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gennaio 09, 2004

ALTRO CHE BORSA (sì, ma dei coglioni)! ALTRO CHE BANCA INTESA (intesa nel senso di andare a stioccarvelo nel)! - Quest’anno, i tuoi risparmi investili in CANI! Sì, piccolo risparmiatore (dei miei coglioni!): niente più Bot, Cct, Azioni (sì, ma sulla fascia), Obbligazioni (a far che?), Penitenze, file in banca!!! Investi in Cani (Spaniel, Cocker, Fox-Terrier, Volpini, Bracchi, Gracchi, Caio, Tiberio & Bastardi varï), e la vita ti sorriderà! Dai, su! Anche tu… corri a investire i tuoi risparmi in 

CANI!

CANI: La nuova frontiera dell’economia. (fonte: BancaItalia & il Sole 24ore)

dicembre 24, 2003

Sintetico: BUON NATALE. Che il babbo omonimo non vi porti un cazzo, così cià più roba da portare a me. E inoltre (ok, lo pensava già detto linus, no il dj mi pare anche ovvio, non avvelenatemi anche il natale ora, via…) che accidenti c’entra babbonatale col natale? Boh, a me basta che mi ricopra di regali…


Voto: hai colto appieno lo spirito del natale. 8 meno (il meno per la parolaccia). Buon Natale, zozzone.

dicembre 23, 2003

Aneddoto. (Io passavo di lì, poco dietro)


Due muratori stanno lavorando sotto un ponteggio, di facciata a una casa. Passa in mezzo ai due una ragazza, abbastanza robusta e pienotta, ma vestita in modo piuttosto appariscente. Più di tutto, un paio di jeans attillati. Uno guarda l’altro e fa, ammiccando, a voce quasi alta, perché lei possa più o meno sentirlo:


“ciò ‘na voglia d’anda’n CULABRIA…”

dicembre 21, 2003

ESPLODE MINA, DRAMMA SERIO – Questa mattina, alle ore 10.30, proprio mentre stava prendendo il caffè, amabilmente gorgheggiando, la nota cantante è esplosa, senza apparente motivo. Aveva appena terminato il suo ultimo album Mina canta il Mago Zurlì, vol. 16, che faceva seguito a capolavori quali Mina canta Battisti ma in serbo-croato con accenti che a volte posson sembrare yiddish, Mina canta il cognato di Renato Zero, il cognato di Renato Zero s’incazza, Mina si scusa col cognato di Renato Zero, e che (pare) avrebbe preceduto molti altri lavori, al momento in fase di progetto, come: Mina canta il Sergente Garcia, e Mina smette di cantare perché ha la raucedine (album quest’ultimo, estremamente d’avanguardia, imperniato e costruito su 60 minuti circa di colpi di tosse e schiarimenti di voce dell’artista, ma a tempo). Unanimi le reazioni del mondo italiota: “e ora chi ci salva dalla sequela di inediti, rari & ritrovamenti eccezionali che è destinata a sommergerci?”, “a quanto l’antologia definitiva, che precederà quella veramente definitiva, con un brano storico ma dimenticato, che a sua volta sarà seguita da quella estremamente definitiva, con due brani storici, più un video inedito, e via così?”

dicembre 19, 2003

Una volta, Gioacchino Rossini disse a uno che gli rompeva le scatole inviandogli il suo ultimo lavoro sinfonico (o operistico, o qualunque cosa fosse; non me lo ricordo di preciso, ma penso proprio non conti granché): “nella sua opera v’è molto di bello e molto di nuovo. Ma ciò che è bello non è nuovo, e ciò che è nuovo non è bello”. Grande Gioacchino Rossini - altro che Verdi, tiè! Ebbene, ma la cosa si potrebbe applicare bene, penso, anche ai film di Pieraccioni: ci sarà sempre lui che risulterà simpaticissimo, tenerissimo, scanzonato, intelligente, interessante, e la modella bona di turno (scoperta, in tutti i sensi, molto probabilmente: così va il mondo!) si innamorerà di lui, che la fa taaanto ridere, perché è così giocosamente imbranato. Nel mezzo, fior fiori di gag (?) a pioggia. E si badi: non contento di tirarne fuori uno l’anno (!), il galuppo s’è messo pure a scrivere. Ma un libro, egli, prima di diventare “pieraccioni” l’aveva mai letto? E dopo?

