. Berlusconi è un bell’uomo, specie quando si mette la bandana bianca. A me m’attizza un casino. Perché lei non se la mette mai?

un abbraccio


sua,
Morena C.


P.S. Venga al Sud, l'aspetto!!! 




Carissima Morena,
la ringrazio delle sue belle parole. Arrossisco. D’altra parte, è facile rendersi conto di come anni di comunismo imperante in Italia, abbiano ingrigito e intristito qualsiasi cosa. Il comunismo è così: si allarga a macchia d’olio, e su tutto e tutti diffonde la sua dottrina di morte e solitudine. Contro la famiglia, la bellezza e perfino il talento individuale, vorrebbe abbruttire tutto e tutti. Suoi ministri, in questo momento, sono i rappresentati di quella opposizione che scade nel ridicolo ogni volta che parla, in malefede e piena di risentimenti personali contro tutto e tutti. Noi cerchiamo solo di fare il nostro lavoro, in silenzio e con serietà. In modo nuovo, in definitiva. Noi rinnoviamo anche l’immagine del politico. E la gente, le persone come lei, questo lo recepiscono. 
Se i miei impegni me lo consentiranno, quando sarò a Napoli, le farò una visita. Non le posso (per ovvi motivi) promettere la bandana bianca, ma vedrò di essere meno compunto e compito. Oltre l’onorevole Schifani, vedrà, c’è anche un Renato...
un abbraccio


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Ill.mo dott. Schifani,
perché questa opposizione di COMUNISTI ancora oggi è in giro, dopo tutte le stragi da loro perpetrate in tutto il mondo? E perché sono sempre così carichi di odio (gratuito) nei vostri confronti?
Saluti
Enio Gambacciani Brambilla




Gent.mo Enio,
è per questo che bisogna essere ancora più vigili, e proteggere i propri interessi. L’abolizione della proprietà privata, i Kolkovz e i busti di Lenin sono cose che non alligneranno mai da noi, stiano sicuri. L’odio verso di noi è la migliore testimonianza di cosa propugni la loro dottrina: odio, appunto. Nient’altro che odio. E miseria. Anche i danni che hanno fatto, qui in Italia, sono molti, e noi stiamo cercando di porvi rimedio. Non è facile (nemmeno Gesù, del resto, fu accettato da tutti come Messia, se mi consentite la citazione, direttamente dalle parole del cav. Berlusconi), ma noi daremo una risposta alla crisi economica, al carovita, a tutti quei fattori che hanno portato a un forte malessere sociale, che hanno fatto crescere le preoccupazioni tra i cittadini. E che sono certo dipesi da loro. Maledetti.


Saluti
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Egr. on. Schifani,
come devo agire per fare una bella crostata di prugne San Pietro?


Grazie
Pino Balza, detto “Gècche”  dagli amici
Caro Lei,
la crostata è un alimento da comunisti, lasci perdere, (di prugne, poi... il sistema anti-stipsi proprio dei regimi totalitari!). Si orienti su una bella pasticceria, a pagamento (St. Honoré, Vesuvienne, etc). Non fosse che io son tollerante, le avrei già mandato l’ispettorato anti-bolscevismo a casa. Consideri che, se questa lettera fosse stata letta da Bondi, sarebbero già lì. 
cordiali saluti 




Postate, con un commento, la vostra domanda all'onorevole Schifani. Vi risponderà nei prossimi appuntamenti. Ai primi cinque partecipanti, in omaggio un cd con gli inni di Forza Italia (in edizione limitata, con una bonus track contenente una versione di "Azzurra Libertà" cantata dal compagno Francesco Guccini, minacciato con un revolver da Don Baget Bozzo)

giugno 26, 2005

ARTICOLO UN PO' LUNGO, MA INTERESSANTE...


“La REPUBBLICA”, OGGI – L’IMPORTANTE È CHIAMARSI DOCTOR: COSÌ MANAGER E POLITICI ARRICCHISCONO I LORO BIGLIETTI DA VISITA. 
Uno degli ultimi “doctor” è venuto a laurearsi col suo elicottero privato: tanto per dire di quale livello sociale parliamo. Molti portano i figli grandi. Qualcuno, ricevendo la benedetta pergamena, si scioglie in lacrime: “L’avevo promesso a papà sul letto di morte”. Hanno almeno quarant’anni, sono uomini di successo, ricchi e molto spesso famosi, tutti divorati da un unico desiderio: tappare quel vuoto sulla parete, che pesa come una vergogna, con una bella cornice d’argento attorno al “pezzo di carta” sospirato, il diploma di laurea di qualche università, senza sottilizzare, va bene anche se ha un nome improbabile come “The Honolulu University”.
Eppure esiste, la Honolulu University delle isole Hawaii, e […] sono ormai decine gli italiani che hanno appeso alla parete il suo degree. Così come esiste la Clayton University, balzata agli onori delle cronache da quando Stefano Ricucci, l’arrembante immobiliarista che vuole comprarsi il Corriere della Sera, ha rivelato di esservisi laureato in Economia. La Clayton non si sa bene dove stia (pare in Missouri, ma sul sito internet dà un indirizzo di Hong Kong), comunque Ricucci non ha dovuto preoccuparsene per andare a sostenere i suoi 18 esami di Bachelor e gli altri 18 di Doctor, né per discutere la dissertazione finale. Si fa tutto in Italia. Comodamente. Senza mai vedere un solo professore americano, senza neppure essere tenuti a pronunciare una sola parola in inglese. Gli esami, a Roma. Solo per la Laurea si va all’estero: nella Repubblica di San Marino. Dove la Clayton, la Honolulu, la Adam Smith University (che risulta sempre domiciliata alle Hawaii) hanno una succursale attivissima, che produce una quarantina di doctor ogni anno. 
Trovare l’ateneo dei ricchi e famosi non è semplice. Il palazzo di vetrocemento esibito sul sito internet è in realtà un condominio direzionale sullo stradone che da Rimini sale alla Repubblica del Titanio, cento metri oltre il confine. Sali al secondo piano, sopra un mobilificio, e suoni al campanello che dice European Institute of Technology. Un corridoio, due segretarie, un’auletta, un bagno e tre uffici, nell’ultimo dei quali trovi il direttore, Aureliano Casali, un simpatico esilissimo sammarinese di 78 anni che fuma sigarette al mentolo, pioniere degli studi di psicocibernetica. L’EIT è figlio suo, esordì nel ’92 con corsi di chiropratica, osteopatia, naturopatia e altre medicine alternative, ma s’accorse presto che l’attività più promettente era un’altra: il brokeraggio delle lauree a distanza. 
“Noi non rilasciamo lauree, per favore lo scriva perché il governo sammarinese è severissimo. Noi mettiamo solo in contatto l’aspirante laureato con l’università americana più adatta a lui”
Perché americana? Negli USA non esiste il valore legale della laurea, qualunque privato può aprire un ufficio e chiamarlo University più un nome di fantasia, meglio se altisonante. Poi bastano una sede, due professori e bilanci in regola, e l’università può pure rilasciare degrees con l’intestazione in lettere gotiche. Tanto il valore di una laurea, negli USA, viene dal prestigio di chi la rilascia. E la Honolulu e la Clayton, […] si sarà capito, non sono proprio al livello di Harvard o Yale. “Noi non promettiamo Harvard”, protesta Casali, “però non siamo neppure i soliti venditori di lauree fasulle. Abbiamo una clientela d’élite, non inganniamo nessuno, chi si rivolge a noi sa precisamente cosa ottiene”. Sa, perché c’è scritto nel modulo di iscrizione, che le lauree di queste “università non tradizionali” che si autodefiniscono open university per distinguersi da quelle con aule e campus e sono poco più che centri di formazione per corrispondenza, non hanno valore legale in Italia, nel senso che un Doctor in Architettura della Honolulu non potrà mai fare l’esame di Stato per diventare architetto, e il Doctor in Economics della Clayton non sarà mai ammesso a un concorso pubblico che richieda una laurea. 
“Ma i nostri studenti non ne hanno bisogno”, sorride Mario Festa, direttore del Campus romano dell’EIT, vale a dire degli uffici di piazza Rondanini dove Ricucci, sotto la sua personale supervisione, ha preparato gli esami. “Non chiedono una laurea per far carriera: il successo l’hanno già raggiunto”. Ma allora a cosa gli serve? Perché spendere dieci o dodicimila euro per un titolo sconosciuto e inservibile? Solo per la vanità di un “dott.” sul biglietto da visita? Anzi neppure quello, perché tutto quello che l’EIT è riuscita ad ottenere dal ministero è che i “suoi” laureati possano fregiarsi, senza incorrere nell’abuso di titolo, del prefisso anglofono “dr”, ma assolutamente non dell’italico “dottor”.
“Non è pura vanità”, spiega Festa. “Pensi all’imprenditore che ha costruito un piccolo impero faticando, lasciando gli studi, e adesso sente la mancanza di un riconoscimento per ciò che ha saputo fare. Pensi al commercialista titolare di un grande studio, costretto a vergognarsi del suo povero “rag” di fronte a tutti i giovani “dott” a cui dà lavoro. Pensi al dirigente di Mediobanca (non è un esempio inventato) che non ha nulla da scrivere davanti al nome sulla targa dell’ufficio…”. Manager, professionisti, politici (“abbiamo fatto laureare tre sottosegretari in carica”) non hanno il tempo, né forse l’umiltà di andare a sedersi sui banchi dell’università di massa, assieme ai ragazzini. Cercano una strada più semplice, riservata, efficiente, veloce. Pazienza se un “dr” non vale come un “dott”: quanti se ne accorgeranno? […]
Qualche volta, comunque, anche un “dr” serve a fare carriera davvero. Certi datori di lavoro s’accontentano della forma. “Molte banche chiedono la laurea per la promozione, e accettano anche quelle straniere. Il direttore della divisione italiana di una grande multinazionale è diventato direttore europeo esibendo una laurea Clayton”. Del resto, è un buon affare: poche migliaia di euro, il costo di una vacanza per i facoltosi businessman che si rivolgono ai brokers di San Marino. “Serve anche un po’ di sforzo”. Sforzo? “Devono pur studiare”. Ah, certo. “Su questo non si transige. Dopo la vicenda Ricucci ci telefonano a decine, vorrebbero pagare e avere subito la pergamena, s’infuriano quando spieghiamo che i libri devono studiarli davvero, almeno per un paio di anni”.
Anche qui, però, non siamo a Yale. L’executive-matricola può mettere a frutto, se ne ha, gli esami di carriere universitarie interrotte, ma soprattutto i suoi “crediti professionali”: essere commercialista, aver fatto un master a pagamento alla Bocconi, o anche solo un corso d’aggiornamento alla Guardia di Finanza può valere uno sconto sul piano degli studi: da una ventina di base, gli esami possono anche dimezzarsi. I rimanenti vertono anche su “programmi personalizzati”, cioè ricalcati sugli interessi e le competenze del candidato. Anche la laurea è una specie di relazione professionale: come Ricucci, che ha fatto la tesi sul mercato azionario, i doctor studiano se stessi. Gli esaminatori, reclutati dall’EIT un po’ nelle università italiane, un po’ nelle professioni (le University si fidano, non mandano neppure un commissario) lo sanno e non esagerano nelle pretese.
Così, è vero, si ribalta il senso dello studio: la laurea non è la premessa del successo nella vita, è il suo coronamento, il suo premio. Ma nel paese delle lauree honoris causa a pioggia, cantanti rock e campioni sportivi in testa, non è forse quello che già succede anche nei nostri atenei più prestigiosi, per volere di rettori ermellinati che si metterebbero a ridere di fronte a un diploma intestato Honolulu University?