dicembre 18, 2003

18,48, ANSA: TIMBERLAKE, NOTTE FOLLE DA HARRODS – Spende 1,45 milioni in poche ore per regali di Natale
LONDRA, 8 DIC - La stella del pop Justin Timberlake ha fatto acquisti negli esclusivi grandi magazzini londinesi Harrods per circa 1,45 milioni di euro. Il cantante ha chiesto al proprietario, Mohammed Al Fayed, di tenere aperta la struttura dalle 23 di sabato solo per lui, secondo quanto riferisce il tabloid Daily Star. Il 22/enne trionfatore dei recenti Mtv music awards, si è trattenuto nel negozio oltre 4 ore, comprando regali di Natale per sé, la sua famiglia, i suoi amici e la fidanzata Cameron Diaz.

dicembre 17, 2003

COMPITO IN CLASSE. LETTERATURA MILITANTE & APPLICATA (a che? A questo paio di coglioni?) – CONOSCIAMO I GRANDI SCRITTORI DELLA NOSTRA ITALIA PRESENTE: PARLATE DI ALAIN ELKANN.

Svolgimento:

Alain Elkann è fotogenico. Ci tiene che lo si sappia in giro, a giudicare dalla miriade di foto in cui è ritratto, sempre inappuntabile, sempre in posa, sempre elegantissimo. Immancabile, in questo senso, è la mano appoggiata al mento, con fare meditativo, o il primo piano con sguardo intenso e acuto. Troppo presto la frenologia è stata accantonata come scienza inesatta, o come non-scienza: questo sarebbe stato un caso su misura per essa. E ne sarebbe venuto fuori inequivocabilmente che Alain Elkann, inespressivo, con quella faccia da fesso, è un grosso coglione. Certo, se si fosse aiutata anche con quello che il Nostro solitamente scrive, avrebbe avuto pure vita più facile, ma adesso non precorriamo i tempi: di sicuro, gli esordi di Alain Elkann sono quelli di bravo bambino, diligente e attento, precisino, che senza dubbio avrà amato passar le serate (dopo le ore o ore di studio), sistemando la sua monumentale collezione di francobolli. Già ce lo vedo, lì, con la lente in mano e le pinzette, a catalogare il Gronchi rosa del ’53 che il padre gli aveva regalato in occasione del suo onomastico (S. Alain, protettore dei piloti di formula 1 e dei bancari in disarmo), o chissà quale altro prezioso & utile & avvincente reperto dell’italica filatelia. Poi, me lo vedo anche dopo: brillante studente col capello impomatato e la postura perfettamente eretta sulla sedia, in grado di rispondere a tutte le domande della maestra prima e della professoressa poi, attirandosi così (ahimè! Duro peso della cultura!) le ire dei compagni di classe, che per tutta risposta gli bersagliavano il maglioncino di cachemire o la camicia di seta (con tanto di gemelli d’oro) con sputi e inchiostro del calamajo. Ai temi prendeva sempre 8, e la professoressa (magari pure amica di famiglia), una vecchia zitella fissata con le declinazioni latine, il concetto di “Natura Matrigna” nel Leopardi, e/o con quello di “Provvidenza” nel Manzoni, gli consigliò di scrivere. L’avrebbe presentato ad alcuni suoi amici, coi quali si riuniva in mercoledì sera per compiangere e deplorare fervidamente la caduta della monarchia – e dei tempi, ovvio! – in Italia. E da lì, iniziò la formidabile ascesa di Alain Elkann, un tipo che di sicuro non caca quasi mai, e che quando lo fa, lo fa sembrare un atto lindo & pinto, un tipo i cui capelli non hanno mai conosciuto un qualsivoglia fuori-posto. Un tipo che scrive “in punta di forchetta”. Presumibilmente, SOLO con la stilografica, d’oro, che sua moglie gli avrà magari donato per Natale. Avrà, egli, avuto mai la barba di più di un giorno? Si sarà mai scordato di mettersi la cravatta? Avrà, questo sosia di Rutelli (ma con meno idee) uno studio pieno di libri e una scrivania in radica di noce, lucidissima e antica su cui poggiare gli stanchi ma creativi avambracci (reduce dal ricevimento in qualche romano salotto-bene, in cui si discorre amabilmente di cultura & attualità, degustando uno Chateau la Tour del ’67, con un sobrio timballo di esotiche verdure, ché gli intellettuali chic son vegetariani), solenni portatori dalla di lui cervice al foglio bianco di profondi pensieri & meditazioni salacï?
Certo, Alain Elkann non poteva che finire col diventare amico di Vittorio Sgarbi (altro esponente di spicco della nostra intellighenzia), e soprattutto della di lui sorella, l’idiotissima ma pretenziosa Betta Sgarbi, con la quale presto si sarebbe dato da fare per affossare e trascinare nel ridicolo una stimata casa editrice, che nel suo catalogo pubblica anche (!) Ennio Flaiano (che dalla tomba starà facendo tali giri da sembrare l’Upside-down, giochino scemo di cui ogni buon luna park dovrebbe esser provvisto). Già, perché come direbbe Leibniz, nel peggio si va all’infinito, e per questo vogliamo chiudere come meglio non si potrebbe: no, non citando i suoi banali e vuoti interventi su La 7, né con l’intervista in cui raccontava della sua crociera in Grecia, “fra quelle antiche e nobili rovine”, in compagnia della moglie (viaggio che ogni scrittore dovrebbe fare, d’altra parte, per trarre linfa per la propria Arte), ma con la trama di uno dei suoi bellissimi romanzi. A confronto, la Tamaro è Svevo: 