giugno 22, 2005

RICONOSCIMENTO ISTITUZIONALE ALLA DE FILIPPI - "AMICI" DIVENTA UNA SCUOLA VERA

ROMA - "In virtù della elevata preparazione e professionalità del corpo docente, del prestigio e dell’ottima rinomanza della scuola, nonché dell’ottimo livello raggiunto spesso dagli allievi, preparati con validi ed esaustivi programmi all’avanguardia nel campo dell’istruzione e della tecnologia, all’Accademia Artistica di “Amici di Maria de Filippi”, è conferito lo status di Scuola a tutti gli effetti".

Con questa motivazione, ieri a Roma, presso il Ministero della Pubblica Istruzione, si è chiusa la cerimonia che ha visto il vero e proprio trionfo, da tempo auspicato da molti, di Maria De Filippi. Alla presenza dei viceministri Guido Possa e Giovanni Ricevuto, dei sottosegretari Valentina Aprea e Maria Grazia Siquilini, oltre che di una vera e propria folla di fans e curiosi, è stata concessa alla ormai famossissima scuola di Canale 5 la facoltà di rilasciare Diplomi legalmente riconosciuti dallo Stato Italiano: si va dal Diploma di Recitazione (equiparato al tradizionale Diploma di Arte Drammatica), a quello di Musica (equiparato a quello conseguibile con alcuni corsi dei Conservatori Musicali), passando ovviamente per l’ambitissimo Diploma di Danza Classica (che sarà pari a quelli ottenibili presso le varie scuole di danza affiliate alla R.A.D. sparse per la nostra penisola).

Scontata la soddisfazione della brava Maria, per l’occasione in un elegantissimo completo chiaro griffato Armani: “è una felicità davvero grande, che premia tutti i nostri sforzi. Ringrazio tutti quanti i miei collaboratori qui presenti, di cuore, e voglio dividere con loro questo premio, che non sarebbe stato altrimenti possibile. Certo, senza dimenticare i ragazzi, vera e propria spina dorsale della trasmissione!”

Per i festeggiamenti, la conduttrice, quasi commossa a fine cerimonia (“ora immagino che dovrei sentirmi come una preside!”, ha dichiarato un po’ impacciata, passando di abbraccio in abbraccio), pare abbia già pensato ad una esclusiva serata-vip, serata in cui farà da anfitrione a tutti i protagonisti di “Amici”. Ancora top-secret luogo e data, anche se, vista l’estate ormai cominciata, è difficile non pensare al celebre Pineta di Milano Marittima, o alla raffinata cornice del Twiga, in Versilia.


 

giugno 01, 2005

Laurea ad honorem a Valentino Rossi - Il ‘Doctor' diventa dottore

Il Doctor, ora è davvero dottore: dopo il cantante Vasco Rossi un altro mito dei giovani e non solo ha ricevuto una laurea ad honorem in comunicazione: il campione di motociclismo Valentino Rossi, da Tavullia. Un titolo che gli mancava. Benché uno dei suoi nomignoli sia proprio "il dottore", Valentino Rossi "dottore" non lo è mai diventato, malgrado una laurea era sotto sotto il sogno di mamma Stefania.

A colmare questa lacuna ci ha pensato la facoltà di Sociologia dell'Università di Urbino Carlo Bo, che proprio questa mattina ha conferito al pluricampione la laurea ad honorem in Comunicazione e pubblicità per le organizzazioni. Il tutto in una standing ovation organizzata nell'Aula Magna dell'Istituto.

Giacca a righe, maglietta, jeans e scarpe da ginnastica, il neo dottore ha esordito con un... "Sono abbastanza emozionato, come sto? La laurea mi rende felicissimo, e soprattutto rende felice mia mamma, che ormai si era arresa..."

"Sono molto contento" ha aggiunto il padre Graziano "responsabile" della passione per la velocità trasmessa al figlio. "Sono stato la causa della sua "dipartita" dalla scuola ed è stata una grande responsabilità portare avanti questo figlio nel mondo delle corse. Oggi la laurea ad honorem cancella questa preoccupazione definitivamente. Valentino, ha preso questa cosa con l'importanza che ha: vuol dire che ha capito che la città, che la gente gli riconosce grandi meriti".

Immancabile qualche luccicone agli occhi della madre, che ha raccontato di essersi arrabbiata con Valentino studente solo una volta, quando prese insufficiente in terza media. Nel parterre anche il cantante Lucio Dalla in veste di professore della facoltà. "Valentino - ha detto - è una grande comunicatore e comunicare è un dono della natura ma anche un dono acquisito"

"Certo che io ho faticato per prendere la laurea: ho dovuto vincere sei mondiali!". Incorreggibile Valentino Rossi, che anche da neo dottore non si smentisce e usa l' ironia per sdrammatizzare le situazioni emotivamente più forti.

In una conferenza stampa al termine della cerimonia per il conferimento della laurea ad honorem in comunicazione ("la prima in Italia in questo argomento", tiene a precisare il rettore di Urbino Giovanni Bogliolo), Valentino si è prestato di buon grado alle domande dei giornalisti che volevano sapere di lui come studente e della sua carica comunicativa. "A scuola - racconta il campione che è arrivato a fare due anni di liceo linguistico a Pesaro, prima di dedicarsi anima e corpo alle corse - la materia che mi piaceva di più era l'italiano, ma anche in matematica non andavo poi così male. Come studente mi ricordo soprattutto l' esame di quinta elementare, perchè alla vigilia mi ruppi il braccio sinistro, e per me che sono mancino fu un disastro".
"C' è sempre una grande pressione prima di un esame - divaga - e anche oggi l' ho sentita, più che alla partenza di un Gran Premio". Qualcuno gli fa poi notare che le sue 'zingarate' con l' amico Uccio sono diventate la cifra di uno stile da sublime comunicatore, che l' ha portato alla laurea.

"Quello è il bello - ribatte - che le cose pensate al bar la sera abbiano avuto tanto successo tra la gente. Forse il segreto è nelle cose vere, fatte per ridere". E la Tv? Come gestisce la sua immagine, l' icona mediatica Valentino Rossi? "Ho pochissimo tempo per me e quando ne ho non ho voglia di fare niente. In televisione non trovo tanti programmi dove poter andare, fare bella figura e soprattutto divertirmi. A me piacciono i Simpson, ma non mi hanno ancora invitato!".

"Nella mia professione - continua - è facile il rischio di sovraesposizione. La gente si stanca, mi stancherei anche io a vedermi sempre lì". Prima di andare via, Valentino si assesta sulla spalla la fascia arancione da neo laureato: "Mi tengo questo colore - se ne esce con un' ultima fulminante battuta - dopo che il magnifico rettore mi ha detto che il giallo è il colore dei cornuti".