"Leopoldo, critico d'arte e giornalista nomade, incontra a Roma in Piazza del Popolo Nina, una modella italo-irlandese che conosce da tempo ma di cui sa pochissimo. È l'inizio di una passione dapprima sotterranea, poi sempre più intensa. Su un'isola greca, il loro idillio viene interrotto dal ritorno di Taddeo, l'ex fidanzato di Nina. Dopo una lunga separazione, Leopoldo e Nina si incontrano a Tangeri, dove lei gli confessa di essere incinta, ma di non sapere se di lui o di Taddeo. Incerta sui propri sentimenti, la donna finirà per trasferirsi a Venezia con Gerard, fotografo gay". 

Cazzo, non so voi ma secondo me ce n’è di che urlare. E quindi: 
aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaarrrrrrrrrrrrgghhhhhhhhhhhhhhh! 


Voto:  DUE MENO. Basta con questa cattiveria! È quasi Natale, e a Natale è DOVEROSO essere tutti più buoni! Guarda il tuo compagno di banco, Vincenzino Mollica da Raiuno! Lui sì che è buono! Per lui, è Natale tutto l'anno! Fai come lui, su! Guarda che babbo natale li vede, eh, i bambini buoni... per loro, c'è sempre pronta una carriera. Se fai il cattivo, avrai solo carbone, dalla vita. E starai sempre in cantina, a invidiare gli altri. Non si fa così! E poi Alain Elkann è proprio bravo, a me fa sognare, sorridere e riflettere. LA MAESTRA

dicembre 16, 2003

Emeriti signori; care (un par di palle… ) signore; innumerevoli teste di cazzo: anche quest’anno, il Natale si avvicina, e con lui, le solite preoccupazioni. Arriverò a Pasqua? Il mio gatto, picchia e mena, riuscirà ad accoppiarsi? Vincerò finalmente una mano di backgammon, ma soprattutto riuscirò mai a capire come cazzo si gioca? E soprattutto, la più classica: Cosa accidenti regalo al prossimo? Ma proprio perché IO vi voglio bene, e vi vorrei giusto vedere tutti quanti schiantare proprio mentre siete qui a perdere il vostro tempo così – no scusate ho sbagliato, volevo dire insomma che vi volevo dare qualche paterno consiglio e cose simili, accidenti. Poi, in realtà, ho 15 anni, e mio padre è stato dichiarato disperso in Abissinia durante la prima conquista italiana (quella di Crispi, ovviamente), però io i paterni consigli ve li do lo stesso. Alla faccia vostra.

Lo sponsor di oggi è il NEGROZIO “Da Abdul l’Ambulante – cianfrusaglie inutili ma brutte”. L’esercizio in questione, che apre tutti i giorni (su una stuoia di vimini, o anche su un più generico telo) alle 9.30, vicino piazza del duomo, vigili urbani permettendo, propone una vasta scelta di presenti per tutte le età. Come al solito (quale solito?) ne illustriamo ben 3.

1)      “Almirante, il Pupazzo Ignorante”. Immancabile per la vostra autostima (che certo sarà bassissima), Almirante, Pupazzo Ignorante, è un simpatico orsacchiotto bianco, ma sagomato a forma di divieto di sosta coi boccoli, dal quale, ogni qualvolta che premerete il naso, sentirete lanciare le peggio maledizioni in celtico antico (in realtà sono fragorosi rutti, ma datta la gutturalità di detto idioma, è assai facili scambiare gli uni per gli altri), laddove invece, ficcandogli un dito in culo, avrete l’onore di sorbirvi questa simpatica litania: “io penso che Lei sia una persona veramente di merda, sprecisa e poco seria, e di sicuro Sua moglia la tradisce col primo che capita. Vedrà che in capo a una settimana, Le capiterà qualcosa di molto brutto”.
2)      Varii giochi per la playfashion tre e F-Box a ben poco prezzo, tra cui Pac-merd (unico caso di pacman coprofago della storia); Virtual Inseminator (videogame molto bello, perfetto peraltro per quei frustrati di merda che di sicuro sarete, e che consiste nel mettere in cinta la pupa di turno, ovviamente scansando tutti gli ostacoli che incontrerete lungo il percorso, tra cui l’ex ministro Donat Cattin con in mano un mazzo di preservativi; Irene Pivetti rapata a zero, e per questo ancor più bona del solito – una vera e propria sirena; uno stuolo di femministe isteriche ma belle dentro che vi spara proiettili di pecorino ben stagionato e per questo – ahinoi! – durissimo, ecc ecc); Space Invaders 835 (classico arcade-smazzasmazza-sparatutto-adventure in 3 persona ma col riporto di due, in cui impersonate Gasparrius, perfido mago buono (?) che deve far approvare le sue leggi strambe ma oneste per volere del capo (???) nonostante l’immancabile orda di alieni che spara, movendosi però solo in girotondo)
3)      Un set di portachiavi in torrone morbido, tempestati di merda e/o cioccolata, rispondenti al nome “Indovina chi viene a cena”. Regalo perfetto per ingraziarsi le phyae, specie qualora ci fossero portate (in quanto porta-chiavi) le chiavi di una Mercedes Kompressor ultimo modello (utile, fra l’altro, per gonfiare i palloni e/o le ruote della bicicletta), è qualcosa che Abdul l’Ambulante vi consiglia caldamente, il tutto al grido di “DIEGI EURO, CAPO, DIEGI… NO, CAPO, NO GINQUE: DIEGI… NO CARO: DIEGI!”

Orsù, che aspettate! Garruli, andateci; ditegli che vi mando io. Di sicuro il buon Abdul vi risponderà che gl'importa un cazzo a lui, e anzi se volete comprare bene, sennò aria, che lui al su' paese era pure laureato in termodinamica applicata ai delfini, maledetta la televisione che l'ha convinto a venir qui, che tutti gli dicevano che qui sì che faceva una vita da guappo.

dicembre 15, 2003

DOTTOR MERDA, IL - Curiose Recensioni de, Le.

Monsignor Tapiro Badinassi, Io so scrivere bene, ed. Provocazione Dura, pag 257, eurii 18,35. Fantastico: un libro dattiloscritto (si badi, dattiloscritto, non stampato o cmq scritto su computer: DATTILOSCRITTO, cioè scritto a macchina, pagina per pagina) dall’autore stesso, che ripete per circa 1,257,000 volte la frase “Le ore del mattino han l’oro in bocca”. Senza mai sbagliare. Alla fine, converrete tutti, il libro può benissimo intitolarsi Io so scrivere bene. Il fatto che ne esista solo una copia, tuttavia, nuoce alla commerciabilità del libro in questione, ma comunque son dettagli. Tanto, se lo devono leggere le merde…

Lorenzo Berti, Blog! Un’operetta vana e inconcludente, ed. Imodium ACE per la Diarrea, pagg. 73, eurucci 22,20. Ancora il popolare (???) autore nano, ma altissimo moralmente, che pensa bene di rompere il caz… cioè, no dicevo, pensa bene di tornare a noi con un nuovo lavoro, un pastiche che non si sa bene cosa sia, anche perché scritto a lapis (“a penna – dirà lui in una intervista al New York Times Book Review, eccezionalmente rilasciata a Paul Auster – insegnano a scrivere dalla seconda, e io mica ci sono arrivato, ancora!”) e pieno di scarabocchi e disegnini. Tuttavia, le parti migliori sono quelle che l’autore, vuoi per futili motivi, vuoi per alterchi col vicino di casa (un enorme grongo di 18 kg., che abita al piano di sotto ed ha il vizio di tenere sempre lo stereo troppo alto – ma che volete farci, adora i disturbi che si sentono fra una stazione e l’altra della radio), lascia bianchi, sperando nella benevolenza del lettore futuro. Che non ci sarà. Non la benevolenza, proprio il lettore. Cristo, un po’ di comprendonio!

Fachiro Mystico, Bruno Vespa, che stronzone! , ed. il Cavaliere della Minchia, pagg 4, eurucci 120. Libro scritto in terza persona, oltreché decisamente col culo, racconta invece l’esperienza personale dell’autore – Fachiro Mystico appunto, agile ma interessante camionista butterato della provincia di Caserta (PV) – allorquando venne invitato presso la nota trasmissione di Brunovespa, Porta a Porta. Il buon Fachiro, furbescamente, si era gabellato per abile ed esperto politologo, tra l’altro perfettamente a conoscenza dei piani segreti & pericolosissimi della Siria (la quale, pare, aspira a conquistare il mondo, avvalendosi inizialmente della complicità dei fantini che corrono il palio di Siena, il tutto attraverso un progetto che fa capo nientemeno che a Cappone Rosolato, furbo & mysterioso nome in codice del pluripregiudicato Rosolato Cappone, quello della Cappone Panforty & Barbe Finte per tutti, ma non per te srl), ma, nel momento in cui fu visto scendere dal suo IVECO con rimorchio, nel parcheggino di Saxa Rubra (accanto al Cavallo Storto e Brutto, noto simbolo della Rai - Radio Atelevisione Italiana), vide scemare tutti quei punti-stima che si era guadagnato al telefono. Forse perché trasportava un carico di panforte al gusto cappone? Forse perché entrò negli studi televisivi urlando sguaiatamente l'inno dell'Avellino? Nessuno può dirlo con certezza. Si sa solo che quella sera, Vespa lo cassò dalla scaletta a favore di una costruttiva intervista all’Orso Yoghi. Questa è la sua testimonianza diretta, che tra l’altro, ha il pregio di durare pochissimo (certo, costa pure tantissimo, ma mica vorrete tutto & subito eh?).